Elogio del parlamentare

giugno 12, 2007 in Como by leonardo-bianchi

Ammettiamolo: la scena del potente senatore (naturalmente ex piduista) che finge un malore, si stringe con forza il petto, biascica disperate richieste di aiuto, viene caricato d’urgenza in ambulanza ed infine, non appena raggiunti gli studi di La7, smonta dalla barella e incede con fare guardingo verso la sede dell’emittente, beh, è semplicemente superba. Degna delle migliori gag di un Sordi o di un Totò. E poi ci vengono pure a dire che il genere della commedia all’italiana è morto e sepolto: macchè.

Basta fare un giro dalle parti di Montecitorio o di Palazzo Madama per rendersi conto che il genere è più vivo che mai, solo che adesso i protagonisti, invece di essere piccoli borghesi alle prese con le miserie della vita, sono i potenti con tutti i loro vizietti, vizi e stravizi, alle prese con l’ostica autoperpetrazione del potere oligarchico raggiunto in pazienti anni di tessitura e ricamatura.

E così, ora, tutti sono scandalizzati, tutti sono pronti ad esecrare il collega macchiatosi di quest’orribile gesto. Tutti a dare addosso all’untore. Il più strepitoso, ovviamente dopo il fu giureconsulto Calderoli («E’ chiaro che non si deve mai augurare del male a nessuno ma nel caso di Selva forse la legge del contrappasso non ci starebbe poi così male»), è Marrazzo, che si dichiara pronto addirittura a presentare «un esposto alla procura della Repubblica contro il senatore Selva per tutti i reati che si possono configurare e per richiesta danni».

Purchè trionfi la verità e la giustizia, ed il cittadino venga tutelato nelle sedi oppurtune. O forse c’è dell’altro? Non sarà forse che tutti sono pronti a sparare su Selva perchè la prassi non deve venire alla luce? Perchè, forse, scene del genere si ripetono ad abundantiam di giorno in giorno, di anno in anno?

No, non è possibile. Quando Previti è stato condannato per corruzione di giudici, la Camera di appartenenza prontamente lo ha preso e lo ha accompagnato per le orecchie fuori dal Parlamento, sospinta da un’ondata senza eguali di pubblico sdegno. Quando Dell’Utri, già pregiudicato per reati finanziari, qualche settimana fa è stato condannato insieme ad un boss mafioso per tentata estorsione, i politici hanno convocato più d’una conferenza stampa per esternare la loro vergogna ed il loro imbarazzo nel lavorare con un simile figuro. E lo stesso è avvenuto quando in casa di un boss della camorra sono stati trovati assegni riconducibili al senatore De Gregorio.

Per non parlare poi di quella volta in cui, malauguramente, venne fuori che nel Parlamento c’erano 25 pregiudicati ed una sessantina tra inquisiti, imputati e condannati, cose che neanche a Scampia: il putiferio, l’apocalisse, il giudizio universale.

I nostri parlamentari, leggere “La Casta” di Stella e Rizzo per informazioni a riguardo, che già sono costretti a lavorare in disagiate condizioni, con pochi privilegi per espletare il mandato sino in fondo, sono pure esposti all’ingratitudine del cittadino. Eh già, perchè questo diffuso montare dell’antipolitica nasce molto tempo addietro, trova le radici nello stato liberale, quando si poteva votare solo in base al censo, e in cui il potere era precluso a vasti strati sociali perchè esclusiva prerogativa di una ristretta elite.

Di sicuro è così, anche perchè altrimenti non se ne riesce a capisce il motivo. Ecco, diciamocela tutta: è colpa dell’opinione pubblica se il senatore Gustavo Selva deve ricorrere a questi mezzucci per poter lavorare. E’ colpa del cittadino se il senatore Gustavo Selva non riesce a legiferare adeguatamente. E’ colpa del cittadino, sempre e comunque, perchè lui non «rappresenta la nazione». Perchè loro sono loro, e voi non siete un cazzo.

Leonardo Bianchi