Fa che questo Vescovo…
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Molte volte quando si legge o si parla del Vescovo ci si dimenticano alcuni aspetti fondamentali quali:
Cosa è un Vescovo, Chi rappresenta, Quali sono le sue funzioni, Quale è sopratutto la sua missione, ritengo necessario fare questo chiarimento:
Infatti non ci si ricorda che il Vescovo, nella chiesa, è colui che è investito dei poteri di governo di una chiesa locale come successore degli apostoli.
Per questo quando viene nominato un Vescovo, la nomina avviene mediante la speciale consacrazione che gli conferisce la pienezza dell’ordine sacro e che alcuni simboli presenti durante l’ordinazione episcopale sono: la consegna del vangelo, del pallio, dell’anello, della mitra e del pastorale, che significano:
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La consegna del vangelo: indica il dovere di annunciare la Parola di Dio.
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il pallio esprime il legame con il pontefice romano.
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l’anello episcopale è simbolo della fedeltà all’impegno.
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la mitra (o mitria) e un richiamo allo splendore della santità verso la quale il vescovo deve aspirare.
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il bastone pastorale è un riferimento al ministero di pastore che il vescovo assume con la sua nomina.
e che le funzioni del vescovo nella Chiesa cattolica come precisa il Codice di diritto canonico sono:
"I Vescovi, che per divina istituzione sono successori degli Apostoli, mediante lo Spirito Santo che è stato loro donato, sono costituiti Pastori della Chiesa, perché siano anch’essi maestri di dottrina, sacerdoti del sacro culto e ministri del governo" (Can. 375).
Secondo questo testo, e secondo le linee comuni della teologia, il ministero o servizio del vescovo si sviluppa lungo tre direttrici:
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Dimensione regale (governare, cioè servire): il vescovo è il responsabile dell’attività pastorale della comunità diocesana, il primo dei servitori del popolo di Dio.
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Dimensione profetica (insegnare): il vescovo è il maestro nella fede del popolo di Dio a lui affidato, ha la funzione di insegnare con autorità la dottrina rivelata da Dio.
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Dimensione sacerdotale (santificare): presiedendo la celebrazione dei sacramenti, è strumento di Dio per la santificazione del suo popolo.
Detto questo mi permetto di riadattare una preghiera redatta per il Papa (Vescovo di Roma),pubblicata sul sito di Beppe Grillo, scritta da Alessandro Santoro,prete delle Piagge in Firenze, un prete di quelli veri, che sta in mezzo alla gente, proprio come i Francescani a cui il Vaticano ha tolto un’autonomia che durava dal 1969.
Un po’ come vorrebbe fare il nostro Vescovo con i Padri Somaschi.
“Fa che questo Vescovo…
Caro Spirito Santo, mi rivolgo a te che sei datore di vita e soffio di speranza per l’umanità intera perché tu possa penetrare nelle stanze del potere ecclesiastico per restituire quell’”alito di vita” e di profonda compassione nel cuore di questo nuovo Vescovo e del suo entourage perché imparino ad ascoltare la tua voce e non continuino, una volta per tutte, a farsi trascinare nei tatticismi e negli intrighi di palazzo e di potere.
Fa che questo Vescovo sia a piedi scalzi, semplice e umile, che diventi compagno di strada e di vita di chi fa fatica e si sente escluso e oppresso, come del resto ha fatto Gesù che ha scelto la Galilea delle genti, luogo dell’esclusione e della emarginazione per ridare vita al mondo.
Fa che questo Vescovo abbia il coraggio di incarnarsi nella storia degli altri, che abdichi alla Verità assoluta che schiaccia e uccide e senta il bisogno di incontrare e nutrirsi delle Verità dell’altro. Dio non ha un nome, prende ed assume il nome dei volti e delle storie degli emarginati di questo mondo e nessuno detiene la verità di Dio e può pretendere di possederla.
Fa che questo Vescovo scenda nei bassifondi della storia, che abbandoni i palazzi del potere, che non viva più in nella sua Residenza in diocesi, luogo del potere curiale e torni ad essere il pastore di tutti, uomo tra gli uomini senza più nessuna enfasi trionfalistica. Non abbiamo bisogno di un Vescovo con strutture forti e apparati pesanti, proprie dei sovrani e dei potenti, ma di un Vescovo che si spogli di tutto quello che lo separa e lo divide dalle persone, che sappia lasciare tutto ciò che lo rende ricco e possa concedersi l’unica ricchezza possibile per chi si fa servo, quella in umanità.
