Aperta la stagione di caccia al frocio
Il frocio è un piatto prelibato, soprattutto se servito impallinato ai lettori dei quotidiani, cucinato da vecchi giornalisti rimbecilliti o da gagà boccoluti e sedicenti liberali. Tirare palate di merda agli omosessuali italiani – e farlo con l’aria di chi ti sta facendo un favore – il disclaimer, solitamente, è: "Io non ho niente contro i gay, ma…", meglio ancora se con l’aggiunta di: "ho anzi molti amici gay" – è diventato uno sport nazionale.
Suggerirei a Prodi d’introdurre una tassa sull’ "insulto al finocchio": ripianeremmo rapidamente il bilancio di Stato, anche se qualcuno rischierebbe la bancarotta – ma credo che non gli dispiacerebbe, se è per il gusto di dirci che siamo delle bestie perché "ci accoppiamo con quelli del nostro sesso" o che le lesbiche tramano per ridurre le "vere donne" – cioè degli uteri buoni solo a scodellare soldati di Cristo – in cattività o in clandestinità.
Questa volta, a unirsi al tiro al piattello, è Nantas Salvalaggio – che io pensavo fosse morto, a dire il vero, ma probabilmente deve avere duecento anni – con un articolo su Libero di ieri. In sostanza Salvalaggio sostiene di essere spesso in sintonia con Fassino, ma stavolta lo critica perché avrebbe mostrato eccessiva arrendevolezza nei confronti dei gay. Il giornalista ultracentenario si riferisce, ovviamente, alla lettera pelosa con cui il segretario dei ds assicura il suo sostegno ai gay ("Cari compagni gay, non vi ho tradito"), dopo che gli sono piovute addosso le critiche dell’Arcigay in seguito alle sue uscite sempre più accomodanti verso i "teo-dem" del (purtroppo) nascente Partito Democratico. Per Salvalaggio è arrendevolezza quella che, a mio avviso, è semplice doppiezza e paraculaggine. Ma lasciamo perdere.
Il giornalista scrive: "un conto è l’élite mondana del partito, più in sintonia con la sinistra di Oxford che con quella di Otranto; ma a tutt’altra musica è abituata la cosiddetta ‘base’, quella che cuoce le salamelle e vende i gadget di partito alle Feste dell’Unità". Ci sono due cose che mi danno il voltastomaco in questa concezione: la prima è la malafede e l’ignoranza con cui si dà per scontato che i gay sono tutti belli, ricchi e famosi, e difendere i loro diritti significhi – come direbbero loro, i fini esegeti che scrivono su Libero – metterlo nel culo agli operai e al proletariato. A questi imbecilli non viene mai in mente che gli omosessuali sono in tutte le fasce della società, non soltanto tra stilisti e parrucchieri delle dive, ma anche nel "popolo delle salamelle". La seconda è la faccia tosta con cui si santificano i pregiudizi e l’ignoranza solo perché a esprimerli è la "base proletaria", rinunciando così a una funzione trascinatrice e progressista della politica. Poi, per esemplificare, Salvalaggio racconta di avere sentito il segretario di una sezione di An dire a un diessino che "ieri due dei vostri sono passati da me per chiedere la tessera di An. Uno ha detto: ‘E chi se l’aspettava di finire in un partito di sederoni?’".
Non pago di tutto questo – che sarebbe di per sé già abbastanza triste – lo squallido Salvalaggio ci mette del suo, impugnando a sua volta il fucile per il tiro al piattello. Naturalmente premette – ecco il solito disclaimer – che non vuole "indulgere a un moralismo da due soldi". Poi parte con gli insulti: i comunisti di una volta – bei tempi, signora mia! – "resterebbero basiti a sentire questi discorsi sulle devianze sessuali", "una volta, se uno aveva qualche problema ormonale se lo sbrigava per suo conto" e ora "tutte le schifezze si lavano in piazza" – i corsivi sono miei. Ora io vorrei dire a Salvalaggio che io non ho proprio nessun problema ormonale e, anzi – per usare un linguaggio che, oltre che alla sua altezza, sarà ben compreso anche da quella base proletaria di cui lui favoleggia -, a me il cazzo tira benissimo, sono in grado di sborrare più volte al giorno e ogni volta con una potenza identica a quella precedente. I problemi ormonali li avrà lui – e non solo quelli, temo, data l’età. Se lui infatti ha una prostata grossa come un melone che gli rende difficile minzione ed eiaculazione, non è il caso che per questo se la prenda con gli omosessuali.
