Como, Parolario, Dell’Utri, gli ammiccamenti e la lesa maestà
agosto 31, 2010 in Como, Comune, Life in Como, Politica, Varie & Avariate by nsuprinz
I contestatori sono “gentaglia”, andrebbero buttati fuori, ci si stupisce che una certa platea se ne resta in silenzio quando invece dovrebbe proteggere l’articolo 21, prendere le difese dell’illustre ospite
e che sì, se si fosse stati in una stanza chiusa sarebbe stato meglio, magari con un pubblico selezionato…così almeno avremmo evitato, li si poteva allontanare, sciò, fuori dai coglioni i contestatori che qui si fa cultura, la nostra che vi propiniamo e che dovete recepire e sposare. Libertà d’espressione unilaterale, diritti “d’alta sartoria”
. Come dire, un filino tranchant ma senz’altro più garbato alla vista ed all’udito, formalmente apprezzabile. E già, giustamente Parolario corre in soccorso un po’ tra il goffo e lo spaventato e tra il comprensivo-adorante ed il riverente a prescindere, cercando una qualche soluzione ad un momento che si pone tra l’ovvio ed il diritto. Ma inatteso, sentito come corpo estraneo nell’impeccabile ribalta. Il non poter mettere i piedi in faccia come è abitudine consolidata spiazza, scandalizza e disarma creando un angosciato stizzito quesito: ma come si permettono? E’ certo il volto di una certa sinistra, afferma gajardo qualche intellettuale. Altri intellettuali fanno notare che la libertà d’aspressione, la Costituzione, l’art.21, hanno, avrebbero, dovrebbero avere l’autostrada del silenzio riverente davanti a sè e che se non è così, abbeh, allora, ci alziamo e ce ne andiamo, ma in che razza di paese viviamo (vivaddio). Ciò che conta è che c’è una scaletta, dev’essere attuata, quindi c’è la scaletta, c’è l’invitato, c’è il tema,l’argomento storico-letterario-documentale, c’è il moderatore garante, le domande vanno fatte così e non cosà, c’è la silente platea che elegante ed interessata fa la platea e fa anche la cultura in sinergia, con educata alzata di mano, col palco e con gli animali da palco, delle lucide nere pantere che eleganti e possenti si muovono suscitando emozioni. Il palco è una supeficie orizzontale di giustezza, essa è stata fatta apposta per non fare “i di più” perchè si tratta di un contenuto necessario. Gli attori sul palco sono la normalità e la rappresentano mentre la applicano, aspettando in ritorno il doveroso compiacimento. Una situazione di equilibrio e pace intellettuale. Un volare alto sui contenuti. Si cerca e si vuole l’assemblaggio tramite maliziosa intesa, una sorta di orgasmo condiviso esasperato, coinvolgente, complice. Palco, platea, complicità. Per la messa al mondo della creatura, la complicità intellettuale, la condivisione, la fusione, un pensiero totalizzante, unico, la dipendenza allo stesso e l’esigenza del suo essere protetto affinchè si possa propagare. Un fondersi in unico pensiero, accettato in quanto studiato per essere recepito e condiviso. Relativi, non condivisi e quindi inutili e rigettati con fastidio gli atteggiamenti autonomi. Essi prevedono un esame di coscienza, fuori luogo con il concetto della cultura che tanta organizzazione ha confezionato. Questo analizzare il perimetro e non l’area in esso contenuto è sintomo di non allineamento. E’ sviante, anzi tendenzioso. Irregolare, fuoriesce autonomamente in modo scomposto. E si alimenta da solo, muovendosi senza linea guida. Sgradevole, cafone, alieno. Eppure potente, libero e potente. Inaspettato, libero e potente. Come un fiore che sboccia, non lo puoi fermare. E infatti non lo fermano. Non ce la fa neppure l’ipocrisia, non può. L’ipocrisia soccombe all’entusiasmo dell’esame di coscienza, all’analisi fredda e disinteressata, alla mera logica delle cose. Uno tsunami di semplicità e coerenza. Che travolge. Si incunea, fa leva, apre squarci e si intrufola, si gonfia e separa, affronta e fa breccia. Scopre e mette in fuga senza colpire. Potente.








