Spettacoli di ordinaria indecenza
Che cosa rappresenta quello spettacolo in cui uno frequenta una mignotta o forse un trans che frequenta l’imprenditore, amico del politico, a sua volta sodale del presentatore televisivo che appartiene a una squadra gestita da un manager che fa il pappa pur di non andare a lavorare?
Rappresenta plasticamente – se fossimo ancora in grado di intendere e volere, e la pigrizia oltre che la paura non ci frenassero dall’urlare collettivamente e non solo dentro le mura di casa nostra o al bar, tra amici – quel gigantesco macigno che bolla la nostra vita come satanicamente povera di aspettative perché non sei nel giro giusto – che poi ormai è diventato uno solo – e che in politica va sotto il nome di conflitto di interessi. Questo è il mondo in cui i ruoli si scambiano, i valori si trasmutano e ora che tutto ha solo valore di scambio ogni evento è finalmente diventato possibile, ma anche fragile. Tutti appesi a un filo, come ragni ritessono il filo con la bava alla bocca.
In questo luogo pittoresco che siamo obbligati a imitare, tutti i protagonisti si danno del tu perché si sentono vincolati dal gran traguardo del successo, effimero o duraturo che sia, maturato per effetto di buone o cattive ragioni, lungimirante o di breve durata, non importa. Insieme poco appassionatamente non smettono mai di recitare il loro ruolo, ma ne dimenticano le responsabilità. Si schermiscono se li chiami dottore o onorevole, maestro o commendatore, ma solo per abbandonarsi meglio al casual che li rende più uguali.
Quello che conta è solo averne (di successo) o anche solo volerne avere. Ognuno espone la propria mercanzia e tutti (del successo) ne hanno il sorriso pieno. Non che vivano al di sopra del mondo comunemente inteso, anzi: in un’epoca di grandi incertezze è dovuto come il caffè alla mattina, farselo riconoscere (il successo). Dagli altri. Non c’è momento in cui tra questi fortunati non ci si frughi nello sguardo per avere una conferma di quello che sperano si pensi di loro, mentre si tenta di rubare una qualunque debolezza in quello altrui. Poi uno di loro va in televisione e vomita addosso a un altro, con il quale magari ha condiviso ignaro i piaceri della stessa letterina o schedonza, qualunque cosa pur di avere ragione e guadagnare in popolarità. E noi, che ci crediamo fuori dello zoo, tutti a guardare.
Verità? Finzione?
E vabbé. In fin dei conti a noi che ci frega? In teoria niente. Ma allora perché fa rumore se un padre di famiglia paga perché non si pubblichino le foto compromettenti di sua figlia all’uscita di una discoteca? o se un altro padre di famiglia sembra vada a donne o sorride a un trans? Perché uno è l’ex presidente del consiglio e l’altro il portavoce dell’attuale presidente del consiglio? Non credo. Piuttosto, così come in una partita di scacchi il bianco fa la mossa, il nero risponde. Tutt’intorno, il mondo, di quelli che contano e di quelli che non conteranno mai niente, si divide e gioca la sua nuova partita: o di qua o di là, colpevolisti o innocentisti. Bontà loro, tutto questo deve riversarsi su tutte le pagine di tutti i quotidiani, giornali-radio e televisivi per un mese, e senza scampo per nessuno. E guai se reagisci: la ramanzina è già servita con una lezione di stile liberale secondo la quale se non ti va di ascoltare puoi sempre fare zapping. Fessi sì, insomma, ma politically correct.
Il cinismo è una caratteristica della nostra anima italiota. Per questo ci piace il film sul vip che vuotamente non ci dice nulla se non la frase acconcia che a noi fa sembrare tutto maledettamente familiare e facile. Poi, non ci si dimentichi dell’effetto catartico, lassativo: quando uno dei fortunati cade nell’ignominia anche l’aumento della bolletta del gas non fa più tanto male.
Accendete una televisione a qualunque ora. L’inondazione di chiacchiere inutili fosse acqua potabile disseterebbe il Darfour. Ormai per farne a meno bisognerebbe avere una buona ragione per spegnerla, non aprire più un giornale e decidere di leggere un libro, andare a fare quattro passi, piuttosto, andare in chat con uno sconosciuto, o magari a puttane, magari di quelle poche rimaste senza paparazzo incorporato. Macché.
Vedrete che le copie dei quotidiani aumenteranno in tiratura e lo share dei tg salirà alle stelle.
Accompagnato dalla capacità di nascondersi dietro un dito salterà fuori come da un cappello a cilindro l’alibi di turno a coprire l’immutabilità degli interessi variopinti e conflittuali ridotti alla pace tra di loro da un solo ambiente.
