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	<title>Vivere a Como &#187; cadavrexquis</title>
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		<title>Sono altre le priorità!</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2007 06:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#34;Sono ben altre le priorit&#224;, in questo momento!&#34; Con tutti i problemi che ci sono, infatti, non &#232; proprio il momento di discutere della riconferma delle esenzioni fiscali e della restituzione delle propriet&#224; ecclesiastiche confiscate al momento della creazione dello Stato. La chiesa cattolica, nella sua infinita saggezza e bont&#224;, vorr&#224; comprenderlo, dopo che i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="180" height="125" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/immagini/olmert23.gif" />&quot;Sono ben altre le priorit&agrave;, in questo momento!&quot; Con tutti i problemi che ci sono, infatti, non &egrave; proprio il momento di discutere della riconferma delle esenzioni fiscali e della restituzione delle propriet&agrave; ecclesiastiche confiscate al momento della creazione dello Stato. La chiesa cattolica, nella sua infinita saggezza e bont&agrave;, vorr&agrave; comprenderlo, dopo che i suoi rappresentanti ripetono in continuazione la stessa cosa a chi rivendica diritti che loro non ritengono tali. </p>
<p>Sono soddisfatto &#8211; e chiamatemi perfido &#8211; che lo Stato abbia dato, con pochi giorni di preavviso, il due di picche al Vaticano, rifiutandosi di presentarsi a un incontro, lungamente rinviato, riguardante questioni di tasse e propriet&agrave; pendenti, che avrebbe dovuto tenersi il 29 marzo. <br />Bravi: finalmente lo Stato non si cala le brache davanti al Vaticano!</p>
<p>Ah, s&igrave;, dimenticavo di dire: lo Stato in questione non &egrave; l&#8217;Italia. E&#8217; Israele.</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a></p>
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		<title>Morte ai fagiolini africani!</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Mar 2007 07:46:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima ce la menano con il sud del mondo che sarebbe tanto povero per colpa dell&#8217;egoismo dei paesi industrializzati &#8211; il che, per loro, equivale a dire che la miseria dell&#8217;universo intero &#232; colpa del capitalismo e, quindi, del liberismo, che per definizione &#232; sempre e comunque ultraliberismo -, ora invece si battono eroicamente perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="146" height="180" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/immagini/equosolidale.gif" />Prima ce la menano con il <em>sud del mondo</em> che sarebbe tanto povero per colpa dell&#8217;egoismo dei paesi industrializzati &#8211; il che, per loro, equivale a dire che la miseria dell&#8217;universo intero &egrave; colpa del capitalismo e, quindi, del liberismo, che per definizione &egrave; sempre e comunque <em>ultraliberismo</em> -, ora invece si battono eroicamente perché <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/03_Marzo/25/coop_fagiolini_contadini.shtml">i fagiolini equi e solidali del Burkina Faso</a> non vengano venduti nelle Coop italiane. </p>
<p>Proprio loro, che dell&#8217;equo e solidale hanno fatto una bandiera, anche quando, pi&ugrave; che aiutare, alla lunga danneggia gli agricoltori del terzo mondo, favorendo lo sfruttamento intensivo delle monoculture. E vabbe&#8217;. </p>
<p>Se fossero davvero onesti e se avessero davvero a cuore il miglioramento delle condizioni di quei paesi di cui si considerano paladini chiederebbero invece a gran voce pi&ugrave; liberismo &#8211; e non meno -, ovvero la libert&agrave;, per gli africani e gli asiatici, di vendere a noi &quot;ricchi occidentali&quot; i loro prodotti agricoli senza doversi scontrare con quelle barriere all&#8217;ingresso che sono i sussidi statali elargiti a piene mani ai nostri agricoltori.<em>Tutti </em>i prodotti agricoli &#8211; e non soltanto i &quot;fagiolini equi e solidali&quot; del Burkina Faso. </p>
<p>E invece no: eccoli qui, i difensori dei poveri, dei derelitti, degli afflitti, tutti schierati a battersi per il protezionismo a favore degli ipersovvenzionati agricoltori europei, perché si sa che la maggior parte del budget dell&#8217;Unione Europea viene speso per sovvenzionare l&#8217;agricoltura e cos&igrave; tenere artificialmente bassi i prezzi dei nostri prodotti agricoli. Se qualcuno vuole trovare un socialismo che immiserisce i poveri e un liberismo che li arricchirebbe, questo &egrave; un esempio da manuale. E invece no, meglio restare aggrappati alla propria ideologia: falce, martello, sussidi statali al <em>nord del mondo </em>e un calcio nei coglioni al <em>sud del mondo. </em>Salvo poi, naturalmente, continuare a predicare dal pulpito delle buone intenzioni e smentirle coi fatti.</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a></p>
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		<title>Il calabraghismo, ovvero: la politica estera secondo &quot;il manifesto&quot;</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Mar 2007 07:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Politics]]></category>

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		<description><![CDATA[Sotto una foto a mezza pagina di Daniele Mastrogiacomo in turbante e Gino Strada, il manifesto di marted&#236; ha titolato, con uno dei suoi giochi di parole, &#34;La strada giusta&#34;. Secondo loro, quindi, questa sarebbe la buona politica estera: un autista sgozzato, un interprete che non &#232; stato rilasciato &#8211; diversamente da quanto voleva credere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/immagini/discesaaereo.gif" />Sotto una foto a mezza pagina di Daniele Mastrogiacomo in turbante e Gino Strada,<em> il manifesto </em>di marted&igrave; ha titolato, con uno dei suoi giochi di parole, &quot;La strada giusta&quot;. Secondo loro, quindi, questa sarebbe la buona politica estera: un autista sgozzato, un interprete che non &egrave; stato rilasciato &#8211; diversamente da quanto voleva credere Gabriele Polo nel suo fondo &#8211; e cinque talebani consegnati in cambio di un <em>prezioso </em>giornalista italiano. </p>
<p>La strada giusta da seguire, dunque, sarebbe quella di affidare le trattative a una <em>ong &#8211; </em>meglio se no global, &quot;de sinistra&quot;, antiamericana e filoislamica &#8211; e calarsi le brache cedendo ai ricatti. E il grave non &egrave; soltanto che si sia ceduto a un ricatto, bens&igrave; che questo &egrave; il segnale &#8211; come se ce ne fosse stato ancora bisogno &#8211; che l&#8217;Italia, l&#8217;anello debole della coalizione occidentale, &egrave; attaccabile e vulnerabile anche ai ricatti futuri. In questo modo si &egrave; semplicemente dato un premio al terrore esercitato dai talebani. </p>
<p><span id="more-2690"></span>
<p>Qualcuno pensa che ci&ograve; li ricondurr&agrave; a maggior mitezza o non li invoglier&agrave; piuttosto, come minimo, a perseverare o a rincarare la dose, visto che la loro strategia ha avuto tanto successo? Senza contare poi l&#8217;umiliazione inflitta al legittimo governo afghano: Karzai ha dichiarato che non intende pi&ugrave; accettare un ricatto simile, in futuro. </p>
