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May 17, 2012, 12:09 pm

All'Araldo i giornalisti non collaborano

Riporto un’interessante notizia….. trovata sul Barbiere della Sera, si conferma ancora una volta che la libertà di informazione è sempre più utopia… questo a Como non in Cina…

A Como i giornalisti non collaborano

Dopo l’ispezione INPGI, nei guai tutti i colleghi che da anni riescono a campare lavorando per le cronache locali delle quattro edizioni del quotidiano. Per i quali l’azienda ha compilato un illuminante regolamento.

Per un preciso ordine dell’editore dopo un’ispezione dell’Inpgi alla Provincia di Como è VIETATO far collaborare i giornalisti di professione.
Nei guai tutti i colleghi che da anni riescono a campare lavorando per le cronache locali delle quattro edizioni del quotidiano.
Niente più professionisti del giornalismo nel vastissimo parco collaboratori delle pagine di cronaca provinciale delle quattro edizioni del quotidiano “La Provincia” di Como.

Potranno lavorare solo soggetti che svolgono attività giornalistica a tempo perso, pensionati e dilettanti.

La decisione è stata presa dai vertici del Gruppo editoriale Sesaab di Bergamo, proprietario delle edizioni di Como, Sondrio, Lecco e Varese del quotidiano comasco, dopo che un’ispezione dell’Istituto di previdenza dei giornalisti ha rilevato che una quarantina di collaboratori svolgono chiare mansioni di lavoro subordinato chiedendo all’azienda circa un milione e mezzo di euro per contributi previdenziali evasi negli ultimi cinque anni.

La notizia è stata divulgata lunedì scorso a Roma durante un incontro tra i vertici del sindacato dei giornalisti, il presidente della Camera dei deputati Fausto Bertinotti, e altri autorevoli rappresentanti del governo e del Parlamento in occasione della presentazione del “Libro bianco sul lavoro nero” realizzato dalla Fnsi per denunciare alcuni tra gli infiniti esempi di sfruttamento e vessazione ai quali è quotidianamente sottoposta da editori e redazioni la maggioranza dei trentamila e più collaboratori che alimentano l’informazione sui giornali italiani.

Per rendere pubblica questa situazione paradossale era presente all’incontro una delegazione dei trenta e più giornalisti che da anni, pur senza essere inquadrati nel contratto dei giornalisti, lavorano a tempo pieno per assicurare i contenuti delle pagine di cronaca provinciale delle quattro edizioni de “La Provincia” riuscendo, nonostante una retribuzione decisamente modesta, a trarre dalle loro prestazioni il necessario per vivere e che ora, dopo la decisione dei vertici Sesaab, si troveranno totalmente senza lavoro.

Dopo la denuncia fatta ai vertici del Sindacato e della politica italiana, i rappresentanti dei giornalisti che, essendo giornalisti di professione, dovrebbero essere espulsi dai ranghi dei collaboratori dell’azienda, hanno sollecitato un immediato intervento del Comitato di Redazione de "La Provincia” che per ora, pur essendo da tempo a conoscenza dei fatti, non ha preso però nessuna iniziativa per tutelare il loro rapporto di lavoro.

Le intenzioni dell’azienda erano state comunicate nelle scorse settimane ai direttori delle varie testate Sesaab con un molto esplicito documento d’indirizzo allegato che si articola in una lunga serie di norme alle quali dovranno attenersi le redazioni nel gestire il lavoro dei collaboratori.

Tra l’altro, oltre al divieto di impiego di collaboratori giornalisti di professione, è stato ordinato alle redazioni di non utilizzare più l’apporto dei collaboratori per tutto quanto riguarda notizie di una certa rilevanza e per quelle di cronaca nera e giudiziaria. Un indirizzo che, come sottolineano i rappresentanti dei collaboratori, è in atto già da qualche settimana, tanto che, proprio in questi ultimi giorni, i due giornalisti professionisti che da tempo forniscono le cronache dell’Alta Brianza, sono stati totalmente tagliati fuori dalla copertura informativa sulla , notizia che sta tenendo banco su tutti i media nazionali.

