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May 17, 2012, 12:07 pm

Prove tecniche d'imperialismo islamonazista

"… alla fine il Libano tornerà a fondersi nella sua patria madre, che è la ‘grande Siria’. ‘Una regione immensa, una delle province più vaste del vecchio impero ottomano, che comprende oltre che gli attuali Libano e Siria, anche Giordania, la Palestina dell’ex mandato britannico e i territori iracheni nord-occidentali’. Parola di George Jabbour, per 18 anni consigliere personale dell’ex presidente Hafez el Assad, parlamentare, politologo, ma soprattutto interprete fedele dell’ideologia panaraba del partito Baath". Questo leggo oggi – con un brivido che mi corre lungo la schiena – in un articolo di Lorenzo Cremonesi sul Corriere della Sera.

Tutti quelli che, da noi, sono pronti a denunciare scandalizzati la longa manus degli Stati Uniti ogni volta che c’è qualche dimostrazione di piazza in qualche regime autocratico o dittatoriale – l’hanno fatto quando ci sono state sommosse popolari a Minsk o a Kiev, per esempio -, ora che in Libano le folle aizzate dagli Hezbollah di Nasrallah minacciano la debole democrazia libanese non fanno più una piega, fingendo di ignorare che quel movimento fondamentalista e jihadista è un’emanazione di Siria e Iran.

Evidentemente è lecito che due stati esteri non soltanto determinino la politica di un altro paese, ma cerchino persino di rovesciarlo. Anzi, uno di essi non ne riconosce nemmeno la legittimità, considerandolo parte di una "grande Siria". Praticamente come se l’Italia non riconoscesse la legittimità del canton Ticino e cercasse di annetterlo a una "grande Italia" finanziando un movimento terroristico che si infiltrasse nelle istituzioni svizzere. Le parole che riporta Cremonesi non potrebbero essere meno ambigue: quello che i due grandi "stati canaglia" della zona – Siria e Iran – vogliono è la restaurazione del Califfato (l’impero ottomano disgregatosi dopo la prima guerra mondiale). Il loro progetto è manifestamente imperialista: se non è imperialismo questo, che cosa lo è?. E considerando da che parte stavano molti dei nascenti paesi arabi durante la seconda guerra mondiale non è così campato per aria parlare ora di "islamonazismo".

La storia non si ripete identica: questa lezione l’hanno imparata anche loro. E’ evidente che non dichiareranno mai troppo esplicitamente i loro fini imperialisti ed espansionistici. Ma per chi sa leggere i segnali, questi ormai sono più che evidenti. In qualche modo gente come Ahmadinejad ha capito come bisogna comportarsi per comunicare con le democrazie liberali occidentali: basta adottarne – come dei ventriloqui – il linguaggio, svuotandolo però allo stesso tempo dei contenuti democratici e liberali. Un esempio da manuale è la "conferenza sull’Olocausto" che si sta tenendo in questi giorni in Iran: Ahmadinejad si richiama alla libertà di indagine storica e scientifica, per renderla "appetibile" e giustificarla agli occhi degli stati democratici, ma allo stesso tempo la sua agenda politica è antiisraeliana, antisionista, antisemitica, antidemocratica, illiberale, totalitaria ed espansionistica.

Per farla breve: nazista. Questo meccanismo viene smontato con molta chiarezza da Fiamma Nirenstein nel fondo pubblicato ieri dal Giornale. I più ingenui, qui, potrebbero cascarci e non vedere le vere intenzioni che si nascondono dietro la maschera del dittatore. Spiace però che a questa tentazione cedano anche i politici di casa nostra che non hanno ancora imparato la lezione: con i nazisti non si tratta. Con la Siria e con l’Iran non si tratta – e, comunque, non si tratta alle loro condizioni.

Cadavrexquis


Prove tecniche d'imperialismo islamonazista

1 Comment

  1. Ulisse scrive:

    Penso di essere uno dei pochi a stare dalla parte di Israele pur non essendo ebreo.
    Sia chiaro i Palestinesi hanno diritto al loro Stato ma non hanno il diritto di destabilizzare l’intera area e di farsi manipolare dalle potenze mediorentali.
    La grave situazione del Libano, considerato negli anni ‘60 la Svizzera del Medio Oriente, trova origine primigenia proprio nell’insediamento dei palestinesi nel martoriato stato e nella loro intromissione negli affari interni. Ci hanno provato anche con la Giordania a destabilizzarla ma il Re Hussein li ha presi e buttati fuori dal Paese pur dichiarando loro tutto il suo appoggio morale, il Libano non è stato capace di fare altrettanto. In questa situazione già di per sè drammatica si sono inserite la Siria, governata da una dittatura, e l’Iran anch’esso guarda caso con un regime dittattoriale.
    La situazione non è per niente facile e anch’io non capisco questi pacifisti a senso unico che vedono solo negli USA la lunga mano armata mentre negli altri stati solo delle povere vittime. Casomai se questi paesi teonazisti si trattengono un poco è proprio per questa lunga mano armata degli States. Il pacifismo va bene ma passare per fessi no, e questi signori, il presidente iraniano in testa, fessi ci stanno facendo.

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