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May 19, 2012, 8:24 am

Il tribunale dei famosi

Se non ci fosse da ridere, verrebbe da piangere. Per fortuna che esiste il revisionismo. La storia dell’antimafia post Falcone e Borsellino? Una clamorosa fuffa mediatica, null’altro. E perfortuna che si era sempre saputo. «C’è chi pensa che l’esigenza di celebrare comunque il processo debba sovrastare il criterio di valutazione delle prove»; così facendo, si vengono a creare dei «processi deboli» ma «spettacolari», che, essendo imbastiti da un manipolo di magistrati mattacchioni, alla fine «portano alle controriforme verso i magistrati», con tanto di «ritorsioni» che «danneggiano il funzionamento della giustizia».

Capito? Se si ha la sventura di imbattersi (ormai fortunatamente non più, visto che la legislazione sui collaboratori di giustizia è stata di fatto smantellata) in pentiti che fanno dei nomi importanti, magari di politici, ecco, vanno evitate come la peste le indagini alla ricerca di eventuali riscontri. Metti che poi saltino fuori le prove: tocca processarli. E questo non va fatto. «Pensare alle inchieste come a una gogna pubblica» è utile perchè «distrugge una carriera politica»; ma a pensare male si fa peccato, e quindi una simile condotta è «una deviazione della funzione delle indagini», ed è pure «anticostituzionale».

Luciano Liggio? Bernardo Provenzano? Al Capone? Don Vito Corleone? No. A scrivere in un libro simili prelibatezze ci ha pensato nientepopò di meno che Piero Grasso, il procuratore nazionale antimafia, che, non avendo comprensibilmente niente di meglio da fare, è andato anche oltre, tornando sulla legge contra Caselli. «Rimango fortemente critico contro quella scelta governativa. Soprattutto perchè era dichiarato l’intento di sfavorire Caselli e favorire me». A Grasso, infatti, piace l’agonismo. Di ritorno però, a partita finita, visto che di slanci particolarmente agonistici non ne ebbe quando venne fatto fuori Caselli con un codicillo, quello sì, completamente anticostituzionale. Grasso lamenta di aver vissuto sulla sua pelle «quello che allora mi sembrava insopportabile per Falcone»; strano, visto che non risulta, almeno dalle cronache ufficiali, che Falcone avesse vinto il concorso per diventare consigliere istruttore perchè l’avversario (Meli) era stato estromesso da un comma di una leggina. Risulta, al contrario, che venne trombato da un CSM pavido e timoroso. Ed è doppiamente strano anche qualora il procuratore nazionale antimafia si riferisse alle calunnie e all’isolamento, visto che c’è qualcuno preso leggermente più di mira di lui. Si chiama, guardacaso, Giancarlo Caselli.

Quest’ultimo, che negli anni si è visto affibiare ogni genere di epiteto (tra cui anche «assassino») e di nefandezza (manipolazione di pentiti, accanimento giudiziario, politicizzazione dei processi e quant’altro), pensava che a dire queste cose potessero essere, chessò, un Bondi, uno Iannuzzi, un Cicchitto qualsiasi. Invece no: pure Grasso si mette a stigmatizzare ciò che è stato fatto dalla procura guidata da Caselli. Alchè, nella lettera di replica inviata alla Stampa, Caselli mette i puntini sulle i. Anzitutto, le gogne ci sono state, eccome: ma non per i politici coinvolti, che, anzi, sono quasi sempre stati «beatificati da certa tv e certi giornali»; per i magistrati che hanno osato sfiorare il rapporto mafia-politica, con tutte le conseguenze del caso. I magistrati, per capirci, che si ostinano a tenere «la schiena dritta», mentre farebbero bene a mettersi in testa che certe cose, in Italia, non si possono fare. Non ci riescono proprio a scacciare certi pensieri, o a flettere la schiena, queste toghe rotte.

