Ancora una volta, la legge del più “forte” (?)

maggio 16, 2007 in Como by andrea-luppi

«La legislazione che scavalca l’opinione pubblica è spesso peggio che inutile», scriveva Gandhi nel 1921. Non è certo una preoccupazione del sindaco uscente Bruni, che ha deciso di firmare comunque il contratto per la costruzione delle tanto discusse paratie alla vigilia della consultazione elettorale.

Com’è noto, sembra che una maggioranza dei cittadini non apprezzi questo elemento del progetto di riqualificazione della zona a lago, in particolare proprio coloro che dovrebbero essere i diretti interessati dai benefici della diga mobile.

Se però confondiamo capacità decisionali ed arroganza, questo diventa un dato trascurabile: anzi, levare ben alto il bastone del comando serve alla campagna elettorale.

Esattamente come invadere con i propri manifesti gli spazi elettorali riservati alla concorrenza. Abbiamo udito precise quanto autolesionistiche dichiarazioni dell’interessato in TV garantire che a tutti i trasgressori saranno comminate le debite sanzioni (forse è per questo che da vari giorni si è smesso di rimuovere o coprire gli abusi). Si accettano scommesse sul fatto che andrà a finire in questo modo…

Infine, ci conforta la possibilità di seguire in diretta televisiva il passaggio di Berlusconi, Insuperabile Prototipo dello stile “qui comando io”, naturalmente in spregio alle più elementari norme di legge in campagna elettorale, della par condicio o anche, più semplicemente, del fair play.

In altri tempi, riguardo alla correttezza, avremmo sentito anche risuonare un maschio e stentoreo «me ne frego!». Ma in quest’epoca più accomodante, gli eredi si accontentano di sorriderci beffardamente, quasi volessero dire a noi poveri illusi, « ancora non avete capito che controlliamo tutto e tutti, e possiamo fare impunemente quel che ci pare?».

Buona fortuna a voi. Non torno a citare Gandhi sul fatto che questa presunta esibizione di forza sia in realtà il segnale di una strutturale debolezza interiore, di una grave insufficienza umana prima ancora che politica. Preferisco fare miei dei versi immortali (un piccolo indizio: accompagnati da musica), che a dire il vero mi ricorrono alla mente tutte le volte che mi tocca contemplare la protervia eretta a sistema da questa concezione degradata della politica.

Uomo

Non so

Se io somiglio a te

Non lo so.

Sento che però non vorrei

Segnare i giorni miei con i tuoi.

No

No