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May 17, 2012, 10:35 am

A Como è il lago che la frega…

Dicono che Como sia una città morta, poco incline alla vita, più che altro culturale. Da Como si pretende di più, non basta che sia la dependance turistica del weekend milanese, non ci si accontenta della decrepita coccarda di “Città della seta”. A Como è il lago che la frega, mette idee di grandezza: io credo che occorra smettere di pretendere l’impossibile.

Como ha le sue qualità, alcune buone, altre meno buone. Tra le meno buone: è città un po’ meschina e un po’ ipocrita, millantatrice di false virtù. E’ città di clericalismo tutt’altro che caritatevole, molto rancoroso. Ma di città così ce ne sono ovunque qui al nord. Como è città minacciata dalla Cina, da pericoli troppo grandi per affrontarli con lo sguardo un po’ ottuso della provincia (ma si tenta di convincersi del contrario). Como cede al riflesso di chiudersi a riccio dentro le mura, del resto è città di conservatori e sparagnini (un’inclinazione spirituale, talvolta economica, ma non sempre). Ma non ci sono mura che possano arginare la modernità, ed è con la modernità che Como non sa fare i conti, se non nel proliferare delle concessionarie di automobili.

Como ha un’idea tutta sua del benessere: il benessere è benessere economico. Ma, ripeto, è così in tutto il profondo nord. Cosicché, ci si vede costretti a cambiare auto ogni tre anni (ma sempre a finanziamento, moderna economia dell’indebitamento), a comprare l’ultimo cellulare, ad accumulare gadget tecnologici che diano una consistenza materiale all’idea di felicità. E quando la casa è colma di oggettistica hi-tech, la si guarda compiaciuti e si tenta di convincersi che sta lì, il benessere, tanto per tener botta al divorzio (per quelli che non ce la fanno, alcol e stupefacenti).

I “dané”, quelli si che sono indispensabili. A Como non interessano le politiche sociali, Como non ha università umanistiche. Nella scala dell’utilità sociale chi predilige il pensiero è solo uno scalino sopra a chi non lavora, perché se non sei utile significa che non esisti. All’uomo “inutile”, qui al nord, verrebbe la tentazione di vendere gli organi, tanto per sentirsi amato dalla comunità. Però a Como c’è Giurisprudenza, Chimica e Matematica. Saper far di conto (contare le molecole) e saper maneggiare la legge, ovviamente a proprio favore. Certo questi sono i segni di una disumanità incombente, sono i segni di una città che non sa guardarsi, ma ai comaschi non interessa, basta che girino i “dané”. Peccato, perché anche i “dané”, quelli che contano, si sono rifatti il giro e a Como mettono piede ormai nel fine settimana, quando ce lo mettono.

C’è un vecchio adagio stoico che recita di adeguarsi al destino, certo sarà difficile che il decisionismo di certa gloria imprenditoriale comasca ceda alle sirene di filosofia così remissiva, eppure io penso che la felicità di un città possa racchiudersi in questo consiglio: Como, arrenditi e sarai felice (cito l’esempio di Cuneo e Castrovillari: stanno lì, nel loro, e non pretendono più di quello che possono dare). A Como è il lago che la frega


A Como è il lago che la frega…

2 Comments

  1. Lady Perceval scrive:

    Caro Forma Mentis, ho sempre nella testa un saggio di Italo Calvino, nella raccolta Lezioni americane- sei proposte per il prossimo millennio: il saggio sulla “leggerezza” (in poesia) si chiude citando un racconto di Kafka “Il cavaliere del secchio”: prendendo spunto da qs racconto, Calvino ci suggerisce di affacciarci al nuovo millennio SENZA SPERARE DI TROVARCI PIU’ DI QUELLO CHE SAREMO IN GRADO DI PORTARCI.
    E’ l’augurio da fare alla nostra città.

  2. forma mentis scrive:

    E’ una delle regole dello stoicismo, riduzione della frustrazione mediante visione schietta della realtà, riduzione dell’illusione.