Casi chiusi
Per il Dipartimento di Stato americano il caso Lozano- Calipari è un caso chiuso. Inesistente. Niente estradizione per il processo italiano.
Due giorni fa, la risposta di D’Alema – nello stile tanto dura e chiara da ricordare l’atteggiamento di Craxi ai tempi di Sigonella – all’avventurosa inziativa dei sei diplomatici, ispirati dall’ambasciatore americano a Roma a pressare politicamente il nostro paese, ha spiegato che contestualmente il caso era da considerarsi comunque chiuso.
Tanta fretta nel fare i conti e passare alla cassa è in realtà molto sospetta.
Indebita e anche improvvida, quasi dilettantesca nel modo di creare il caso e lo spazio, come fossero sei Veroniche Lario sull’orlo di una crisi di nervi, la mossa delle sei diplomazie è stata così inusuale da far intendere l’oggetto del contendere assai lontano dalla questione posta. I casi sono due: o i sei erano ubriachi o le minacce che innescherebbe l’Italia sono di tutt’altro tipo.
L’eventuale defezione di un paese come il nostro dalla missione afghana è talmente fuori discussione da risultare più che strumentale l’argomentazione opposta. E’ evidente che l’ambasciatore americano aveva in mente qualcos’altro: per esempio i processi che da lì a poco si sarebbero aperti sia sull’assassinio di Calipari, che sul rapimento di Abu Omar.
Sul caso Calipari non brucia solo la ferita irachena ma su questo e sul caso Abu Omar finisce sotto i riflettori il metodo di conduzione della lotta al terrorismo fin qui seguito. Quel metodo finisce sotto processo non in Iraq o nelle invettive di qualche organizzazione terrorista e neppure sulle pagine di una rivista specializzata, ma nelle aule giudizarie di un paese occidentale e alleato.
I due casi hanno perciò una rilevanza internazionale, sia per il contesto in cui sono maturati, sia perché rischiano di essere un ulteriore vulnus per la leadership americana nella lotta al terrorismo. Altro che Afghanistan.








Ma dopo il Cermis, qualcuno si attendeva qualcosa!?!?!
Il fatto è che il processo Lozano e quello su Abu Omar sono di una rilevanza politica assai più grande.
Tira brutta aria. Sembra un anti-americanismo mentre invece è una questione di diritto, che vale per gli Usa come per gli altri. Lozano fosse francese? Sarebbe lo stesso?
Bel post
Non è antiamericanismo (ma fa comodo fa credere che lo sia), è pretendere un po’ di giustizia. E poi, scusatemi, se hanno stabilito che l’omicidio Calipari ha “movente politico”, non è ridicolo processare solo il marine che ha sparato?
Non vedo dove sia l’antiamericanismo. Il trattato sull’estradizione è stato firmato anche dagli Usa. Buscetta lo estradarono.
Il movente sarà anche politico, ma si processano i presunti colpevoli sulla base delle prove che si hanno.
Fosse francese, ghino, i francesi se lo sarebbero già andati a prendere.