<p>Ma questo, evidentemente, non conta niente per la sinistra del <em>manifesto. </em>Per il futuro, del resto, quest&#8217;ultimo auspica &#8211; invocando un realismo che, secondo Polo, &quot;rid&agrave; razionalit&agrave; all&#8217;agire politico&quot; &#8211; che i talebani vengano invitati alla conferenza di pace sull&#8217;Afghanistan, come suggerito da quel genio di Fassino. Quelli del <em>manifesto</em>, dunque, sono tutti contenti perché la politica estera dell&#8217;Italia in questi giorni &egrave; stata la loro. (Per inciso, mi permetto di osservare che <em>il manifesto</em>, nel numero di marted&igrave;, occupa il taglio basso della prima pagina con un pezzo intitolato: &quot;Ebrei per la pace: Trattare con Hamas&quot;, suggerendo in modo insinuante che Israele dovrebbe seguire l&#8217;esempio dell&#8217;Italia con i talebani e trattare con un&#8217;organizzazione che ha nel suo statuto l&#8217;annientamento di Israele stesso. E per dare vigore e apparente credibilit&agrave; alle sue parole sfrutta l&#8217;autolesionismo di quegli ebrei, e non soltanto israeliani, che amano vedere e ingigantire &#8211; per ribaltare la nota metafora biblica &#8211; la pagliuzza nel <em>proprio </em>occhio ma non la <em>trave </em>nell&#8217;occhio dei loro nemici e finiscono per portare acqua al mulino di chi vorrebbe cancellare Israele dalle cartine geografiche). </p>
<p>Riguardo all&#8217;idea di invitare i talebani a un tavolo di pace, ho gi&agrave; scritto un paio di giorni fa come la penso e non ho di certo cambiato idea. Ho letto i commenti che qualcuno ha lasciato a me e altrove. Ho l&#8217;impressione che talvolta qualcuno confonda il termine &quot;talebano&quot; per un generico &quot;fedele musulmano&quot;. Ora, per definizione, non esistono &quot;talebani moderati&quot; e &quot;talebani estremisti&quot;: i talebani sono esattamente quella roba l&igrave; che stiamo vedendo in azione in questi giorni. </p>
<p>Sono quelli che, senza farsi scrupoli, sgozzano un uomo perché &egrave;, secondo loro, un &quot;cane infedele&quot;, perché &egrave; un nemico &#8211; ed &egrave; un nemico in quanto incarna il sistema politico che loro detestano sopra ogni cosa: la democrazia -, e non di certo perché &#8211; come ha detto quello spiritosone di Paolo Cento, dei Verdi &#8211; questo &egrave;, ahim&egrave;, &quot;il dramma, la tragedia della guerra e di chi risponde alla guerra&quot;. Altrimenti quali talebani si pensa di invitare al tavolo di pace? I talebani pi&ugrave; &quot;moderati&quot;? E come dovrebbero essere scelti? Qualcuno pensa forse di chiedere loro di indire un regolare concorso pubblico e selezionare tra di loro quelli pi&ugrave; &quot;moderati&quot; &#8211; no, perché io ormai dalla sinistra mi aspetterei anche proposte di questo genere? E quali sarebbero poi questi &quot;talebani moderati&quot;? Quelli che tagliano solo una mano invece di due, quelli che mozzano le orecchie e la lingua ma non la testa, o quelli che praticano l&#8217;anestesia prima di sgozzare il &quot;nemico&quot;? </p>
<p> A chi dice che ormai i talebani sono una realt&agrave; ineliminabile del paesaggio politico afghano e che rappresentano comunque una buona parte degli afghani faccio notare che un po&#8217; di tempo fa anche i nazifascisti facevano parte del paesaggio politico tedesco e italiano e che molti tedeschi e molti italiani si identificavano in loro. Ma non per questo si &egrave; pensato, prima che finisse la guerra, di fermare tutto quanto e invitarli alla ricostruzione della democrazia in Germania e in Italia. Non si tratta con i tagliagole: la prima lezione che devono imparare &egrave; che il terrore non deve essere ricompensato, mai. Una sinistra che non capisce una cosa cos&igrave; elementare non &egrave; degna di essere appoggiata, &egrave; una sinistra che si &egrave; bevuta il cervello.</p>
<p>***</p>
<p>Per concludere consiglio a tutti di leggere in primo luogo <a href="http://www.radicali.it/view.php?id=90335">l&#8217;intervista a Emma Bonino</a>, pubblicata oggi sul <em>Corriere della Sera</em>. Sottolineo in particolare questo passaggio: &quot;Certo, la liberazione di cinque Talebani, che le truppe Nato rischiano di ritrovarsi di fronte nei ranghi dei nemici armati, &egrave; una questione di cui vanno valutate le conseguenze. Per avere un assaggio basta andare a vedere i siti islamici che stanno inneggiando alla vittoria dei talebani contro gli &#8216;infedeli&#8217;. Per questo credo fermamente che occorra una buona volta uscire tutti, cio&egrave; governo, media, partiti e opinione pubblica, da questa specie di &#8216;trance&#8217; nazional-popolare che avvolge il paese ogni volta che si produce un episodio del genere. </p>
<p> Tragedie ed orrori, sui teatri di guerra, avvengono purtroppo regolarmente, e non c&#8217;&egrave; un diritto all&#8217;esenzione per quelli che non sopportano l&#8217;idea che queste cose avvengano. &Egrave; tempo di riprendere la strada del rigore se vogliamo evitare che i nostri connazionali diventino, per paradosso, ostaggi pi&ugrave; &#8216;appetibili&#8217;&quot;. </p>
<p>Poi, per un ulteriore sguardo intelligente e provocatorio sulla faccenda, consiglio di leggere anche <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=165296">questo articolo</a> di Daniele Capezzone, pubblicato sul <em>Giornale </em>di ieri.</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a></p>
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		<title>Altri altrove</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Mar 2007 20:12:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Svizzera. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno &#232; entrata in vigore la legge sulla registrazione delle unioni omosessuali e, nel giro di nemmeno tre mesi, ne hanno gi&#224; approfittato diciotto coppie nel solo canton Ticino. In lista d&#8217;attesa ci sono altre tredici coppie. Il canton Ticino ha poco pi&#249; di trecentomila abitanti. Una legge inutile? Una legge che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img width="127" height="64" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/immagini/dirittiora.gif" />Svizzera</strong>. All&#8217;inizio di quest&#8217;anno &egrave; entrata in vigore la legge sulla registrazione delle unioni omosessuali e, nel giro di nemmeno tre mesi, <a href="http://www.tio.ch/aa_pagine_comuni/articolo_interna.asp?idarticolo=312730">ne hanno gi&agrave; approfittato diciotto coppie nel solo canton Ticino</a>. In lista d&#8217;attesa ci sono altre tredici coppie. Il <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Canton_Ticino">canton Ticino</a> ha poco pi&ugrave; di trecentomila abitanti. Una legge inutile? Una legge che sancisce la &quot;dittatura della minoranza&quot;? Una legge sfasciafamiglie?</p>
<p><strong>Israele</strong>. Dopo che, nel novembre dell&#8217;anno scorso, la Corte suprema ha imposto al ministero dell&#8217;interno di trascrivere i matrimoni di coppie omosessuali contratti all&#8217;estero, sono gi&agrave; quattordici le coppie che si sono registrate come &quot;sposate&quot;. Lo leggo da un lancio dell&#8217;Ansa di ieri. E penso ancora che Israele &egrave; un modello di democrazia anche per questo e lo &egrave; anche per noi: perché la destra italiana che <em>dice</em> di essere dalla parte di Israele non ne mutua anche questo aspetto? </p>
<p><strong>Italia</strong>. L&#8217;aennino Riccardo Pedrizzi, uno dei tanti omofobi italiani in servizio permanente &#8211; poiché della sua attivit&agrave; e del suo &quot;pensiero&quot; politico altro non ci &egrave; dato sapere, posto che ci sia -, ha dichiarato ieri che &quot;Le lobby che sostenevano la proposta di legge sui pacs e ora quella sui dico sono lontane dal paese reale&quot;. Se per&ograve; il paese reale &egrave; fatto dal ventre molle dell&#8217;omofobia che si &egrave; scatenata negli ultimi tempi, allora io sono ben lieto che queste &quot;lobby&quot; se ne stiano ben lontane. E comunque c&#8217;&egrave; una differenza sostanziale tra noi &#8211; le &quot;lobby omosessuali&quot; che chiedono pari diritti e rispetto &#8211; e loro: noi chiediamo l&#8217;estensione dell&#8217;istituto matrimoniale anche alle coppie omosessuali, ma non rivendichiamo la discriminazione delle famiglie o l&#8217;abolizione dei loro diritti. Loro &#8211; gli omofobi in servizio permanente &#8211; sostengono invece che per difendere i diritti delle famiglie &egrave; necessario negare e calpestare quelli di altre persone. Chi &egrave; pi&ugrave; democratico?</p>