Preoccupa l’esiguo numero di persone che hanno avuto il coraggio di dire NO. Ma a Como siete in 100 abitanti? gli altri, dove erano? Dov’era la città di Como? Oppure, da che parte stà? mi piacerebbe saperlo anche se un po’ mi fa paura, lo confesso.
cito
Le reazioni dal Pdl – Sergio Gaddi, assessore alla Cultura di Como del Pdl, è stato raggiunto a Salerno dalla notizia di quanto accaduto a Parolario. “E’ una vergogna assoluta. Ho saputo che non è stata usata la forza pubblica per sedare la violenta protesta – ha commentato – e questo mi rammarica. Mi addolora non essere stato fisicamente presente. Se ci fossi stato la forza pubblica sarebbe dovuta intervenire per separare me dai manifestanti. Questa è la sinistra – ha concluso – che mostra il suo vero volto”. Notare il tatto tipicamente conciliante “del nostro”, la finezza e l’arguto ragionamento che porta alla più classica mediazione politica tipica, il “Ve meno”Reazioni del PD – L’onorevole Chiara Braga (PD) ha definito la protesta come ” il frutto di una provocazione, c’è stato un senso di offesa nel portare certe testimonianze in piazza. I valori costituivi della nostra società sono altri. La violenza è sempre da condannare, ma bisogna capire il senso di esaperazione dovuto a questa provocazione” Ma bisogna capire, vanno capiti poveri deficienti, magari perdonati, forse cristianamente? della serie “cerco un centro di gravità permanente…
.E’ intervenuto anche Luca Gaffuri, capogruppo del PD in consiglio regionale: “Avevamo dichiarato che secondo noi era inopportuna la presenza di Dell’Utri a Parolario. Credo che i cittadini comaschi abbiano dato un segnale in questo senso”.
Luca ha detto una cosa assennata, parli con Chiara e si mettano un po’ d’accordo…
Il sondaggio dell’Araldo ci dice che l’87% di chi ha votato è dell’opinione che sia giusto far parlare il pluricondannato Dell’Utri.
http://www.laprovinciadicomo.it/polls/sondaggi/422/results/
La dice lunga su come l’opinione sia schierata. Certo è un sondaggio, ma il dato c’è. Rispondo all’anonimo che sarcasticamente domanda se a Como si sia in 100 cittadini: 80000 circa. Tutto sommato al Senatore è andata di lusso, Se vuole può scrivere a nessunotocchicaino per eventuali lamentele.
Rinaldin farebbe bene ad andare un po’ a scuola a ripassare, anzi studiare la storia, non prima però di essersi sciacquato la bocca con acqua e sapone.
cito
Presidente “Ha chiesto di parlare l’onorevole Matteotti. Ne ha facoltà”. Matteotti “Noi abbiamo avuto da parte della Giunta delle elezioni la proposta di convalida di numerosi colleghi. Nessuno certamente, degli appartenenti a questa Assemblea, all’infuori credo dei componenti la Giunta delle elezioni, saprebbe ridire l’elenco dei nomi letti per la convalida, nessuno, né della Camera né delle tribune della stampa (Vive interruzioni alla destra e al centro)”. Lupi “È passato il tempo in cui si parlava per le tribune!”. Matteotti “Certo la pubblicità è per voi un’istituzione dello stupidissimo secolo XIX. (Vivi rumori. Interruzioni alla destra e al centro) Comunque, dicevo, in questo momento non esiste da parte dell’Assemblea una conoscenza esatta dell’oggetto sul quale si delibera. Soltanto per quei pochissimi nomi che abbiamo potuto afferrare alla lettura, possiamo immaginare che essi rappresentino una parte della maggioranza.
Ora, contro la loro convalida noi presentiamo questa pura e semplice eccezione: cioè, che la lista di maggioranza governativa, la quale nominalmente ha ottenuto una votazione di quattro milioni e tanti voti… (Interruzioni)”. Voci al centro “Ed anche più!”. Matteotti “… cotesta lista non li ha ottenuti, di fatto e liberamente, ed è dubitabile quindi se essa abbia ottenuto quel tanto di percentuale che è necessario (Interruzioni. Proteste) per conquistare, anche secondo la vostra legge, i due terzi dei posti che le sono stati attribuiti! Potrebbe darsi che i nomi letti dal Presidente sieno di quei capilista che resterebbero eletti anche se, invece del premio di maggioranza, si applicasse la proporzionale pura in ogni circoscrizione. Ma poiché nessuno ha udito i nomi, e non è stata premessa nessuna affermazione generica di tale specie, probabilmente tali tutti non sono, e quindi contestiamo in questo luogo e in tronco la validità della elezione della maggioranza (Rumori vivissimi). Vorrei pregare almeno i colleghi, sulla elezione dei quali oggi si giudica, di astenersi per lo meno dai rumori, se non dal voto. (Vivi commenti – Proteste – Interruzioni alla destra e al centro)”.