Conclude Salvalaggio che, leggendo del "valzer gay di Fassino", Togliatti probabilmente si starà rivoltando nella tomba. Quando si tratta di smerdare gli omosessuali, dunque, a Libero anche Togliatti gli va bene. Per quanto mi riguarda, gli ossicini di Togliatti possono vorticare quanto vogliono nella loro tomba: il disprezzo di Togliatti per gli omosessuali non è certo una nota di merito, né per lui né per il partito comunista italiano. Dopotutto Togliatti è quello che, quando negli anni trenta André Gide tornò dall’Unione Sovietica e raccontò il disastro e l’orrore della dittatura stalinista, gli rinfacciò indispettito che avrebbe fatto meglio di occuparsi di "pederasti", ché quella era l’unica cosa di cui si intendeva.








Frocio è offensivo. Gay è da fighetti. Omossessuale troppo tecnico.
Io sarei per “culattone”, più simpatico.
Luca sono d’accordo con te a patto che voi etero accettate di essere chiamati puttanieri
Sparare al frocio è fin troppo facile, lo fanno quasi tutti, è il secondo sport nazionale dopo il calcio, un po’ più difficile invece è capire e accettare che non tutti siamo uguali ed omologati.
Negli anni ‘30 le stesse espressioni che ora vengono rivolte ai froci venivano rivolte agli ebrei, speriamo non ci sia bisogno di un genocidio (che tra l’altro c’è già stato) per smuovere le coscienze.
Visto che siamo in periodo natalizio, io consiglierei una bella strenna da mettere sotto l’albero, è un libro di Marguerite Yourcenar ‘Alexis’, è stato scritto agli inizi del ‘900 ma è tutt’ora attualissimo oppure il DVD di ‘Amici complici amanti’ con Anne Bancroft, Harvey Fierstein, Matthew Broderick, regia di Paul Bogart anno 1998.
Certo che l’omosessualità è totalmente trasversale, ovvero tocca ogni classe, categoria, parte politica.
Ci sono differenze nella possibilità di manifestarla.
Il mito degli omosessuali tutti fighetti, ricchi e belli deriva unicamente dal fatto che le classi alte, dotate di una notevole indipendenza intellettuale e culturale, hanno sempre potuto esprimersi molto più liberamente delle classi medie e basse.
E’ facile vivere la propara sessualità liberamente quando non si ha bisogno di nulla, si ha il papà ricco e la mamma intellettuale, si va in vacanza dove si vuole, in belle e ampie case totalmente a propria disposizione, e ci si può fare una cultura che valorizza il proprio modo di essere, anche se di nicchia.
Diversa è la condizione di uno ragazzo omosessuale che viene su in una famiglia che ha paura della propria ombra, che sogna per il figlio che sia il più possibile simile agli altri, che non ha gli affilati strumenti della cultura, che è ricattabile perche non dotata di mezzi economici.
E’ anche vero che chiunque può rifiutare un destino che pare segnato, ribellarsi, lasciare finalmente il paesello e dedicarsi alla costruzione di un se stesso diverso dalla tradizione, ma deve avere proprio una forte personalità.
Intanto rallegriamoci. C’è stato il tempo dei roghi e quello dell’olio di ricino. Oggi abbiamo una Costituzione che, pur disattesa, delle belle garanzie le offre.
Il problema che Luca sente molto, che è quello di denominare con un preciso termine chi ha un orientamento sessuale per persona dello stesso sesso, è tipico di dell’ “insicuro culturale”, che usa termini, a mo’ di epiteti, a volte in modo maniacale, per confermare una propria idea e sentirsi più forte.
Sentiamo la necessità di chiamare con un nome uno a cui piacciono le carote o, viceversa, uno a cui non piacciono le carote ? Direi proprio di no.
Perchè allora dover connotare con una parola una persona solo in funzione del suo orientamento sessuale ? Il fatto dovrebbe riguardare solo la sfera personale di quella persona o almeno essere considerato assieme a molte altre caratteristiche di una persona.
Invece no: “culattone” e basta.
E’ evidente lo scopo di discriminare socialmente, punire psicologicamente e – potendo – condizionare la vita di quella persona.
Luca, è come se se tu fossi sempre chiamato “cazzo”, perchè a qualcuno piace notare e far notare questa sola tua caratteristica. O come se la tua ragazza fosse sempre chiamata “figa”.
