Se ne sentiva la mancanza…ma la prossima settimana?

luglio 7, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney

Certo che ora dopo Bancopoli (Banche Rosse,Blu e Bianche..), Monopoli (Slot Taroccate), Reopoli (Il principe pitocco figlio dell’ultimo Re d’Italia che andava a mignotte a prezzi di saldo..), Raiopoli (le mignotte che poi andavano in Rai..), Calciopoli (ma questa si sapeva), Casinopoli (d’Italia….) ora Spiopoli… dove si scopre che importavamo il format cileno "Desparecidos" aggiornandolo dopo la Joint Venture con la CIA…. e dico meno male che i mondiali sono in Germania.. perchè con gli stadi nuovi e più capienti… non si sa mai…

Scandalo che vede coinvolti un redattore ed un Vice-direttore di Libero…di nome e non di fatto….e mi domando dove arriveremo…e se parla Mancini (non l’allenatore dell’Inter) cosa succede…. chi ospiteranno le patrie galere…. oramai diventate un ritrovo di VIP….

Riporto tre articoli interessanti il primo di Marco Travaglio,Augusto Minzolini e Francesco Verderami dove comunque vengono raccontati i fatti ed i misfatti, le crisi…provacate dallo scandalo della settimana in un paese sull’orlo della Finale dei Mondiali con il governo che si trova una ulteriore gatta da pelare…lasciata dal governo precedente…il tutto tra una liberalizzione (e Liberazione) e l’altra…fatta da un governo comunista…osteggiata da (non tutta) l’opposizione liberale….dove gli imprenditori (perchè questo sono) si scoprono dipendenti e scioperano neanche fossero gli operai della Fiat…in difesa delle loro Lobby…ed intanto mi chiedo Lunedì che scandalo ci sarà…oramai è un’abitudine quasi una droga…

LE SCONCERTANTI VICENDE MOLTO ITAGLIANE TRA INFORMAZIONE E SERVIZI SEGRETI…
in POMPA MAGNA
Marco Travaglio per l’Unità

Chi ha letto i giornali (e non ha visto il Tg1) ha capito di che si tratta. In sintesi: tre anni fa la Cia (americana), sequestra l’imam di Milano a Milano (Italia); l’imam, sotto inchiesta in Italia per collusioni col terrorismo islamico, viene sottratto alla giustizia italiana, trasportato nella base Usa di Aviano e di lì avviato in Egitto, dove viene torturato.

I giudici di Milano tentano di arrestare alcuni agenti-sequestratori Cia, ma il ministro Castelli li blocca, aiutando gli spioni americani a sottrarsi alla giustizia italiana. Ora si scopre che questi han goduto della complicità di due dirigenti del Sismi, che fa capo al generale Pollari, che a sua volta fa capo, all’epoca dei fatti, al governo Berlusconi (in particolare al sottosegretario Letta). I due agenti vengono arrestati sia per il sequestro, sia per l’opera di disinformatija avviata sul caso attraverso appositi giornalisti. In particolare un redattore di Libero e il vicedirettore del quotidiano feltriano, il morbido Renato Farina. Siccome siamo in Italia, e tutto, anche le cose terribilmente serie, diventa un film dei Vanzina, fra gli spioni coinvolti spiccano l’agente Seno e l’agente Pompa, mentre il nome in codice di Farina era «Betulla». Il prode Betulla, a gentile richiesta, avrebbe fatto una finta intervista ai pm Spataro e Pomarici, con domande preparate dall’agente Pompa, per annusare l’aria che tirava in Procura. Solo che, grazie alle intercettazioni, i due pm sapevano tutto in anticipo e la missione segreta (si fa per dire) del corpulento 007 ciellin-feltriano fallì miseramente. In attesa di leggere i suoi sapidi rapporti al Sismi e di sapere chi avesse mai potuto scambiare Betulla Farina per una fonte attendibile, associandolo financo al concetto di «intelligence», c’è un post scriptum: gli spioni che combattevano il terrorismo con le sue stesse armi, sequestrando la gente, intercettavano due giornalisti di Repubblica colpevoli di non scrivere sotto dettatura e di non fare interviste fasulle su commissione, ma di dare notizie sulle deviazioni del Sismi: Giuseppe D’Avanzo e Carlo Bonini.