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		<title>&quot;Gli antisemiti progressisti&quot; di Fiamma Nirenstein</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2007 09:57:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Kultura]]></category>

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		<description><![CDATA[Fiamma Nirenstein &#232; uno dei due o tre motivi per cui, ogni tanto, vale la pena leggere Il giornale ed &#232; per questo che ho letto &#8211; anche se con notevole ritardo &#8211; il suo Gli antisemiti progressisti. La forma nuova di un odio antico. Il libro, uscito tre anni fa, mi era sfuggito, ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><img width="115" height="182" border="0" align="left" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788817001984" />Fiamma Nirenstein</strong> &egrave; uno dei due o tre motivi per cui, ogni tanto, vale la pena leggere <em>Il giornale</em> ed &egrave; per questo che ho letto &#8211; anche se con notevole ritardo &#8211; il suo <em><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=1&amp;cc=XUUOOANPTKI4GBP">Gli antisemiti progressisti. La forma nuova di un odio antico</a></em>. Il libro, uscito tre anni fa, mi era sfuggito, ma ora non posso che consigliarlo per la passione e per il rigore con cui Nirenstein difende la causa di Israele, che conosce bene, poiché &egrave; corrispondente da Gerusalemme da molti anni. </p>
<p>Il libro di Fiamma Nirenstein &egrave; certamente interessante perché mette in luce quella forma di antisemitismo coltivato da gran parte della sinistra italiana &#8211; tanto pi&ugrave; accentuato quanto pi&ugrave; ci si sposta a sinistra &#8211; e che non si riconosce come tale, ma si nasconde dietro una distinzione capziosa tra &quot;antisionismo&quot; &#8211; pi&ugrave; o meno rivendicato &#8211; e &quot;antisemitismo&quot; &#8211; respinto in quanto tale. </p>
<p> <span id="more-2403"></span>
<p>Il pregiudizio che alberga tra i progressisti di sinistra, i quali tendono a distringuere tra ebrei &quot;buoni&quot; e &quot;cattivi&quot; a seconda della posizione che assumono nei confronti di Israele, &egrave; ben descritto in queste parole: &quot;Perché la sinistra ha una propria idea molto precisa su cosa debba essere un ebreo, e se questi non segue le sue direttive, viene immediatamente rimproverato: come osi essere un ebreo diverso da quello che ti ho ordinato di essere? Combattere il terrorismo? Eleggere Sharon? Ma sei pazzo?&quot; o ancora: &quot;C&#8217;&egrave; la definizione presionista del popolo ebraico come di un popolo che soffre, anzi che deve soffrire per sua stessa natura; un popolo destinato a sopportare le pi&ugrave; terribili persecuzioni senza nemmeno alzare un dito e che, perci&ograve;, &egrave; degno di compassione e solidariet&agrave;. E&#8217; ovvio che uno Stato di Israele solido, democratico, militarmente forte ed economicamente prospero &egrave; l&#8217;antitesi di questo stereotipo.</p>
<p>Il &#8216;nuovo ebreo&#8217;, che cerca di non soffrire e che, soprattutto, pu&ograve; e vuole difendersi, perde immediatamente tutto il suo fascino agli occhi degli intellettuali di sinistra&quot;. E&#8217;, insomma, il mito dell&#8217;ebreo imbelle quello che viene ancora coltivato dalla sinistra: compatito in quanto vittima dell&#8217;Olocausto &#8211; a cui si dedica quella che Nirenstein definisce una memoria &quot;archeologica&quot; &#8211; e accettato finché corrisponde all&#8217;immagine (e quindi al pregiudizio) che gli &egrave; stata tagliata addosso. </p>
<p>Questa &egrave; la tesi centrale del saggio, argomentata con numerosi esempi, ma <em>Gli antisemiti progressisti </em>&egrave; interessante &#8211; oltre che estremamente leggibile &#8211; anche perché l&#8217;autrice mette in campo la sua esperienza personale, attingendovi a piene mani e rendendo il libro anche una sorta di autobiografia e un racconto della sua personale evoluzione politica. Fiamma Nirenstein racconta, per esempio, la sua esperienza della guerra del 1967 quando, ancora ragazza &#8211; e comunista, &quot;come la maggior parte dei ragazzi italiani&quot; -, and&ograve; in Israele, in un kibbutz dell&#8217;alta Galilea, Neot Mordechai. </p>
<p>Quando torn&ograve; in Italia venne accolta quasi come un nemico, &quot;un&#8217;imperialista <em>in pectore</em>&quot;, e questo solo perché pensava che Israele avesse vinto giustamente una guerra in cui era stato aggredito. Ma &egrave; soprattutto nel capitolo intitolato &quot;Fu un panorama soprattutto agricolo&quot; &#8211; ogni capitolo del libro riprende, come in un romanzo ottocentesco, le prime parole del testo &#8211; che Nirenstein passa in rassegna gli &quot;amori&quot; politici della sinistra dagli anni sessanta a oggi, in una specie di lungo e amaro <em>mea culpa</em>: il terzomondismo e l&#8217; &quot;antimperialismo&quot; &#8211; da coniugarsi, ovviamente, solo in senso antiamericano e antioccidentale &#8211; suggeriti dall&#8217;Unione Sovietica; la passione per l&#8217;America Latina, con i miti del &quot;Che&quot;, di &quot;Fidel&quot; e delle formazioni assassine come Sendero Luminoso o i Farc; la Cina maoista &#8211; a proposito della quale l&#8217;autrice scrive: &quot;Non esitammo ad adorare l&#8217;assassinio di massa&quot; -; i vietnamiti &#8211; fu in quell&#8217;occasione che &quot;l&#8217;antioccidentalismo divenne tutt&#8217;uno col neopacifismo defezionista&quot; &#8211; e via discorrendo. </p>
<p>Su questa linea antioccidentale e terzomondista si sarebbe innestata la ridefinizione del Medio Oriente &#8211; e dell&#8217;Islam &#8211; come &quot;vittime&quot; dell&#8217; &quot;imperialismo&quot; e, in quanto tali, da difendere comunque: &quot;il Medio Oriente fu ridefinito e ridescritto nella mente dell&#8217;Occidente come una zona in cui gli arabi, che si organizzavano allora in svariate forme dittatoriali collegate con Mosca, andavano considerati detentori della somma ragione dei deboli, nonostante il petrolio, nonostante il rifiuto della partizione dell&#8217;Onu nel 1948, mentre l&#8217;unica vivissima democrazia dell&#8217;area, pi&ugrave; volte aggredita, veniva tacciata di imperialismo e di fascismo e il suo esercito di popolo veniva riguardato come una specie di macchina da guerra assetata di sangue&quot;. Ed &egrave; sempre in questa linea che s&#8217;inserisce l&#8217;appoggio ai palestinesi dato sempre e comunque, a prescindere dal loro rifiuto di riconoscere lo Stato di Israele e abbandonare il terrorismo, e dato anche quando &quot;l&#8217;antisemitismo islamico &egrave; apertamente genocida, e non solo nei confronti di Israele, ma di tutti gli ebrei. (&#8230;) Alla nostra mentalit&agrave; razzista appare normale che gli arabi dicano tante idiozie e in fondo anche che sgozzino e smembrino gli ebrei&quot;.</p>
<p>La pervasivit&agrave; dell&#8217;antisemitismo di matrice araba non &egrave; un puro e semplice teorema, ma per chi avesse bisogno di ulteriori prove pu&ograve; leggere le pagine in cui Fiamma Nirenstein descrive la sua visita al campo profughi di Deheisheh, vicino a Betlemme, nella West Bank. Qui sembra concentrarsi l&#8217;essenza dello status di &quot;profugo palestinese&quot;, che &egrave; ben diverso da quello di qualsiasi altro &quot;profugo&quot; e che viene perpetuato grazie alla creazione di un&#8217;agenzia <em>ad hoc</em> &#8211; l&#8217;Unrwa: &quot;Si sta qui per riprodurre generazione di profughi, non per ricollocarli o aiutarli a inventarsi una nuova vita, ma per farli restare cos&igrave; per altre generazioni&quot;. Funzionale a questo &quot;progetto&quot; sono il cosiddetto &quot;diritto al ritorno&quot; a una patria letteralmente mitizzata e l&#8217;esaltazione dei terroristi suicidi, elevati al rango di martiri e di modelli da imitare: quando in una famiglia qualcuno si fa saltare per aria in questo modo &quot;non si trova il benché minimo dubbio sul terrorismo suicida; uccidere gli ebrei &egrave; considerato un compito istituzionale dei palestinesi, in cambio se ne riceve onore e vanto, e anche vantaggi pecuniari&quot; (e qui Nirenstein fa riferimento, per esempio, ai consistenti premi in denaro versati in passato da Saddam Hussein alle famiglie dei terroristi palestinesi). </p>
