Africa..la vera indipendenza…

febbraio 16, 2006 in Como by giuda-iscariota

Alcuni giorni fa ho incontrato un missionario comboniano ed è quasi certo che parlare con un comboniano significa parlare di Africa. Mi ha detto che il proverbio ‘non dargli il pesce, ma insegna a pescare’, in Africa è inattuabile. Abbiamo tolto al continente nero sia il pesce, sia il legno per costruire la canna da pesca.  Ed abbiamo imposto confini tracciati a tavolino e le nostre lingue nazionali (ed imporre una lingua non significa imporre anche una cultura?).

Di seguito il doppio editoriale di Gennaio 20006 apparso su Nigrizia (www.nigrizia.it)

Africa / Italia
Doppio editoriale per il primo mese del 2006. Africa e Italia. Pandemia di pace da una parte ed elezioni politiche all’orizzonte dall’altra. Nel primo editoriale del nuovo anno Nigrizia fa il punto della situazione sul futuro del continente africano e su quello dell’Italia.

AFRICA:per una pandemia di pace

Lo scorso anno, avevamo puntato i riflettori sul Sudan. Oggi è d’obbligo volgere l’attenzione alla Repubblica Democratica del Congo. Dieci anni fa, in questo immenso paese scoppiava quella che il Financial Times definì «la prima guerra mondiale africana». Un conflitto che costò milioni di morti, di rifugiati e di sfollati, atrocità spaventose e ripetute violazioni dei diritti umani…

La crisi non è del tutto risolta: se ne odono ancora gli echi e si paventano cupi scenari, specie nell’est. Vogliamo, però, credere che le prossime elezioni costituiranno un’importante opportunità di pace. Stabilità nel paese dovrebbe tradursi in stabilità nell’intera regione dei Grandi Laghi.

La comunità internazionale sa che un positivo completamento del periodo di transizione – entro giugno – è una grossa sfida per tutti. In particolare, per l’Unione europea. L’Onu ha dispiegato 16mila truppe per garantire ciò. William Swing, capo della Missione Onu in Congo (Monuc): «Si tratta della più grande operazione elettorale mai finanziata dalla comunità internazionale – 400 milioni di dollari, per metà offerti dall’Ue -, a dimostrazione dell’importanza strategica della stabilità politica ed economica di questo immenso e turbolento paese e della regione in cui è situato». Investitori privati di tutto il mondo si sono precipitati a inviare delegazioni per sondare le possibilità di mercato.

Il successo delle elezioni – e delle pace, quindi – dipenderà, in gran parte, dai propositi del presidente Joseph Kabila e di alcune personalità nel governo di transizione, l’uno e le altre corresponsabili della devastazione del paese. Dopo il voto, le sfide saranno enormi: garanzie di buon governo, credibilità delle istituzioni statali, ripristino di un sistema giudiziario indipendente, disarmo e smobilitazione delle varie fazioni armate, la riforma dell’esercito, la lotta alla corruzione…

Generali e colonnelli hanno fatto di tutto per sabotare la riforma dell’esercito – è prevista una integrazione di ex soldati regolari e forze ribelli prima delle elezioni -, rifiutandosi di inviare le proprie truppe nei centri di ri-orientamento e addestramento, gestiti da ufficiali belgi, sudafricani, olandesi e angolani. Oggi, solo 30mila sono passati attraverso questa procedura. Ne rimangono ancora 110mila.

Si spera che la pace continui in Sud Sudan. Che “scoppi” in Darfur e in Nord Uganda. Che non muoia in Eritrea ed Etiopia, in Sierra Leone, Liberia e Angola… Dopo tante epidemie di morte, la grazia delle grazie sarebbe una “pandemia di pace” in tutto il continente.

ITALIA:tanto l’Africa non vota

Si avvicinano le elezioni politiche italiane. L’agenda dei temi su cui s’incendieranno il dibattito e lo scontro è già scritta. È sufficiente dare uno sguardo a ciò che è successo sul finire del 2005, monopolizzato dai furbetti di quartierino, dal tintinnar di manette, dai bad boys del capitalismo italiano (sempre più alla canna del gas), dalla banda del buco pubblico, dai condoni, dai tunnel ferroviari in salsa d’amianto e ribellione, dalla sicurezza che i benpensanti giurano non esserci.

E i temi della solidarietà internazionale cenerentola? Dell’Africa ignorata? Della cooperazione al minimo? Dell’aiuto pubblico allo sviluppo senza fondi? Dei cpt come risposta all’immigrazione? Del ruolo dell’Italia ai negoziati Wto? Inesistenti.

Da tempo, per fare un esempio, riposa in qualche anfratto degli uffici dei partiti dell’Unione una proposta di riforma della legge sulla cooperazione e di analisi sulla deficitaria politica italiana in tema di aiuti al sud del mondo. Finalmente il centrosinistra che si espone e propone. Qualcuno ha tolto la polvere da quel documento, per lanciarlo nel dibattito pubblico italiano? No. Resta lì. Nell’attesa che, prima o poi, torni utile. E parliamo del centrosinistra, che sbandiera una spiccata sensibilità su questi argomenti. Del centrodestra, non c’è proprio traccia.

Semplicemente non interessa. E il mondo dei media fa poco o niente per rompere il circolo vizioso. Gli approfondimenti su ciò che accade di là delle nostre frontiere restano ignoti. Considerati, se non inutili, noiosi.

E che dire dell’idea lanciata su Repubblica dal candidato Romano Prodi di accorpare le quote dei singoli paesi europei presenti nel Fondo monetario internazionale, per far contare di più il vecchio continente e mettere in un angolo gli Usa? La scossa è durata un attimo. La notizia è stata lasciata andare alla deriva.

Del resto, che senso ha parlare di globalizzazione in un’Italia sempre più frammentata? Dove è stato accantonato un sistema maggioritario per far resuscitare quello proporzionale, che produce liste identitarie e da prefisso telefonico? Che spazio potranno mai avere riflessioni che non profumano di italica furbizia e che non promettono voti a cascata?

Lustrare le medaglie della cosiddetta società civile – specie di quella impegnata nel sud del mondo – non rende elettoralmente.