È la terza volta in pochi mesi che viene smascherata una centrale illegale di spionaggio ai danni di cittadini incensurati: «SuperAmanda», nata all’ombra di Telecom; l’operazione Qui Quo Qua dell’entourage di Storace per spiare e screditare Marrazzo e la Mussolini, suoi avversari alle regionali 2005; e ora il nuovo SuperSismi smascherato ieri.

Bene, anzi male: con chi se la prendono i «garantisti» della Casa Circondariale delle Libertà, con trombettieri al seguito? Non con chi ha commesso i gravissimi abusi, roba da far impallidire il Watergate. Ma con chi li ha scoperti: la Procura di Milano. Se un giudice, su richiesta di un pm, dispone intercettazioni secondo la legge e s’imbatte nei reati di qualche potente, viene regolarmente linciato e visitato dagli ispettori ministeriali, sguinzagliati prima da Castelli e ora da Mastella, mentre il duo Polito-Dell’Utri promuove una commissione d’inchiesta.

Se invece le intercettazioni sono abusive, illegali, criminali, i colpevoli diventano vittime. Il cosiddetto «presidente emerito» Cossiga accusa Spataro e Pomarici ­ magistrati che combattono il terrorismo dai tempi delle Br ­ di arrecare «danni incalcolabile alla sicurezza nazionale» (americana, si suppone) e di fornire «un prezioso aiuto a Bin Laden». L’acuto Giovanardi, che quando c’è da dire una scempiaggine non delude mai, sostiene che a Milano «assolvono i terroristi e arrestano chi li combatte»: non sa che, se un imputato di terrorismo viene assolto, non è un terrorista assolto: è un innocente. Molto interessanti pure i commenti di Castelli e Cicchitto, convinti che indagando sul sequestro di Abu Omar, come già su Calciopoli, «si vuole colpire Berlusconi»: evidentemente sanno qualcosa che noi non sappiamo. Intanto, sul Foglio, il Platinette Barbuto, che prendeva i soldi dalla Cia e che appena intercettano un tangentaro chiama Amnesty International, osserva che in nome dell’antiterrorismo si può «ignorare la legge», con buona pace dell’«indignazione moralistica delle anime belle». A questo punto, non resta che adeguare la legislazione con opportune riforme. Il potere di intercettare passa dai magistrati al Sismi, cioè al governo di turno, o in subordine agli amici di Storace e Cossiga. Il potere di informare resta ai giornalisti, ma solo se prendono soldi e ordini dai servizi, italiani o americani. I giornali cambieranno formato e usciranno nella più comoda versione di carta velina, stampata con in chiostro simpatico, risparmiando fra l’altro sulla carta e sulla tipografia.

2- POLLARI O DE GENNARO? E’ GUERRA NELL’UNIONE – ALLEANZE, IMBARAZZI E GIOCHI TRASVERSALI DIETRO I VERTICI DEI SERVIZI…
Augusto Minzolini per La Stampa

In mezzo al transatlantico di Montecitorio Franco Giordano, segretario di Rifondazione e proconsole di Fausto Bertinotti, decritta la posizione della sinistra massimalista su quel personaggio poliedrico che è Nicolò Pollari, numero uno del Sismi che qualcuno vorrebbe silurare dopo l’arresto del suo numero due Marco Mancini. «Vedete – spiega – il nostro senatore Gigi Malabarba sta dalla parte di Pollari per via della vicenda Calipari ed è, soprattutto, contro il nemico giurato del capo del Sismi, cioè il capo della P
olizia Gianni Di Gennaro, per via degli scontri di Genova per il G8. Quella è la sua posizione. Noi, invece, come partito diciamo che la magistratura deve andare a fondo in questa inchiesta sul rapimento dell’imam Abu Omar, visto che siamo stati noi a sollevare il caso. Mentre nel contempo va accelerata la riforma dei servizi segreti che, nella nostra proposta, dovrebbe prevedere un vertice unico».

