Coraggio
Fatto il partito democratico, ora resta da fare il partito socialista. Qualcuno deve avere il coraggio di dichiarare chiusa per sempre la vicenda storica partita nel 1921, si è conclusa con la confluenza dell’ex pci nel partito democratico, passando in mezzo al crollo del sovietismo e dopo l’allontanamento dall’orizzionte politico di qualunque teorica “terza via”.
Quello stesso coraggio dovrà servire a fare una sinistra plurale sì, senza che si nasconda in malo modo una semplice sommatoria di vecchie appartenenze. Plurale nel senso che non si dà alcun partito socialista che non sia plurale, cioé laico, e che non sappia vedere con occhi sempre nuovi il rapporto tra libertà e eguaglianza, mantenendo con saggezza il timone fermo sulla salvaguardia del diritto al lavoro, alla sanità e al sistema pensionistico.
Quello che dovrà essere nuovo, sarà il contenitore, cioè la forma partito che si sceglierà. La sfida sta lì: nella direzione che si vorrà dare alla democrazia interna, cioè al modo di costruire il consenso intorno a sé.
Sia chiaro: se non si chiamerà socialista sarà solo una perdita di tempo. E di voti.








Fare (e non riesumare) il partito socialista in Italia appare una sfida molto difficile.
E’ una sfida che non può stare solo sulle spalle di Boselli.
Abbandonare lo SDI ed i suoi, molti, iscritti al loro destino di specie in estinzione è un grosso errore politico.
A mio giudizio dovrebbe essere fatta, prima di tutto, una federazione giovanile dei socialisti e dei libertari italiani.
Ed andrebbe concessa a loro la possibilità di ricostruire una politica vera affidandogli sedi storiche dei partiti in gestione autonoma.
E, nello stesso tempo, tutti coloro che si sentono progressisti e convinti assertori della laicità dello stato dovrebbe costituire circoli politici culturali per gettare il seme di una conoscenza reciproca e di un’azione comune senza aspettare il limitato e febbrile momento della consultazione elettorale.
Certo vanno abbattute con decisione tutte le attuali piccole strutture di potere che sperano di perpetuarsi indirizzando il consenso di questa parte di italiani (non penso più del 10%) che storicamente si è sempre suddivisa in molti rigagnoli a causa dell’elevata dialettica litigiosità dei suoi appartenenti.
E’ giunto il momento di essere più generosi se si vuole che il progetto viva veramente.
I cervelli socialisti si sono oramai estinti insieme alla teoria del marxismo-leninismo. Da allora, di menti socialiste che siano riuscite ad andare oltre Marx non se ne è più viste. Qui è solo una questione di definizione peraltro falsata e fuori dai tempi logici. Con l’attuale sistema economico mondiale è controproducente per lo Stato, ridare vita ad un modello politico fondato sul conservatorismo statalista in vecchio stile. Se non si è capaci di proporre una riedizione rivisitata e più consona all’attuale sistema economico del socialismo di derivazione marxista, sarebbe meglio lasciare perdere. Una inutile perdita di tempo!
Boselli è in linea con una nuova visione di Partito Socialista!
…aggiungo al commento sgrammaticato sopra: purtroppo Boselli a differenza di codesti o, non è capito o non riesce a far capire che c’è già lui che rappresenta una nuova forma di Socialismo. Non serve al Paese realizzare una sponda socialista conservatrice, sindacalizzata e antiamericana, come è stato fatto dai non aderenti al Partito Democratico.
Triio guarda che sono ben lontano da proporre il ritorno al 1921.
Dicevo solo che il perimetro dello Sdi (circa il 2,5% dei voti se va tutto bene) non consente di poter dire che in Italia esiste una forza socialista di matrice europea.
Mi limitavo a dire che gli interlocutori non sono certo i residui archeologici del recente passato (come De Michelis ed altri che hanno cercato fortuna personale nel lecchinaggio al potente di turno) ma tutti coloro che hanno una visione moderna, progressista, laica e (se possibile) libertaria od almeno liberale, della società italiana.
