Il danno e la beffa

settembre 2, 2010 in Politica by nsuprinz

Non parliamo di un omicida, neppure di un pedofilo, non di un ladro e nemmeno di un truffatore o di un usuraio. Tutti reati “pesanti” ed odiosi, ma reati che se provati e giudicati ti filano in galera a scontare la pena. Non voglio entrare al momento nel tema giustizia in via generale, ma solo focalizzare un punto preciso. Nonostante che qualcuno nicchi, guardi di sbieco quasi disapprovando il tipo di reato, “concorso esterno in associazione mafiosa”, come se fosse lo stesso vago, una sorta di quasi reato che “sì, insomma però non è che è proprio proprio stato lui direttamente a fare, l’ha fatto da fuori, ha concorso, da fuori e mica da dentro, quasi per sbaglio, ecchilosà?”. Un reato con un dubbio della madonna dentro. Vorrei capire. Vorrei sapere se è maggiormente rilevante il fatto che caratterizza questo reato, oppure l’ambito del reato stesso. Si parla, quindi, di mafia. Mafia che concettualmente ci dovrebbe far girare le scatole. Abbiamo la (s)fortuna di averla conosciuta, ne conosciamo mezzi, mire, struttura, infiltrazioni in linea generale. Ora, posto che di principio un aderente a “quel tipo” di realtà è, per me, un grandissimo fetente oltre che un vero e proprio tumore e, nella fattispecie, sapendo che X da furbo qual’è ha fatto una precisa scelta, ovvero entrare in politica solo per non filare dentro, ammettendolo candidamente (almeno non è ipocrita), ciò mi porta ad una considerazione. Lui è diverso da me. E’ sicuramente diverso. A me le differenze piacciono, questa meno. L’amico Fritz è dimostrato che è da condannare secondo la legge, infatti è condannato e una, e due volte. La Cassazione altro non fa che verificare che siano state rispettate le leggi, ma non entra nel merito delle prove “Non giudica sul fatto, ma sul diritto, è giudice di legittimità”, ergo se uno è giudicato colpevole, colpevole è. E’ un filino fastidioso il fatto che un condannato, furbizia applicata, non sconti un beato nulla come pena, avendocela. Sicchè non vedendolo filare dentro nonostante ve ne sia valido motivo, ed avendolo in giro a spasso divertito e felice, col sorrisino stampato che ti dice “tiè”, e sapendo che non è carino prenderlo a legnate (ecco, lì rischi una condanna e fili dentro all’istante), e sottolineato e ricordato che il “suo” di reato, figlio di una scelta consapevole, è da gran filibustiere e gravissimo sia spiritualmente che materialmente, mi domando se i “suoi” diritti sono tali e quali ai miei. Pure quelli sono differenti, oppure spiegatemi perchè sono identici (opzione C entrare tutti in politica?). Orbene, vado all’art. 21.
Articolo che non se la passa tanto bene, fossi in lui e se mi vedessi tirare la giacchetta da un condannato per mafia (concorso esterno) mi girerebbero le balle, va bene tutto ma dai…pure “quello lì?”. Decenza l’è morta. Appunto. Qui la questione tra libertà mia, e sua, va al pari passo coi diritti. I suoi sono più belli dei miei, senz’altro più efficaci ed utili. Ritengo quindi di essere “un danneggiato”. Ergo potrei volere un risarcimento. Posto che in galera non ci vai perchè sei un bel furbetto, ricordato che il reato fa terribilmente schifo, ti levo almeno la parola, dato che appunto non ti posso legnare. Tu, l’art. 21 lo puoi solo leggere, ma non lo puoi applicare. Così stando le cose. Non ti permetto la beffa oltre al danno. Oppure, sconta la tua pena e riprenditi l’articolo.