<p>Fiamma Nirenstein conduce poi un&#8217;opera di demistificazione riguardo alle vicende di Jenin, quando dopo la &quot;seconda Intifada&quot; l&#8217;esercito israeliano, constatato che molti attacchi terroristici ai danni di Israele partivano proprio da l&igrave;, prefer&igrave; impegnare i suoi soldati in una battaglia di casa in casa per stanare i terroristi e sequestrarne armi ed esplosivi, invece di ricorrere a un meno rischioso &#8211; ma pi&ugrave; distruttivo, per i civili palestinesi &#8211; attacco aereo a tappeto. Vi furono morti da entrambe le parti, ma la propaganda anti-israeliana dipinse l&#8217;operazione di Jenin come un &quot;massacro&quot; e gli israeliani &#8211; in base al tradizionale pregiudizio antisemita &#8211; come &quot;mostri assetati di sangue&quot;. La realt&agrave; &egrave; completamente diversa: &quot;I soldati non erano pronti: l&#8217;esplosivo era dentro i frigoriferi, nei gabinetti, nei tubi dell&#8217;acqua, sotto il letto<br />
, gran parte era confezionato in casa con materiali chimici per l&#8217;agricoltura. Gli israeliani erano stupefatti: &#8216;Lei non si pu&ograve; immaginare dove e quanto Tnt avevano preparato&#8217;&quot;. </p>
<p>   A fronte di tutto questo, per&ograve;, Israele vive e continua a vivere anche grazie alla resistenza opposta dai suoi abitanti, non soltanto perché &quot;anche un gesto quotidiano insignificante come salire in autobus, in Israele, comporta in forma grandiosa il coraggio di continuare a vivere&quot;, ma anche perché molti di loro sono consapevoli della minaccia a cui sono costantemente sottoposti e compiono gesti che non &egrave; esagerato definire di vero e proprio eroismo. A questi &quot;eroi civili&quot; Fiamma Nirenstein dedica uno dei capitoli pi&ugrave; toccanti del libro. Qui fa nomi e cognomi di persone normali che, in varie occasioni, hanno mostrato di saper affrontare il pericolo, bloccando o gettandosi addosso ai terroristi &#8211; rischiando di morire o morendo davvero, talvolta -, pur di salvare altri da un possibile attacco. Di ognuno di loro l&#8217;autrice traccia un ritratto e ripercorre la storia personale: sono giovani camerieri come il ventitreenne Shlomi Harel; guardie giurate come Mikhail Sarkisov, appena immigrato dal Turkmenistan; autisti di autobus come Baruch Neuman, Menashe Uriel o Tzion Shoval; o come il diciassettenne arabo-israeliano Rami Muhammad che, vedendo a una stazione dell&#8217;autobus un individuo sospetto con una grossa borsa, &egrave; riuscito a chiamare la polizia e, quando il terrorista si &egrave; fatto esplodere in presenza degli agenti, &egrave; rimasto ferito lui stesso. Questi sono i veri resistenti, questi sono i veri eroi: gente che sceglie la vita &#8211; ed &egrave; disposta a pagare con la propria vita &#8211; e non la morte, eretta a culto morboso da societ&agrave; islamiche in cui &quot;migliaia di leader, di intellettuali e di religiosi (&#8230;) innamorati della morte, che con voce quieta e occhi pieni di spiritualit&agrave; (sul modello di Bin Laden) utilizzano i mezzi televisivi per diffondere il terrorismo suicida&quot;</p>
<p> <a target="_blank" href="http://cadavrexquis.typepad.com/">Cadavrexquis</a></p>
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		<title>Il liberalismo di Pera</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Feb 2007 23:49:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#34;Il liberalismo &#232; dottrina giudaico-cristiana&#34;, ha detto l&#8217;ineffabile Marcello Pera. A leggere una frase del genere a me vengono le vertigini e mi sento come se stessi precipitando in un baratro &#8211; anzi, in un abisso in cui le leggi della ragione sono sospese e in cui, come dei giocolieri, possiamo baloccarci con i concetti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="145" height="145" border="0" align="left" src="http://www.elpais.com/recorte/20060403elpepiint_1/SCO200/Ies/Marcello_Pera_Benedicto_XVI_Vaticano_pasado_marzo.jpg" style="width: 145px;height: 145px" />&quot;Il liberalismo &egrave; dottrina giudaico-cristiana&quot;, ha detto l&#8217;ineffabile Marcello Pera. A leggere una frase del genere a me vengono le vertigini e mi sento come se stessi precipitando in un baratro &#8211; anzi, in un abisso in cui le leggi della ragione sono sospese e in cui, come dei giocolieri, possiamo baloccarci con i concetti, perché intanto non significano pi&ugrave; nulla. </p>
<p>Il nichilista &egrave; lui, che tratta le parole come puri significanti senza pi&ugrave; significato, mantra da salmodiare per incantare i gonzi. Ma, in un empito di generosit&agrave;, facciamo finta che sia vero: se &quot;il liberalismo &egrave; dottrina giudaico-cristiana&quot;, come giudichiamo quei paesi che sono democrazie liberali ma non sono né &quot;giudaici&quot; né &quot;cristiani&quot; e che, addirittura, non hanno mai avuto una presenza consistente di queste due religioni? Sto pensando &#8211; tanto per fare un esempio &#8211; al Giappone. </p>
<p> <span id="more-2391"></span> </p>
<p>Forse Pera pensa che il Giappone non &egrave; liberale o che lo &egrave; diventato perché i cristiani &#8211; non si sa quali &#8211; l&#8217;hanno convertito al liberalismo e al liberismo senza per&ograve; convertirlo al cristianesimo? Ma questo non contraddice il suo assunto, perché dimostrerebbe che &egrave; possibile essere liberali senza essere giudaico-cristiani? Misteri dei paralogismi periani: chi ci capisce &egrave; bravo. In ogni caso, questi giapponesi &egrave; meglio tenerli d&#8217;occhio: non sia mai che un giorno o l&#8217;altro non decidano di invadere l&#8217;Europa.</p>
<p>L&#8217;importante &egrave; continuare a battere su un unico tasto: le &quot;radici giudaico-cristiane&quot; che sarebbero alla base del &quot;liberalismo&quot; e ne conterrebbero l&#8217;essenza stessa. </p>
<p>Alla fine qualcuno ci casca e non si chiede pi&ugrave; nemmeno che cosa voglia dire &#8211; intendo: non si chiede pi&ugrave; nemmeno che cosa siano il &quot;giudaismo&quot;, il &quot;cristianesimo&quot; e il &quot;liberalismo&quot;. Fingiamo nuovamente che sia vero e che le radici del nostro paese &#8211; anzi, del nostro continente, l&#8217;Europa &#8211; siano davvero &quot;giudaico-cristiane&quot;. </p>
<p>(E, tra parentesi, ho l&#8217;impressione che l&#8217;elemento &quot;giudaico&quot; sia tollerato, in questa diade, solo perché prelude alla fusione in quello cristiano, perché, altrimenti, nisba, come dimostrano secoli di antisemitismo cristiano: o &egrave; anche questo un frutto del liberalismo &quot;&agrave; la Pera&quot;?) Se cos&igrave; &egrave;, a me pare tuttavia che in mezzo a quel trattino che separa l&#8217;elemento &quot;giudaico&quot; da quello &quot;cristiano&quot; manchi qualcosa. Domandona: perché non si dice mai, per esempio, che le radici dell&#8217;Europa sono &quot;giudaico-ellenico-cristiane&quot; &#8211; oppure, &quot;giudaico-ellenico-romano-cristiane&quot; o, persino, &quot;giudaico-ellenico-romano-cristiano-germaniche&quot;? </p>
<p>In fin dei conti se ne potrebbero infilare tanti di questi aggettivi, che segnalano sinteticamente qualcosa che ha contribuito all&#8217;identit&agrave; europea. Prendiamo l&#8217;elemento &quot;ellenico&quot;: perché &egrave; tanto bistrattato e ignorato? Non sar&agrave; perché questi greci filosofavano troppo, perché erano politeisti &#8211; che orrore: in questo caso dovremmo chiederci che cosa ne penserebbero Zeus e tutti gli altri d&egrave;i dei &quot;Dico&quot; e dei &quot;sacri valori della famiglia&quot; e bla bla bla &#8211; o perché magari erano un po&#8217; troppo &quot;culattoni&quot; per i gusti dei &quot;per&ograve;fili&quot;? Tanto per dire, io, da buon <em>erastos</em>, rivendico i sacri valori ellenici che fondano l&#8217;Occidente: pretendo di sodomizzare la giovane progenie della classe politica di centrodestra. </p>