Il bacino elettorale è sempre del 10/12%, largo circa, ma è in parte diverso da quello che sosteneva Bettino ai tempi d’oro (letteralmente parlando).
Anche se i militanti dello Sdi che hanno resistito, con molte difficoltà, nel centro-sinistra sono da rispettare e da coinvolgere in qualsiasi ipotesi politica si cerchi di portare avanti in quest’area.
Certo in un paese dove il Partito Democratico si è interrogato per mesi su come i discorsi pubblici dovessero prendere inizio pervenendo ad un ecumenico ” amici e compagni” sorrido al pensiero che Marco Pannella, per fare un esempio, continui imperterrito ad iniziare con un “cari compagni”.
Devo considerare un liberale e libertario come lui l’unico socialista rimasto in questo paese ?
Prima si deve chiamare riformista, poi sul socialista se ne può discutere e magari avere traguardi anche più ambiziosi…
Giovane Holden dovrei definire “riformista” un partito con De Mita e con la Binetti ?
Mi pare difficile.
Ma il problema non è l’etichetta è la visione della società e di come intervenire nelle sue trasformazioni.
Ci vogliono poche e chiare idee.
Non tante e confuse parole in contradizione tra loro.
Rileggi il Manifesto (del Partito Democratico) come se non lo avessi mai fatto e, riflettendo, ti sembra un progetto di società ?
Non si può far stare insieme tutto ed il contrario di tutto salvo fare operazioni trasformistiche un pò da guitti.
E’ vero che nell’operazione c’è Rutelli che sul tema è una vera autorità in campo europeo ma forse sarebbe il caso di fare un pò di chiarezza.
Non trovi ?
Per quanto riguarda il termine “socialista” più che discuterne ci sarebbe da realizzare una società dove tutti possano godere di equivalenti punti di partenza e di una solidarietà sociale per coloro che si trovano svantaggiati.
Una società dove “nessuno è straniero”, dove le differenze culturali, religiose sono indifferenti e dove nessuno viene escluso o diventa un cittadino di serie B.
E dove tutti abbiano chiara evidenza delle regole, partendo dai vertici politici, e non ci sia tollerante indifferenza per i “furbi”.
Che questi obiettivo sia socialista o liberale, o sia a mezzo servizio tra le due visioni di società, a me è del tutto indifferente.
Quali traguardi più ambiziosi riesci a vedere ?
Tutti ricchi come i calciatori e le modelle ?
Nessuno che lavora ?
Riformista o non riformista, mi riesce difficile concepire una politica basata ancora su una sostanziale definizione archetipica di Socialismo. La caduta del Muro di Berlino, il crollo dell’URSS, la nascita dell’Euro e l’aumento dei paesi aderenti alla moneta unica, la Cina sotto regime comunista e allo stesso tempo capitalista e l’11 Settembre 2001 e ciò che ha comportato in seguito lascia comprendere che il modello capitalistico è l’unico capace di far detenere alle nazioni il potere economico. Tutto ciò denota un forte bisogno, da parte, dei paesi industrializzati e paesi emergenti, di risorse soprattutto energetico, con cui, incrementare il proprio potere economico-militare così, da assetare le richieste del dominio capitalista che oggi si fa chiamare “libero mercato”. Questo meccanismo viziato ha decretato la fine delle vecchie ideologie e il sistema è entrato in conflitto con se stesso, deturpando la nostra sopravvivenza su scala planetaria. La vera guerra odierna che combattiamo è, contro la nostra stessa sopravvivenza e qui non c’è Socialismo, anche, riformista che serva. Il progetto di Mussi, Salvi, Diliberto & Co è una visione paradossale dell’attuale sistema economico che non corrisponde in nulla all’evolversi degli eventi planetari.
Lo ha compreso bene Sarkozy che le prospettive economiche future dovranno basarsi sul risolvere le questioni ambientali e, per questo, urge realizzare delle politiche che siano antisociali nonchè antiproletarie!