Maraviglia “In contestazione non c’è nessuno, diversamente si asterrebbe!”. Matteotti “Noi contestiamo…”. Maraviglia “Allora contestate voi!”. Matteotti “Certo sarebbe maraviglia se contestasse lei! L’elezione, secondo noi, è essenzialmente non valida, e aggiungiamo che non è valida in tutte le circoscrizioni. In primo luogo abbiamo la dichiarazione fatta esplicitamente dal governo, ripetuta da tutti gli organi della stampa ufficiale, ripetuta dagli oratori fascisti in tutti i comizi, che le elezioni non avevano che un valore assai relativo, in quanto che il Governo non si sentiva soggetto al responso elettorale, ma che in ogni caso – come ha dichiarato replicatamente – avrebbe mantenuto il potere con la forza, anche se… (Vivaci interruzioni a destra e al centro Movimenti dell’onorevole presidente del Consiglio)”. Voci a destra “Sì, sì! Noi abbiamo fatto la guerra! (Applausi alla destra e al centro)”. Matteotti “Codesti vostri applausi sono la conferma precisa della fondatezza dei mio ragionamento. Per vostra stessa conferma dunque nessun elettore italiano si è trovato libero di decidere con la sua volontà… (Rumori, proteste e interruzioni a destra) Nessun elettore si è trovato libero di fronte a questo quesito…”. Maraviglia “Hanno votato otto milioni di italiani!”. Matteotti “… se cioè egli approvava o non approvava la politica o, per meglio dire, il regime del Governo fascista. Nessuno si è trovato libero, perché ciascun cittadino sapeva a priori che, se anche avesse osato affermare a maggioranza il contrario, c’era una forza a disposizione del Governo che avrebbe annullato il suo voto e il suo responso. (Rumori e interruzioni a destra)”. Una voce a destra “E i due milioni di voti che hanno preso le minoranze?”. Farinacci “Potevate fare la rivoluzione!”. Maraviglia “Sarebbero stati due milioni di eroi!”. Matteotti “A rinforzare tale proposito dei Governo, esiste una milizia armata… (Applausi vivissimi e prolungati a destra e grida di “Viva la milizia”)”. Voci a destra “Vi scotta la milizia!”. Matteotti “… esiste. una milizia armata… (Interruzioni a destra, rumori prolungati)”. Voci “Basta! Basta!”. Presidente “Onorevole Matteotti, si attenga all’argomento”.
Matteotti “Onorevole Presidente, forse ella non m’intende; ma io parlo di elezioni. Esiste una milizia armata… (Interruzioni a destra) la quale ha questo fondamentale e dichiarato scopo: di sostenere un determinato Capo del Governo bene indicato e nominato nel Capo del fascismo e non, a differenza dell’Esercito, il Capo dello Stato. (Interruzioni e rumori a destra)”. Voci a destra “E le guardie rosse?”. Matteotti “Vi è una milizia armata, composta di cittadini di un solo Partito, la quale ha il compito dichiarato di sostenere un determinato Governo con la forza, anche se ad esso il consenso mancasse. (Commenti) In aggiunta e in particolare… (Interruzioni), mentre per la legge elettorale la milizia avrebbe dovuto astenersi, essendo in funzione o quando era in funzione, e mentre di fatto in tutta l’Italia specialmente rurale abbiamo constatato in quei giorni la presenza di militi nazionali in gran numero… (Interruzioni, rumori)”. Farinacci “Erano i balilla!”. Matteotti “È vero, on. Farinacci, in molti luoghi hanno votato anche i balilla! (Approvazioni all’estrema sinistra, rumori a destra e al centro)”. Voce al centro “Hanno votato i disertori per voi!”. Gonzales “Spirito denaturato e rettificato!”. Matteotti “Dicevo dunque che, mentre abbiamo visto numerosi di questi militi in ogni città e più ancora nelle campagne (Interruzioni), gli elenchi degli obbligati alla astensione, depositati presso i Comuni, erano ridicolmente ridotti a tre o quattro persone per ogni città, per dare l’illusione dell’osservanza di una legge apertamente violata, conforme lo stesso pensiero espresso dal presidente del Consiglio che affidava al militi fascisti la custodia delle cabine (Rumori).
A parte questo argomento del proposito del Governo di reggersi anche con la forza contro il consenso. e del fatto di una milizia a disposizione di un partito che impedisce all’inizio e fondamentalmente la libera espressione della sovranità popolare ed elettorale e che invalida in blocco l’ultima elezione in Italia, c’è poi una serie di fatti che successivamente ha viziate e annullate tutte le singole manifestazioni elettorali. (Interruzioni, commenti)”. Voci a destra “Perché avete paura! Perché scappate!”. Matteotti “Forse al Messico si usano fare le elezioni non con le schede, ma col coraggio di fronte alle rivoltelle (Vivi rumori. Interruzioni, approvazioni all’estrema sinistra). E chiedo scusa al Messico, se non è vero! (Rumori prolungati) I fatti cui accenno si possono riassumere secondo i diversi momenti delle elezioni. La legge elettorale chiede… (Interruzioni, rumori)”. Greco “È ora di finirla! Voi svalorizzate il Parlamento!”. Matteotti “E allora sciogliete il Parlamento”. Greco “Voi non rispettate la maggioranza e non avete diritto di essere rispettati”.