<p>E infine, se pure per assurdo accettassimo l&#8217;equivalenza periana &quot;liberalismo=dottrina giudaico-cristiana&quot;, non ne discenderebbe comunque una sovrapposizione perfetta dei due termini e ci&ograve; non implica quindi che, per essere liberali, si debba accettare in blocco tutta la &quot;dottrina giudaico-cristiana&quot;, come se fosse un monolito inscalfibile che ti piomba in testa e ti schiaccia riducendoti a poltiglia. </p>
<p>Anzi, mi spinger&ograve; persino pi&ugrave; in l&agrave;: se pure, per assurdo, accettassimo questa falsa equivalenza, non capisco affatto su che cosa si fondi la pretesa papale di rappresentare interamente qualcosa che trascende la chiesa cattolica stessa &#8211; perché nessuno vorr&agrave; negare che la &quot;cultura giudaico-cristiana&quot; supera i limiti fissati dalla definizione vaticana, o no? -, a meno che qualche spirito burlone non avanzi l&#8217;ipotesi che il paralogismo periano non serva, banalmente, da cavallo di Troia per restituire surrettiziamente il potere temporale al clero. Ma noi non ci permetteremmo mai di insinuare nulla di cos&igrave; perfido.</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a> </p>
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		<title>Perché è necessario un riconoscimento pubblicistico delle unioni gay</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jan 2007 12:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Liberta']]></category>
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		<description><![CDATA[[Post lunghissimo, che ammazzer&#224; di noia chi ha poca resistenza. Fatevi un caff&#232; prima - o, viceversa, leggetelo se non riuscite a prendere sonno] 
Considerando le polemiche suscitate dai &#34;Pacs&#34;, vorrei proporre qualche ulteriore riflessione del tutto personale. Premetto, a scanso di equivoci, che la mia prospettiva sar&#224; &#34;gay&#34; &#8211; magari non generalizzabile per tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="141" height="180" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/wp-content/tortamatpacs.gif" />[<em>Post lunghissimo, che ammazzer&agrave; di noia chi ha poca resistenza. Fatevi un caff&egrave; prima - o, viceversa, leggetelo se non riuscite a prendere sonno</em>] </p>
<p>Considerando le polemiche suscitate dai &quot;Pacs&quot;, vorrei proporre qualche ulteriore riflessione del tutto personale. Premetto, a scanso di equivoci, che la mia prospettiva sar&agrave; &quot;gay&quot; &#8211; magari non generalizzabile per tutti i gay, ma certamente non comprensibile se non si parte dal presupposto della mia omosessualit&agrave;.</p>
<p>Leggendo le varie obiezioni mosse all&#8217;idea stessa dei &quot;Pacs&quot;, mi sono reso conto che ormai la faccenda si &egrave; fatta molto intricata. Alcune obiezioni &#8211; specifico &#8211; sono anche sensate, benché siano in malafede (cio&egrave; fanno passare qualcosa per qualcos&#8217;altro, senza dichiararlo esplicitamente. <br /> <span id="more-2255"></span> Per esempio: un&#8217;omofobia, a volte nemmeno troppo sottile, con il pretesto della contrapposizione allo statalismo). Secondo me, la questione &quot;Pacs&quot; va spacchettata e divisa in componenti separate, ognuna delle quali andrebbe trattata e risolta autonomamente, affinché le critiche &#8211; e l&#8217;ostilit&agrave;, eventualmente &#8211; non si nascondano pi&ugrave; dietro altri pretesti.</p>
<p>I &quot;Pacs&quot; vogliono regolarmentare le &quot;coppie di fatto&quot;, eterosessuali e omosessuali. Queste ultime non possono ricorrere a nessun altro tipo di istituto pubblicistico, nemmeno se volessero: la via del matrimonio &egrave; loro preclusa. Tra tutte le leggi europee che in qualche modo offrivano una soluzione, le associazioni gay &#8211; anzi, diciamola tutta, soprattutto Franco Grillini e l&#8217;Arcigay &#8211; hanno scelto come modello la pi&ugrave; debole, cio&egrave; quella dei Pacs francesi. E su quel modello si sono incaponiti, tanto che ora rischiano di spaccarsi il cranio. Io sospetto che dietro ci fosse un calcolo, venato di un misto di disperazione e ignavia. Hanno scelto i Pacs francesi proprio perché questi sono aperti anche alle coppie eterosessuali. E&#8217; stata una mancanza di coraggi</p>
<p>o: invece di chiedere o un allargamento dell&#8217;istituto matrimoniale alle coppie gay &#8211; alla spagnola &#8211; o un istituto specificamente riservato alle coppie gay &#8211; alla britannica -, si sono buttati sulla soluzione francese perché speravano che, coinvolgendo anche la grande maggioranza costituita dalle coppie eterosessuali (di fatto), avrebbero avuto l&#8217;appoggio dell&#8217;opinione pubblica. Una sorta di patto inespresso: &quot;Sosteneteci, perché tutto sommato torna utile anche a voi, che gay non siete&quot;. Cos&igrave; &egrave; stata annacquata la sacrosanta esigenza, da parte dei gay, di avere un istituto pubblicistico che li tutelasse in quanto coppie, e &#8211; allo stesso tempo &#8211; ci si &egrave; tirata la zappa sui piedi. Infatti, non &egrave; passato molto tempo affinché arrivasse la replica: &quot;Le coppie eterosessuali hanno gi&agrave;, se vogliono, il matrimonio, quindi non serve istituire un altro tipo di istituto giuridico&quot;. </p>
<p>La prima componente dello &quot;spacchettamento&quot; &egrave; dunque questa: creare un istituto &#8211; con valore pubblicistico, ripeto &#8211; che regoli le unioni omosessuali, garantendo loro gli stessi diritti del matrimonio eterosessuale. Ripugna che si usi il nome di matrimonio? Benissimo, lo si chiami in altro modo: <em>registered partnership </em>o &quot;frocimonio&quot; poco importa, basta che la sostanza resti intatta. Per fare questo &#8211; come hanno proposto i Radicali qualche tempo fa o come ha suggerito, se non erro, anche Chiara Moroni di Forza Italia &#8211; sarebbe sufficiente introdurre qualche modifica al Codice Civile. </p>
<p>Soddisfatte le legittime esigenze di noi omosessuali, resta aperta la &quot;questione eterosessuale&quot; &#8211; la seconda componente dello &quot;spacchettamento&quot;. La domanda da porsi &egrave; questa: le coppie di fatto hanno bisogno di un&#8217;ulteriore regolamentazione legale &#8211; sotto forma di &quot;Pacs&quot; o di legge sulle coppie di fatto &#8211; oppure no? E&#8217; giusto rinviarle semplicemente alla forma tradizionale del matrimonio? Qui interviene il mio punto di vista gay: su questa faccenda penso, banalmente, che debbano essere le coppie di fatto eterosessuali a decidere. Se loro ritengono che sia necessaria questa regolamentazione, &egrave; giusto che si proceda. E&#8217; probabile che, come qualcuno obietta, ne esca un &quot;matrimonio di serie B&quot;, ma in una societ&agrave; liberale a diverse esigenze possono corrispondere diversi istituti. E, come avviene per il &quot;matrimonio tradizionale&quot; &#8211; che ha regole ben precise -, anche per i &quot;Pacs&quot; si stabiliranno requisiti specifici (inclusi quelli per la loro pubblicit&agrave; o per il loro annullamento), diritti e doveri relativi a questo istituto e diversi da quelli dell&#8217;istituto matrimoniale. Il punto &egrave; che, non esistendo ancora i &quot;Pacs&quot;, non &egrave; nemmeno possibile confrontare esattamente quali sono le loro caratteristiche &#8211; ancora vaghe e tutte da discutere, approvare, rigettare o modificare in sede legislativa &#8211; con quelle gi&agrave; fissate del matrimonio. Sarebbe come voler paragonare oggettivamente le prestazioni del progetto iniziale di un&#8217;automobile, esistente solo su carta, con quelle di un modello gi&agrave; rodato e in vendita da tempo.</p>
