Travestiti..
aprile 9, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney
I Fondamentalisti cattolici si travestono da Laici moderati… e creano un Comitato Laico per la difesa della Famiglia che produce pure un manifesto, il tutto ospitato sul sito l’occidentale (un nome una garanzia).. ma leggiamo questo delirio
Nasce il Comitato laico in difesa della famiglia Per iniziativa di un gruppo di intellettuali, cattolici, ebrei, musulmani, ma anche non credenti, dalle appartenenze politiche e culturali più varie nasce il Comitato per la difesa laica della famiglia. Giuristi, economisti, rappresentanti della società civile, ma anche storici, giornalisti, sociologi, tutti sono concordi nel difendere la famiglia dagli attacchi ripetuti e molteplici che ne stanno minando le fondamenta, consapevoli che la difesa dell’istituzione familiare, intesa in senso tradizionale, significa difendere la cultura e i valori su cui si è fondata e sviluppata la nostra società occidentale. L’Occidentale pubblica il testo dell’appello pro family. Per aderire, basta scrivere un commento.
Il testo dell’appello Che paese sarà l’Italia fra trent’anni? Troppi ritengono che questa domanda riguardi soltanto i cattolici. Ma non è così. Essa riguarda tutti. Riguarda tutti il deteriorarsi evidente della società italiana, così come gli esempi sempre più frequenti della nostra clamorosa debolezza nel formare le nuove generazioni. E proprio a nessuno è dato ignorare i drammatici segni di collasso sociale provenienti dai paesi più “civili” del nostro, che in tanti casi ci vengono additati ad esempio di progresso e libertà. A rigore, queste situazioni riguardano proprio coloro che si dichiarano laici e liberali. Poiché se una società libera non riesce a formare nuovi individui in grado di gestire responsabilmente la libertà, il suo livello di autoritarismo sarà fatalmente destinato a crescere.
L’Italia di oggi è figlia dell’Italia degli ultimi quarant’anni: l’Italia del miracolo economico e della modernizzazione tumultuosa; del benessere e del consumismo; della secolarizzazione che, tra l’altro, ha portato con sé il divorzio e l’aborto. Non intendiamo oggi rinnegare quella trasformazione, che ha fatto crescere la libertà personale più di quanto non sia – forse – mai accaduto nella storia del nostro Paese. Dobbiamo però smettere di far finta di non aver pagato nessun prezzo, e, laicamente, aggiornare le nostre convinzioni alle esigenze della nostra epoca. Dobbiamo chiederci se la società italiana non sia già oggi diventata del tutto incapace di educare alla libertà i suoi nuovi cittadini. E, per questo, se un colpo ulteriore a quel poco di struttura sociale che ci è rimasto non significhi mettere in pericolo proprio quella libertà individuale che, nelle intenzioni, si vorrebbe ancor più accrescere.
La famiglia della tradizione occidentale ha rappresentato una prima cellula di organizzazione sociale la cui nascita ha preceduto, e di gran lunga, l’affermazione dello Stato moderno. La sua disciplina e la sua tutela si sono storicamente evolute. Ma sempre essa ha mirato a soddisfare due esigenze imprescindibili: assicurare una procreazione socialmente ordinata, indispensabile per la formazione delle nuove generazioni e per la stessa sopravvivenza dell’umanità; tutelare i soggetti meno protetti, come i figli e il coniuge più debole.
Oggi questa storia e quest’evoluzione sono messe in forse da due fenomeni diversi, ma convergenti nei loro effetti. Da un lato il diffondersi di modelli familiari provenienti da altre culture, nelle quali la dignità della persona non è altrettanto tutelata (l’esempio della condizione della donna nei rapporti poligamici risulta, in tal senso, emblematica); dall’altro la tendenza ideologica, sempre più diffusa, a relativizzare il senso delle conquiste di libertà e civiltà fin qui conseguite, e a completare l’opera di destrutturazione del quadro sociale che le ha rese possibili. Tendenza che proviene dal seno stesso della nostra cultura.