Matteotti “Ciascun partito doveva, secondo la legge elettorale, presentare la propria lista di candidati… (Vivi rumori)”. Maraviglia “Ma parli sulla proposta dell’onorevole Presutti”. Matteotti “Richiami dunque lei all’ordine il Presidente! La presentazione delle liste – dicevo – deve avvenire in ogni circoscrizione mediante un documento notarile a cui vanno apposte dalle trecento alle cinquecento firme. Ebbene, onorevoli colleghi, in sei. circoscrizioni su quindici le operazioni notarili che si compiono privatamente nello studio di un notaio, fuori della vista pubblica e di quelle che voi chiamate “provocazioni”, sono state impedite con violenza. (Rumori vivissimi)”. Bastianini “Questo lo dice lei!”. Voci dalla destra “Non è vero, non è vero”. Matteotti “Volete i singoli fatti? Eccoli: ad Iglesias il collega Corsi stava raccogliendo le trecento firme e la sua casa è stata circondata… (Rumori)”. Maraviglia “Non è vero. Lo inventa lei in questo momento”. Farinacci “Va a finire che faremo sul serio quello .che non abbiamo fatto!”. Matteotti “Fareste il vostro mestiere!”. Lussu “È la verità, è la verità!…”. Matteotti “A Melfi… (Rumori vivissimi – Interruzioni) a Melfi è stata impedita la raccolta delle firme con la violenza (Rumori). In Puglia fu bastonato perfino un notaio (Rumori vivissimi)”. Aldi-Mai “Ma questo nei ricorsi non c’è! In nessuno dei ricorsi! Ho visto gli atti delle Puglie e in nessun ricorso è accennato il fatto di cui parla l’on. Matteotti”. Farinacci “Vi faremo cambiare sistema! E dire che sono quelli che vogliono la normalizzazione!”. Matteotti “A Genova (Rumori vivissimi) i fogli con le firme già raccolte furono portati via dal tavolo su cui erano stati firmati”. Voci “Perché erano falsi”. Matteotti “Se erano falsi, dovevate denunciarli ai magistrati!”.
Farinacci “Perché non ha fatto i reclami alla Giunta delle elezioni?”. Matteotti “Ci sono”. Una voce dal banco delle commissioni “No, non ci sono, li inventa lei”. Presidente “La Giunta delle elezioni dovrebbe dare esempio di compostezza! I componenti della Giunta delle elezioni parleranno dopo. Onorevole Matteotti, continui”. Matteotti “Io espongo fatti che non dovrebbero provocare rumori. I fatti o sono veri o li dimostrate falsi. Non c’è offesa, non c’è ingiuria per nessuno in ciò che dico: c’è una descrizione di fatti”. Teruzzi “Che non esistono!”. Matteotti “Da parte degli onorevoli componenti della Giunta delle elezioni si protesta che alcuni di questi fatti non sono dedotti o documentati presso la Giunta delle elezioni. Ma voi sapete benissimo come una situazione e un regime di violenza non solo determinino i fatti stessi, ma impediscano spesse volte la denuncia e il reclamo formale. Voi sapete che persone, le quali hanno dato il loro nome per attestare sopra un giornale o in un documento che un fatto era avvenuto, sono state immediatamente percosse e messe quindi nella impossibilità di confermare il fatto stesso. Già nelle elezioni del 1921, quando ottenni da questa Camera l’annullamento per violenze di una prima elezione fascista, molti di coloro che attestarono i fatti davanti alla Giunta delle elezioni, furono chiamati alla sede fascista, furono loro mostrate le copie degli atti esistenti presso la Giunta delle elezioni illecitamente comunicate, facendo ad essi un vero e proprio processo privato perché avevano attestato il vero o firmato i documenti! In seguito al processo fascista essi furono boicottati dal lavoro o percossi (Rumori, interruzioni)”. Voci a destra “Lo provi”. Matteotti “La stessa Giunta delle elezioni ricevette allora le prove del fatto.
Ed è per questo, onorevoli colleghi, che noi spesso siamo costretti a portare in questa Camera l’eco di quelle proteste che altrimenti nel Paese non possono avere alcun’altra voce ed espressione. (Applausi all’estrema sinistra) In sei circoscrizioni, abbiamo detto, le formalità notarili furono impedite colla violenza, e per arrivare in tempo si dovette supplire malamente e come si poté con nuove firme in altre provincie. A Reggio Calabria, per esempio, abbiamo dovuto provvedere con nuove firme per supplire quelle che in Basilicata erano state impedite”. Una voce dal banco della giunta “Dove furono impedite?”. Matteotti “A Melfi, a Iglesias, in Puglia… devo ripetere? (Interruzioni, rumori) Presupposto essenziale di ogni elezione è che i candidati, cioè coloro che domandano al suffragio elettorale il voto, possano esporre, in contraddittorio con il programma del Governo, in pubblici comizi o anche in privati locali, le loro opinioni. In Italia, nella massima parte dei luoghi, anzi quasi da per tutto, questo non fu possibile”. Una voce “Non è vero! Parli l’onorevole Mazzoni! (Rumori)”.