Siamo stanchi dei troppi orpelli, troppi luccichii, troppi ori che appesantiscono la sua casa, ed è arrivata l’ora che il Vescovo possa prendere le distanze da questo sfarzo senza senso e che impari a vivere nella povertà senza ostentazioni.
Fa che questo Vescovo sia capace di Vangelo, testimone e profeta di un Vangelo possibile per tutti, che sappia piangere con chi piange, ridere con chi ride, soffrire con chi soffre.
Fa che sia intransigente solo nell’amore e continui a gridare forte contro tutte le guerre del mondo e possa aiutarci, e aiutare i grandi della terra, a considerare la guerra, le guerre e la corsa agli armamenti una assurda follia.
Fa che possa far diventare la guerra un tabù inaccettabile e cancelli l’ipocrisia assurda di chi, anche nella nostra Chiesa ritiene ancora plausibile una guerra giusta.
Fa che questo Vescovo sia capace di perdono, che non abbia paura a riconoscere la violenza e le violenze della nostra religione, che sappia soffiare nella nostre vite e nelle nostre comunità umane uno spirito di tenerezza, perché per tutti, chiunque sia, ci possa essere un pezzo di pane, una carezza, un abbraccio e una vera liberazione.
Fa che questo Vescovo non ci riempia di documenti, troppe parole hanno inchiostrato la nostra fede, fa che cresca nell’ascolto di quella parola di Dio che è la vita degli uomini e delle donne. L’unica parola possibile da rendere viva e vera nella nostra storia è quella del Vangelo.
Rendi questo Vescovo carico di utopia, capace di vedere oltre e di darci il coraggio di fare un passo più in là, un Vescovo meno maestro e più fratello, meno grande e più debole, meno forte e più dolce, meno sicuro e più compagno. Gesù sognava e praticava il sogno di Dio, fatto di una politica di giustizia, di una economia di uguaglianza e di un Dio pienamente libero; fà che negli occhi, nelle mani, nel cuore, nella pancia, nei piedi di questo Vescovo ci possa essere questo stesso sogno necessario perché questo nostro affaticato mondo riabbia la vita e “l&rsqu
o;abbia in abbondanza”.
Fa che questo Vescovo abbia il coraggio di abbandonare i segni del potere e possa ritrovare e concedersi il potere dei segni, perché la nostra Chiesa possa spogliarsi della porpora e rivestirsi del grembiule, possa abbandonare i conservatorismi comodi al potere e recuperare la libertà piena e viva dei figli di Dio.
Fa che questo Vescovo ridia spazio e attualità alla rivoluzione del Concilio che voleva che le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e dei poveri diventassero pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del Vicario di Cristo e delle comunità cristiane. Le grandi aperture e novità del Concilio sono state tradite e burocratizzate, la tensione verso il nuovo si è persa nei meandri delle chiusure, delle prudenze e meschinità curiali.
Fa che questo Vescovo possa finalmente ridare spazio ad una collegialità vera, ad una chiesa Popolo di Dio, ad una comunione incarnata, ad una conversione senza mezze misure e compromessi.
Fa che questo Vescovo si apra all’idea di libertà e di responsabilità, che rinneghi una Chiesa moralista e sessuofoba, che possa dare spazio con pari dignità a tutte le relazioni affettive, a quell’amore plurale fatto anche di omossessuali, transessuali, divorziati, separati; è anche attraverso di loro che l’amore di Dio, così grande e universale ritroverà spazio nelle nostre comunità, troppo spesso abituate soltanto a giudicare e a condannare e non ad accogliere e a celebrare la vita.
Fa che questo Vescovo sappia riconoscere il valore imprescindibile delle donne, perché senza la loro sensibilità, la loro capacità di “precederci” e di amare con tenerezza, la Chiesa rimarrà sempre sterile ed incapace di futuro.
A Te Spirito Santo l’impegno di portare il respiro di tutti i piccoli e i poveri del mondo e soffiare questa brezza leggera dei perdenti e dei vinti nel suo cuore perché possa rinunciare ai titoli e alle lusinghe del Potere e possa farsi degno del Vangelo di libertà e di pace del nostro fratello Gesù di Nazaret.
Così lo sentiremo compagno e amico in questa avventura che è la vita.
Buon viaggio….”