Ad esempio, non si può processare Andreotti: poco importa se questo viene riconosciuto organico alla mafia fino al 1980 («reato commesso» ma «prescritto»); il vizio è all’origine. E non solo Belzebù: Contrada, Carnevale, Musotto, Mannino, Dell’Utri, etc. Qualcuno sarà assolto, qualcun’altro condannato. Non importa; il confine tra assoluzione e condanna, a certi livelli, è praticamente inesistente. Il punto è che non si possono processare politici e nomi eccellenti. Qualcuno potrebbe opporre i dati della gestione Caselli: 23.850 persone rinviate a giudizio, 650 ergastoli comminati, diecimila miliardi di vecchie lire sequestrati, la confessione di Santino Di Matteo decisiva per ricostruire la strage di Capaci. Embè, cosa vuol dire? Cambia qualcosa? Mentre la mafia continua ad ingrassare senza sparare più un colpo, a qualcuno potrebbero venire in mente le parole di Frank Coppola, detto “Frank tre dita”, che così rispondeva al giudice che gli chiedeva delucidazioni sulla mafia: «Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell’appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia…»

Leonardo Bianchi


Il tribunale dei famosi

6 Comments

  1. josip vissarionovic scrive:

    Trovo imbarazzante, oltre che poco informato, questo post di Bianchi. Il quale forse non ha letto per intero il libro-intervista che Grasso ha scritto con il giornalista della Stampa Francesco La Licata. La tesi di Grasso, che chiunque dovrebbe condividere vivendo in uno stato di diritto, è semplice: non si processa senza le prove. Altrimenti si giudicano le intenzioni, i desideri, il “detto” e non il “fatto”. Nei regimi autoritari si finisce davanti a un giudice se si pensa male del governo o del potente. In un paese democratico no. Grasso, nel libro – e in particolare nell’ultimo capitolo – è molto critico ad esempio con le leggi ad personam che Berlusconi ha voluto per sé. Leggi che, a detta del procuratore nazionale antimafia, hanno favorito anche Cosa Nostra, e non solo. E’ Grasso che ha denunciato per primo la “sommersione” della mafia. E’ Grasso che, con altri magistrati e con gli uomini delle forze dell’ordine, ha fatto terra bruciata attorno a Provenzano arrestando prima Benedetto Spera, poi Antonino Giuffrè. La polemica di chi prende partito a favore di un magistrato contro un altro è assurda, sbagliata. Fa il gioco della mafia. Bisognerebbe conoscere meglio la storia di questi anni, soprattutto quella della mafia, prima di avventurarsi in analisi da quattro soldi

  2. biatch scrive:

    > La tesi di Grasso, che chiunque dovrebbe condividere vivendo in uno stato di diritto, è semplice: non si processa senza le prove.

    Certamente: i processi senza prove sono deleteri per lo stato di diritto, nonchè preludio ad uno stato di tipo autoritario. Peccato che non sia questo il caso. Le prove raccolte a carico di Andreotti, Dell’Utri, Mannino e altri sono tantissime. Non so se il sig. Vissarionovic abbia mai letto (o perlomeno guardato) le sentenze emesse dal tribunale e dalla corte d’appello di Palermo: sono malloppi di rispettivamente 4000 e 1000 e passa pagine. E di storia della mafia c’è nè parecchia. Io non ho niente contro Grasso, che è un buon magistrato che ha conseguito importanti risultati, in ultimo l’arresto di Provenzano, ormai abbandonato dai suoi fedelissimi e troppo vecchio per mandare avanti il gioco grande. C’è un però. Il processo a Cuffaro è paradigmatico del nuovo modo di intendere la giurisdizione antimafia. Con la mole di prove raccolte a suo carico, il rinvio a giudizio (ora, deo gratia, Messineo ha riaperto l’indagine per concorso esterno, con annessa lavata di capo dallo stesso Grasso) per favoreggiamento aggravato ha costituito un ridimensionamento abnorme dell’impianto accussatorio, facendo perdere, inoltre, tempo e risorse preziose. Perchè è stato fatto ciò?

    Se il signore qui sopra ritiene imbarazzante il mio post (che non è un’articolo di analisi), io trovo imbarazzanti le calunnie rivolte a Caselli e le leggi che hanno falsato il concorso, con un decreto ed una legge quantomeno eversivi, per il posto che doveva essere occupato da Falcone e Borsellino. Trovo imbarazzante che sorgano querelle come queste. Trovo imbarazzante che ci siano persone come Dell’Utri, come Gaspare Giudice e come Crisafulli ad espletare il mandato parlamentare. Trovo imbarazzante che il procuratore nazionale antimafia dica certe cose. Se questo è fare il gioco della mafia, allora io faccio il gioco della mafia.