Matteotti “Su ottomila comuni italiani, e su mille candidati delle minoranze, la possibilità è stata ridotta a un piccolissimo numero di casi, soltanto là dove il partito dominante ha consentito per alcune ragioni particolari o di luogo o di persona. (Interruzioni, rumori). Volete i fatti? La Camera ricorderà l’incidente occorso al collega Gonzales”. Teruzzi “Noi ci ricordiamo del 1919, quando buttavate gli ufficiali nel Naviglio. lo, per un anno, sono andato a casa con la pena di morte sulla testa!”. Matteotti “Onorevoli colleghi, se voi volete contrapporci altre elezioni, ebbene io domando la testimonianza di un uomo che siede al banco del Governo, se nessuno possa dichiarare che ci sia stato un solo avversario che non abbia potuto parlare in contraddittorio con me nel 1919″. Voci “Non è vero! non è vero!”. Finzi, sottosegretario di Stato per l’interno “Michele Bianchi! Proprio lei ha impedito di parlare a Michele Bianchi!”. Matteotti “Lei dice il falso! (Interruzioni, rumori) Il fatto è semplicemente questo, che l’onorevole Michele Bianchi con altri teneva un comizio a Badia Polesine. Alla fine del comizio che essi tennero. sono arrivato io e ho domandato la parola in contraddittorio.
Essi rifiutarono e se ne andarono e io rimasi a parlare. (Rumori, interruzioni)”. Finzi “Non è così!”. Matteotti “Porterò i giornali vostri che lo attestano”. Finzi “Lo domandi all’onorevole Merlin che è più vicino a lei! L’onorevole Merlin cristianamente deporrà”. Matteotti “L’on. Merlin ha avuto numerosi contraddittori con me, e nessuno fu impedito e stroncato. Ma lasciamo stare il passato. Non dovevate voi essere i rinnovatori del costume italiano? Non dovevate voi essere coloro che avrebbero portato un nuovo costume morale nelle elezioni? (Rumori) e, signori che mi interrompete, anche qui nell’assemblea? (Rumori a destra)”. Teruzzi “È ora di finirla con queste falsità”. Matteotti “L’inizio della campagna elettorale del 1924 avvenne dunque a Genova, con una conferenza privata e per inviti da parte dell’onorevole Gonzales. Orbene, prima ancora che si iniziasse la conferenza, i fascisti invasero la sala e a furia di bastonate impedirono all’oratore di aprire nemmeno la bocca. (Rumori, interruzioni, apostrofi)”. Una voce “Non è vero, non fu impedito niente (Rumori)”. Matteotti “Allora rettifico! Se l’onorevole Gonzales dovette passare 8 giorni a letto, vuol dire che si è ferito da solo, non fu bastonato. (Rumori, interruzioni) L’onorevole Gonzales, che è uno studioso di San Francesco, si è forse autoflagellato! (Si ride. Interruzioni) A Napoli doveva parlare… (Rumori vivissimi, scambio di apostrofi fra alcuni deputati che siedono all’estrema sinistra)”. Presidente “Onorevoli colleghi, io deploro quello che accade. Prendano posto e non turbino la discussione! Onorevole Matteotti, prosegua, sia breve, e concluda”. Matteotti “L’Assemblea deve tenere conto che io debbo parlare per improvvisazione, e che mi limito…”. Voci “Si vede che improvvisa! E dice che porta dei fatti!”. Gonzales “I fatti non sono improvvisati! (Rumori)”.
Matteotti “Mi limito, dico, alla nuda e cruda esposizione di alcuni fatti. Ma se per tale forma di esposizione domando il compatimento dell’Assemblea… (Rumori) non comprendo come i fatti senza aggettivi e senza ingiurie possano sollevare urla e rumori. Dicevo dunque che ai candidati non fu lasciata nessuna libertà di esporre liberamente il loro pensiero in contraddittorio con quello del Governo fascista e accennavo al fatto dell’onorevole Gonzales, accennavo al fatto dell’onorevole Bentini a Napoli, alla conferenza che doveva tenere il capo dell’opposizione costituzionale, l’onorevole Amendola, e che fu impedita… (Oh, oh! – Rumori)”. Voci da destra “Ma che costituzionale! Sovversivo come voi! Siete d’accordo tutti!”. Matteotti “Vuol dire dunque che il termine “sovversivo” ha molta elasticità!”. Greco “Chiedo di parlare sulle affermazioni dell’onorevole Matteotti”. Matteotti “L’onorevole Amendola fu impedito di tenere la sua conferenza, per la mobilitazione, documentata, da parte di comandanti di corpi armati, i quali intervennero in città …”. Presutti “Dica bande armate, non corpi armati!”. Matteotti “Bande armate, le quali impedirono la pubblica e libera conferenza. (Rumori) Del resto, noi ci siamo trovati in queste condizioni: su 100 dei nostri candidati, circa 60 non potevano circolare liberamente nella loro circoscrizione!”. Voci di destra “Per paura! Per paura! (Rumori – Commenti)”.