In un contesto di amicizia, di complicità o giocoso, eccezionalmente, ciò sarebbe anche accettabile, ma di regola assolutamente no.
Ma non riuscite a pesare a una persona umana nell’unicità e complessità del suo essere ?
Ma che società sognate e ci proponete ? Quella di tutti uguali e irregimentati che la pensano e si comportano in un unico modo ?
NUCLEARE SI GRAZIE
BENPENSANTI NO GRAZIE
Sarò pure insicuro CULturale, ma il mio CUL è vergine.
Caro Luca gallina che canta ha fatto l’uovo
quasi freudiana questa tua precisazione..
Se avessi fatto anche solo un uovo, non sarei li più vergine…
però ammetti di essere gallina…
e non gallo…
La fissazione di Luca sul significato sessuale dell’ano suscita i seguenti pensieri.
1
Nella normale, moderna cultura sessuale è universalmente accettato, anche dai maschilisti assoluti, il rapporto anale di un uomo con una donna.
Anzi, si sa che la cosa a moltissime donne piace anche di più del normale rapporto e che l’uomo ne risulta eccitato particolarmente, trattandosi di pratica “anomala”, così come avviene per ogni pratica della serie “lo famo strano”.
Ora, perchè mai un uomo che appartiene alla nostra cultura ammette senza il minimo problema che una donna usi per il sesso il suo organo sessuale normale oppure il suo orifizio posteriore e che egli indifferentemente possa praticare la penetrazione nell’uno o nell’altro orifizio, mentre la stessa cosa, quando riguarda un uomo, diventa invece sinonimo di perversione e oggetto di speciali denominazioni della persona per questa sua caratteristica ?
Forse chiamiamo una donna, che penetriamo nel suo orifizio posteriore, in un modo particolare ? Che so ? Culatella o simili ? Mi pare proprio di no. E ciò perchè la cosa è normale.
2
Ogni uomo appartenente alla nostra cultura è sommamente eccitato dal vedere due donne che fanno sesso e ancora di più ad essere coinvolto attivamente in quella pratica.
Dunque perchè mai ammettiamo l’omosessualità femminile, al punto che buona parte di noi è disposta a partecipare personalmente a pratiche che coinvolgono due donne lesbiche o bisex, mentre dall’altra parte indichiamo come somma perversione l’omosessualità maschile ?
Dunque vedi che questa tua fissa che riguarda le pratiche sessuali aventi a che fare con l’orifizio anale, che giunge al punto di magnificare la tua verginità (ma a chi interessa?), è assolutamente incoerente e poggia su un costrutto mentale labilissimo.
Personalmente non sono omosessuale, ma ho sempre pensato che gli omosessuali hanno su di me un vantaggio: un organo supplementare per fare sesso. Per cui penso che la mia “verginità” rappresenti più che altro un limite, probabilmente causato da condizionamenti culturali.
Caro Luca, Giulio Cesare, noto accanito bisex, probabilmente era una spanna avanti a te e a me in quanto a capacità di vivere una vita piena e di soddisfazione. E non perdeva tempo a parlare di stupidaggini come la verginità. Non dimentichiamo che era uno dei più capaci condottieri della soria.
@condorcet: tu sei pazzo. Scusa il giudizio banale.
No, no, Condorcet ha scritto cose molto vere, altro che pazzo. Più facile dichiarare pazzi gli altri che fare i conti col proprio buco del culo.
@stefano: come fai a definire veri dei pensieri? Dileguati, dai…
Luca, un’affermazione come la tua è insulsa se non è argomentata.
Mi pare di aver ben argomentato le mie.
Dunque se ha qualcosa da dire dovresti riferirti esattamente alle mie affermazioni e contraddirle, se ne sei capace.
Se no fai la figura di quello che è contro qualcosa, ma non sa bene perchè.
Troppo facile l’interpretazione psicanalitica degli interventi omofobici. Da manuale.Un classico perino la sbandierata verginità anale.Si può solo sperare che l’autore chieda aiuto a qualche serio professionista prima di avventurarsi nel matrimonio. Per il suo bene e per quello della sua compagna e di eventuali figli.Quello che fa riflettere è l’impotenza della mediazione culturale che avrebbe dovuto, negli anni della sua formazione,stimolare il dubbio come strumento di ricerca da applicare anche alla propria condizione esistenziale.Pazienza per il centenario Salvalaggio, formatosi in un contesto culturale condizionato dalle certezze ideologiche che non favorivano certo nei più fragili la conquista dell’autonomia, ma leggere oggi affermazioni non suffragate dalla ragione è inquietante.Perchè oggi, come allora, l’assenza di ragioni conduce inevitabilmente l’impotente razionale all’aggressione gratuita. Se dall’insulto non si passa all’agito, trovando parziale sfogo al senso di frustrazione nella campagna in atto denunciata da cadavrexquis, è solo perchè gli omofobici oggi hanno la consapevolezza di essere una minoranza.