Insomma, i neo-comunisti vogliono andare per gradi perché dietro alla vicenda di questi giorni si stanno svolgendo mille giochi. «Là dentro – osserva Giordano indicando l’aula di Montecitorio – ci sono i fan di Pollari e i fan di De Gennaro e l’unica cosa che non voglio fare è l’utile idiota al servizio di qualcun altro. Non mi schiero. Che ci sia un conflitto tra Pollari e De Gennaro lo sanno tutti. E questo divide il centro-sinistra. Io non ho scheletri nell’armadio… ma dentro il centro-sinistra, dentro i ds c’è chi difende Pollari».

E’ difficile tracciare una linea di confine tra gli amici e i nemici di Pollari, come è impossibile farlo per qualunque personaggio che occupi ruoli di quel tipo, a cominciare anche da De Gennaro. Per usare un’espressione di Fabrizio Cicchitto che è uno degli esperti del Cavaliere per i servizi: «Pollari è bilaterale. Ha rapporti in entrambi gli schieramenti, specie con Forza Italia e i ds». Mentre Maurizio Gasparri ricorda che il comitato parlamentare sui servizi nell’ultima riunione della scorsa legislatura votò un documento di approvazione dell’operato del Sismi: «Lo votarono tutti anche il diessino Massimo Brutti».

E in fondo basta pensare alle vicende di questi giorni per capire che tentare una definizione politico, ideologica o di appartenenza di Pollari è impresa ardua: da una parte un uomo di Pollari è accusato di aver partecipato dell’imam insieme alla Cia; dall’altra c’è chi per mettere nell’angolo il capo del Sismi sta ritirando fuori le questioni legate al rapimento delle due Simone o della Sgrena e di riscatti pagati in barba agli americani.

E proprio l’«ambiguità» o, appunto, le tante sfaccettature fanno di Pollari un personaggio dai tanti amici con qualche implacabile nemico. Ieri nella cerimonia di insediamento del nuovo comandante generale dell’Arma dei carabinieri, c’erano tutti. Gli amici che avevano visi scuri come il diessino Marco Minniti o il braccio destro del Cavaliere Gianni Letta. O i nemici come De Gennaro e, se sono vere alcuni boatos che vengono da Rifondazione, il ministro dell’Interno Giuliano Amato.

Il «piano» della lobby politica di De Gennaro, da sempre capitanata dal diessino Luciano Violante, prevederebbe l’azzeramento di tutti i responsabili dei servizi a cominciare da quello del Sisde dove dovrebbe andare un amico del capo della polizia come Antonio Manganelli, per finire proprio al Sismi per il quale è in ballo o un uomo della marina o il gen. Del Vecchio, che ha già ricoperto ruoli di primo piano nel Kosovo e in Afghanistan, che piace a Massimo D’Alema.

Ma si tratta di elecubrazioni anche perché in questa vicenda il centro-sinistra è diviso, come pure i ds. Ad esempio, per il momento il mondo d’alemiano è più favorevole a Pollari. Soprattutto pesa il fatto che molte vicende (vedi la liberazione di alcuni ostaggi italiani in Iraq) sono stati gestiti con un metodo bipartisan che coinvolge tutti, nel bene e nel male. Ecco perché gli unici che sparano contro Pollari sono i settori meno coinvolti in queste vicende: dai verdi di Pecoraro Scanio agli altri massimalisti del centro-sinistra. Oppure soffiano sul fuoco gli amici del capo della polizia. Tra quest’ultimo e Pollari, infatti, c’è cattivo sangue da anni, da quel convegno sul terrorismo che si svolse a Palazzo Marino a poche settimane dalla strage di Nassiriya nel quale De Gennaro disse che l’intelligence non funzionava e che andava riformata mettendola sotto un comando unico. Da allora la guerra sotterranea tra i due non si è mai fermata.

