I volenterosi carnefici non si sono mai fermati..
gennaio 29, 2006 in Como by armando-di-saint-just
Durante la mia visita a Dachau mi ricordo il registro dove un solerte funzionario segnava la temperatura decrescente di coloro che uccidevano, per ipotermia, per fare un "esperimento".
C’erano anche altri registri compilati con certosina attenzione : la burocrazia dell’orrore.
La mia convinzione personale aderisce alla tesi di fondo del libro di Daniel J. Goldhagen "I volonterosi carnefici di Hitler" – Oscar Storia Mondadori Goldhagen, nel suo tentativo di rispondere a un interrogativo inquietante che eravamo abituati a considerare chiuso – come ha potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni civili della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto? –, ripropone la tesi della colpa collettiva.
Secondo l’autore nessuna delle spiegazioni finora date – la follia criminale di Hitler, la segretezza in cui furono condotte le operazioni di sterminio, l’educazione alla disciplina che avrebbe spinto i militari e burocrati a «seguire gli ordini» – può essere giudicata soffisfacente.
Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scenta. L’antisemitismo e l’intolleranza diffusi nei secoli, maligni, nutriti di miti razzisti e false teorie scientifiche, avevano disumanizzato gli ebrei, nell’immaginario collettivo tedesco, riducendoli a una malattia, una forza demoniaca da eliminare a ogni costo. Una chiave di lettura sul comportamento di massa, utile a capire e prevenire future ripetizioni della barbarie umana.
Purtroppo, l’ex Jugoslavia, con tutta la sua brutalità di massa , i campi di sterminio e l’omicidio deliberato di Sebreniza di circa 8.000 uomini, donne, bambini, è stato solo un tassello di questo nuovo scatenamento di follia collettiva.
Anche qui dio è stato schierato (Got mit uns, per tornare al nazismo) da tutte le parti in conflitto contro le inermi popolazioni civili, lasciate sole dalla pochezza dell’intervento umanitario e dalla sua orribile vigliaccheria (vedi i caschi blu della civilissima Olanda che abbandonarono alle milizie criminali gli inermi cittadini di Sebreniza pur di non avere loro delle perdite – una vergogna che non potrà mai essere dimenticata).
Non parliamo del Ruanda e del comportamento di Clinton (non di Bush) con pieno afflato Ponziopilatesco dopo che gli Usa avevano avuto qualche marines ucciso prima del ritiro inglorioso dalla Somalia, lasciata per decenni alle bande armate. Non c’è petrolio in Somalia ed i rifiuti tossici erano già stati scaricati.
In Ruanda il capo della missione Onu, mi sembra un colonnello canadese, disse (piangendo) ad una commissione internazionale che se avesse avuto a disposizione una forza militare minima, che lui implorava insistentemante gli fosse inviata al funzionario che sarebbe successivamente diventato segretario generale dell’Onu, (sarebbero bastati a suo giudizio 3-5.000 uomini) quasi nulla dell’orrendo mattatoio avvenuto sarebbe occorso.
I francesi intervennero, con la missione Turcoise. Ma per proteggere i massacratori, a loro politicamente vicini nello scacchiere geopolitico della zona. L’obiettivo vero, come si è visto, era arrivare al confinante (famigerato) Katanga area ricchissima di diamanti ed altre materie prime.
Degli 800/900.000 uomini uccisi con mitra e macete non importa, in realtà, a nessuno.
Ma il filo conduttore, quello vero che unisce l’orrore, è la propaganda (radiofonica, in particolare) che ha creato le premesse di odio e di pregiudizio (e nel Ruanda ha addirittura partecipato alla gestione del
massacro) che sono l’humus necessario per lo scatenamento della brutalità umana.
Solo l’educazione dei bambini senza catechismi, madrasse e, più in generale, abituandoli a pensare con la propria testa può aiutare ad evitare il ripetersi di tali tragedie.
Certo la povertà ed il disagio sociale aiutano il diffondersi della violenza quindi anche le politiche economiche hanno il loro peso.
Nel frattempo un sequestro di armi nelle vallate bergamasche ed un ritiro dei porti d’arma rilasciati senza alcun controllo (nè prima nè dopo) mi renderebbe più sereno.