Farinacci “Vi abbiamo invitati telegraficamente!”. Matteotti “Non credevamo che le elezioni dovessero svolgersi proprio come un saggio di resistenza inerme alle violenze fisiche dell’avversario, che è al Governo e dispone di tutte le forze armate! (Rumori) Che non fosse paura, poi, lo dimostra il fatto che, per un contraddittorio, noi chiedemmo che ad esso solo gli avversari fossero presenti, e nessuno dei nostri; perché, altrimenti, voi sapete come è vostro costume dire che “qualcuno di noi ha provocato” e come “in seguito a provocazioni” i fascisti “dovettero” legittimamente ritorcere l’offesa, picchiando su tutta la linea! (Interruzioni)”. Voci da destra “L’avete studiato bene!”. Pedrazzi “Come siete pratici di queste cose, voi!”. Presidente “Onorevole Pedrazzi!”. Matteotti “Comunque, ripeto, i candidati erano nella impossibilità di circolare nelle loro circoscrizioni!”. Voci a destra “Avevano paura!”. Turati Filippo “Paura! Sì, paura! Come nella Sila, quando c’erano i briganti, avevano paura (Vivi rumori a destra, approvazioni a sinistra)”. Una voce “Lei ha tenuto il contraddittorio con me ed è stato rispettato”. Turati Filippo “Ho avuto la vostra protezione a mia vergogna! (Applausi a sinistra, rumori a destra)”. Presidente “Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!”.
Matteotti “Io protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo! (Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati)”. Presidente “Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi…”. Matteotti “Ma che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho diritto di essere rispettato! (Rumori prolungati, Conversazioni)”. Casertano presidente della Giunta delle elezioni “Chiedo di parlare”. Presidente “Ha facoltà di parlare l’onorevole presidente della Giunta delle elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta”. Matteotti “Onorevole Presidente!…”. Presidente “Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di continuare, ma prudentemente”. Matteotti “Io chiedo di parlare non prudentemente, né imprudentemente, ma parlamentarmente!”. Presidente “Parli, parli”. Matteotti “I candidati non avevano libera circolazione… (Rumori. Interruzioni)”. Presidente “Facciano silenzio! Lascino parlare!”. Matteotti “Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’estero (Commenti)”. Una voce “Erano disoccupati!”. Matteotti “No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li boicottate”. Voci da destra “E quando li boicottate voi?”. Farinacci “Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!”. Matteotti “Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a nome del mio gruppo un saluto… (Rumori)”. Voci “E Berta? Berta!”. Matteotti “… conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il destino suo all’indomani. (Rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente: dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni… (Vivissimi rumori al centro e a destra)”. Una voce a destra “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”. Matteotti “Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo, danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono citate all’ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l’atto di fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto, dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni), variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò eccellente”. Finzi “Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!”. Matteotti “Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato”. Finzi “Lo provi”. Matteotti “In queste regioni tutti gli elettori…”. Ciarlantini “Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?”. Matteotti “Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra); perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di pubblicare le nostre cose. (Rumori)”. Voci “No! No!”. Matteotti “Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente locale del Sindacato fascista o dal fascio (Vivi rumori interruzioni)”. Suardo “L’onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo italiano ed io, per la mia dignità, esco dall’Aula. (Rumori – Commenti) La mia città in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini, sfido l’onorevole Matteotti a provare le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono quest’Aula. (Applausi, commenti)”. Teruzzi “L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, on. Matteotti. (Rumori all’estrema sinistra)”. Presidente “Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!”. Matteotti “lo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere esteso a larghissime zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo”. Torre Edoardo “Basta, la finisca! (Rumori, commenti) . Che cosa stiamo a fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati scendono nell’emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti – Rumori)”. Voci “Vada in Russia!”. Presidente “Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!”. Matteotti “Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario. Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste, si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno (Rumori) … per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco della elezione di maggioranza”. Voci alla destra “Accettiamo (Vivi applausi a destra e al centro)”. Matteotti “[...]
Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra – Vivi rumori)”.