“Una indiscutibile prova del nove – dicono ora i collaboratori a tempo pieno – di come non ci siano equivoci sulla determinazione del giornale a mettere diligentemente in atto le direttive dell’editore, ovvero di non farci più lavorare e farci così finire totalmente sul lastrico”.

Il coordinamento dei giornalisti precarizzati de “La Provincia” di Como

ECCO IL “DECALOGO” DELL’EDITORE

Da Direzione Risorse Umane
a Direttori
e p.c. Consigliere Delegato, Direttori di Struttura Quotidiani

Oggetto: PROCEDURA COLLABORATORI GIORNALE
Destinatari: REDAZIONI GRUPPO SESAAB

SCOPO

Disciplinare e regolamentare l’utilizzo dei collaboratori free lance, al fine di ridurre al minimo il rischio di contenzioso.

La presente procedura trova la propria ragion d’essere nella duplice esigenza di consentire al giornale l’utilizzo di personale “esterno” che copra determinate aree del territorio, che altrimenti sarebbe impossibile seguire con i redattori assunti minimizzando, dall’altra parte, i rischi di commistione tra diverse posizioni lavorative (redattore/collaboratore) che potrebbero portare a situazioni di pesante contenzioso.

PREMESSA

La premessa da cui partire è che la figura del collaboratore è tipica, ai sensi della recente e meno recente normativa, di un rapporto di lavoro autonomo, caratterizzato da assoluta indipendenza operativa e da totale mancanza di ogni vincolo di subordinazione nei confronti dell’azienda.

CARATTERISTICHE PRINCIPALI

1.Ogni collaboratore dovrà di norma avere un’attività principale; l’attività di collaboratore sarà quindi secondaria;

2.Ogni collaboratore svolgerà la propria attività senza alcun obbligo di presenza, di orario e/o di gerarchia nei confronti di alcun altra persona all’interno della redazione;

3.In relazione ai pezzi inviati dal collaboratore non vi sarà alcun obbligo da parte dell’Azienda di pubblicare gli stessi;

4.Ad ogni collaboratore non potranno essere pubblicati, e di conseguenza pagati, più di 100 pezzi al mese; nel caso il collaboratore non abbia una attività principale non potranno essergli pubblicati più di 20 pezzi al mese;

5.Il collaboratore non dovrà assolutamente tenersi a disposizione del proprio referente all’interno della redazione, né giustificare l’eventuale mancato invio di articoli e/o ogni eventuale assenza;

6.Il Direttore potrà in qualsiasi momento, ad assoluta sua discrezione e senza necessità alcuna di preavviso, inviare altri redattori sul territorio “coperto” dal collaboratore; costoro potranno scrivere articoli relativi alla zona in oggetto, o alla materia trattata in via principale ma non esclusiva dal collaboratore;

7.Al collaboratore è fatto divieto assoluto di soggiornare nei locali aziendali, specialmente quelli relativi alla redazione; l’ingresso in azienda sarà consentito esclusivamente per motivi assolutamente necessari (ad esempio per la consegna di un articolo) e solamente per il tempo strettamente necessario; in tutti i casi tali accessi dovranno essere preventivamente comunicati e concordati con il Direttore, o persona da lui designata;

8.Il collaboratore, in linea di massima, non potrà trattare argomenti caratterizzanti la linea editoriale del giornale, né altri argomenti particolarmente “pesanti”, come ad esempio la cronaca nera; su quest’ultima tipologia di servizi è opportuno dedicare personale in forza;

9.A nessun
collaboratore dovrà essere fornito alcun accredito da parte del giornale, in qualità di inviato;

