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May 23, 2012, 5:52 am

R(e)icicli storici..

Bellissimo questo editoriale di Scalfari sull’espresso nella sua rubrica Vetro Soffiato ..è proprio vero che la storia, come un’idiota, meccanicamente si ripete.
Desolante squallore dietro il gessato di Fini di Eugenio Scalfari
Potere, occupazione senza veli e senza ritegno delle istituzioni, arricchimento personale e lo scambio sordido effettuato nelle stesse sedi istituzionali
 
Hanno arrestato il Re. E hanno pure arrestato il portavoce del presidente del partito che fu il partito del Duce e poi si è depurato nelle acque di Fiuggi.

Depurato? Mica tanto, direi. Forse ideologicamente parlando si è tolto di dosso un po’ di croste vetero-fasciste, quelle della Repubblica sociale e dei ragazzi di Salò, tanto per dire. Ma in compenso, al riparo dei gessati di Gianfranco Fini, è stata costruita una vera e propria Suburra. Venuta a galla con le intercettazioni disposte da oltre un anno dalla Procura di Potenza.

Il nipote del Re e i nipoti del Duce. C’è un destino irreversibile che porta – possiamo dirlo? – dalle stelle alle stalle. Sarà banale, però rende l’idea.

Ma desidero anzitutto dedicare una parola al problema delle intercettazioni telefoniche e della loro pubblicazione sui giornali; se ne discusse già molto a lungo pochi mesi fa, ai tempi delle scalate Antonveneta e Bnl, di Fazio, di Gnutti e di Consorte. E poi se n’è discusso ancora più di recente per il sistema Moggi.

Il mio parere era ed è rimasto questo: le intercettazioni costituiscono uno strumento indispensabile per indagini giudiziarie concernenti reati di mafia, di terrorismo e di corruzione. Il loro contenuto deve essere depurato da fatti e riferimenti protetti dalla ‘privacy’ quando non siano parte integrante dei reati perseguiti. In tutti gli altri casi contribuiscono ad informare l’opinione pubblica e rendere possibile il suo controllo su quei comportamenti che violano la legalità.

Con questo spirito ho letto il testo della lunga ordinanza con la quale la Procura di Potenza ha incriminato ventuno persone, ne ha arrestate due e ne ha mandate ai ‘domiciliari’ una mezza dozzina. L’ordinanza riporta ampi stralci di alcune intercettazioni che sono dunque diventati di dominio pubblico. Ne risulta un contesto raccapricciante di corruzione, di degrado morale, di uso personale delle istituzioni ancora peggiore della stessa Tangentopoli. Lì almeno esisteva un disegno politico che dava un senso di grandezza alla miserabilità delle tangenti elevate a sistema. Ma qui non c’è nessun disegno, qui c’è il potere allo stato brado, l’occupazione senza veli e senza ritegno delle istituzioni, l’arricchimento personale, l’arraffa arraffa dei posti e infine, oltre allo scambio tra affari e potere, quello ancor più sordido tra potere e sesso effettuato nelle stesse sedi istituzionali che forse è obsoleto definire sacre ma che non si immaginava venissero trasformate in case d’appuntamenti e bordelli.

Quest’ultimo aspetto è quello che ha più interessato la pubblica opinione ed è comprensibile: lo scambio potere-sesso è ormai una costante della società di massa e di spettacolo; la ‘velina’ è diventata il ‘testimonial’ di questa società insieme ai divi dello spettacolo e del calcio, cioè ai protagonisti della televisione.

Tuttavia non è questo il centro dello scandalo e neppure il coinvolgimento e il conseguente arresto di Vittorio Emanuele Savoia, quell’omone perennemente stupefatto e imbambolato che vedemmo di recente nel salotto televisivo di ‘Porta a Porta’, apostrofato con cortigiana deferenza da Bruno Vespa con il titolo di Altezza.

Il centro della scena è la segreteria di Gianfranco Fini e le tre persone che hanno condiviso e condividono le sue giornate da molti anni: la moglie, Daniela Di Sotto, il segretario (da molti anni) Francesco Proietti Comiso, ora promosso a deputato, e il portavoce Salvatore Sottile. Infine, ancora una volta sullo sfondo, Francesco Storace.

I lettori avranno già letto sui giornali dei giorni scorsi i testi delle intercettazioni che riguardano questi personaggi da Suburra. L’essenza rivelata da alcuni testi è di una stupefacente crudezza e consiste in questo:

1. I due più stretti collaboratori di Fini, Proietti Comiso e Sottile, hanno usato per anni il potere che gli derivava dall’essere ‘gli uomini del capo’ per collocare persone fidate nei posti più delicati della pubblica amministrazione delle aziende pubbliche controllate dal governo. Nel caso di Sottile anche per facilitare la carriera televisiva di attricette o aspiranti tali, in cambio di prestazioni sessuali.

2. Daniela Di Sotto era ed è socia in affari di Proietti Comiso e controlla con lui due importanti aziende sanitarie romane. Queste aziende, con la complicità dell’allora governatore del Lazio, Francesco Storace, sono state favorite ottenendo lucrose convenzioni con la Regione e diventando vere e proprie ‘galline dalle uova d’oro’ in forza di tali favori, ovviamente in danno dei concorrenti.

3. Nonostante che la Procura di Potenza abbia dichiarato con apposito comunicato che Fini non ha nulla a che vedere con l’inchiesta in corso, l’ex ministro degli Esteri era a conoscenza dei legami e degli intrallazzi di sua moglie e del suo segretario: risulta in modo palese da una delle telefonate registrate in cui è la stessa Daniela Fini a confermarlo a Proietti.

L’insieme di questi fatti è di un desolante squallore. Come aver scoperchiato un verminaio e vederlo all’opera. Il figlio del Re, i nipotini del Duce. Con il contorno di cortigiani, nani e ballerine che popolano le loro stalle maleodoranti.


R(e)icicli storici..

2 Comments

  1. Ulisse scrive:

    E’ un articolo ‘etico’, anzi ultimamente l’etica viene spesso tirata in ballo per qualsiasi problema, dal gas metano che esce dagli intestini delle mucche alla fecondazione artificiale. Quasi mai ormai si parla semplicemente di ONESTA’. I figuri citati da Scalfaro sono dei disonesti tutto qui e noi gli lasciamo amministrare i nostri soldi e la nostra vita. Desolante.

  2. zagor scrive:

    ….senza speranza….

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