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May 19, 2012, 7:45 am

Risposta: ON DEMAND

Inutile negarci che la velina di Como non rappresenta il nostro modello. E’ pur legittimo accreditare tesi su come si usi o disusi lo strumento principe della comunicazione di massa. E sono peraltro leggittime tutte le considerazioni sulla natura di televisione pubblica e programmi finanziati con il soldo prelevato coattivamete al contribuente.

Stiamo parlando de "La Provincia" e della Rai. La prima ieri, nelle lettere, risponde alla cortese missiva di un lettore che lamenta come "Quelli che il calcio" abbiaNo proposto, durante la puntata di domenica 19 novembre, un dialogo tra la brava Simona Ventura e Lucia Ocone che per l’occasione era la "Professoressa di Nova Milanese", "addobbata" con abiti succinti e sadomaso che si rivolgeva con ammiccamenti e doppi sensi agli alunni della sua classe.

Qui il latore dello scritto lamenta il cattivo gusto, che fa scempio di morale e buon senso. Certo siamo in un campo delicato in cui la sensibilità individuale risulta offesa e può, su una vasta platea, indurre altrettanto sconcerto se il sistema di valori è simile e improntato ad un diverso stile che supponiamo morigerato. Di certo su un pubblico con orientamento diverso, diremmo più laico e volto ad un diverso apprezzamento della trasmissione della Rai, potrebbe avere un effetto che va dall’indifferenza all’ilarità. Ma il dato proposto non è privo di implicazioni.

Vorremmo osservare che dire dei contenuti vuol dire definire anche i concetti di servizio pubblico, di decenza e di contunuto in genere che viene diffuso a spese del contribuente. Perchè forse una condizione diversa investe il sistema televisivo privato, spesso giustificato perchè autofinanziato con gli introiti pubblicitari. VolgarmentE traderremmo: "Tanto non lo pago io" oppure "il privato fa quel che vuole" e ancora "hanno la pubblicità".

Ma appunto dissertando di un servizio pubblico che obbliga al pagamento di una tassa – il canone Rai appunto di cui molti cittadini farebbero volentieri a meno e che è esso stesso causa dell’elevata evasione dal pagamento – dobbiamo riconoscere che un fondamento, rispetto alle scelte del gestore di un servizio e ai contenuti, l’utente – quello che di fatto paga un canone anche per l’accesso alla televisione privata – della piattaforma generalista nel muovere una critica può incontrarlo.

Se non altro perchè la società in cui viviamo è ancora fondamentalmente chiusa e non ha pienamente colto le possilità della rivoluzione telematica. Si conceda anche che l’età media della popolazione italiana è elevata cosa che in sé scoraggia una riconversione di atteggiamenti individuali. Si va così allargando il c.d. DIGITALE DIVIDE che vede negli strumenti del cambiamento comunicativo – dal telefonino al personal computer a tutte le innovazioni digitali (mp3, mp4, divx, ipod per citarne alcune )– una barriera preclusiva a nuove forme d’espressione. Una barriera ai contenuti di nuova generazione basati sull’interattività e sulle ampie possibità di soddisfare esigenze personali.

Noi chiudiamo il pensiero sostenendo che la rivoluzione in atto rimanda ad una fruizione sempre più AD PERSONAM dei contenuti. E che quindi oggi "spegnere la televisione" come suggerisce la velina non è condizione ultima della fruizione di comunicazione, di notizie e di servizi alla persona peraltro sempre più utili (pensiamo ai conti correnti on line, alla prenotazione di esami diagnostici) ma anche di svago. Diremmo in sostanza che la televisione "on demand" legata al contunuto che ciascuno privilegia individualmente è una soluzione più concreta e che rimanda unicamente all’utilizzo della tecnologia d’accesso. Non si pone invece il problema dei costi di accesso che sono in costante diminuzione vista fruibilità di pc, reti wireless e e connessioni veloci anche su cavo. Si pone però il problema di alimentare i contenuti con pensieri e programmi di reale valore aggiunto che moltiplichino adeguatamente l’offerta. Ma su questo si potrà ritornare. Spegnere la televisione e isolarsi oggi non è più la soluzione alla qualità non gradita dei programmi Tv. Della tv generalista.


Risposta: ON DEMAND

1 Comment

  1. Condorcet scrive:

    Pagare il canone RAI avrebbe un senso solo se la RAI fosse come la BBC o quelle televisioni tutte dedicate al servizio pubblico in senso stretto, con meravigliosi programmi di servizio, di informazione e di formazione di elevato valore e fattura, privi di pubblicità.
    Così è una vergogna nazionale, una vera spoliazione del cittadino, particolarmente amara quando ci troviamo per caso a “passare” per qualche programma RAI di prima serata.

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