Pacs, matrimoni e le parole dei vescovi

febbraio 15, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Riporto la Lettera dell’Avv. Campisani pubblicata sull’araldo di ieri, come non condividere quanto scritto dall’Avvocato? Ci prova Profazio, il quale si lancia in una difesa un pò disperata dell’Ex-Vescovo e comunque suo editore.. (cosa da non dimenticare MAI)… peccato che nella risposta non lo dica..

Pacs, matrimoni e le parole dei vescovi

Non sono sposato. Convivo felicemente dal 13 giugno 1973 con la madre dei nostri figli.
Non sono credente e dunque il matrimonio – per quanto sacro – non è per me un sacramento. Non essendo un sacramento, resta un patto. Ciò anche per il diritto canonico della chiesa cattolica. Perché non sposarsi allora? Anzitutto perché a quell’epoca, non esisteva il divorzio.

Successivamente perché, da patria del diritto, siamo progressivamente diventati la patria dello…. storto. Anche oggi, finché dura il matrimonio, ha ragione il marito. Quando cessa, ha ragione la moglie e la "giustizia" impedisce ai padri di vedere i figli, affidati alla madre separata, che si preoccupa di adoperarli come strumenti di ricatto e di farne dei disadattati.

Nel non matrimonio si realizza invece la non uguaglianza: genitore lui, genitrice lei. Dunque non ho particolare interesse né per i matrimoni, né per i pacs.

Ho però, da sempre, da teologo laico, interesse al baricentro di ogni etica, che considero racchiuso nelle parole di Cristo, e che non si sognerebbero mai sottoscrivere le congetture del precedente vescovo di Como, che lascia trasparire l’impressione dell’abito bianco a fare il matrimonio, il sacramento a fare l’amore e probabilmente l’edificio di culto, la gerarchia ecclesiastica e magari il cardinale Ruini a fare la chiesa Avv. Marcello Campisani Como

Illustre avvocato il suo ragionamento in apparenza sembra coerente ma forse incorre nelle incertezze di chi adotta una "fede fai-da-te".

Intanto si definisce «non credente » e quindi in quanto tale potrebbe farsi un baffo di tutto quello che dice la Chiesa dal Papa in giù.

Da «non credente» e da «teologo laico» dice di considerare le parole di Cristo il «baricentro di ogni etica».

Libero di pensarla come vuole, ma Gesù non è si è mica presentato come "non credente".

Anzi, lo hanno crocifisso perché invitava alla conversione e alla fede nel Dio di cui si è proclamato Figlio e i cristiani si differenziano da tutti gli altri proprio per questa fede.

Chi non è credente e cristiano può pensare quello che vuole della Chiesa e dei vescovi, ma per i cristiani la Chiesa è il «Corpo » di Cristo e i vescovi sono i successori degli apostoli.

Quindi il vescovo, le gerarchie ecclesiastiche e il cardinale Ruini – assieme a tutti i credenti – "fanno" e "sono" la Chiesa.

Lei non sarà d’accordo con loro – libero di farlo, magari confortato da errori del passato per i quali Giovanni Paolo II ha chiesto scusa – ma vorrà ammettere che forse hanno qualche diritto in più degli altri di parlare a nome di Gesù e del suo Vangelo?
Per lei Cristo è solo un maestro di etica, per loro è molto, ma molto, infinitamente molto di più. Tanto che gli dedicano la vita.
Bruno Profazio b.profazio@laprovincia.it

Ed io direi non solo il clero… ma anche qualche giornalista…