I più acuti ci riempiranno la testa sparando a zero le solite fesserie sulle intercettazioni e il loro scandalosissimo uso mediatico, come se i media fossero altro, custodi e controllori e non invece compiaciuti terminali e parte integrante di una classe dirigente che ha fatto delle palate di merda una necessità tautologica per il proprio circolo vizioso di auto sostentamento.
I più ottusi attaccheranno la magistratura e il suo vizio di invadere campi non suoi e approfittare dei media per consolidare il proprio potere lobbistico, come se si potesse restringere – ammesso che sia reale il desiderio di strafare – un potere nella sua gabbia alla luce di quello a cui stiamo assistendo. Poi si vedranno la sera tutti insieme per andare a cena o a trans.
Siamo una società debole avvolta da pensieri forti, la cui forza sta nella loro impresentabilità. Nessuno vuole stare più al suo posto perché ormai l’ubiquità è diventata sinonimo di democrazia, di libertà e di uguaglianza. Ad ogni livello: che parlino di famiglia i vescovi a braccetto con le stroppe di cattodivorziati che senza pudore ci parlano di valori e ad essi contrappongono gay o semplici conviventi, che tacciano i sedicenti laici quando si deve intervenire senza darsi pensieri su materie di ordine etico per salvare l’imparzialità dello Stato. Anche questo è un modo per sfoderare odio e impotenza. Le famose (e fumose) radici non contano dunque proprio nulla. Per nessuno.
Ci crediamo liberi non perché pronunciamo e facciamo – tra le altre benedette cose – delle inevitabili sciocchezze ma perché le vorremmo anche far pronunciare e far fare agli altri in cinema scope. E senza diritto di critica.
Se si mettono nello stesso luogo individui che hanno scopi, obiettivi e interessi diversissimi tra loro – e che dovrebbero pure avere stili e soprattutto ruoli diversi nella società – prima o poi l’unico interesse che troveranno per sopravviversi uno all’altro è accontentarsi uno con l’altro.
Finché non saremo capaci di pronunciare un vaffanculo capace di sommergerli definitivamente








Il problema e’ che con sto TAM-TAM del “politically correct” la “sincerita’” e’ finita nel bidone della spazzatura. bISOGNA FARE BELLA FIGURA , CONSEGUENZA ? LE BELLE MASCHERE … IN SOSTANZA ci risiamo, con la commedia dell’arte, appunto CHE E’ TUTTA ITALIANA.
In parole semplici : “quando una persona normale ha un comportamento diretto, responsabile,chiaro, intellettualmente onesto quindi audace, consenziente, spontaneo, schietto, VIENE SUBITO etichettato come una persona dal comportamento prepotente, ribelle, competitivo,arrogante, offensivo dominatore, un po’ strano , non responsabile, insensibile.
sarebbe bello x l’ITALIA del 2007 IL RISPETTO DELLE DIVERSITA’ di vedute, di radici, di religioni, di provenienza di famiglie di cultura e di tutto………e mi fermo xprche non voglio tediarvi con una lista lungga da londra a como …..
TU SEI OK…. IO SONO OK …Mi sembra naturale…
o sono la naive della compagnia?
tutti nella stessa barca …SIAMO
parte della societa’ .. ma per amordelcielo…NON SIAMO CLONI.
quindi nel mio piccolo, metto qualcosa di mio, difendendo il mio diritto di essere COSI COME SONO. (faccio solo un esempio, niente di personale) se
tu metti del tuo SENZA RINNEGARE IL TUO ESSERE …..
non e’ forse questa UNA SOCIETA’ CIVILE…? FONDATA SUL RISPETTO E LA CONVIVENZA STABILE.
non ne so molto di utopia e ideologie. Chiedo venia.
MA NON SONO NEANCHE ANARCHICA.. MI ACCORGO ADESSO DI ESSERE MOLTO SOCIALISTA… PERCHE’
PENSO CHE NESSUN ESSERE UMANO SIA INVISIBILE.
NON PARLO DEI RIFLETTORI O DEI FAMOSI 15 MINUTI DI SUCCESO ALLA “ANDY WARH)
e non faccio riferimento a SCHIERAMENTI POLITICI DEL TIPO:
:SINISTRA O DESTRA. = IO SINISTRO SONO BUONO
PERCHE’ CONDIVIDO IL MIO BOTTINO CON GLI ALTRI , TU DESTRO SEI
CATTIVOPERCHE TIENI TUTTO PER TE. GUARDO ALLA
PERSONA IN SINERGIA CON GLI ALTRI.
DOVEVO SCRIVERE QUESTO PENSIERO … 1 esempio di liberta’ intellettuale o ,sete di protagonismo? sono gli altri a dirlo… not me … me …. me….ME…ME… ME…
nessuno e’ perfetto… sono solo umana…
…ma sì! Tutta una esagerazione (forse messinscena) per accelerare i tempi del ddl Mastella.