Efficenti..ed Efficaci
Milano: La Wind decide di esternalizzare il call center rischiando di lasciare a casa 275 lavoratori, e questi si organizzano, fanno un Blog, e con l’aiuto dei sindacati richiamano l’attenzione dei Media Nazionali…
Como: La Mantero decide di delocalizzare la produzione, lascia a casa 258 lavoratori, i sindacati discutono, si mobilitano per la cassa integrazione straordinaria, sapendo benissimo che questi lavoratori non rientranno nel mondo del lavoro facilmente… e tutto rimane a livello locale, anzi la Mantero grazie all’aiuto della Stampa locale ne guadagna anche in immagine…
Ora cari lavoratori della Mantero Seta quando finirete di farvi prendere per il culo? Imitate i lavoratori della Wind! Fate attirare l’attenzione dei media nazionali sulla vostra causa, non fatevi guidare al macello dai vostri sindacalisti! Fatevi sentire!








Secondo me il problema lo poni nel modo sbagliato.
Un call-center nel nord Italia è oggettivamente poco conveniente: fossi un imprenditore nel settore lo farei al sud o, con un po’ di lungimiranza e coraggio, in Albania, visto che lì l’italiano è quasi una seconda lingua nazionale.
Io credo che aziende come Wind e Mantero debbano, quando inevitabile, poter licenziare. E’ una cosa dura per chi il licenziamento lo subisce, ma, pensando alla Mantero, non credo che i soci dell’azienda siano semplici approfittatori che lasciano a casa i dipendenti alla prima difficoltà.
E credo che un sindacato che si ostini a mantenere i lavoratori legati all’azienda, impedendo il licenziamento o chiedendo la cassa integrazione, non faccia l’interesse dei lavoratori medesimi: io, personalmente, riterrei un simile trattamento ai miei danni molto squalificante nei confronti della mia persona. Difendere il lavoratore è cosa molto diversa dal difendere il posto di lavoro.
Un vero sindacato dovrebbe smetterla di pensare unicamente al proprio potere aizzando lo scontro imprenditori-lavoratori, come nel caso Wind: io penso che dovrebbe battersi politicamente per far sì che i licenziamenti non siano un trauma devastante per il licenziato, attraverso la creazione di veri meccanismi di assistenza, sia economica sia per il reinserimento nel mondo del lavoro.
E se i sindacalisti non lo fanno il motivo è semplice: con una simile riforma il sindacato perde quasi integralmente il suo potere.
esatto ,oramai il sindacato più che tutelare gli interessi dei lavoratori tutela i propri ,soprattutto d’immagine per poi in seguito acquisire potere e visibilità nella vita politica economica e sociale del Paese,dopodichè si vanno a pappare anch’essi i soldi dei contribuenti fessoitalici ricoprendo qualche incarico politico,anche di prestigio.Vedi;Cofferati,Bertinotti,Marini ecc… e a Como Giovanni Moretti.Quando anche i fessi hanno ben compreso che il sindacato su quella che è una scelta decisiva di un’azienda è praticamente impotente .Lo sa ,ma il bleff da difensore del proletariato lo manda in scena comunque ,perchè oramai è solo una prassi tragicomica da eseguire che funge da copertura .
I lavoratori della Mantero, che hanno l’enorme vantaggio di poter fruire dei benefici della cassa integrazione straordinaria, a differenza di un’infinità di licenziati di piccole imprese, devono unicamente concentrarsi solo su come utilizzare al meglio il tempo che è loro elargito per riciclarsi al meglio, trovando un’altra occupazione.
Il marginale potere che ancora hanno in questa trattativa lo devono usare per ottenere qualche beneficio addizionale, come l’organizzazione di corsi gratuiti di riqualificazione a spese dell’azienda licenziante o, per eventuali lavoratori interessati, un servizio di ricollocamento in aziende in crescita di paesi emergenti (per prima la stessa Mantero-China). Lavoratori legati indissolubilmente alla terra lariana, ma magari colti e parlanti varie lingue, potrebbero unirsi in cooperativa per offrire servizi nel settore in crescita del turismo, facendosi dare un finanziamento iniziale a fondo perduto per corsi di qualificazione e acquisto di infrastrutture.
Temo che idee un po’ pazze come quelle sopra esposte siano in realtà le uniche onorevoli e anche interessanti prospettive.