10.Non potrà più essere adibito alcun locale ad uso dei collaboratori; di conseguenza agli stessi dovrà essere impedito l’utilizzo di qualsiasi apparecchio aziendale (fax, telefono, pc, fotocopiatrice, ecc.);

11.Ai collaboratori non potranno più essere assegnati contratti di lavoro a tempo determinato; questi dovranno invece essere assegnati a personale di diversa tipologia contrattuale (giornalisti disoccupati);

12.In tutti i casi nei quali si preveda l’avvio di un nuovo contratto di collaborazione la Direzione Risorse Umane dovrà essere preventivamente informata, attraverso le segreterie di redazione, al fine di predisporre la documentazione necessaria al corretto inizio del contratto;

13.Nessun compenso e nessun rimborso spese saranno dovuti per gli articoli inviati ma non pubblicati;

14.Tutte le spese affrontate dal collaboratore nello svolgimento della sua attività non potranno più essere (ove lo siano state) rimborsate dall’Azienda;

15.Durante il periodo di collaborazione il collaboratore potrà in qualsiasi momento accettare altri incarichi da qualsiasi altra azienda del settore, ovvero svolgere qualsiasi altro tipo di attività, senza bisogno alcuno di concordare la cosa con l’Azienda.

Si raccomanda al Direttore di attivarsi al fine di rendere tutta la redazione edotta della presente procedura, al fine di evitare che vengano messi in atto, a livello individuale, comportamenti che possano nuocere all’Azienda.

Direzione Risorse Umane
Gruppo SESAAB


All'Araldo i giornalisti non collaborano

67 Comments

  1. S scrive:

    Sono piuttosto confuso su tutta questa faccenda. Da un lato mi sembra opportuno tutelare i lavoratori, ma dall’altro non capisco perche’ un ricercatore precario deve prenderlo in quel posto in silenzio mentre un giornalista che racconta le gesta di Bruni debba avere un posto di lavoro garantito ed eterno. Due considerazioni: la prima e’ che, oggettivamente, di tanta stampa locale o paralocale si potrebbe forse fare a meno. Riportare tutti i commenti del sindaco sulla carta stampata serve a poco in un paese democratico. Soprattutto se a fianco non c’e’ il commento dell’opposizione.
    La seconda considerazione e’ la seguente: il vero pluralismo editoriale non si realizza assumendo a tempo indeterminato. Ci vuole la volonta’ dell’editore, prima di tutto. Se sei un giornalista di destra, difficilmente sarai assunto al manifesto. E viceversa per un giornalista di sinistra.

  2. AMICI DI COMO scrive:

    grazie del link dell’ansa che è stato molto utile.
    HO CAPITO TUTTO. OVVERO CHE LO SCIOPERO E’ PER LA GIUSTA CAUSA DEGLI SFIGATI FRUTTIVENDOLI PRECARI DELLA “PROVINCIA”

  3. Ma sai S. se fossimo in un vero e sano paese capitalista, sai cosa sarebbe successo? che i giornalisti “collaboratori” avrebbero avuto i finanziamenti per aprirsi un loro giornale… ma siccome cosi non è .. occorre tenersi quello che c’è.. stessa cosa per i ricercatori.. che vengono usati dai vari cattedratici per le ricerche che diventano consulenze nell’industria…

  4. S scrive:

    Ribadisco che mi piacerebbe che questa guerra fra editori e giornalisti finisse con un contratto onorevole per chi lavora. Detto cio’, bisogna decidersi. Se il giornalista mette le sue capacita’ sul mercato, prima o poi deve rinunciare a fare corporativismo a priori. Un Bambace (Corrierino) che aizza i cittadini contro i conducenti d’autobus non puo’ aspirare alla stessa posizione di Biagi. Spero che anche lui ottenga un posto fisso, ma ho paura che questo abbia ben poco da spartire con la democrazia e la pluralita’. Chi scrive per “il Giornale” difficilmente sara’ libero di indagare sulla famiglia Berl* senza intromissioni. C’e’ molta ipocrisia negli ordini professionali, per rinnovare il contratto si invocano i diritti universali, ma poi ci si dimentica di chi e’ giornalista e imbastisce telegiornali faziosi fino al ridicolo. Lo stipendio sicuro fa comodo a tutti, ma non puo’ diventare un sinonimo di liberta’ d’espressione.

