Your site
May 19, 2012, 7:55 am

Due o tre cose che ancora avevo da dire sul comunismo

Il comunismo, dunque, è un cane morto e non varrebbe la pena prendersela più di tanto: dare calci a un cane morto non lo fa né resuscitare, né morire di più. Se però mi trovo a parlare di questa carcassa, suscitando qualche fastidio, è solo perché c’è chi dell’appellativo di "comunista" si fregia ancora oggi: ci sono quotidiani che ne portano l’indicazione sopra la testata, ci sono almeno un paio di partiti dell’arco costituzionale – anzi, della maggioranza governativa – che si vantano di volerlo "rifondare" o che pretendono di rappresentare i "comunisti italiani".

Forse è il caso di precisare che io non temo affatto che costoro vogliano – o se lo vogliono, che possano – abolire la proprietà privata dei mezzi di produzione, introdurre la dittatura del proletariato e il governo dei soviet in Italia: sarebbe ridicolo anche solo pensarlo. Il rischio di una dittatura comunista è, in Italia, probabile quanto il rischio di una dittatura fascista autoctona. A voler essere obiettivi, il rischio maggiore che presentano le idee politiche e le proposte dell’estrema sinistra in Italia è quello del conservatorismo e dell’ingabbiamento dell’economia, del dirigismo e dello statalismo.

Amano semplicemente indossare rigidi corsetti apprettati con l’amido marxista, criticano l’esistente e si limitano a proporre un progetto di società che è confuso, in certi casi, oppure, quando non è confuso, che la condanna a restare immobile in eterno, imbalsamata – e magari col pugno chiuso levato al cielo e lo sguardo perso nel sol dell’avvenire.

Sognano un altro ordine mondiale, un’altra organizzazione economica, ma quando ne parlano tutto resta vago, pressapochista, velleitario, contraddittorio. A voler essere generosi, possiamo dire che non si rendono conto che con i loro fumosi progetti realizzerebbero sì l’uguaglianza, ma probabilmente l’uguaglianza nella miseria. Senza contare il fastidioso tono messianico che li contraddistingue: basta leggere una qualsiasi intervista con Bertinotti – l’ultima è di qualche giorno fa sul Corriere della Sera – per avere quasi l’impressione di trovarsi davanti a un prete che sta facendo la predica.

Se mi si obietta che il comunismo – inteso nella concezione di coloro che distinguono tra idea e sua (pessima) realizzazione storica – ha rappresentato lo strumento e il motore del riscatto di molti diseredati, obietto che questo non giustifica affatto l’ideologia. A questa stregua, anche il cristianesimo ha spronato molti a coltivare un anelito di uguaglianza per tutti i "figli di Dio". Ciò non impedisce di criticare i fondamenti teorici e ideologici del cristianesimo.

La buona fede dei singoli individui è fuori discussione: chi è sfruttato si aggrappa a qualsiasi occasione di riscatto, anche se non si accorge di essere manovalanza o carne da macello, e poco importa se a triturarli siano le gerarchie ecclesiastiche o i dirigenti dei partiti comunisti. Se oggi mi si viene a dire che è necessario rifarsi al comunismo perché ancora troppi sono i diritti negati ai lavoratori, io replico che non è affatto dimostrato che gli interessi di chi lavora siano meglio serviti dalla pialla dell’egualitarismo comunista. Deprimere lo sviluppo, frustrare chi crea ricchezza, avvilire il merito e l’iniziativa individuali, ingabbiare l’economia rendendola sempre più rigida non sono esattamente i presupposti per aumentare un benessere che, se ci fosse, andrebbe a giovamento del maggior numero possibile di persone. E’ una questione matematica: a dividere uno zero il risultato è sempre zero. Bisogna invece fare leva sui lati positivi dell’ "egoismo" e dell’ "ambizione" degli uomini perché si crei ricchezza, e alla fine se ne avvantaggeranno tutti. Non tollero poi che i partiti comunisti rivendichino il monopolio sulla difesa del diritto delle persone a non morire per il lavoro e sul posto di lavoro: questi sono diritti umani ancora prima che diritti dei lavoratori e la difesa dei diritti umani non è una prerogativa affidata in esclusiva né ai partiti comunisti né alla sinistra.