Ma i tempi di De Gennaro sono diversi da quelli della politica. Ieri tutti i protagonisti hanno di nuovo gettato acqua sul fuoco. Il ministro della Difesa, Parisi, ha riconfermato la fiducia alla magistratura e a Pollari. Giuliano Amato ha dichiarato che «non c’è un caso Pollari ma un caso Sismi». Antonio Di Pietro chiedeva, invece, di parlarne oggi in consiglio dei ministri ma per spezzare una lancia in favore di Pollari: «L’inchiesta deve andare avanti ma anche se il fine non giustifica i mezzi, io ricordo che il terrorismo c’è davvero». E l’ex-capo dello Stato, Francesco Cossiga, fa uno show al giorno per difendere il vertice del Sismi: ieri è andato a trovare Pollari nella sede del servizio militare, presto farà una vista in carcere a Mancini.

Se non ci saranno clamorose novità giudiziarie, quindi, per il cambio ci vorrà del tempo. Anche perché – fatto non secondario – l’uomo che ha in mano tutte le leve per azzerare il Sismi, cioè Romano Prodi, non ha ancora un suo candidato. E nella sua testa è più importante accelerare il cambio del direttore del Tg1 che non di quello del Sismi. «L’immagine di un governo – si lamentava giorni fa il premier – si costruisce nei primi sei mesi. E non credo che il Tg1 ci abbia fatto un buon servizio, basta guardare a come hanno trattato le liberalizzazioni o la rivolta dei tassisti. Per cui o cambiamo ora, o tra sei mesi è inutile farlo».

2 – LA STRATEGIA: SEGRETO DI STATO PER EVITARE LO SCONTRO CON L’AMERICA…
Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”

In Transatlantico non si parla d’altro, tutti discutono sull’arresto degli 007 italiani, coinvolti nel rapimento dell’imam Abu Omar. Paolo Naccarato è solo uno dei tanti sottosegretari di Prodi, ma essendo un fedelissimo di Cossiga dispone di una visuale privilegiata, così – appena si tocca l’argomento – spiega perché il Paese si trova ad affrontare «una vera e propria emergenza»: «Il governo sta nella m… Gli americani sono furibondi. Ci sono in ballo i vertici dei servizi segreti. E ora tocca gestire una patata bollente. Che farà Mastella? Da ministro della Giustizia firmerà o no i mandati di cattura internazionali per gli agenti statunitensi? E Prodi, a fronte dell’inchiesta giudiziaria, opporrà o no il segreto di Stato per motivi di sicurezza nazionale?».

Ecco spiegato perché al momento il «caso Pollari» non esiste. A iniziare da Prodi, infatti, in molti nel governo vorrebbero sostituire il direttore del Sismi. Ma a parte il fatto che nel centro-sinistra si è aperta una feroce disputa sul nome del sostituto, questo è l’ultimo dei problemi. Sono altre le priorità. Mastella ha già anticipato a Prodi che «io la mia firma a quelle richieste non la metto». E quanto al premier, dovrà prendere anche lui delle decisioni. Di Pietro lascia intuire quale potrebbe essere la strategia: «Anzitutto bisognerà capire dal governo precedente il reale andamento dei fatti. Loro dicono che non sapevano nulla dell’operazione, ma è preferibile diano ulteriori spiegazioni… E quando si sarà chiarito questo aspetto, l’attuale governo dovrà assumere decisioni anche nell’interesse nazionale. Per cui, se del caso, si potrebbe opporre il segreto di Stato».