  5. cittadino libero scrive:

    @libero cittadino. Stai calmino: non ho detto che me ne frego di questa situazione, dico solo che se un giornale ha bisogno solo di 6 giornalisti per fare quadrare i costi (è solo un esempio astratto) non vedo perchè dovrebbe essere costretto ad assumere molti collaboratori, costringendolo a licenziare anzichè aumentare i loro diritti. Quanto al caso del forse papà in attesa, mi spiace molto ma – ripeto – da che mondo è mondo non è con i cambi di legislazione che si risolvono le situazioni individuali (al più si riducono gli effetti più negativi). Il fatto è che in una società capitalistica come la nostra l’offerta di lavoro è anche notevole, ma per lo più in campi snobbati da una marea di persone: ogni anno escono 10.000 laureati in scienze della comunicazione (che si sommano a decine di migliaia di laureati in lettere, filosofia, giurisprudenza): cosa vanno a fare? Tutti i giornalisti-avvocati-pubblicitari (categoria ignota)-professori? Il sistema stà saltando: chi si laurea in chimica e il lavoro lo trova in un’ora!!! Dunque mi dico, se a 35 anni sei un mero collaboratore della Provincia, cosa aspetti a cercarti (almeno a provare altre strade, diamine!) una seria occupazione alternativa che ti dia maggiore sicurezza di vita??? Si chiama realismo, se poi devo in nome del politically correct dire “che peccato, speriamo che il datore di lavoro vada in rosso regolarizzandolo per altruismo” dimmelo pure…

  6. cittadino libero scrive:

    @sir percy – ottima idea, peccato che ai partiti politici non interessi assolutamente la libertà di stampa totalmente slegata da loro: mi sembra che vi siano stati dei positivi esperimenti da qualche parte: magari provo a fare una ricerca (ps ricordate che la legge sulla stampa dava e dà contributi SU INDICAZIONE DEI GRUPPI PARLAMENTARI!!!).

  7. analfabeta scrive:

    domani vado al bar, così non pago l’Araldo, e faccio leggere a qualcuno (a causa del mio stato…)su in cima, sotto al titolo: c’è ancora la scritta “quotidiano indipendente”?!? Ma indipendente da chi? Ma de che?per favore…passate col bianchetto, senza clamori, su quella scritta…e speriamo che nessuno noti nulla, nè prima, nè dopo….l’unica indipendenza, è quella di lasciare a piedi un numero rilevante di lavoratori, senza chiedere a nessuno…quanto agli scioperi, non mi pare di aver sentito sul TG4, mio tg di riferimento, alcun accenno alla vertenza del quotidiano cittadino…mi sa proprio che non li considerano affatto, i problemi comaschi…

  8. analfabeta scrive:

    ma allora son di coccio!!! domani è sciopero!!!
    va beh, leggerò la Pravda: quella è una certezza, c’è sempre, grandiosa…e l’operazione-Araldo la rinvio a dopo le feste…però, che sciopero tattico, con le feste di mezzo… se non fosse che lo scioperante non è pagato, potrei pensare al dolo…

  9. cittadino libero scrive:

    Quotidiano indipendente dovrebbe essere scritto sui giornali che non prendono nè un euro dai partiti nè dalla legge sulla stampa che ho appena citato. Credo che ne siano rimasti una decina in tutta la penisola…

  10. cittadino libero scrive:

    In effetti sembra più una vacanza prolungata… Però le ragioni sono cmq serie: mi chiedo come finirà questo confronto sindacale alla fine. A proposito Libero e Giornale saranno in edicola: mi chiedo allora se in questi organi di stampa le condizioni siano migliori del resto d’Italia.

