Il liberalismo di Pera

febbraio 13, 2007 in Como by cadavrexquis

"Il liberalismo è dottrina giudaico-cristiana", ha detto l’ineffabile Marcello Pera. A leggere una frase del genere a me vengono le vertigini e mi sento come se stessi precipitando in un baratro – anzi, in un abisso in cui le leggi della ragione sono sospese e in cui, come dei giocolieri, possiamo baloccarci con i concetti, perché intanto non significano più nulla.

Il nichilista è lui, che tratta le parole come puri significanti senza più significato, mantra da salmodiare per incantare i gonzi. Ma, in un empito di generosità, facciamo finta che sia vero: se "il liberalismo è dottrina giudaico-cristiana", come giudichiamo quei paesi che sono democrazie liberali ma non sono né "giudaici" né "cristiani" e che, addirittura, non hanno mai avuto una presenza consistente di queste due religioni? Sto pensando – tanto per fare un esempio – al Giappone.

Forse Pera pensa che il Giappone non è liberale o che lo è diventato perché i cristiani – non si sa quali – l’hanno convertito al liberalismo e al liberismo senza però convertirlo al cristianesimo? Ma questo non contraddice il suo assunto, perché dimostrerebbe che è possibile essere liberali senza essere giudaico-cristiani? Misteri dei paralogismi periani: chi ci capisce è bravo. In ogni caso, questi giapponesi è meglio tenerli d’occhio: non sia mai che un giorno o l’altro non decidano di invadere l’Europa.

L’importante è continuare a battere su un unico tasto: le "radici giudaico-cristiane" che sarebbero alla base del "liberalismo" e ne conterrebbero l’essenza stessa.

Alla fine qualcuno ci casca e non si chiede più nemmeno che cosa voglia dire – intendo: non si chiede più nemmeno che cosa siano il "giudaismo", il "cristianesimo" e il "liberalismo". Fingiamo nuovamente che sia vero e che le radici del nostro paese – anzi, del nostro continente, l’Europa – siano davvero "giudaico-cristiane".

(E, tra parentesi, ho l’impressione che l’elemento "giudaico" sia tollerato, in questa diade, solo perché prelude alla fusione in quello cristiano, perché, altrimenti, nisba, come dimostrano secoli di antisemitismo cristiano: o è anche questo un frutto del liberalismo "à la Pera"?) Se così è, a me pare tuttavia che in mezzo a quel trattino che separa l’elemento "giudaico" da quello "cristiano" manchi qualcosa. Domandona: perché non si dice mai, per esempio, che le radici dell’Europa sono "giudaico-ellenico-cristiane" – oppure, "giudaico-ellenico-romano-cristiane" o, persino, "giudaico-ellenico-romano-cristiano-germaniche"?

In fin dei conti se ne potrebbero infilare tanti di questi aggettivi, che segnalano sinteticamente qualcosa che ha contribuito all’identità europea. Prendiamo l’elemento "ellenico": perché è tanto bistrattato e ignorato? Non sarà perché questi greci filosofavano troppo, perché erano politeisti – che orrore: in questo caso dovremmo chiederci che cosa ne penserebbero Zeus e tutti gli altri dèi dei "Dico" e dei "sacri valori della famiglia" e bla bla bla – o perché magari erano un po’ troppo "culattoni" per i gusti dei "peròfili"? Tanto per dire, io, da buon erastos, rivendico i sacri valori ellenici che fondano l’Occidente: pretendo di sodomizzare la giovane progenie della classe politica di centrodestra.

E infine, se pure per assurdo accettassimo l’equivalenza periana "liberalismo=dottrina giudaico-cristiana", non ne discenderebbe comunque una sovrapposizione perfetta dei due termini e ciò non implica quindi che, per essere liberali, si debba accettare in blocco tutta la "dottrina giudaico-cristiana", come se fosse un monolito inscalfibile che ti piomba in testa e ti schiaccia riducendoti a poltiglia.

Anzi, mi spingerò persino più in là: se pure, per assurdo, accettassimo questa falsa equivalenza, non capisco affatto su che cosa si fondi la pretesa papale di rappresentare interamente qualcosa che trascende la chiesa cattolica stessa – perché nessuno vorrà negare che la "cultura giudaico-cristiana" supera i limiti fissati dalla definizione vaticana, o no? -, a meno che qualche spirito burlone non avanzi l’ipotesi che il paralogismo periano non serva, banalmente, da cavallo di Troia per restituire surrettiziamente il potere temporale al clero. Ma noi non ci permetteremmo mai di insinuare nulla di così perfido.

Cadavrexquis