HEIL HITLER di Rolf Hochhuth

gennaio 31, 2007 in Como by ghino-di-tacco

I silenzi della Chiesa sono inquietanti ma esiste anche una letteratura che non è stata ricondotta alla normalità. Far passare un messaggio…ecco, ricordare come erano nazismo e fascismo, quanto male hanno fatto. Cito non a caso “Il Vicario”di Rolf Hochhuth e “In nome di Dio” di Carlo Falconi (recente).

Ne parlo perché, avvicinandosi la “Giornata della memoria”, proprio Rolf Hochhuth, drammaturgo, è nuovamente protagonista, in positivo, per la commedia “Heil Hitler”in scena a Berlino, all’Accademia delle Belle Arti. Narra come può scatenarsi la pazza fantasia di un ragazzo, un adolescente tedesco, all’epoca del terzo Reich.

Till è un ragazzino di 17 anni, inquieto e disperato, che vuole vendicare il padre deportato e assassinato a Buchenwald perché si rifiutava di fare il saluto nazista. Decide così di fingersi pazzo e di farsi beffe del regime; diviene censore di ogni deviazione dal pensiero nazista, denuncia il vicino di casa alla Gestapo, è in preda ad una venerazione del Furher ossessiva ma in apparenza sentita e avverte, quasi come un tic, l’esigenza di omaggiare Hitler facendo in continuazione il saluto nazista con il braccio teso e un “Heil Hitler” gridato a squarciagola.

Il risultato è sorprendente ma scontato: Till viene ricoverato in un istituto psichiatrico e comincia la parte tragicomica dell’opera. La malattia del ragazzo è definita dai medici “ipertrofia della passione hitleriana” e i medici hanno serie difficoltà dichiararlo insano: è un discepolo fedele dell’ortodossia nazionalista come può essere matto? Anzi quasi viene il sospetto che i matti siano loro, i medici che lo vogliono curare. Ma tant’è: Till non viene mandato in guerra al fronte e rimane in manicomio. Sopravvive alla distruzione e alle vicissitudini dei combattimenti e potrà in seguito uccidere il vicino di casa che aveva denunciato il padre.

Dopo le recensioni che ho letto in questi giorni sullo spettacolo, tutte molto divertite, mi sono anche domandato se uno spettacolo del genere possa essere finanziato con soldi pubblici, magari, mi sono detto, lo ospitiamo a Como e il Comune ci dà un contributo. La cosa grave è che, nella diatriba peraltro prevedibile sullo spettacolo, a Berlino l’agenzia incaricata di pubblicizzare lo spettacolo si è rifiutata di diffondere le locandine che rappresentavano i personaggi che fanno il saluto nazista. Alla fine ha ceduto: in omaggio al principio della libertà dell’arte.