La dignità della persona è così messa in pericolo da nuovi e incalzanti fattori di crisi che hanno per teatro l’intero Occidente: la pressione problematica dei processi d’integrazione; il calo demografico e il conseguente invecchiamento delle nostre società; la preoccupante emersione di fenomeni di contro-modernizzazione. Per contrastare questi fenomeni occorrono la mobilitazione e il risveglio di tutto il nostro patrimonio culturale e del meglio della nostra tradizione. Di quel patrimonio e di quella tradizione, invece, indebolendo la famiglia e i suoi istituti scegliamo di oscurare le fondamenta. Tutto ciò ancor più che sbagliato ci appare delittuoso.
In questo contesto, la legittima ricerca di nuove e più ampie libertà personali, anche nel campo della sessualità, può e deve avvenire allargando la sfera dei diritti individuali. Non è stata però questa la via prescelta dal progetto di legge fin qui denominato “Dico”, concepito in larga misura all’interno di una logica statalistica: una soluzione pasticciata e ibrida, tale da generare un surrogato di famiglia che sul versante delle coppie omosessuali non trova giustificazione, e che su quello delle coppie eterosessuali fa concorrenza alla famiglia fondata sul matrimonio anche soltanto civile, indebolendo piuttosto che rafforzando il contesto sociale nel quale si formano i nuovi individui.
La sopravvivenza della famiglia, dunque, non può riguardare solo i cattolici. Essa spetta a tutti quanti siano consapevoli del contributo che essa ha dato all’allargamento della libertà individuale e alla dignità della persona umana, e di quanto queste conquiste, nel nuovo secolo, appaiano precarie e in pericolo. Noi, credenti e non credenti, riteniamo perciò necessario mobilitarci insieme a difesa della famiglia, di ciò che essa ha rappresentato e continua a rappresentare nonostante le crescenti difficoltà e le inevitabili contraddizioni. Siamo certi che vi siano strade attraverso le quali la libertà della persona possa affermarsi senza negare o contraddire quanto edificato dalle generazioni passate. Siamo altrettanto certi, però, che quelle strade non passino per i “Dico”.
Per queste ragioni ci costituiamo in “comitato per la difesa laica della famiglia” e, per questo, contro i Dico; impegnandoci ad assumere tutte le iniziative utili a evitare che una controversia civile si risolva in un insensato conflitto tra laici e cattolici.
ed mi raccomando leggevi i commenti sul sito che meritano.. come l’elenco delle adesioni..








Che paese sarà l’Italia fra trent’anni? Io spero che sarà un paese in cui la società non si nasconde dietro ad ipocrisie di facciata e sappia accogliere il ‘diverso’ non per buonismo ma per la ricchezza che ogni uomo porta dentro di sè. Spero in un’Italia in cui nessuno si senta escluso.
Spero in un’Italia che rispetti i diritti di ogni persona.
Al contrario la chiusura, la discriminazione, la paura del diverso, porterà sempre più questo paese nell’ignoranza e, economicamente, più vicino ai paesi del secondo mondo che a quelli del primo, perchè là ove la società è più aperta e più disponibile all’accoglienza vi è anche più prosperità economica. Non a caso la Spagna ormai ci ha sorpassati economicamente.
Più libertà dell’individuo significa più capacità di creare ricchezza, perchè le enrgie di ogni uomo convergono sempre sul miglioramento della propria vita. Se civilmente la vita è già migliore, allora queste energie si tradurranno in energie economiche, se al contrario ci saranno ancora persone che dovranno lottare per una vita civile degna di un paese occidentale nel senso più alto del termine, queste energie finiranno inevitabilmente al miglioramento del proprio status di cittadini sottraendo preziose risorse al benessere economico.
Mah…
Ora siamo arrivati al minimo storico.