Caro Ser ma il bello che Luca.. è già sposato… e con figli…
saluti a tutti!
passavo di qua’ e la discussione mi ha interessato..
vorrei dire a Sir Percy Blakeney, che il mondo e’ pieno di gay repressi che si sposano e poi hanno avuto figli, cosi’ come di gay non repressi che comunque hanno avuto figli.
vi racconto di un tizio che veniva a rimorchiare di mercoledi’ nelle zone di battuage gay e vestiva con una strana giacca da pescatore. allora una volta gli chiedo il perche’, e la risposta fu, al’incirca: “mia moglie il mercoledi’ ha il turno di notte in ospedale, ho anche due figlie sui 20 anni, cosi’ racconto che per non rimanere a casa da solo vado al club dei pescatori”…insomma sempre di pesci si tratta.
allora, moglie? figli? capirai! insomma, il mondo e’ sempre “diverso” da come lo si vuole vedere.
Grazie Kiky chiederemo a Luca se va a pesca allora
NON SI RIESCE A CAPIRE IL PERCHE’ CI SIANO MOLTE PERSONE CHE GIUDICANO GLI OMOSESSUALI ESSERI SPREGEVOLI,PERSONE DA DERIDERE,QUALCUNO ADDIRITTURA NE CHIEDE LA LORO EMARGINAZIONE QUASI COME GLI EBREI; INTANTO FACCIAMO UN DISTINGUO FRA GAY E I TIPICI RECCIONI, QUELLI CIOE’ CHE ANDAVANO NEI CINEMA VICINO AI RAGAZZINI SOLO PER IL GUSTO DI TOCCARE,O TI CHIEDEVANO LA BOTTIGLIETTA,PICCOLA NATURALMENTE, DI SPERMA (A PAGAMENTO) PER BERSELA. QUELLI NON ERANO GAY ERANO MAIALI. IL GAY SI DIFFERENZIA SOLO PER LA DIREZIONE DELLA SUA SESSUALITA’,NON DISTURBANO,ANZI, NON CHIEDONO NULLA,VIVONO NEL LORO MONDO,E NON SONO NE RICCHI, NE POVERI,CIOE’ NE PIU’ RICCHI, NE PIU’ POVERI, SONO UGUALI A TUTTI NOI, E MOLTE VOLTE ANZI DIREI SEMPRE.MEGLIO DI NOI PERCHE’ ALMENO SI FANNO I CAZZI PROPRI. GUIDO
NON SI RIESCE A CAPIRE IL PERCHE CI SIANO MOLTE PERSONE CHE GIUDICANO GLI OMOSESSUALI ESSERI SPREGEVOLI,PERSONE DA DERIDERE,QUALCUNO ADDIRITTURA NE CHIEDE LA LORO EMARGINAZIONE QUASI COME GLI EBREI; INTANTO FACCIAMO UN DISTINGUO FRA GAY E I TIPICI RECCIONI, QUELLI CIOE CHE ANDAVANO NEI CINEMA VICINO AI RAGAZZINI SOLO PER IL GUSTO DI TOCCARE,O TI CHIEDEVANO LA BOTTIGLIETTA,PICCOLA NATURALMENTE, DI SPERMA (A PAGAMENTO) PER BERSELA. QUELLI NON ERANO GAY ERANO MAIALI. IL GAY SI DIFFERENZIA SOLO PER LA DIREZIONE DELLA SUA SESSUALITA,NON DISTURBANO,ANZI, NON CHIEDONO NULLA,VIVONO NEL LORO MONDO,E NON SONO NE RICCHI, NE POVERI,CIOE NE PIU RICCHI, NE PIU POVERI, SONO UGUALI A TUTTI NOI, E MOLTE VOLTE ANZI DIREI SEMPRE.MEGLIO DI NOI PERCHE ALMENO SI FANNO I CAZZI PROPRI. GUIDO