Piange il telefono, ride Tronchetti…

aprile 2, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Chi ha visto Marco Tronchetti  ieri allo stadio di San Siro dove sedeva accanto ai figli e alle spalle del gaudioso Massimo Moratti, non immaginava certo che un’ora dopo la fine della partita Tronchetti avrebbe convocato d’urgenza il Consiglio di amministrazione straordinario di Pirelli per comunicare l’offerta parallela di AT&T e America Movìl e per farci scippare definitivamente la Telecom, pagata da noi (ricordo la rete…)

Tronchetti dopo che non poteva vendere Telecom a Berlusconi (per ovvie politiche ragioni) dopo che le operazioni con News Co di Murdoch e Telefonica sono abortite ha tirato fuori il Jolly.. l’At&t ora voglio vedere Prodi cosa dice… e se osa dire No.. penso che starà in silenzio, visto anche la "reazione" di Fassino: «Questione delicata, ma il governo ha strumenti per affrontarla» e la smentita di Visco «Partita ancora aperta»  «C’è preoccupazione, è una vicenda complessa. La Golden share non è più applicabile»

Comunque,  è stata scritta una pagina di capitalismo finanziario che ieri ha lasciato di stucco il governo, e rientra nella logica dove il mercato è sovrano. E’ la stessa logica che ha consentito ad Alessandro Profumo, di conquistare la roccaforte bancaria in Germania, e incoraggia il manager dell’Enel Fulvio Conti a tentare la conquista del colosso energetico spagnolo Endesa. Nel mercato globale, dove la concorrenza è senza frontiere, contano i soldi ed è a questi, più che ai progetti industriali, che ha puntato il blitz improvviso di Tronchetti "Gli affari sono una combinazione di tempismo e rapidità nelle decisioni, come accade nello sport della vela".

E siccome lui in barca a vela ci va… a lui poco importa dove andrà la telecom alla At&t oppure América Móvil, l’importante era chiudere la partita ed infatti è chiusa, con tanto di pernacchia a Rovati, Bersani e delle banche, è riuscito a metterlo in tasca al governo e lo si capisce dal suo sfogo apparso stamane sul "Financial Times", nasce "dall’immensa frustrazione all’interno di Pirelli per l’incapacità di concludere accordi a causa dell’opposizione del governo".

Il colpo di teatro internazionale riporta alla ribalta un soggetto come l’americana AT&T che da molti anni tiene gli occhi aperti su Telecom. Fin dai tempi della Stet la società Usa ha considerato le telecomunicazioni del nostro Paese come un’area di mercato da sorvegliare in modo "speciale". Prima di essere liquidato da Ciampi e Draghi fu Ernesto Pascale a tentare una grande alleanza con gli americani, poi ci provò Tommasi di Vignano, ma quando nel 1998 la Fiat mise al vertice di Telecom GianMario Rossignolo, l’intesa venne spazzata perchè il manager tentò un’impossibile accordo con la Cable&Wireless. La mano lunga degli americani riapparve poco tempo dopo attraverso Lehman Brothers e Citicorp che misero nelle mani di Colaninno 100mila miliardi dell’epoca per conquistare Telecom.

Il mercato italiano fa gola ai colossi d’Oltreoceano e per un gruppo come l’AT&T, che capitalizza 242 miliardi di dollari e l’hanno scorso ha fatto 7,3 miliardi di profitti, non è un problema staccare un assegno da 2,7 miliardi e comprare le azioni a 2,92 euro. Non sarà per niente facile per Prodi e compagni sbattere la porta in faccia al colosso Usa delle Tlc anche per altre ragioni. AT&T è la realtà che in America finanzia in modo trasversale sia i repubblicani di Bush e Giuliani che il partito democratico di Hillary Clinton, e rispetto all’altro concorrente che si è affacciato ieri sera con le vesti del messicano Carlos Slim, proprietario di America Movìl, è il soggetto che sembra avere più chances per turbare il sonno della politica italiana.

Con questa sua mossa improvvisa Tronchetti Provera vorrebbe ripetere quel copione del 2001 che lo portò con un colpo magistrale a vendere una piccola società (Optical Technologies Usa) agli americani di Corning e Cisco per 3,6 miliardi di dollari. L’uomo dei blitz finanziari, il manager che ha dimostrato di non saper costruire un destino industriale per le telecomunicazioni, pensa adesso di mettere alle corde con un colpo solo le banche e la politica.

Da ieri sera e per i prossimi 30 giorni è iniziata una primavera calda che vedrà scatenarsi un’asta al rialzo e un fuoco di polemiche. In ballo c’è l’italianità delle telecomunicazioni, la difesa del quinto baluardo industriale (dopo Fiat, Eni, Enel e Finmeccanica) sul quale il mondo politico non è disposto a mollare. Ne vedremo delle belle. Vedremo le barricate dei partiti di sinistra che non intendono mollare la gestione della rete agli yankees e tantomeno ai messicani.

Vedremo le banchette italiane (anch’esse già violate e in gran parte vulnerabili alle scalate straniere) recarsi a Palazzo Chigi per valutare una controffensiva a prezzi di gran lunga superiori a quella soglia di 2,7 euro per azione che consideravano irreale. E forse vedremo qualcosa che finora non si è manifestato e può avere le sembianze di un’Opa su Telecom, che stranamente non è stata ancora fatta, ma che è possibile se qualcuno avesse intenzione di mettere sul piatto 2 miliardi di euro.

Telecom una telenovela che dura da dieci anni, cioè dall’autunno 1997 quando la privatizzazione portò alla presidenza Guido Rossi, il superavvocato che negli ultimi 100 giorni ricevendo un compenso di circa 700mila euro ha messo il suo nome e il suo prestigio a disposizione di Tronchetti Provera. Una parcella di tutto rispetto che dovrà essere moltiplicata per dieci e per cento se gli verrà chiesto di convincere le banchette italiane a difendere l’onore della Patria e se dovrà servire a cacciare il fantasma della "variabile giustizia", l’unico ostacolo "oscuro" che potrebbe impedire a Tronchetti Provera di alzare le vele verso lidi più ricchi e sicuri….