A me fa schifo essere italiano, lo dico sinceramente, non mi sento di appartenere a questo paese. Non è possibile che in Italia e solo in Italia i dibattiti più semplici si tramutino sempre in questioni etiche di scelta fra la vita e la morte. La mistificazione della realtà propria di chi vuol difendere le proprie tesi crea fazioni in lotta anziché parti che si confrontano pacificamente, e fa sì che esse si chiudano ancora di più in loro stesse isolandosi. Questo fenomeno, da noi, raggiunge livelli esasperati che in un paese civile sono del tutto inaccettabili.
E infatti l’Italia è tutto tranne un paese civile…
Mi ripugna l’ipocrisia di fondo che investe questo tipo di discorsi. Eravamo partiti con le migliori intenzioni di garantire più diritti civili a persone che ne hanno bisogno, ma senza che ce ne rendessimo conto si è tutto trasformato in una vera e propria crociata contro il degrado della società moderna. Gente ottusa, anti-progressista, ha colto al volo l’occasione per crearsi un nemico contro cui combattere. I toni sono diventati col passare del tempo talmente esagerati che nessuno più riesce ad accorgersi che è veramente ridicolo vedere nei Di.Co. la causa prima e unica del declino morale del terzo millennio.
C’è gente che dietro lo scudo della moralità o del cristianesimo si impegna a instillare nel popolo il senso della paura del cambiamento. Questa gente usa i timori e le inquietudini dei cittadini incanalandone il risentimento verso nemici immaginari, al fine di preservare lo status quo che li favorisce.
D’altra parte, dopo aver usato la parola “comunista” come un’accusa per più di 50 anni, tocca cercarne di nuove. Ora chiunque aspiri a una società più aperta e libera è un nemico da combattere. Ora l’accusa è “omosessuale”, o più semplicemente “convivente”. Il clima di caccia alle streghe che si sta instaurando ha toni medievali: la razionalità, il pensiero, persino la scienza sono demonizzate e viste come anti-umane, nocive. Le parole “etica” e “morale” vengono sempre più spesso usate in contesti impropri con singnificati errati, sono diventati termini retorici che rendono altisonanti certi discorsi e hanno un non so che di ipnotico sulla massa.
È un controsenso che un politico si metta a dare lezioni di moralità e parli di degrado della società, visto che è proprio lui a doverlo prevenire. Mi verrebbe da chiedere loro: ma voi dov’eravate? Dove siete stati tutto questo tempo? A scaldare le sedie in Parlamento? Non ve ne siete accorti che la società stava andando alla deriva? Avete aspettato i Di.Co. per scatenare il polverone sul futuro dei nostri figli e sullo stato precario della società italiana? Se vi stava tanto a cuore l’istituzione della famiglia allora perché avete messo la gente in condizione di non potersene permettere una, tanto da chiedere a gran voce le tanto odiate “forme alternative di convivenza”? Non ve la prendete con noi, e con il nostro “relativismo”: la colpa è solo vostra, noi ci siamo adattati di conseguenza.
Mi unisco al vostro sdegno sul polverone che è stato sollevato in questi giorni per il disegno di legge sui Dico. E’ vergognoso come ancora oggi si possa parlare di un paese democratico!!! come dice Ulisse la Spagna che fino a qualche tempo fa nel nostro Paese era considerata il paese “sfigato” oggi ci ha degnamente superato. Sono stata a Barcellona lo scorso giugno e speravo tanto che anche in Italia diventasse possibile un’apertura alle unioni civili…ma purtroppo ancora una volta devo stare a guardare uomini religiosi e laici che non fanno che pensare alla propria poltrona! Che tristezza!
E’ assurdo che il nostro stato laico viene costantemente bombardato e influenzato dalle sentenza di una becere istituzione (la chiesa) che al posto di pensare alla salvezza dell’anima pensa a legiferare e alla naterialità dell’essere. Lo sdegno nasce soprattutto nel vedere una classe politica che va a braccetto con la classe clericale, sono dei vermi, e poi si permettono di parlare in nome del popolo italiano.