Governo Prodi, il giuramento dei ministri: "Mai chiamato Moggi, mai chiesto aiuti"
maggio 17, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney
Finalmente al via il Governo Prodi, che verrà ricordato come il governo delle 3 B: il più Breve, il più Bislacco, l’unico in grado di far rimpiangere Berlusconi. In fermento il popolo della sinistra: Fassino e gli altri quindici elettori che sono rimasti senza poltrone rivendicano un risarcimento ma il dicastero relativo è già stato affidato a D’Alema. Ma Berlusconi insiste: "Si ricontino i voti a partire dal campionato 1999/2000"
Roma
Con la pizzata di questo pomeriggio al Quirinale parte ufficialmente il Governo Prodi. Programmato per durare almeno sei mesi (in frigo e senza aprire la confezione) il governo Prodi si basa su una semplice ricetta politica: prendi le migliori professionalità politiche che si trovino in giro e sostituiscile con un coacervo di nomi suggeriti dalle segreterie dei partiti. Durante l’impasto, se tutto va come previsto, ti accorgerai con stupore che il numero dei pretendenti monterà: la bravura sta nell’infornare un attimo prima che l’impasto esploda.
Ma vediamo nel dettaglio i principali componenti la squadra di governo.
Massimo D’Alema, vicepremier e ministro degli esteri
L’idea di Prodi era di lasciarlo fuori dal governo all’ultimo momento. Così, per vedere se si incazzava. Invece ha prevalso il buonsenso e il leader DS è stato collocato agli Esteri, dove porterà in giro per il mondo la linea comune della coalizione sperando di non perderla al check in. Divide con Parisi (con chi?!?) l’ingrato compito di lasciare i soldati in Iraq fingendo di averli ritirati (o viceversa). Sostituisce Fini, con il quale intende però mantenere un rapporto amichevole, quasi cameratesco.
Francesco Rutelli, vicepremier e ministro dei beni culturali
L’idea di Prodi era di candidarlo a Vibo Valentia. Così, per toglierselo dai coglioni. Invece Rutelli avrà il doppio ruolo di badante di Prodi (con assegno di sostentamento) e di ministro dei beni culturali, scelta basata sul fatto che, tra cene, mostre, concerti e inaugurazioni, si tratta del ministero a più alto tasso di gnocca. Nel suo programma la chiusura degli Uffizi: "Le opere d’arte devono stare nei musei". Succede a Urbani, per sempre santo per aver cacciato Sgarbi dalla vita politica.
Tommaso Padoa Schioppa, ministro dell’economia e delle finanze
L’idea di Prodi era di mettere in questo ministero Monti. Così, tanto per fargli capire che non conta un cazzo, è stato invece nominato nel’importante dicastero economico Tommaso Padoa Schioppa. Un uomo il cui curriculum farebbe impallidire Calderoli (ma già la parola curriculum sarebbe forse sufficiente), un grande economista che per la prima volta si mette al servizio del Paese per vedere se tutte le belinate che diceva a tavolino funzionano davvero. Viene dalla Banca d’Italia ma dice di non aver mai incontrato Fazio, se non una volta alla macchinetta del caffè.
Clemente Mastella, ministro della giustizia
Prodi non sapeva che fosse nella coalizione finchè non se lo è ritrovato davanti che gli chiedeva di fare il Presidente del Consiglio. Dopo una veloce trattativa gli è stato affidato il Ministero della Giustizia sulla base di due considerazioni: non può mettere suoi parenti a fare i magistrati (ma su questo ci sono dubbi) e peggio di Castelli non può fare. Democristiano di lungo corso, si ricorda quando si spacciò per Cesare di fronte a Gesù che diceva "Date a Cesare quel che è di Cesare".
Istruzione e Università
Sulla base della considerazione che a scuola ci si fanno meno canne che all’università la prima è andata alla Margherita e la seconda ai DS. All’Istruzione (che incidentalmente ha perso il prefisso "Pubblica") è andato Fioroni, un uomo amato dalle alte gerarchie vaticane dopo che ha pubblicamente detto che "Il Codice Da Vinci" andrebbe tolto dai libri di testo. All’Università è andato il diessino Mussi, già noto per il ruolo di commissario nei fumetti di Tin Tin. "Non toccheremo la Moratti", hanno dichiarato, "neanche con una margherita".
Gli altri ministeri
Nella suddivisione dei restanti ministeri si è tenuto conto delle regole precedentemente stabilite in Consiglio dei ministri.
Almeno sei dovevano essere donne, almeno tre calvi, almeno due dovevano odiarsi tra loro, almeno uno doveva essere Parisi, almeno uno doveva essere stato a Parigi, almeno cinque dovevano amare i cani e almeno quattro i gatti, almeno tre dovevano essere all’oscuro di essere stati nominati, almeno due dovevano ricevere la nomina per scherzo, almeno tre dovevano essere juventini, almeno uno doveva essere Prodi (preferibimente il Presidente del Consiglio).
E soprattutto almeno sei su dieci dovevano essere completamente sconosciuti alle cronache, tanto da costringere Prodi a imporre, al giuramento odierno, il badge con il nome e il cappellino colorato secondo il partito di riferimento.
Composto il puzzle ora il governo dovrà passare nelle forche caudine del Senato per ottenere quella che sarà comunque una fiducia risicata: tanto per dire, se la Montalcini si scorda la seduta Prodi è fottuto.
Autore:Gianluca Chiappini Tratto da: Giuda.it








aaaaaaah … Avevo letto come autore Percy e mi ero sinceramente preoccupato .. Piacevole vedere pubblicate cose contrarie alla “linea editoriale” .. Incredibile che d’alema e prodi alla pizzata non si siano nemmeno stretti la mano!! Il governo inizia sotto i peggiori auspici, per fortuna!
Linea editoriale è un complimento che non merito..è un diario personale..di un povero grafomane…che esprime delle opinioni libere..
A dire il vero anche a me verrebbe da dire ‘Si salvi chi può’, ad esempio: Mastella alla Giustizia – cari frociaroli evitate di sporgere qualsiasi tipo di denuncia manco se vi parcheggiano l’auto davanti al cancello o vi tirano uno sganassone in pieno centro davanti a centinaia di persone, rischiate di ritrovarvi direttamente sul rogo.
D’Alema agli esteri – se adesso vi lamentate delle importazioni cinesi, tranquilli, d’ora in avanti vi conviene stare zitti o verrete mandati in piacevole soggiorno in villaggi turistici vicino a Perchino dove potrete godervi un rilassante lavaggio del cervello aiutato da qualche stimolante elettroshock
Rutelli ai beni culturali – se vi piace il colosseo ma non siete mai andati a Roma andateci subito, gli unici beni culturali non alienabili saranno chiese e conventi, il resto se lo porteranno via eccentrici americani.