Diciamo qualcosa di sinistra – Quarta Puntata

novembre 29, 2006 in Como by armando-di-saint-just

Etica nella politica e nomine pubbliche

Molto ci sarebbe da dire, ma vediamo di fare una proposta che farà inorridire più di un funzionario di partito (soprattutto a destra ma, certamente, anche tra i nostri amici della Margherita che hanno, metaforicamente parlando, una lavagna con le bandierine colorate per tutti i posti di sottopotere oggi occupati dal centro-destra).

Un’azione seria, e mi rendo conto di un certo impatto emotivo per la politica locale, da parte di chi rispetta il denaro pubblico quanto rispetta il proprio interesse personale, partirebbe dall’eliminare i consigli d’amministrazione da tutte le società a controllo comunale (lasciamo, per un attimo, fuori Acsm per la quale il discorso va fatto a parte ed è più complesso).

Al loro posto si nomini un presidente con un profilo "politico-amministrativo", si spera non misero come spesso oggi accade, che si assuma la responsabilità delle relazione con gli organismi politici e quella di coordinare le attività di controllo interno ed il lavoro dei revisori esterni (che sarebbe opportuno cambiassero ogni tre anni).

Il rispetto degli obblighi di legge, ma soprattutto del buon senso e di un normale criterio di una buona amministrazione, dovrebbe prevedere la richiesta obbligatoria (di cui si sanziona il mancato rispetto con la cessazione dell’incarico conferito) a tutti i rappresentatnti del Comune di una relazione scritta, almeno trimestrale, sulla gestione e sulle prospettive della società affidata loro.

Per il resto la gestione operativa sia in mano ad un direttore assunto in base ad un (vero) concorso, svolto con criteri di trasparenza e massima  pubblicità, e con un contratto strutturato in modo che lo stesso abbia massima responsabilità del proprio operato concreto (onori monetari, ma anche oneri in caso di mala-gestione).

Naturalmente la nomina "politica" del presidente deve prevedere una retribuzione poco più che simbolica, tale solo da rimborsare le spese vive ed il tempo che esso dovrà dedicare per svolgere con coscienza il propio incarico.
Ovviamente non si parla di strani benefit  (tipo auto di servizio o conti spese  senza  vincoli).
E’ un compito che si deve svolgere a servizio del bene pubblico non per arricchirsi.
Se una persona non ha questo spirito non si proponga neppure.

Sappiamo tutti che ci sono persone che guadagnano moltissimo con le loro professioni (per esempio quelle di commercialista o di avvocato) ma il parametro retributivo per una carica pubblica non può certo essere quello del "lucro cessante", personalizzato ad hoc.

La promozione personale, e la visibilità, che una carica pubblica fornisce hanno un implicito valore economico ed anche persone di alto profilo professionale lo capiscono benissimo e sarebbero onorate di accettare un incarico proposto dal Comune di Como.

In caso contrario, non ci sarebbero nelle nostre università professori di diritto, o di economia, mentre, in realtà, c’è una lotta col coltello tra i denti per avere questi incarichi.

Nei casi più importanti, sarebbe opportuno che il compito fosse svolto direttamente dall’assessore al bilancio (non quello attuale, che si occupa d’altro, ovviamente) vista l’inerenza con il suo incarico politico-amministrativo.

A livello comunale, dovrebbe essere costituita una commissione, con la presidenza dell’assessore al bilancio, dove anche le minoranze possano avere accesso a bilanci trimestrali corredati dalle relazioni scritte sulla gestione e dove i consiglieri presenti possano fare domande ed ottenere risposte chiare e documentate.

In caso di disaccordo politico, i temi più importanti potrebbero essere, successivamente, portati in consiglio comunale per un dibattito più ampio e più conoscibile dai cittadini.

L’assessore al bilancio, inoltre, si preoccupi di selezionare uno/due funzionari dell’amministrazione a cui far svolgere anche compiti di operational audit come si farebbe in una società di una certa dimensione del settore privato.

E, sono certo, che tra tutti i dipendenti comunali esistono certamente persone in grado di svolgere questo compito (magari dopo una brevissima formazione ) e magari potrebbero anche rappresentare il Comune direttamente nelle società di più limitata dimensione.

Non è possibile, infatti, vedere lo spettacolo, indecoroso, di consigli d’amministrazione formati da persone inutili (alla causa della società, prima di tutto) che costano nel loro complesso molto più di un dirigente aziendale di un certo valore professionale.

Anzi, più che inutili sono anche dannosi visto che si aggirano senza un compito preciso per gli uffici e sono in grado di sollecitare i responsabili della società a dare udienza a loro amici che desiderano, faccio l’ipotesi, proporre cose fantasiose o proporsi direttamente per essere assunti in pianta stabile, visto che hanno lo "sponsor" del piccolo funzionarietto presente nel Cda.

La politica deve ritrovare altre strade per finanziare se stessa, per esempio chiedendo agli iscritti dei partiti una quota annuale che non sia solo simbolica.
L’esercizio della politica deve "costare", talvolta anche in senso monetario, non "rendere" altrimenti queste misere piccole oligarchie locali difenderanno con le unghie e con i denti i propri privilegi personali e tutto rimarrà cristallizzato.

La democrazia prevede che ci siano pari opportunità tra le parti che si confrontano.

Non vedo perchè, con i miei soldi di contribuente, dovrei pagare i funzionarietti ed i sottopancia dei partiti di governo della città (quali che essi siano, sia chiaro).

Posso definirla una richiesta di "sinistra" ?

Tutto sommato mi sembra solo ristabilire una normale gestione "liberale" della cosa pubblica.

Nulla di rivoluzionario.