Tutta la retorica sul posto di lavoro e sul declino della Como Tessile è una pura perdita di tempo. Il passato non ritornerà mai più. Ma c’è sempre il futuro…
anch’io non ritengo chela cassa integrazione straordinaria sia un arisposta , bisogna avvire un ragionameto apartire dal piano industriale della Mantero. Comunque, per la cronaca, io ho allertato i miei(VERDI) a Roma, i quali conoscono i termni della questione e si sono dichiarati disponibili ad interessarsi.ma in verita’ ho la sensazione che non vi sia reale volonta’ di coinvolgimento ampio .
La Mantero ha un piano “industriale” ?
A qualcuno è stato illustrato con obiettivi numerici, investimenti, strategie a medio-lungo termine ?
Andando oltre un generico : non preoccupatevi ce la faremo.
Vorrei ricordare che c’è più di una società che ha portato tutto all’estero e da lì serve i mercati.
Dobbiamo pensare che qualcuno torni indietro perchè hanno concesso a tutte le aziende italiane un piccolo sgravio contributivo (che va sotto l’immaginifico titolo di taglio del cuneo fiscale) ?
Non penso proprio.
Se non si fanno politiche selettive per sostenere le società che hanno voglia di investire su prodotto – processo – qualità veramente (non a parole) non si va da nessuna parte.
Gli interventi a pioggia piacciono a Confindustria, visto che i piccoli imprenditori ne fanno parte, ma non aiutano concretamente lo sviluppo economico del paese e, soprattutto, non creano il famoso circolo virtuoso che va sotto il nome di “innovazione”.
Sir Percy mi stupisci, ma come fai a pensare che l’Araldo, il giornale della curia di Bergamo che non mette in regola neppure i suoi lavoratori (senza ferie, malattie, riposo, minimi contrattuali) e anzi minaccia di lasciarli a casa da un giorno a l’altro per far lavorare i pensionati, possa pensare di andare contro la Mantero che tra l’altro anche suo buon inserzionista.
Sarebbe come il bue che da del cornuto all’asino…
@unodei38: ma qui sta la forza.. i lavoratori si danno da fare come in wind ed arrivano ai media nazionali,naturalmente con la mano dei sindacati. Potreste anche farlo voi se volete un blog, anzi se lo desiderate vi do una mano e vi ospito
ma sapete quale differenza c’è tra i lavoratori della Mantero e i giornalisti della Provincia messi alla porta?
I primi andranno in cassa integrazione mentre i secondi (che per deontologia dovrebbero scrivere della fine dei primi) sono invece per strade e per loro nessuno ha ancora m,osso un dito. Basterebbe una semplice interrogazione parlamentare da destra, da sinistra o dal centro.
@Qui qualcuno ciurla nel manico. Allora: i profitti delle compagnie telefoniche sono enormi. Quindi la competizione se si pone sul tema dei costi va presa larga: si partiva dal contratto dei telefonici e si è arrivati al contratto metalmeccanici o a prestazioni sulla quantità di contratti chiusi dagli operatori. Quindi alla ricerca del costo inferiore non c’è limite. Se non un dato connesso alla lingua (dall’Albania non si può contattare un utente italiano) o alla gestione del know how (pensate che un Tailandese in un lager sappia le 1000 funzioni di un cellulare?).
E quindi: gli spazi veri per un call center sono dati dalla possibilità di creare valore aggiunto a costi sostenibili ma anche da un tasso di sostituzione elevato nelle forme promozionali (tv, tazebao, etc). Mentre per la Mantero il problema è + serio.
Anzitutto i conti: da quando non sono in ordine? Da quando si tace sapendo del dissesto? Allora è evidente: qui non si può competere con una esternalizzazione ma solo con un rilancio qualitativo che parta dall’innovazione del prodotto (che può essere più flessibile di un prodotto telefonico), dal miglioramento in loco delle competenze professionali di chi sta in azienda e da un patto con gli enti territoriali che possono credere nel prodotto facendo sistema.
Capite l’enorme differenza? Il sistema telefonico supera i confini nazionali mentre il problema mantero nasce e si risolve – se si vuole – a Como.
scusate la pignoleria da maestro elementare, ma iniziamo a scrivere correttamente “efficienti” …per essere più efficaci
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