  11. babbo natale scrive:

    da buon lettore oggi non ho trovato l’araldo in edicola ma ieri ho però trovato in prima gli auguri di buon natale.
    Mi sento di ringraziare e gli girarli soprattutto ai precari messi alla porta.
    POVERINI, invece del caviale per questo natale solo briciole. E forse neppure quelle.
    Buon Natale

  12. analfabeta scrive:

    mi associo agli auguri, estendendoli alla proprietà del giornale. Ora la Chiesa ha una missione umanitaria in più da portare avanti: salvare alcune decine di lavoratori di un noto quotidiano comasco dalla fame. Ma! Attenzione! Il quotidiano in questione E’ della Chiesa!!! Come dire: il gatto si morde la coda, la causa e l’effetto, crearsi in casa il lavoro…complimenti, è una storia edificante, buon Natale a tutti, e mille di quei simpatici e graziosi decaloghi a tutti i lavoratori dell’informazione italiani….

  13. Pare che la pescheria Guerci sia in rivolta.. la carta dell’araldo è migliore rispetto a quella dela pravda :-D

  14. analfabeta scrive:

    …per pulire le vetrine, però, per ammissione dello stesso negozio, la Pravda e in particolare la prima pagina è imbattibile….

  15. collaboratore precario scrive:

    Sono un collaboratore (co.co.co)di un quotidiano della Sesaab “cugino” della Provincia di Como e ho trovato molto interessante il vostro dibattito.
    Mi intrufolo per precisare alcune cose che possano far capire meglio dove sta il punto della questione, dato che la stessa direttiva citata nell’articolo di questo blog è entrata in vigore oltre che a Como anche nelle redazioni “cugine” di Lecco, Sondrio e Varese:
    1) l’Inpgi non ha chiesto di regolarizzare 100 collaboratori ma solo di distinguere in modo rigoroso il lavoro dei collaboratori da quello dei professionisti assunti in redazione;
    2) il problema riguarda principalmente alcuni collaboratori che svolgono il lavoro giornalistico di fatto in via esclusiva e che si sono trovati, DA UN GIORNO ALL’ALTRO, senza lavoro, in barba ad ogni diritto;
    3) la retribuzione media di uno dei suddetti collaboratori non è certamente scarsa, ma a fronte di un contratto (il famigerato co.co.co.) che non tutela in alcun modo il giornalista e che
    4) la categoria dei co.co.co. nella stampa locale e nazionale esiste principalmente a causa di un sistema di privilegi settari assolutamente inaccettabile che si chiama Ordine dei Giornalisti. Ricordo a tutti però che, purtroppo, quando qualche anno fa si tenne un referendum per abolire l’Ordine, gli italiani se ne fregarono e non andarono a votare facendo saltare il referendum stesso.
    5) vi garantisco che fare il giornalista, e farlo bene, non è mestiere semplice. Farlo da collaboratore co.co.co. ancora meno: non si ha diritto alle ferie e non si ha diritto ad ammalarsi. Certamente non tutti i giornalisti sono degni di rispetto nè sono al riparo da critiche, ma ciò non toglie che persone che onestamente si guadagnano la pagnotta facendo un lavoro non semplice debbano essere così brutalmente sbattute a cercarsi un’altra occupazione. Nonostante il fatto che il mercato dimostri di avere bisogno di queste figure professionali, che finiscono invece per essere ostaggio delle regole feudali che vigono nel mondo del giornalismo. Di certo non meritano certi insulti e sberleffi che ho letto, perchè è tutta gente che lavora mettendoci la propria faccia e la propria responsabilità (sappiate che quando qualcuno vi querela per diffamazione potete anche avere ragione e non avere scritto niente di diffamatorio, ma difendersi in tribunale comunque costa parecchio, soprattutto per persone che guadagnano qualche euro ad articolo) merita quantomeno rispetto.
    6) molti si lamentano dei quotidiani locali esistenti (non sono di Como ma vi garantisco che anche nella mia provincia le critiche sono assolutamente identiche), e lo fanno a ragione: spesso sono politicamente schierati, spesso tendono ad essere megafono di chi governa, spesso fanno del sensazionalismo dozzinale e spinto all’eccesso. Però parte della responsabilità è anche dei lettori, che cercano un certo tipo di notizie e che non hanno mai dimostrato di credere, premiandoli, in modelli di giornalismo locale diversi da quelli in voga attualmente. Vi assicuro che quando si sbattono i morti in prima pagina le vendite dei quotidiani locali schizzano in alto, la stessa cosa purtroppo non succede quando si fanno inchieste approfondite su temi socialmente rilevanti. Lo stesso Studio Aperto, tanto vituperato e obiettivamente inguardabile, è secondo i dati d’ascolto (che sono gli unici parametri considerati da chi finanzia le reti tv, ovvero gli inserzionisti pubblicitari) l’unico tg che negli ultimi dieci anni è cresciuto in termini di pubblico (+50% rispetto alla più “seria” gestione Liguori).