<p>La terza componente dello &quot;spacchettamento&quot; &egrave; quella economica e patrimoniale. Se venisse approvato un istituto di tipo matrimoniale per le coppie dello stesso sesso, per me non ci sono dubbi: varrebbero le stesse regole che valgono <em>adesso</em> per i &quot;matrimoni tradizionali&quot;. E&#8217; inutile dire: s&igrave;, va bene, riconosciamo una qualche forma di unione tra persone dello stesso sesso, gli diamo tutti i diritti, tranne quello alla pensione di reversibilit&agrave; o quello di ereditare legittimamente i beni del coniuge. Nel momento in cui si crea un istituto pubblicistico di tipo matrimoniale &#8211; o si estende il matrimonio a tutti &#8211; le regole in essere valgono per tutti. A meno che, per l&#8217;appunto, non si decida di cambiarle, ma anche in questo caso per tutti e non solo come &quot;eccezione in negativo&quot; per fare dispetto agli omosessuali. </p>
<p>&quot;La coperta delle risorse pubbliche &egrave; stretta&quot; &#8211; &egrave; un&#8217;obiezione che molti muovono, riferendosi, per esempio, a un&#8217;eventuale estensione delle pensioni di reversibilit&agrave; alle coppie di fatto pacsate o agli omosessuali sposati. La cito perché &egrave; la pi&ugrave; frequente, ma probabilmente ce ne sono altre che toccano il medesimo aspetto. E&#8217; un&#8217;obiezione corretta, ragionevole e condivisibile. O, almeno, lo sarebbe se <em>tutti </em>quelli che la fanno fossero bene intenzionati, cio&egrave; davvero interessati a non gravare troppo sull&#8217;economia pubblica. A volte, per&ograve;, questa critica viene da chi, senza battere ciglio, accetta il finanziamento pubblico dei giornali sedicenti &quot;organi di partito&quot; o intasca denari derivanti dalla fiscalit&agrave; generale. Come la mettiamo? Per me si tratta, banalmente, di tutt&#8217;altra questione: se parliamo di pensioni di reversibilit&agrave;, il problema dev&#8217;essere affrontato attraverso la riforma del sistema pensionistico. Non si pu&ograve; far ricadere la responsabilit&agrave; di una mancata revisione di quest&#8217;ultimo sulle spalle delle coppie gay o delle coppie di fatto. Riguardo allo snellimento del sistema fiscale italiano non ho proprio nulla da obiettare. Per&ograve; &egrave; un&#8217;altra pagina del programma politico e mi sembra scorretto brandirla come un&#8217;arma per negare dei diritti civili a una parte della cittadinanza. </p>
<p>&quot;Spacchettata&quot; la questione &quot;Pacs&quot; si delineano quindi tre aree che andrebbero affrontate ognuna per conto proprio: la regolamentazione delle unioni tra persone dello stesso sesso; la questione delle coppie di fatto eterosessuali che non vogliono sposarsi; il problema del risanamento delle finanze dello stato e della liberalizzazione economica.</p>
<p>Ora, per&ograve;,<br />
vorrei tornare alla prima questione, che &egrave; quella che mi preme di pi&ugrave; (anche se &quot;in astratto&quot;, per cos&igrave; dire, visto che per ora non ho nessuno da sposare). Del resto, avevo premesso che il mio punto di vista di omosessuale italiano sarebbe stato prevalente. Il riconoscimento delle unioni gay <em>deve </em>avere carattere pubblicistico: su questo punto non transigo e vorrei che nessuno transigesse. Lo ha detto bene <a href="http://lamiadestra.blogspot.com/">lui</a>, riferendosi per&ograve; alle coppie eterosessuali, commentando <a href="http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis/2007/01/la_strana_idea_.html">quest&#8217;altro post</a>: &quot;Credo che i privilegi che lo Stato concede alle coppie sposate derivino dal fatto che il matrimonio ha una sua rilevanza sociale (&#8230;), crea dei benefici a livello generale (&#8216;esternalit&agrave; positive&#8217; le chiamerei in gergo economico) che vanno oltre la coppia, e come tale lo si &#8216;agevola&#8217; sotto certi punti di vista&quot;. Qualcuno vuole forse negare che anche una coppia omosessuale a carattere stabile abbia rilevanza sociale e crei ugualmente delle &quot;esternalit&agrave; positive&quot;? Affermare che questa constatazione vale <em>solo </em>per le coppie eterosessuali ma <em>non </em>per quelle omosessuali significa soltanto giudicare per partito preso e obbedire ai propri pregiudizi. </p>
<p>Ma non &egrave; soltanto questo: c&#8217;&egrave; anche un altro aspetto che, paradossalmente, &egrave; stato ben colto da chi, avversando i &quot;Pacs&quot;, in realt&agrave; avversa le unioni omosessuali e, in ultima analisi, l&#8217;omosessualit&agrave; stessa e le persone omosessuali. In questo caso, coloro che sostengono il riconoscimento pubblicistico delle unioni gay e coloro che vi si oppongono &quot;vedono&quot; la stessa cosa, solo che la vedono da due lati diversi. Entrambi, infatti, in una legge simile riconoscono un <em>simbolo</em>, fortemente voluto dagli uni &#8211; i gay e chi li appoggia &#8211; e aborrito dagli altri. Tra i commenti di <a href="http://www.tom-online.it/2006/12/10/sepolcri_imbiancati.html#comments">questo post</a> &#8211; del &quot;<a href="http://www.tom-online.it/">primo gayblog italiano</a>&quot; &#8211; qualcuno ha trovato una formula molto azzeccata per definire il valore simbolico dei Pacs (ed &egrave; chiaro che qui s&#8217;intendeva soprattutto il riconoscimento pubblico delle unioni gay): &quot;sono il coming out di una Nazione&quot;. Ecco, io credo che non ci sia modo migliore per definire che cosa rappresenterebbe una legge che, con valore pubblicistico, riconoscesse le unioni gay in Italia. Sotto sotto lo ammettono anche quelli che la maledicono, come i vari Calderoli o le varie Binetti, o quelli che sostengono che sia sufficiente estendere ai singoli gay qualche &quot;diritto individuale&quot;. Una legge siffatta avrebbe, per noi omosessuali &#8211; pi&ugrave; bistrattati in Italia che in altri paesi europei -, un potente valore simbolico e psicologico: significherebbe che questo paese &#8211; che &egrave; anche il nostro paese &#8211; ha accettato i suoi cittadini omosessuali e li ha riconosciuti come parte integrante della societ&agrave;. Chi si rifugia dietro a tanti distinguo &#8211; magari senza esplicitamente dichiarare la propria omofobia &#8211; in realt&agrave; a me, e a molti altri gay, trasmette un unico messaggio: &quot;Voi non siete degni di questo stato. Voi siete inferiori a tutti gli altri&quot;. E questo lo trovo intollerabile.</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a></p>
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		<title>La strana idea di democrazia di &quot;Libero&quot;</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Jan 2007 13:59:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[No Media, No Party]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>

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		<description><![CDATA[  &#34;Se ne fregano dei Pacs&#34;. Cos&#236; titolava ieri Libero, in prima pagina, per annunciare una sua inchiesta, condotta nei comuni in cui esiste un &#34;registro delle coppie di fatto&#34;. E&#8217; risultato che finora ci sono solo centoquarantatré iscrizioni in tutt&#8217;Italia, secondo il giornalista lo 0,0098% della popolazione, il che gli fa concludere che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="123" height="180" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/wp-content/coverlibero25.gif" />  &quot;Se ne fregano dei Pacs&quot;. Cos&igrave; titolava ieri <em>Libero</em>, in prima pagina, per annunciare una sua inchiesta, condotta nei comuni in cui esiste un &quot;registro delle coppie di fatto&quot;. E&#8217; risultato che finora ci sono solo centoquarantatré iscrizioni in tutt&#8217;Italia, secondo il giornalista lo 0,0098% della popolazione, il che gli fa concludere che una legge sui Pacs &quot;non serve a nessuno&quot;. La notizia &egrave; considerata tanto importante da occupare interamente la seconda e terza pagina, oltre a costituire il titolo di apertura della prima.&nbsp;
