Figli di un Dio minore
Colgo l’occasione del post di Sir Percy sul film di Lino Banfi per entrare un po’ più in profondità nell’argomento.
Non parlerò di PACS, unioni o matrimoni ma del rapporto con la famiglia, con la scuola, con la società, parlerò di quello che un gay si porta nel cuore.
Quando dei genitori scoprono che un loro figlio è omosessuale possono accadere tre cose, che però si possono concatenare l’un l’altra ed assumere contorni più sfumati.
Il primo caso è l’accettazione, il caso migliore, quello che tutti si auspicano, i genitori di un mio amico ad esempio non solo hanno accettato la sua omosessualità ma stravedono per il suo compagno.
Il secondo caso è l’indifferenza, i genitori sanno tutto ma fanno finta di niente, non ne parlano e non vogliono che se ne parli, si vive così in una specie di limbo, come sospesi a mezz’aria, si vive la propria vita ma non se ne parla.
Il terzo caso invece è il rifiuto, improvvisamente il figlio tanto amato diventa un giocattolo difettoso e lo si mette da parte o lo si butta via.
Si considera il figlio un malato, un degenere o altro, d’un colpo la brava ragazza studiosa, il bravo ragazzo lavoratore, la ragazza simpatica e alla mano, il ragazzo intelligente smettono di essere tali e diventano solo e soltanto omosessuali secondo una visione sessocentrica dell’essere.
Si viene così allontanati anche se si condivide lo stesso tetto, si vive ai margini, si viene discriminati dalle persone che ami.
Poco più di un mese fa in una discoteca ho incontrato un ragazzo: "Io sono dichiarato da quando avevo 15 anni, per 7 anni i miei non mi hanno rivolto la parola, sono praticamente cresciuto da solo", in poche parole il dramma di un’adolescenza negata.
Per quanto mi concerne quando mio padre ha saputo della mia omosessualità mi ha tolto anche il saluto. Sono cose che ti lacerano dentro, ferite destinate a sanguinare per molto tempo.
Questi genitori si vergognano, si preoccupano di quello che pensano i parenti o di quello che dicono i vicini ma non si preoccupano per questi figli maledetti che hanno la sola colpa, e il coraggio, di essere sè stessi.
Quello che molti non capiscono è che essere gay non lo si sceglie, lo si è, non so se si nasce così o lo si diventa da piccoli fatto sta che non si ha scelta, si può scegliere a che religione appartenere ma non si possono scegliere le proprie inclinazioni affettive e sessuali, si può mentire a se stessi certo ma si vive male, oppure accettarsi e pagarne le conseguenze a volte anche a caro prezzo. La discriminazione all’interno della famiglia è la causa principale dei suicidi tra i giovani omosessuali, quest’estate a Bolzano un ragazzo si è suicidato perchè i genitori non accettavano la sua omosessualità, i suoi amici in una lettera aperta spedita ad un giornale locale li hanno accusati apertamente di essere i responsabili della morte del loro amico.
Poi c’è la scuola, in questi giorni tutti noi giustamente ci scandalizziamo per le vessazioni subite da un ragazzo down, nessuno mai però si è scandalizzato per i tanti ragazzi omosessuali che hanno subito lo stesso trattamento. Andate a leggervi il forum di gay.it e vi leggerete episodi raccapriccianti, qui ve ne propongo uno: ‘Io sopportai tutto il tempo delle medie, derisioni e insulti ogni momento. Quando tentai di parlarne con qualche compagno di scuola per trovare sfogo o forse solidarietà questo si unì a quel gruppo di persone. Tentai di parlarne con mio padre, ma mi rispose che avevano ragione loro. Vissi la fine delle medie come una liberazione.’
La famiglia, la scuola, la società, tutto un mondo ostile, i Gay Pride si fanno anche per questo per testimoniare la forza ed il coraggio di essere sè stessi. A volte dietro quelle piume colorate ed i boa di struzzo che le televisioni trasmettono si nasconde un cuore pieno di ferite. I gay sono forti signori miei perchè hanno sopportato e sopportano di tutto, un ragazzo magari dall’aria un po effeminata che si presta alle nostre battute salaci ha più fegato di un marine, perchè ci vuole coraggio per vivere in questo mondo pieno di gente pronta a distruggerti e a ferirti.
The show must go on, questo carrozzone che è la vita prosegue ed i ragazzi vilipesi, derisi, picchiati diventano uomini e camminano per questo mondo portandosi dentro un cuore pieno di ferite che mai si rimargineranno, però camminano fieri, orgogliosi, per dirla all’americana Pride








Solo un’ideologia perversa può indurre alla discriminazione di classi di individui a causa delle loro idee, del loro modo di essere personale, del modo di vestire o acconciarsi la capigliatura, de loro gusti, delle loro preferenze sessuali.
Il nazismo, i nazionalismi, le persecuzioni etniche e religiose non hanno insegnato proprio nulla a quella poltiglia sociale che sono i benpensanti.
Teniamoci stretti i principi delle costituzioni dei paesi moderni, nate dall’Illuminismo, e non smettiamo mai di difendere le libertà individuali.
E’ vero, la gaytudine (consapevolezza culturale della propria omosessualità) si afferma sempre attraverso la sofferenza, a volte accettabile, a volte più dura e crudele perchè solitamente coincide con l’età più difficile della vita che è l’adolescenza. Dopo i recenti episodi di cronaca gli adulti hanno lanciato l’ennesimo allarme bullismo e per un po’ terranno gli occhi puntati su figli e studenti per cogliere i segnali più evidenti del disagio, chiudendoli però, come sempre, di fronte alla minima avvisaglia di tradimento delle loro aspettative.Ogni genitore vuole il figlio ideale e fatica ad accettare una realtà diversa. Vescovi, politici ed esperti interessati alla fama e alle vendite si presentano come maestri della famiglia, quella tradizionale che non esiste più nemmeno nel più sperduto paesino di montagna, ma evitano di dare vero sostegno ed aiuto a genitori sempre più disorientati e allo sbando, costretti ad assumere modelli in cui non credono più, pur di avere un riferimento cui aggrapparsi.Chi vive con gli adolescenti è costretto ad affrontare da solo e come sa un difficile e delicatissimo compito. Almeno non dovrebbero essere bombardati da chiacchiere assurde ed ipocrite: il silenzio è l’unico modo per cogliere le grida disperate dei tanti giovani cuori già così feriti all’inizio della vita.
Dimenticato di firmare commento precedente, scusate! ser