Detto questo, ribadisco che ritengo assolutamente pelosa questa distinzione tra l’idea del comunismo e le sue traduzioni concrete. Ecco perché scrivevo che non esiste un "vero" comunismo che si possa contrapporre al comunismo "spurio" o tradito. E’ una distinzione assolutamente ingiustificata e fatta a posteriori, quando i corifei del comunismo, trovandosi di fronte al suo fallimento in tutte le sue realizzazioni storiche, non hanno avuto né il coraggio né l’onestà intellettuale di ammettere la realtà dei fatti. E allora pretendono di salvare l’ "idea", come se questa potesse essere scissa dalla "realtà".

C’è però un problema: il comunismo non è stato semplicemente una filosofia, ma è stato una filosofia con l’obiettivo dichiarato di modificare la realtà e di modificarla in una certa direzione. Non abbiamo quindi a che fare con una pura e semplice analisi del mondo esterno, ma con una ricetta per rivoluzionarlo. E quindi non può essere giudicato ignorando il suo risvolto pratico. Insomma, Marx non era Schopenhauer e se oggi nessuno parla del fallimento dello "schopenhauerismo" è perché quest’ultimo non è una filosofia che comprende un progetto di ribaltamento dei rapporti economici e sociali.

Ancora oggi, entrando dall’ingresso principale dell’Università Humboldt di Berlino – che ai tempi della guerra fredda era nella DDR -, ci si trova davanti, a caratteri giganti, il famoso motto di Karl Marx: "I filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; si tratta però di mutarlo". Ma il marxismo andava anche oltre: non soltanto non si limitava all’interpretazione del mondo, non soltanto pretendeva di cambiarlo, ma arrivava persino a dire che quel cambiamento era il frutto necessario di un’evoluzione storica che doveva andare proprio in quel modo.

Dava, insomma, un’interpretazione "scientifica" della realtà e dei rapporti di forza economici che regolavano e determinavano la società e faceva delle previsioni ben precise. Quindi è inutile protestare, ora – e in ritardo -, se qualcuno misura il marxismo in base ai risultati nella prassi e se dice, per esempio, che non c’era nulla di scientifico nella teoria e nulla di necessario nelle forme sociali realizzate nei paesi comunisti. E realizzate, per di più, forzosamente – non certo per spontanea evoluzione.

Una filosofia che interviene a modificare la realtà si giudica a partire dalla realtà: non conosco quindi un altro modo per giudicare il comunismo. Un’ideologia non resiste in un’astratta purezza, quando ha ampiamente dimostrato i suoi limiti nella realtà – e sto usando un eufemismo, quando parlo di "limiti". Altrimenti significherebbe valutarla in modo metastorico, come una religione che, qualunque cosa accada, si sottrae all’esame della realtà. Ma in effetti il comunismo questo è per chi vi si è affezionato e non vede le come come stanno neanche quando ci va a sbattere contro: una religione senza un dio. E le rampogne che piovono addosso a chi dice queste semplici, banali verità sono sempre pronunciate con il tono del sacerdote che vorrebbe richiamare le pecorelle all’ovile.

Non si può attribuire nessun successo al comunismo e ai vari comunismi all’amatriciana? A dire il vero, sì, uno glielo si può attribuire – ed è immenso -, ma non è un successo di cui andare particolarmente fieri. E’ quello di essere riusciti – a for
za di ripeterlo e travisandone completamente il senso – a far sembrare "liberismo" una parolaccia e "liberista" un insulto. Salvo poi, naturalmente, essere i primi a cogliere i frutti del liberismo – cioè del libero scambio e della libera impresa – e a ingozzarsene.

Cadavrexquis


Due o tre cose che ancora avevo da dire sul comunismo

7 Comments

  1. amalteo scrive:

    ecco un post che avrei voluto scrivere io!
    esprimendo gli stessi concetti.
    bene: una fatica di scrittura in meno. e le idee ben chiare in testa.
    aggiungerei solo qualcosa
    Di Marx apprezzo e considero ancora insuperabile l’analisi storico-sociologica del capitalismo ottocentesco (solo di quello ottocentesco). Anche come metodo di analisi storiografica e di uso dei dati.
    Sulle conseguenze pratiche di quel pensiero (sulla linea Lenin-Stalin), invece, solo pochi non vedono cosa è successo. Compreso il comunismo di mercato cinese e il terzomondismo di Fidel Castro e recenti epigoni.
    Ma il peggio è stata la cosiddetta “teoria critica”, il volere demolire i “precedenti” sistemi di pensiero nel nome della criticità.
    Questa strada è pericolosissima, perchè induce ad ammirare il “pensiero altro” , come quello religioso-politico di matrice islamica.
    I comunisti odierni non vedono i conflitti culturali che si sono aperti con l’11 settembre, perchè sono alla ricerca del nuovo proletariato che dia la spinta “rivoluzionaria”. Non c’è più la classe operaia, che deve prendere coscienza di classe. anche perchè molti di quegli operai ora hanno la partita iva e votano lega o forza italia. e allora le masse di migranti arabi, carichi di alterità, di odio, di compattezza culturale, di figli, … diventano il nuovo proletariato utile a ripristinare il mito della spallata rivoluzionaria.
    in proposito sono molto interessanti certe biografie. Molti dirigenti di “avanguardia operaia”, o “potere operaio” o “lotta continua” oggi sono dei pii musulmani con il mano il corano e soddisfano la loro voglia di “dirigere” diventando i capetti delle comunità migrate dalle nostra parti.

  2. Lameduck scrive:

    “Bisogna invece fare leva sui lati positivi dell’ “egoismo” e dell’ “ambizione” degli uomini perché si crei ricchezza, e alla fine se ne avvantaggeranno tutti”.

    Egoismo e ambizione come valori positivi per la collettività? Mah. Come dall’egoismo individuale possano avvantaggiarsene tutti in termini di ricchezza resta un mistero inspiegato, nonchè un controsenso e una bella utopia grossa come una casa.
    La realtà parla chiaro, se io mi arricchisco non sono così fessa da dividere con gli altri. Il cosiddetto “liberismo” predica bene (concorrenza e libero mercato) e razzola male (abuso di posizione dominante, cartello, dumping).
    Ma poi in fondo, se dici che il comunismo non rappresenta una minaccia, perchè ti accalori tanto a condannarlo? Poi sudi e ti viene il raffreddore.

  3. luxemburg scrive:

    cadavrexquis, sveglia…. siamo nel 2007, il muro di berlino è caduto da una vita, il fallimento del socialismo reale (non del comunismo) è stato preceduto e seguito da tanti altri fallimenti: della socialdemocrazia, del pensiero liberale, dei confessionalismi, del liberismo reaganiano e teatcheriano. Nessuno, alla fine del 900, può vantare un primato etico/politico, non c’è sistema che non abbia prodotto mostri….. Non sarebbe il caso di guardare avanti e di doamndarsi cosa fare per il futuro, come rispondere ai problemi dell’oggi e del domani, che sono enormi?
    Per far questo bisogna aver voglia di cambiare il mondo, non pensare che questo sia il miglior mondo possibile.
    Chi ha dato l’assalto al cielo può anche avere sbagliato, e tanto, ma almeno ci ha provato e, speriamo, ci proverà ancora!

  4. Ho avuto la possibilita’ di conoscere ed essere anche amico di alcuni “comunisti” in Italia. Della ex Unione sovietica ho solo un viaggo turistico ai tempi di Andropof.

    Poi conosco Cuba piu’ o meno bene dal 1992, dove il Partito Comunista e’ il partito unico.
    Dove ho avuto la possibilita’ di passarvi parecchio tempo. Anche se la permanenza piu’ lunga e’ stato solo di poco meno di sei mesi continuativi senza uscire dallIsola Grande.
    Ma ho vissuto a Camaguey in casa di mia moglie e quindi lontano dai percorsi turistici e circondato dalla realta’ di tutti i giorni.
    Chiaramente io avevo soldi in tasca e un passaporto straniero, quindi vivevo comunque da “cubano ricco” se e’ possibile questa espressione.
    Ma termino solo per dire che mi ha fatto pensare quando mia moglie mi ha detto che lei era “rivoluzionaria ma non comunista”.
    Ho dovuto pensare parecchio e farmi spiegare ben cosa voleva significare con questa espressione.
    Per me era quasi una continuita’ l’essere comunista con l’essere rivoluzionario ecc.
    E invece, poi ho capito che effettivamente la rivoluzione e’ qualcosa che hai nel cuore oltr che nella testa, e magari ti rimane tutta la vita, e’ forse un ideale e un sogno.
    Insomma e’ piu che guevara che Fidel.