Di Pietro non manca di difendere l’inchiesta dei magistrati, «è sacrosanta», però è chiaro che da ministro pensa alle priorità, infatti aggiunge che «la lotta al terrorismo va portata avanti&r
aquo; e che «l’intelligence va tutelata». È un modo per anticipare le mosse dell’opposizione, che vede – come spiega il forzista Bruno – «un’offensiva contro Bush e i suoi alleati, di portata internazionale». Nell’Unione si vuole anche evitare che prenda corpo la tesi sostenuta dal segretario repubblicano Nucara: «Il centrosinistra ha sempre detto che la lotta al terrorismo si fa con l’intelligence. Ma se poi si legano le mani ai servizi?». Ecco quali sono le «emergenze».

E dietro l’ipotesi del «segreto di Stato» s’intravede l’esigenza del governo di evitare nuovi strappi con Washington. Certo la scelta andrebbe concordata nella coalizione per evitare divaricazioni. Quindi servirà del tempo, e il Consiglio dei ministri di oggi non dovrebbe assumere decisioni. Ma che questa possa essere la strada, lo ha capito ieri un deputato dei Ds dalle parole di Violante. Secondo l’ex presidente della Camera – che sta seguendo la vicenda – «è impensabile che Pollari e il sottosegretario alla presidenza Gianni Letta fossero all’oscuro dell’operazione della Cia. Dunque, è bene che Micheli e Letta si vedano e verifichino le cose. Poi si potrà concordare una via d’uscita nell’interesse dello Stato».

«Interesse dello Stato» è la parola d’ordine del centrosinistra, e il ragionamento di Violante non solo collima con l’intento di D’Alema di «abbassare le tensioni con gli americani», ma sembra anche smentire l’ipotesi che la maggioranza voglia attaccare il governo Berlusconi, puntando al compromesso. Quale? «C’è chi vorrebbe accelerare il cambio della guardia ai vertici dei servizi», risponde Cento: «D’altronde tutti sanno che c’è una guerra tra il Sismi e la Polizia». Il sottosegretario verde all’Economia, esponente di spicco della sinistra radicale, non fa i nomi di Pollari e di De Gennaro, ma non ce n’è bisogno.

Solo a evocare il nome del capo della Polizia dentro Forza Italia scatta l’allarme. «E noi dovremmo cedere? Dovremmo lasciare che l’Unione occupi anche i servizi?», s’infuria l’azzurro Crosetto. Chissà se l’argomento è stato affrontato la scorsa settimana, durante i colloqui riservati che i vertici del governo Prodi hanno avuto con Gianni Letta e con l’ex ministro dell’Interno Pisanu. Di sicuro già allora si sapeva che la bomba innescata dalla procura di Milano stava per scoppiare. E bisognerà capire come mai – per usare le parole di un autorevole esponente dell’esecutivo – «a palazzo Chigi la questione è stata sottovalutata».

Il punto è che sul cambio della guardia al Sismi è in corso un braccio di ferro tra Ds e Margherita, così nella sinistra radicale non c’è intesa: «Come faccio ad attaccare Pollari? Quello, grazie a Calipari, ha salvato la Sgrena in Iraq», si contorceva ieri il leader del Prc Giordano. E se è vero lo schema del ds Caldarola, nemmeno nella Quercia c’è unanimità: «All’asse tra Violante e De Gennaro è sbagliato accomunare D’Alema. Semmai Veltroni. D’Alema sta con Pollari». «Fidatevi di me, che quelli li conosco tutti», disse tempo fa il ministro degli Esteri ad alcuni compagni: «E tra tutti quelli, Pollari è un sincero democratico». Ecco perché Pollari per ora non si tocca, ieri lo garantiva anche il viceministro ds all’Interno Minniti, scappando da Montecitorio trafelato: «Devo andare a una messa officiata dal cardinal Ruini in memoria dell’ex capo della Polizia Masone. Ah, i migliori muoiono sempre per primi…».