  3. Gesuita scrive:

    Trovo che il post di Leonardo Bianchi inconcludente e nebuloso e mi si permetta anche disinformato. I collaboratori di giustizia ,per esempio, ci sono ancora e con i familiari raggiungono ancora oggi le oltre 5000 coperture.
    Il dott. Grasso e’ un degno erede di Borsellino e Falcone ,lasciatelo lavorare !

  4. biatch scrive:

    E dove sta scritto che i pentiti non ci sono più? C’è scritto altro: “Se si ha la sventura di imbattersi (ormai fortunatamente non più, visto che la legislazione sui collaboratori di giustizia è stata di fatto smantellata) in pentiti che fanno dei nomi importanti“.

    Io disinformato? Orbene, il dato dei 5000 pentiti dove l’ha tirato fuori? A me risulta che, fino alla data del 31 gennaio 2007, i pentiti siano 866 (rispetto agli oltre 1000 del 1998), e i familiari protetti 2885 (rispetto ai 4000 e passa del 1998). Dove ho preso i dati? Dal procuratore Grasso (qua l’articolo). Strana la vita, a volte.

    Per quanto concerne la legislazione sui collaboratori di giustizia, forse farebbe (meglio: farebbero coloro i quali criticano il mio articolo) bene a leggersi uno scritto giuridico (non è nemmeno particolarmente difficile) di Armando Spataro. Qua l’indirizzo.

    Rimango in attesa di risposte. Sperando che arrivino.

  5. josip vissarionovic scrive:

    Dire che Provenzano fosse stato “abbandonato” dai suoi e fosse “troppo vecchio” per gestire la Cosa Nostra è ridicolo. Mi dispiace polemizzare, ma l’autore del post non ha le idee chiare sul fenomeno mafioso. Consiglio quindi la lettura di un libro uscito di recente da Laterza, “Il Codice Provenzano”, scritto a due mani dal giornalista Salvo Palazzolo e dal magistrato Michele Prestipino. Andiamo punto per punto. 1) Processo a Cuffaro: la decisione di procedere per favoreggiamento aggravato e non per concorso esterno è stata presa da tutto l’ufficio della Procura, con un solo voto contrario. Evidentemente, la massa probatoria non era così imponente come qualcuno vuole far credere. La questione è quindi sempre la stessa: processare un uomo politico per processare un’intera classe dirigente. Un metodo sbagliato. Perché, come dice la nostra Costituzione, “La responsabilità penale è personale”. I teoremi lasciamoli ai matematici. 2) La legge anti-Caselli. Si è trattato di una pagina nera della politica italiana, una delle norme ad personam (in questo caso, contra personam) che il governo di centrosinistra avrebbe dovuto cancellare subito. Nel suo libro con La Licata, Grasso dice chiaramente che quella legge era sbagliata. E difende Caselli, oltre ad apprezzare senza riserve il lavoro della Procura di Palermo dal ‘93 al ‘99. 3) Come si fa a imputare a Grasso il fatto che Dell’Utri sia parlamentare della Repubblica? Ma l’autore del post lo sa o non la sa chi ha istruito il processo a Dell’Utri e chi ha chiesto la condanna per il numero due di Forza Italia? 4) Legislazione sui pentiti. Sempre nel suo libro, Grasso afferma di non condividere la norma che obbliga i collaboratori di giustizia a ripetere, in dibattimento, quanto affermato in precedenza. Una posizione che Emanuele Macaluso, nella prefazione, critica giudicandola sbagliata. Le cose non sono mai come sembrano. Mettere in discussione il lavoro di Grasso è sbagliato. E non ci sono motivi validi per sostenere tesi stampalate.

  6. biatch scrive:

    D’accordo, ha ragione lei allora. Su tutta la linea. Io non so nulla.

    1) “La responsabilità penale è personale”. Appunto. Di cosa farfuglia quando parla di “processare un’intera classe dirigente”?

    2) Perchè Grasso non ha detto nulla quando l’emendamento Bobbio stava facendo il suo lavoro? Perchè è intervenuto a partita finita, 3 anni dopo?

    3) Dove ho scritto che Grasso è responsabile di Dell’Utri? Voglio la frase esatta, altrimenti qua si parla per dare fiato alla bocca.

    4) Fosse solo quello di ripetere in dibattimento quello detto in precedenza. Vorrei anche vedere che Grasso non sia favorevole: basta vedere i numeri ed il livello delle indagini, tornato a più di 20 anni fa.

    Detto ciò, continuo ad avere le idee confuse.

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