Berlusconi in scena

maggio 18, 2007 in Como by gerardo-monizza

[La politica del guitto]
Com’è possibile entrare nel discorso berlusconiano? Di ogni teoria, di una tesi, di un progetto o programma si può – con le regole del ragionamento – entrare nel merito. Ma con Silvio Berlusconi, detto il Cavaliere, come si fa?

Silvio Berlusconi non è un politico, ma – come egli non si stanca di ripetere – un imprenditore che fa politica. Non prestato, ma a tempo pieno; in servizio permanente effettivo, in missione perenne.

SB fa politica anche se, per come recita il ruolo che la fortuna gli ha dato, sarebbe più propriamente un interprete della politica, dunque un attore, forse un guitto.

I guitti non sono, come li vorrebbe la consuetudine teatrale, cattivi attori; più correttamente sanno mediare tra il canovaccio e le necessità emozionali della piazza. Così a Como.

Sul palco deputato alla rappresentazione SB ha tenuto la scena per oltre un’ora sciorinando i temi del copione consueto che tutti conoscono a memoria ( ma che godono sentirli ripetere ).

Azzurro intenso il colore della scena e un fondale con due soli segni, ma giganteschi: Un’immagine del sindaco ( in uscita ) sorridente e persino accattivante (il che fa presumere che egli segua i “corsi del candidato perfetto” ) e il suo cognome, cubitale, in bianco.

SB prendendo subito la scena non la molla; anche quando sparisce per qualche minuto, dopo l’introduzione, tanto per far telefonate. La sua assenza pesa, si sente.

Bruni e Carioni (ma che ci faceva al comizio di un altro candidato?) han dato del loro meglio e non è ironico. La sostanza, infine, è poca: il solito elenco (abbellito) delle cose fatte, quello (dorato) delle promesse, quello degli insulti.

SB non perde l’occasione di denigrare tutti coloro che non fanno parte della sua schiera; tira in ballo i comunisti, le divisioni della sinistra, l’incapacità di vedere il percorso della modernità. Solo Lui, il Sommo, ha saputo risolvere tutto e quel che non si è fatto è per colpa degli altri.

Con il condimento delle solite barzellette sceme, dei discorsi razzisti, del qualunquismo economico (dove la sostanza è solo la sua imprenditorialità) l’immagine che ha dato dello Stato è di una realtà allo sbando (ma non l’ha governato per cinque anni? E non è in politica da quindici?) ed SB ha dimenticato di essere un deputato del Parlamento italiano che, più opportunamente, non dovrebbe dare il cattivo esempio alle masse istigandole a non rispettare le leggi.

Ma SB è fatto così e alla gente piace. Ridono di gusto e applaudono con apparente convinzione; sventolano le bandiere e osannano il Salvatore. Lo seguono, lo toccano, lo sfiorano, lo supplicano e Lui non si nega anzi si consuma guittescamente in un abbraccio continuo con la folla.

Problemi da risolvere in provincia e in città? Tutto risolto! E la politica?

Non parliamone – risponde sicuro SB – è una faccenda che tirano in ballo quelli della sinistra (i “sinistri” come li definisce) e non serve a nulla.

Bastano pochi cervelli: “Io e il dottor Letta abbiamo dedicato ore alla Patria” risolvendo questo e quello, dalla Giustizia al Ponte sullo stretto.

Applausi convinti dalla piazza in estasi. Poi SB lascia il palco e la folla dietro.

Il sindaco (in uscita) prende il microfono ma nessuno l’ascolta; tutti dietro al Supremo al ritmo dell’inno forzista nell’apoteosi finale. Cala il sipario (che non c’è, per mancanza di pudore).

Gerardo Monizza