Manifesto

febbraio 13, 2007 in Como by insolitacommedia.it

Ho letto due o tre volte il Manifesto del partito democratico e non sono riuscito a capire che cosa ci sia di nuovo rispetto a ieri o anche a dieci anni fa, quando nacque l’Ulivo, se non che finalmente i dodici saggi hanno fatto un sunto del programma dell’Unione e lo hanno chiamato Manifesto.

In compenso manca un’idea guida, una parola d’ordine, se non un’idea di società, almeno di politica. Un ‘insieme di mancanze che se potevano andare pure bene all’atto della presentazione di un programma di governo, non convincono per nulla se se si vuole rifondare un partito che anzitutto parla alla sinistra del paese, ai suoi cittadini e alle sue questioni cruciali, per poi addirittura fare parte per se stesso in quell’Europa di cui si vorrebbe “contribuire a rinnovarne la politica, dando vita, con il Pse e le altre componenti riformiste, ad un nuovo vasto campo di forze, che colmi la carenza di indirizzo politico sulla scena continentale”.

Non discuto neanche più del legame con il Pse, dico solo che non riesco a capire quali esempi di governo potremmo dare, quale contributo in termini di elaborazione politica il manifesto concretizzerebbe per fulminare sulla via di Strasburgo quei partiti riformisti che i nostri problemi strutturali non hanno e che in compenso hanno già risolto – e meglio di noi – questioni serie e spinose in campo etico, economico, sociale, politico.

A me sembra un’operazione da ceto politico maturo e anche un po’ disperato. E riflette la vera difficoltà della sinistra italiana. La destra ha saputo organizzarsi su parole d’ordine assai più efficaci, ha costruito un’identità non comaptta ma con una certa omogeneità. La sinistra continua a non avere né le une, né l’altra.

Si continuerà a perdere o a vincere male, con la poca eleganza di chi si infila abiti rubacchaiti qua e là e mal accoppiati.
Veltroni non basterà a evitare il disastro.

Francesco