L’intervento di Matteotti risale al 30 maggio 1924. Il parlamentare socialista ebbe quasi la profetica premonizione della sua sorte, tanto è vero che, finito di parlare, disse ai colleghi: “Ed ora, potete preparare il mio funerale”.
alla c.a. PEVERELLI PAROLARIO GRANDI EVENTI CULTURALI E NON. Dovevi organizzarlo a DONGO o a GIULINO DI MEZZEGRA il grande evento culturale,cosi degno dell’attenzione e dell’interesse degli italiani a cotal -hobby- e niente più, perchè altro non è l’essenza dell’alto valore storico-culturale della passione del Senatore dell’Utri. Senatore,che non voglio accusare di alcunchè fino alla cassazione(ANCHE SE I COMUNI DETENUTI CHE LUI VA A VISITARE, SPESSO SONO GIà TALI -DETENUTI- MOLTO,MA MOLTO PRIMA DEL SOLO APPELLO).Mi permetto di sottolineare quanto il suo peregrinare alla ricerca,alla divulgazione di reperti storici si, ma di scarso valore da tutti i punti di vista,spendendo risorse,tempo,determinazione,che potrebbe, anzi dovrebbe quantomeno come Senatore della repubblica,uomo dello Stato,investire con passione per argomenti molto più seri e importanti quali il suo incarico,anzi mandato Le richied. la illumino: molti Italiani, ma in primis La GIUSTIZIA-LO STATO-COI SUOI PRINCIPI DI LEGALITà,MORALITà,SOVRANITà-,chiede da decenni risposte precise(nomi,politici,istituzioni,perchè percome)dei responsabili di stragi impunite in tutta Italia. Quindi per rispetto al giuramento di fedeltà alla Repubblica e a suoi Principi, per favore si appassioni ad altri interessi aderenti al ruolo che riveste.
Se tutti fossimo d’accordo che razza di cultura sarebbe?
Per me il DISSENSO e’ lo spirito, e’ il cuore della cultura, niente a che vedere con la violenza della guerra , mi pare giusto e normale chiedersi in una pubblica piazza (di Como):” ma chi credete di ammaestrare? ” “Voi che siete i maestri dei giochi di potere?”
Ci mancherebbe, che tutti fossimo d’accordo con quelli che sanno tutte le cose che i comuni mortali non possono comprendere, (cosi dicono loro) sarebbe come impedire di pensare, e allora , ADDIO CULTURA ! . ..
Per quanto mi riguarda, la cultura non e’ da confondere con “il gelido intellettualismo” Della serie ,ma, sai , io sono laureato in scienze politiche, in filos, in lettere , in teolog. in sociol. in questo, in quello, io ho 2 lauree, anzi 3 , quindi posso parlare , tu invece no, perche’ non hai la laurea (non hai l’aureola, che dir si voglia) come dire che tutti gli intellettuali sono per forza intelligenti, ma dove sta scritto?
La cultura e’ la storia dell’umanita’ , non c’entra il colore politico, l’estrazione e l’istruzione, che poi con l’istruzione forzata, magari ti hanno anche imbottito il cervello di dottrine, precetti, decaloghi, dogmi , moralismo, anche di superstizioni di pregiudizi , di fatti storici riportati solo dai vincitori e i vinti ? fischia! (tranne la matematica, che quella non e’ un opinione, meno male, i maestri e i prof. non possono ingarbugliare le matasse)
oddio nooo …. noo non volevo finire anch’io sulla solita conferenza tediosa , come fanno quelli che hanno studiato. Mi sono permessa di fare una riflessione schietta :=) spero di non avere esagerato , cmq su questo post non mi pare off topic .
Se questo blog non ci fosse , Como rimarrebbe con il primato “Della bella addormentata d’Italia”
Grazie x sempre a nsuprinz.
Credo che l’assenza dell’esame di coscienza, nella migliore delle ipotesi sia un pericolo, a prescindere dal quantibus intellettuale. Se è addirittura voluto, e quindi c’è premeditazione, peggio.Ci facciano sapere dove si collocano, delle due, l’una. Questa situazione è artificiale, c’è stata scienza nel comporla, nell’alimentarla e nell’imporla. Nulla dal caso, tutto dall’uomo.
E credo che manifestazioni belle ma un po’ estemporanee (organizzazione e partecipazione dell’opposizione insieme=0) fatte così saranno strumentalizzate. Vittimismo+ implementazione delle norme sulla sicurezza.
Sono sincero, a me la politica non importa. Però mi serve. Mi serve perchè mi consente l’impunità. Perchè scandalizzarsi? non è un mistero. E funziona. Infatti domino le piazze a mio uso e consumo, oltre a quelle che mi vien chiesto di calpestare per “lavoro”, ma è un prezzo accettabile. Sono libero. Ho solo 2 gradi di giudizio. Posso quindi vivere da uomo libero. Con le mie passioni, le mie deviazioni. Come voi. Nè più, nè meno. State in panciolle e se c’è da votare, votate. Liberamente. Silvio. Sicchè infilo pure la cassazione. Poi pago una pizza. Saluti Tornaschi.
Condivido un pezzo del titolo, la lesa maestà. Oggettivamente è ciò che è successo. Nel complesso. Di sicuro un “dardo” verso l’apparato, poi giusto o sbagliato è altra questione. Ma è scoccato, s’è persa un po’ quella paura, quel timore che certe cose non andrebbero fatte. Non giudico, guardo dal fuori e trovo che non sia per nulla uno scandalo una protesta seppur infarcita di qualche parola pesante. Ci può stare. Coraggio, ll’importante è fare “una battaglia”, Matteotti insegna. Su Matteotti non c’era miglior autogol, o no? con simpatia, Sandro
Non vorrei passare per un estimatore di Dell’Utri.