<p>Ci sarebbero parecchie obiezioni da muovere a questo modo di procedere, che a me pare fallace e in assoluta malafede. Innanzitutto, i cosiddetti &quot;registri delle coppie di fatto&quot; istituiti in molti comuni non hanno alcun valore legale per chi decida di iscriversi. </p>
<p>  <span id="more-2237"></span> </p>
<p>Si tratta poco pi&ugrave; di un atto simbolico e una dichiarazione politica d&#8217;intenti da parte dei governi locali. Sono, insomma, una specie di promessa senza grandi conseguenze pratiche e non creano in alcun modo un istituto parallelo al matrimonio. E&#8217; possibile, quindi, che abbiano attratto poche adesioni anche per questo motivo: se iscriversi a questi registri non ha alcun effetto legale &#8211; soprattutto pubblicistico -, perché bisognerebbe farlo? Non &egrave; detto che nel momento in cui nascesse un istituto apposito &#8211; che si chiamino Pacs o in altro modo -, con precisi effetti pubblicistici, le coppie coinvolte non sarebbero interessate a farne uso.</p>
<p>In secondo luogo, se scorriamo l&#8217;elenco dei comuni coinvolti in questa operazione, non troviamo nessuna grande citt&agrave; &#8211; tranne Firenze -, qualche citt&agrave; di medie dimensioni &#8211; per lo pi&ugrave; in Toscana &#8211; e parecchie piccole localit&agrave;, come Arco, in provincia di Trento, San Marcello Pistoiese o Bagheria. E&#8217; evidente che se si tratta di localit&agrave; con pochi abitanti, sar&agrave; impossibile che vi sia un gran numero di coppie che decidono di iscriversi.</p>
<p>Appurato quindi che <em>Libero </em>stabilisce surrettiziamente e in maniera strumentale un&#8217;equivalenza ingiustificata tra questi &quot;registri&quot; e una legge sulle coppie di fatto, dobbiamo mettere in rilievo altri due &quot;bachi&quot; nelle argomentazioni del quotidiano. Prendiamo pure per buono che una legge sui Pacs riguardi una infima minoranza della popolazione italiana e ammettiamo pure, per amore d&#8217;ipotesi, che sarebbe &quot;coronata&quot; dallo stesso insuccesso che ha segnato i registri comunali. Se cos&igrave; fosse, questo significherebbe che il presunto pericolo costituito dalla sua approvazione sarebbe del tutto immotivato. Insomma: o i Pacs mettono a repentaglio la stabilit&agrave; della famiglia, scardinano l&#8217;ordine naturale delle cose, provocano il crollo dell&#8217;Occidente e della Cristianit&agrave;, o non hanno alcun effetto pratico e non servono a nulla. Se l&#8217;effetto pratico &egrave; talmente risibile, allora dubito che potrebbe avere le conseguenze esiziali paventate dai baciapile trasversali e dai Difensori della Tradizione. Forse vi state contraddicendo, o no?</p>
<p>Il secondo aspetto &egrave; di contenuto democratico. Se anche fosse vero che una legge di questo tipo riguardasse solo una strettissima minoranza, per quale motivo non dovrebbe essere approvata? E&#8217; una legge che non impone nulla a nessuno, &egrave; una legge che non reca danni a terzi, &egrave; una legge assolutamente liberale. Quale idea di democrazia ha chi pensa che una legge sia irrilevante se a beneficiarne sono soltanto in pochi, senza danneggiare altri? E, vorrei aggiungere, in fin dei conti la maggioranza che era in precedenza al governo ha emanato leggi che riguardavano una minoranza ancora pi&ugrave; ridotta &#8211; una minoranza di una persona che, guarda caso, era anche il presidente del Consiglio -, ma questo non le ha impedito di argomentare che erano leggi giuste. Non &egrave; tanto importante chi ne beneficia, ma chi <em>potrebbe </em>beneficiarne, infatti. E&#8217; importante, cio&egrave;, l&#8217;allargamento dei diritti e questa, prima di essere &quot;di destra&quot; o &quot;di sinistra&quot;, &egrave; questione di democrazia. Qual &egrave; l&#8217;idea di democrazia che ha <em>Libero</em>?</p>
<p><a href="http://cadavrexquis.typepad.com/" target="_blank">Cadavrexquis</a> </p>
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		<title>Breve introduzione storica al comunismo (II &#8211; fine)</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Jan 2007 19:55:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>

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		<description><![CDATA[&#34;Il marxismo, il fondamento teorico del comunismo, aveva in sé i semi della sua distruzione, come Marx ed Engels avevano erroneamente teorizzato del capitalismo. Si basava su una filosofia della storia sbagliata e su una dottrina psicologica irrealistica.
L&#8217;assunto basilare del marxismo che la propriet&#224; privata, che esso lotta per abolire, sia un fenomeno storico transitorio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="140" height="180" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/wp-content/cmaxd.gif" />&quot;Il marxismo, il fondamento teorico del comunismo, aveva in sé i semi della sua distruzione, come Marx ed Engels avevano erroneamente teorizzato del capitalismo. Si basava su una filosofia della storia sbagliata e su una dottrina psicologica irrealistica.</p>
<p>L&#8217;assunto basilare del marxismo che la propriet&agrave; privata, che esso lotta per abolire, sia un fenomeno storico transitorio, un intermezzo tra il comunismo primitivo e quello avanzato, &egrave; chiaramente falso. (&#8230;)<br />   Non meno fallace &egrave; la nozione marxista che la natura umana sia infinitamente malleabile e quindi che una combinazione di istruzione e coercizione possa produrre esseri liberi dall&#8217;avidit&agrave; e desiderosi di dissolversi nel corpo sociale in cui, come aveva immaginato Platone, &#8216;il privato e l&#8217;individuale fossero completamente banditi&#8217;. <span id="more-2217"></span>   Anche se l&#8217;immensa pressione esercitata dai regimi comunisti in questo senso fosse andata a buon fine, il loro successo sarebbe stato nella migliore delle ipotesi effimero: (&#8230;) dal momento che &egrave; assodato che le caratteristiche acquisite non sono ereditarie, ogni nuova generazione introdurr&agrave; nel modo atteggiamenti non comunisti, tra cui l&#8217;avidit&agrave; non &egrave; certamente il meno forte. Il comunismo, in ultima analisi, &egrave; stato sconfitto dalla sua incapacit&agrave; di rimodellare la natura umana.  (&#8230;)</p>
<p>Questa realt&agrave; ha costretto i regimi comunisti a ricorrere alla violenza come metodo abituale di governo. Per costringere la gente a rinunciare a ci&ograve; che possiede e a cedere i suoi interessi privati allo stato &egrave; necessario che gli enti pubblici possano esercitare un&#8217;autorit&agrave; illimitata. Lenin intendeva proprio questo quando definiva la &#8216;dittatura del proletariato&#8217; un &#8216;potere non limitato da nulla, da nessuna legge, non condizionato da alcuna regola, che si basa sulla coercizione&#8217;. L&#8217;esperienza indica che un tale regime &egrave; davvero realizzabile: &egrave; stato imposto alla Russia e agli stati a lei annessi, alla Cina, a Cuba, al Vietnam e alla Cambogia, come anche a una serie di paesi dell&#8217;Africa e dell&#8217;America Latina. Ma il suo prezzo non &egrave; solo enorme in termini di sofferenze umane; &egrave; anche la distruzione dell&#8217;obbiettivo per cui tali regimi vengono instaurati, cio&egrave; l&#8217;uguaglianza. (&#8230;) </p>
<p>E sotto il comunismo il numero di funzionari statali cresce enormemente per un semplice motivo: dal momento che lo stato assume il controllo di tutti gli aspetti della vita nazionale, compresa l&#8217;economia, serve una vasta burocrazia per amministrarli. (&#8230;) In Unione Sovietica, a pochi anni di distanza dal colpo di stato dei bolscevichi, il regime cominci&ograve; a offrire ricompense eccezionali ai suoi membri di spicco, che con il tempo si trasformarono nella <em>nomenklatura</em> una casta ereditaria privilegiata. Per mettere in atto l&#8217;uguaglianza della propriet&agrave; bisogna istituzionalizzare l&#8217;ineguaglianza dei diritti. La contraddizione tra fine e mezzi &egrave; iscritta nel comunismo e in ogni paese in cui lo stato possiede tutta la ricchezza produttiva.(&#8230;)</p>
