Scritti sul Partito Democratico (3)
L’intervista di Amato sul Corriere della Sera che invita a ripensare le fratture della nostra società è contributo teorico di notevole importanza per il rilancio del progetto del Pd.
Intendiamoci: non è con un’uscita pubblica che si superano le difficoltà dell’azione di Governo nè tantomento si danno basi scientifiche ad un’esperienza politica. Dobbiamo renderci conto che molta gente, militanti di sinistra, è timorosa e lo esprime senza indugio [ 1 ] con argomenti che richiedono seria attenzione.
Quindi se all’interno dei Ds c’è chi come Peppino Caldarola giudica ormai liquidata l’eperienza del partito proprio per dare spazio a diverse formazioni politiche non è chiara la prospettiva che assume chi parla unicamente della semplificazione del quadro politico e nascita di un partito del riformismo che darà impulso all’azione di Gorverno. Semmai pare di cogliere l’opposto: l’acellerazione chiesta da Fassino e Rutelli non ha convinto la coalizione (di Governo) e ora diviene più difficile tutta l’azione di Romano Prodi. Anche in vista del confronto parlamentare sulla riforma della legge elettorale. Una legge importante che lega i suoi destini a quelli dei futuri assetti delle coalizioni di governo e di tutta l’azione politica in generale. Non nego che avrei davvero preferito una soluzione di doppio turno alla francese (che consente tra l’altro di fare i "conti" all’interno di ciascun schieramento prima di definire il profilo della coalizione stessa, risolvendo così gran parte delle dispute tra conservatori e liberal e tra riformisti e riformatori) ma anche qui registro l’impossibilità di un percorso condiviso tra maggioranza e opposizione necessario per legittinare le forze politiche e per ricercare sul terreno delle regole il più ampio consenso possibile.
Dubito che il congresso Ds sia una passeggiata [ 2 ] e che questo favorisca una migliore intesa con la Margherita che pare avere superato le divisioni interne grazie ad una mozione comune delle sue componenti (Marini-Rutelli/Parisi).
Però non rinuncio a credere che questa fase confusa possa dare un vero futuro a tutta la sinistra (e non si pensi che ho l’ottimismo della volontà). Piuttosto mi preoccupa l’idea che si accreditino percorsi alternativi [ 3 ] che non hanno ufficialità e che rischiano di ingenerare ulteriori confusioni.
Vorrei che questa discussione, spossante, termini presto. Perchè non è frutto di una sintesi lineare ma pare un estenuante braccio di ferro per misurare le proprie posizioni. Nicola Rossi, come sappiamo, ha preferito tirarsi fuori. Chi rimane deve trovare la linfa per discutere le questioni vere che sono in campo e su cui dobbiamo chiamare i cittadini a pronuniciarsi.
Ne cito alcuni, con la promessa di riprenderli: questione giovanile e futuro del paese; modernità e trasformazioni urbanistiche; decisioni ed assetti istituzionali. Questi mi paiono i veri temi su concentrare davvero le nostre energie. Perchè da qui dipende la nostra qualità della vita. (3-Continua)








Onestamente non colgo, tra le persone che conosco e che votano per il centro-sinistra, entusiasmo (e questo è grave) e voglia di partecipazione al progetto del Partito Democratico.
Mi appare, sempre di più, come un esperimento di compromesso storico bonsai (Intini) che non appassiona nessuno ma sembra, piuttosto, come un destino ineluttabile per tutti.
Se rimane, come è sino ad oggi, un’operazione di puro vertice di due burocrazie che cercano (pensando di essere i più furbi) di appropriarsi del consenso altrui a sostegno della propria posizione personale (sia a livello nazionale che locale) non penso si andrà da nessuna parte in modo costruttivo.
Un progetto di questo tipo deve attrarre persone che oggi della politica non vogliono interessarsi (quindi, in particolare, la fascia di età 25 – 40 anni) cioè quelli che lottano tutti i giorni con le inefficenze ed i costi di una politica scadente, che subiscono la precarizzazione estremista imposta da Confindustria a tutto il paese, che vorrebbero avere un’istruzione pubblica di alta qualità e non avere continue ingerenza della chiesa cattolica su ogni aspetto del vivere comune e sulle decisioni importanti che uno stato laico dovrebbe prendere.
Tutta gente che soffre, in particolare, il fatto che non si dica nulla su tutto questo e si rinvii ogni decisione.
Se non esiste una posizione comune di coloro che comporranno il futuro partito democratico su moltissimi aspetti dell’agenda politica come è possibile pensare che tale non-posizione possa essere oggetto di contrattazione con le forze politiche (come Rifondazione) che stanno al di fuori del suo perimetro ?
Il decollo rasoterra del “riformismo” post meeting di Caserta non mi appare un gran bel viatico per il Partito Democratico.
Giuliano Amato è un buon maestro. Fortunati i suoi allievi.
Questa conversazione, per me, è “seminale”: produttrice di senso. Forse anche un po’ di speranza.
In tempi di eterna transizione mi si presenta alla mente il tema del “pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà” (Antonio Gramsci, che lo riprendeva da Romain Rolland). Non ho più le energie per partecipare a anche questo progetto che mi sembra impossibile. Ma vorrei sbagliarmi.