Non lo sono.
Nemmeno un po’.
Tuttavia, in un paese normale, credo che uno dovrebbe poter dire la propria, sempre, e gli altri, dopo averlo ascoltato, se non sono d’accordo, dovrebbero poterlo mandare affanculo.
Ma mandarlo affanculo prima, mi sembra poco razionale.
Non mi si dica che in un paese normale quelli come Dell’Utri non sono senatori della repubblica.
Lo so già.
E tuttavia continuo a pensare che una cosa non escluda l’altra.
Dell’Utri fa schifo e non c’è bisogno di ribadirlo.
I diari sono anche questa volta un falso.
Ma allo stesso tempo sarebbe stato molto meglio farlo parlare e dibatterlo dopo.
Queste manifestazioni di isterismo non portano a niente se non a creare tensioni inutili in un ambiente dove si fa libera cultura.
Qualcuno protesterà anche per Vallanzasca? Anche lui criminale con attitudine da star che si è macchiati di crimini terribili e adesso scorazza tutto contento facendo la mignotta mediatica?
una cosa è la libertà d’espressione, altra cosa usare come appiglio l’art.21 per portare questo “particolare” personaggio su un palco come se fosse un buon padre di famiglia. Fa specie che “il caso fortuito” o la premeditazione abbia atterrato sul palco non uno qualunque, bensì un pluricondannato non ancora cassazionato, supporter di chi stà mandando in malora un paese ed il suo sistema giudiziario, con amicizie pericolose, che dichiara candido che della politica non gliene frega una miseria di niente se non per salvarsi. Ora, se ti metto sul palco un condannato per pedofilia a parlarci di abusi sessuali sui minori, ti fa piacere? Diciamo che il cattivo gusto nell’andare a cercare l’affronto ha aiutato. Che Como sia una città di destra è risaputo, che la platea di pPerolario abbia un palato televisivo pure, ma che si pretenda in virtù di una libertà applicata a chi delle libertà non gliene può fregare de meno, ha altri e ben noti interessi già giudicati è un po’ troppo.
qui si rasenta il 41-bis, altro che 21
@nenia
è pacifico che è più grave chi fa l’invito e non chi lo riceve, figurati….non aspettano altro. Sarà lecito, ma fa schifo. facile vi sia un godimento a mettere apposta sotto l’ombrello della Kultura di tutto e di più per farsi una sana marchetta mediatica. Non chiedeteci di appoggiare una simile umiliante visione, please.
Poi, voglio dire, basta guardare il video. Dell’Utri contestato ed in evidente stato di patatina fritta che fa? chiude la cartelletta-frigo con la bufala dentro, si alza e si avvia verso l’uscita. Perchè Marcello non ha preso il microfono chiedendo di poter essere ascoltato prima ed eventualmente contestato dopo? Ha forse bisogno di un tutor? non credo.Poteva farlo e non lo ha fatto per scelta. Meglio fare la vittima. Serve. Vediamo di non confondere il Piemonte con la Svizzera. Ripeto, il video è chiaro, non mente.
Prendiamo il sistema di riferimento Italia.
Applichiamo il principio di azione/reazione e aspettiamo che si arrivi all’energia di attivazione del processo.
E’ normale che succeda quello che è successo.
Mi meraviglio di chi si meraviglia, soprattutto sui media.
Non conoscono l’Italia e gli italiani.
Non conoscono la massacrante, continua divisione a cui è stata sottoposta negli ultimi vent’anni.
Per principale responsabilità di una certa destra che non ha mai, a detta sua, responsabilità o commette errori. (andate a vedere cosa diceva Schifani – oggi presidente del Senato – sulle contestazioni “a freddo” che venivano fatte Prodi).
La residua responsabilità è di un centrosinistra incapace di essere chiaro ed univoco
Una parte del popolo si è espressa.
Bene o male, condiviso o meno, questo è quanto (io preferisco contestazioni nel merito, anche se bucano poco lo schermo. Lungo andare, però, possono dare maggior risultato nel muovere le coscienze).
Mi farei qualche domanda, soprattutto perchè la contestazione non era ideologica, ma etica.
Qualcosa si sta muovendo in Italia, ed io non me ne accorgo ancora per scarsa sensibilità ?
Oppure si ridurrà tutto, ancora una volta, a creare delle vittime?
Una parte della gente ha detto la sua.
Altra, pur non condividendo il tipo di contestazione, ha la stessa posizione profondamente critica dei manifestanti.
Se ne tenga conto.
Senatur, fora di ball de Com e del Laac.
Cena ad Arcore con tutto il Gran Consiglio per degustare il menù Dell’Utri: I suoi diari