    Vi ringrazio dell’ospitalità e lancio il mio messaggio di solidarietà ai colleghi precari de “La Provincia di Como” sperando che giunga qualche attestato di vicinanza anche dalle organizzazioni sindacali

  16. Bene collabratore precario riporto il tuo commento in un post.. e cosi continuamo.. :-D con queste info aggiuntive.

  17. Non ho capito tanto bene.
    Mi sembra nella sostanza che un controllo della societa’ che gestisce le pensioni dei giornalisti italiani eseguita presso l’ “Editoriale La Provincia di Como” ha riscontrato un mancato versamento e quindi ha chiesto il conguaglio di contrubuti per oltre un miliardo e mezzo di euro.
    Ci saranno le varie procedure, deduzioni e contro deduzioni, e se sono da pagare alla fine l’amata Curia di Bergamo paghera’.
    Questo e’ il fatto.
    Poi viene, e sembra piu’ interessante, la risposta “politica” della Curia di Bergamo.
    Trovare il modo piu’ semplice perche’ nel futuro si paghi il meno possibile e non succeda piu’ questo.
    Se il modo piu’ semplice e’ che i collaboratori devo essere persone che hanno un altro lavoro principale. Che continui il rag.Luppi che ‘ pensionato Enel. Che venga sospeso il rag. Gandola che e’ studente universitario.
    Poi ogni caso e’ personalizzabile, quindi difficile da commentare.
    Ma intanto il giornale continueranno a farlo i collaboratori. Si cambiera’ gente, si camberanno i nomi e le procedure.
    Si nomineranno collaboratori onorari i Prevosti e anche i sacrestani, che faranno scrivere da nipoti amici e figli.
    E poi come tralasciare la tremenda risorsa delle perpetue. Que da li si che arrivano le notiziette che interessano la gente.
    E cosi’ l’amato periodico tornara’ ai vecchi tempi splendidi quando haveva il dolce sopranome di se non erro de “La marieta di ciacer” o qualcosa di simile. E peccato che il caro giandomenico clerici sia morto in questi giorni, che lui si se le sapeva tutte queste cose.
    Problema e’ che l’editore ha le sue esigenza, ma ancora di piu’ la publicita’.
    E quindi poi il caporedattore diventa convinto che la verita’ sia questa. Quella che pensa e (secondo lui) desidera l’Editore e l’Inserzionista.
    Come sempre capita avviene un disastro peggiore, fer farsi ben vedere e per una leccatina di ipocrisia e di leale ruffianismo al capo piu’ capo.
    Quindi mi sembra che non sia cambiato nulla, una multa probabilmente meritata. Una risposta credo solo politica ma impraticabile nella realta’.
    suerte. hasta pronto de Cancun en Mexico.
    http://www.bordoli.tk

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