    A Cuba si ha l’impressione che tanti dirigenti del Partito oggi si dicono comunisti in quante fanno parte dell’oligarchia che comanda, e questo gli conviene. Ma spesso hanno perso i valori della rivoluzione e del sogno socialista.
    ” Y quieren esconder la realidad tapando el sol con un dedo. ”
    E si illudono di nascondere la realta’ oscurando il sole con un dito.

    Interessante anche la risposta del Comandate Fidel ad una intervista di qualche anno fa’ ad un periodista de prensa internazionale.
    Il comandate diceva che continuava a sognare comunista, ( intendendo uguagianza per tutti ecc). Ma in questa realta’ sociale e mondiale si rendeva conto che ogni giorno doveva sopratutto lottare per mantenere una visione e un progetto almeno socialista (spiegato in una logica si assistenza e solidarieta’ sociale).
    Se le cose le vede difficili Fidel, cosa dobbiamo dire noi poveri mortali.

    Scusate i pensieri buttati li cosi’ di getto.
    Atentamente saludos de Cancun Mexico. giambattista bordoli – http://www.bordoli.tk

  5. ello scrive:

    Il liberalismo è un cane putrido e inorridente; il suo ideale di uguaglianza davanti alle leggi è un’abominio dell’ordine divino, ed il recente crollo dell’impero napoleonico ne è la più evidente manifestazione. Bisogna essere davvero ottusi nel non ammettere che, dopo stragi di rispettabilissimi nobili, dopo il terrore di quel giacobino di un Robespierre, le cacce all’uomo, dopo la degenerazione personalistica e la riconversione in impero della Francia napoleonica, dopo il suo crollo definitivo e la santa restaurazione che ha messo a tacere tali abomini mossi dal materialismo figlio di Satana, le parole libertè-egalitèe-fraterniteè siano vuote quanto le teste di questi falsi preti.
    Volevano imporre la loro visione del mondo, contraria alla Storia, contraria alle scritture, contraria all’ordine, basata sulla mercificicazione di tutto il creato, su insensate e ingiuste parificazioni fra chi è nato sotto l’abbraccio divino e chi è solo un arricchito dedito alla più infima delle attività…il mercantaggio…voleano il dominio del danaro, il dominio degli ebrei, propagandavano l’insurrezione, il sovvertimento dei rapporti naturali fra gli esseri umani!
    Hanno fatto uso di violenza, hanno insultato Nostro Signore..ma sono stati smentiti e sconfitti dalla storia! Hanno affermato che la scienza è superiore alla religione, che l’uomo dovrebbe verificare le Verità divine! Lo chiamano “illuminismo”, la luce del demonio…Propugnano vaghe “assemblee rappresentative” in cui dar voce magari anche ai miserabili e derelitti, perchè no ai delinquenti, rifiutando l’idea di una stirpe che incarni l’ordine e il volere divino…
    Quanti abomini…ma la cosa non ci deve riguardare più di tanto…non ha tardato infatti la mano del Signore a porre fine all’esperienza francese; e laddove certi di questi “ideali” permangono, oltre l’oceano, vanno edificando una società vuota, senza storia, che anzichè convertire al Credo i selvaggi incontrati come fecero gli Spagnoli li sterminano per diletto…insomma una società destinata alla barbarie dalla quale è sorta!
    Dunque rispettabilissimi miei pari, non temete! La storia dimostra che l’ordine divino è immutabile! E questi falsi valori cadranno come Napoleone a Waterloo, tutto questo commerciare e voler imporre tale sistema innaturale manderà dritti all’inferno i suoi sostenitori, che su questa terra non avranno futuro.

    Anonimo nobile dell’Impero Austro Ungarico, 1815

  6. Condorcet scrive:

    Non è un caso che l’Austria sia il paese più cattolico del mondo e che la Chiesa cattolica sia stata la più fedele alleata dell’Austria nel tentativo di impedire la formazione dell’Italia unita. Questa analisi del liberalismo e dell’illuminismo non poteva che uscire dalla bocca di un maggiorente austrungarico.

    L’Illuminismo si è transfuso nelle costituzioni di tutti gli stati moderni e ha scritto i principi fondamentali delle “Carte” su cui si sono fondate nazioni e le associazioni di nazioni.

