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May 19, 2012, 8:22 am

Rosiko

Il ritorno della geo-politica non poteva essere un festeggiamento globale. Anche se globale saranno, e sono già, i suoi effetti. Liberi dai muri e dalle cortine del dopo guerra, la rete, come ogni rete che si rispetti, per poter esistere, ha i sui nodi, più o meno robusti, su cui è facile, in qualche caso obbligatorio, inciampare e, non a caso, esplodere.

La vicenda Mastrogiacomo è la fine della grande recita umanitaria sulla guerra e sulla retorica nominalistica, che accompagna ogni conflitto e che
ancor più segue i conflitti che segnano fasi nuove nella vita del pianeta.

Lo spirito nazionale si sarebbe dovuto esprimere su questo argomento, e a sei anni di distanza dall’inizio delle operazioni di peace enforcing in Afghanistan doveva mettere dinnanzi agli italiani la realtà dei fatti, la realtà di una guerra combattuta come una guerra cosiddetta a “bassa intensità” (ma pur sempre una guerra) e ad essa uniformare i giudizi.

Soprattutto dopo l’ennesimo rapimento e l’ennesimo rilascio dietro il “pagamento” di un  riscatto.
Invece si preferisce sostenere che il morto giusto è quello italiano e non quello afghano, perché sul mercato della politica italiana come su quella della guerra, c’è carne e carne e per quanto questa sia tutta macellabile, non si può sorvolare sul prezzo.
Se aver liberato Mastrogiacomo, liberando dei prigionieri è un atto di dilettantismo (lo ha detto quel genio di Scajola che è riuscito a farsi ammazzare Marco Biagi sotto il naso dopo avergli dato del “rompicoglioni”), vedere morire un Adjmal qualunque perché qualcuno finalmente si è comportato da “professionista”, dovrebbe almeno indurre al silenzio i sostenitori della linea della fermezza.

Invece no.  Potevamo non perdere l’occasione di riflettere sulla distanza siderale che corre tra la nostra apparente tranquillità quotidiana e lo sforzo di mantenerla combattendo una guerra come quella, ovvero sugli sforzi che facciamo per perderla andando a combattere guerre come quella.

Francesco


Rosiko

1 Comment

  1. Ulisse scrive:

    Tutto questo nasce da un qui quo qua come diceva Pappagone. Semplicemente perchè non si vuole chiamare le cose con il proprio nome. Oggi le operazioni simil-Afghanistan si chiamano missioni di pace, un secolo fa si era meno ipocriti e si chiamavano semplicemente colonialismo.

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