Scritti sul Partito Democratico (3)

gennaio 13, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

L’intervista di Amato sul Corriere della Sera che invita a ripensare le fratture della nostra società è contributo teorico di notevole importanza per il rilancio del progetto del Pd.

Intendiamoci: non è con un’uscita pubblica che si superano le difficoltà dell’azione di Governo nè tantomento si danno basi scientifiche ad un’esperienza politica. Dobbiamo renderci conto che molta gente, militanti di sinistra, è timorosa e lo esprime senza indugio [ 1 ] con argomenti che richiedono seria attenzione.

Quindi se all’interno dei Ds c’è chi come Peppino Caldarola giudica ormai liquidata l’eperienza del partito proprio per dare spazio a diverse formazioni politiche non è chiara la prospettiva che assume chi parla unicamente della semplificazione del quadro politico e nascita di un partito del riformismo che darà impulso all’azione di Gorverno. Semmai pare di cogliere l’opposto: l’acellerazione chiesta da Fassino e Rutelli non ha convinto la coalizione (di Governo) e ora diviene più difficile tutta l’azione di Romano Prodi. Anche in vista del confronto parlamentare sulla riforma della legge elettorale. Una legge importante che lega i suoi destini a quelli dei futuri assetti delle coalizioni di governo e di tutta l’azione politica in generale. Non nego che avrei davvero preferito una soluzione di doppio turno alla francese (che consente tra l’altro di fare i "conti" all’interno di ciascun schieramento prima di definire il profilo della coalizione stessa, risolvendo così gran parte delle dispute tra conservatori e liberal e tra riformisti e riformatori) ma anche qui registro l’impossibilità di un percorso condiviso tra maggioranza e opposizione necessario per legittinare le forze politiche e per ricercare sul terreno delle regole il più ampio consenso possibile.

Dubito che il congresso Ds sia una passeggiata [ 2 ] e che questo favorisca una migliore intesa con la Margherita che pare avere superato le divisioni interne grazie ad una mozione comune delle sue componenti (Marini-Rutelli/Parisi).

Però non rinuncio a credere che questa fase confusa possa dare un vero futuro a tutta la sinistra (e non si pensi che ho l’ottimismo della volontà). Piuttosto mi preoccupa l’idea che si accreditino percorsi alternativi [ 3 ] che non hanno ufficialità e che rischiano di ingenerare ulteriori confusioni.

Vorrei che questa discussione, spossante, termini presto. Perchè non è frutto di una sintesi lineare ma pare un estenuante braccio di ferro per misurare le proprie posizioni. Nicola Rossi, come sappiamo, ha preferito tirarsi fuori. Chi rimane deve trovare la linfa per discutere le questioni vere che sono in campo e su cui dobbiamo chiamare i cittadini a pronuniciarsi.

Ne cito alcuni, con la promessa di riprenderli: questione giovanile e futuro del paese; modernità e trasformazioni urbanistiche; decisioni ed assetti istituzionali. Questi mi paiono i veri temi su concentrare davvero le nostre energie. Perchè da qui dipende la nostra qualità della vita. (3-Continua)