    Si può parlare a lungo sui massimi sistemi politici. Quel che alla fine conta è:
    - che esista una carta costituzionale che tutela i diritti fondamentali dell’individuo
    - che nella società siano presenti poteri indipendenti che si controllano a vicenda

    Sembra semplice eh ? Non lo è per nulla ed è per questo che molte società finiscono per abbandonarsi alla via molto più facile dell’assolutismo, sempre basato sui concetti che ciascun individuo non appartiene a se stesso, ma a un monarca, a un apparato politico-amministrativo, a un partito (in genere comunista), a una divinità (nel caso di regime teocratico, come quello promosso dal Vaticano e da molti stati islamici).
    Il liberale, di solito illuminista e razionalista, preferisce la via più difficile e solitaria della democrazia, che è “un pessimo sistema, ma sempre meglio degli altri”, come disse Churchill

    Già che parliamo di Winston, ecco un altra sua battuta:
    “Il capitalismo è un’ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo è una giusta distribuzione della miseria.”
    Alla luce di quanto è emerso sui regimi del socialismo reale potremmo correggere Winston riscrivendo il suo detto così:
    “Il capitalismo è un’ingiusta ripartizione della ricchezza. Il comunismo è un’ingiusta distribuzione della miseria.

  7. ello scrive:

    -_-’

    magari so’ io che so sotto ma nn son certo che tu abbia capito che l’intervento precedente è una burla scritta da me…

    ad ogni modo provo a indovinà…chessei un radicale?

    ad ogni modo la questione è che tutti sti discorsi su cani morti, carcasse blablabla son vecchi più del muro di Berlino…il precedente intervento del gladiatore cadavrexkisudisus non è altro che la stessa barba che si legge ovunque..e non solo su Libero o il Giornale…credo abbia preso spunto da un editoriale del Corriere che mi lessero qualche mese fa (diceva le stesse puttanate)……..ma mi si spieghi perchè se il comunismo è morto e sepolto state sempre a parlarne???
    Perchè Marx è sempre considerato il piu grande filosofo della storia dalla liberale inghiliterra??O il terzo più grande tedesco esistito??Perchè Luis Vighton (come cazzo si scriva nn so) produce un edizione fashion del Manifesto??
    Evidentemente così morto e sepolto piace supporre sia.

    Ad ogni modo riprendendo la provocazione da me postata, sti discorsi mi paiono molto simili a chi, sul tramonto dell’impero Napoleonico che virtualmente voleva affermare gli ideali borghesi in tutt’Europa, stimava il liberalismo un fantasma sconfitto.
    Davvero vi pare azzardata un’analogia fra rivoluzioneFrancese+Napoleon+Vienna e rivoluzioneSovietika+Stalino+CrollodelMuro???

    A me pare abbastanza palese…la questione è che mentre il capitalismo si è oggettivamente creato, radicato ed espanso alla sovrastruttura della società, per colpa di quel reazionario di Marx (che doveva tenersi la sua scoperta per sè!) il comunismo è stato “idealizzato”, reso una meta e non un percorso oggettivo, stereotipato! Si è provati a realizzare una certa struttura sfruttando una sovrastruttura creata adhoc, ma è antimarxista sostenere che sia un percorso certamente vincente!
    Senza contar che fiumi di pagine andrebbero spesi sull’opportunità storica delle rivoluzioni proletarie REALI, ovvero alla fin della fiera andrebbe fatta uan seria al leninismo (che ora non mi sembra il caso d’affrontare…ma che comunque io difendo nei principi teorici)

    Ciò che invece si è fatto, torno a ripetere, è “trasformare evidenti necessità teoriche in virtù teoriche positive”. Quando voi illusi dalla mano invisibile e regolatrice del mercato vi vedrete sotterrati dalla miseria che prima o poi devasterà questa società (quando magari l’80% del mondo si deciderà a riprendersi con la forza l’80% dei beni che gli spetta)…allora magari rimpiangerete il non aver implementato prima un modello sostenibile ed equo di sviluppo!

    Concludendo la scissione comunismo reale e comunismo ideale è una cagata di definizione, concordo con voi! Perchè il comunismo non è assolutamente un ideale, e non può essere che reale! Ma per esser comunismo, oltre che reale, dev’esser razionale (in culo ad Hegel e a chi mette Carletto in continuità con lui)

Leave a Reply