Aperta la stagione di caccia al frocio

dicembre 21, 2006 in Como by cadavrexquis

Il frocio è un piatto prelibato, soprattutto se servito impallinato ai lettori dei quotidiani, cucinato da vecchi giornalisti rimbecilliti o da gagà boccoluti e sedicenti liberali. Tirare palate di merda agli omosessuali italiani – e farlo con l’aria di chi ti sta facendo un favore – il disclaimer, solitamente, è: "Io non ho niente contro i gay, ma…", meglio ancora se con l’aggiunta di: "ho anzi molti amici gay" – è diventato uno sport nazionale.

Suggerirei a Prodi d’introdurre una tassa sull’ "insulto al finocchio": ripianeremmo rapidamente il bilancio di Stato, anche se qualcuno rischierebbe la bancarotta – ma credo che non gli dispiacerebbe, se è per il gusto di dirci che siamo delle bestie perché "ci accoppiamo con quelli del nostro sesso" o che le lesbiche tramano per ridurre le "vere donne" – cioè degli uteri buoni solo a scodellare soldati di Cristo – in cattività o in clandestinità.

Questa volta, a unirsi al tiro al piattello, è Nantas Salvalaggio – che io pensavo fosse morto, a dire il vero, ma probabilmente deve avere duecento anni – con un articolo su Libero di ieri. In sostanza Salvalaggio sostiene di essere spesso in sintonia con Fassino, ma stavolta lo critica perché avrebbe mostrato eccessiva arrendevolezza nei confronti dei gay. Il giornalista ultracentenario si riferisce, ovviamente, alla lettera pelosa con cui il segretario dei ds assicura il suo sostegno ai gay ("Cari compagni gay, non vi ho tradito"), dopo che gli sono piovute addosso le critiche dell’Arcigay in seguito alle sue uscite sempre più accomodanti verso i "teo-dem" del (purtroppo) nascente Partito Democratico. Per Salvalaggio è arrendevolezza quella che, a mio avviso, è semplice doppiezza e paraculaggine. Ma lasciamo perdere.

Il giornalista scrive: "un conto è l’élite mondana del partito, più in sintonia con la sinistra di Oxford che con quella di Otranto; ma a tutt’altra musica è abituata la cosiddetta ‘base’, quella che cuoce le salamelle e vende i gadget di partito alle Feste dell’Unità". Ci sono due cose che mi danno il voltastomaco in questa concezione: la prima è la malafede e l’ignoranza con cui si dà per scontato che i gay sono tutti belli, ricchi e famosi, e difendere i loro diritti significhi – come direbbero loro, i fini esegeti che scrivono su Libero – metterlo nel culo agli operai e al proletariato. A questi imbecilli non viene mai in mente che gli omosessuali sono in tutte le fasce della società, non soltanto tra stilisti e parrucchieri delle dive, ma anche nel "popolo delle salamelle". La seconda è la faccia tosta con cui si santificano i pregiudizi e l’ignoranza solo perché a esprimerli è la "base proletaria", rinunciando così a una funzione trascinatrice e progressista della politica. Poi, per esemplificare, Salvalaggio racconta di avere sentito il segretario di una sezione di An dire a un diessino che "ieri due dei vostri sono passati da me per chiedere la tessera di An. Uno ha detto: ‘E chi se l’aspettava di finire in un partito di sederoni?’".

Non pago di tutto questo – che sarebbe di per sé già abbastanza triste – lo squallido Salvalaggio ci mette del suo, impugnando a sua volta il fucile per il tiro al piattello. Naturalmente premette – ecco il solito disclaimer – che non vuole "indulgere a un moralismo da due soldi". Poi parte con gli insulti: i comunisti di una volta – bei tempi, signora mia! – "resterebbero basiti a sentire questi discorsi sulle devianze sessuali", "una volta, se uno aveva qualche problema ormonale se lo sbrigava per suo conto" e ora "tutte le schifezze si lavano in piazza" – i corsivi sono miei. Ora io vorrei dire a Salvalaggio che io non ho proprio nessun problema ormonale e, anzi – per usare un linguaggio che, oltre che alla sua altezza, sarà ben compreso anche da quella base proletaria di cui lui favoleggia -, a me il cazzo tira benissimo, sono in grado di sborrare più volte al giorno e ogni volta con una potenza identica a quella precedente. I problemi ormonali li avrà lui – e non solo quelli, temo, data l’età. Se lui infatti ha una prostata grossa come un melone che gli rende difficile minzione ed eiaculazione, non è il caso che per questo se la prenda con gli omosessuali.

Conclude Salvalaggio che, leggendo del "valzer gay di Fassino", Togliatti probabilmente si starà rivoltando nella tomba. Quando si tratta di smerdare gli omosessuali, dunque, a Libero anche Togliatti gli va bene. Per quanto mi riguarda, gli ossicini di Togliatti possono vorticare quanto vogliono nella loro tomba: il disprezzo di Togliatti per gli omosessuali non è certo una nota di merito, né per lui né per il partito comunista italiano. Dopotutto Togliatti è quello che, quando negli anni trenta André Gide tornò dall’Unione Sovietica e raccontò il disastro e l’orrore della dittatura stalinista, gli rinfacciò indispettito che avrebbe fatto meglio di occuparsi di "pederasti", ché quella era l’unica cosa di cui si intendeva.

cadvrexquis