<p>La nazionalizzazione dei mezzi di produzione comport&ograve; il trasferimento della loro direzione ai burocrati che non avevano né le competenze né la motivazione per farli funzionare in modo efficiente. L&#8217;inevitabile risultato fu il declino della produttivit&agrave;. (&#8230;) La nazionalizzazione di tutte le risorse produttive trasforma i cittadini in impiegati statali, rendendoli in altre parole dipendenti dal governo. (&#8230;) La nazionalizzazione delle risorse produttive, lungi dal liberare l&#8217;uomo dalla schiavit&ugrave; delle cose, come Marx ed Engels avevano immaginato, li trasforma in schiavi dei loro governanti e, a causa della scarsit&agrave; cronica di tutto, li rende pi&ugrave; materialisti che mai. (&#8230;)</p>
<p>Per i veri credenti, comunque, [questi difetti intrinseci] non dimostravano che la dottrina era inesatta ma che non era stata applicata con sufficiente fermezza. (&#8230;) Cos&igrave; il comunismo ha generato oceani di sangue sempre pi&ugrave; vasti durante il suo progresso da Lenin a Stalin e da Stalin a Mao e Pol Pot. Insomma, il comunismo ha fallito ed &egrave; destinato a fallire per almeno due ragioni: la prima, che per mettere in atto l&#8217;uguaglianza, il suo principale obbiettivo, &egrave; necessario creare un apparato coercitivo che richiede privilegi e quindi nega l&#8217;uguaglianza stessa; e la seconda, che la fedelt&agrave; etnica e territoriale, quando entra in conflitto con le alleanze di classe, le supera ovunque e in ogni tempo, sciogliendo il comunismo nel nazionalismo, ragione per cui il socialismo si combina cos&igrave; facilmente col fascismo. (&#8230;)</p>
<p>In Russia, il paese che ha sperimentato il comunismo pi&ugrave; a lungo, una delle conseguenze &egrave; che la popolazione &egrave; stata derubata della fiducia in se stessa. Dal momento che sotto il regime sovietico tutti gli ordini che riguardavano le questioni non personali dovevano essere emanati dall&#8217;alto e la libera iniziativa era trattata come un crimine, la nazione ha perso la sua capacit&agrave; di prendere decisioni, piccole o grandi che siano (&#8230;); la gente aspetta gli ordini. (&#8230; ) Ha anche ucciso in loro l&#8217;etica del lavoro e il senso della pubblica responsabilit&agrave;. (&#8230;)</p>
<p>Marx sosteneva che il capitalismo soffrisse di contraddizioni interne irresolubili, che lo avrebbero condannato alla distruzione. In realt&agrave; il capitalismo, essendo un sistema empirico reattivo ai cambiamenti della realt&agrave; e capace di adattamento, &egrave; riuscito a superare tutte le sue crisi. Il comunismo, invece, essendo una dottrina rigida, una pseudoscienza trasformata in una pseudoreligione e incarnata da un regime politico inflessibile, si &egrave; dimostrato incapace di liberarsi dalle idee erronee cui era stato legato ed &egrave; defunto.&quot;</p>
<p><strong>Richard</strong> <strong>Pipes,</strong> da <em>Comunismo.</em> <em>Una</em> <em>storia,</em> traduzione di Elisa Banfi, pagg. 200-216</p>
<p><a target="_blank" href="http://cadavrexquis.typepad.com/">Cadavrexquis</a> </p>
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		<title>Breve introduzione storica al comunismo (I)</title>
		<link>http://vivereacomo.info/2007/01/12/breve-introduzione-storica-al-comunismo/</link>
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		<pubDate>Fri, 12 Jan 2007 16:30:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cadavrexquis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Como]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>

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		<description><![CDATA[Comunismo di Richard Pipes &#232; un &#34;bigino&#34; che riassume, in poco pi&#249; di duecento pagine, tutto quello che c&#8217;&#232; da dire sull&#8217;ideologia comunista e su come &#232; stata tradotta in pratica a partire dall&#8217;esperienza sovietica fino ai giorni nostri. E&#8217; un testo chiaro, leggibile e assolutamente pragmatico, costruito con una logica rigorosa che non lascia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img width="125" height="180" border="0" align="left" src="http://www.vivereacomo.com/wp-content/komunsisssm.gif" style="width: 125px;height: 180px" /><a target="_blank" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=8817871672">Comunismo</a> di <strong>Richard</strong> <strong>Pipes</strong> &egrave; un &quot;bigino&quot; che riassume, in poco pi&ugrave; di duecento pagine, tutto quello che c&#8217;&egrave; da dire sull&#8217;ideologia comunista e su come &egrave; stata tradotta in pratica a partire dall&#8217;esperienza sovietica fino ai giorni nostri. E&#8217; un testo chiaro, leggibile e assolutamente pragmatico, costruito con una logica rigorosa che non lascia spazio ai giustificazionismi e alle nostalgie dei &quot;negazionisti&quot; &#8211; cio&egrave; di quelli che ancora si ostinano a distinguere tra un&#8217;idea del comunismo (buona) e la sua realizzazione (cattiva, perché avrebbe tradito l&#8217;idea). &quot;Il comunismo &#8211; scrive Richard Pipes &#8211; non &egrave; stato una buona idea che ha avuto un cattivo esito; &egrave; stato una cattiva idea&quot;: i fatti lo hanno provato. </p>
<p>Il volume di Pipes &egrave; suddiviso in capitoli, il primo dei quali espone, in linee generali, la teoria e il programma del comunismo, concentrandosi soprattutto sul marxismo e sulla sua pretesa di &quot;scientificit&agrave;&quot; &#8211; benché non manchino accenni alle altre teorie socialiste che hanno preceduto l&#8217;elaborazione di Marx ed Engels. Sostenendo di avere creato il primo &quot;socialismo scientifico&quot;, i due pensatori tedeschi apposero il crisma dell&#8217; &quot;inevitabilit&agrave;&quot; alle loro teorie, ma pur adottando formalmente il metodo scientifico, il marxismo violava un principio fondamentale della scienza: rivedere la teoria in base alle prove ottenute. &quot;A livello emotivo l&#8217;attrattiva in questo credo non &egrave; molto diversa da quella della fede religiosa nella volont&agrave; di Dio. (&#8230;) Il marxismo, dunque, era un dogma mascherato da scienza&quot;.  </p>
<p>Dopo aver esposto la teoria, i capitoli successivi passano alla pratica. Si incomincia innanzitutto con la cosiddetta Rivoluzione del 1917 e con l&#8217;instaurazione del comunismo in versione leninista. &quot;Il comunismo in Russia non fu quindi il risultato di un&#8217;insurrezione popolare: fu imposto da una piccola minoranza che si nascondeva dietro slogan democratici. Questo fatto fondamentale ne avrebbe determinato il corso&quot;. Richard Pipes mette in evidenza il peso esiguo dei lavoratori dell&#8217;industria &#8211; dai quali, secondo la teoria marxista, doveva partire la rivoluzione proletaria -, che rappresentavano al massimo l&#8217;1 o il 2 % della popolazione russa, tra i quali solo un numero ridottissimo appoggiava i bolscevichi: &quot;alla vigilia del colpo di stato del novembre 1917, solo il 5,3 per cento degli operai era iscritto al loro partito&quot;. Di conseguenza, l&#8217;unico modo per Lenin di instaurare un regime comunista in Russia era quello di instaurare una dittatura, che sarebbe poi diventata un regime totalitario. Secondo Pipes, insomma, non &egrave; proprio il caso di contrapporre la figura di Lenin, fondamentalmente &quot;positiva&quot;, a quella di Stalin, fondamentalmente &quot;negativa&quot;: Lenin fu feroce tanto quanto Stalin, che si scelse come suo successore. </p>
<p>Il capitolo successivo &egrave; ovviamente dedicato all&#8217;evoluzione del comunismo sovietico, partendo da Stalin e arrivando ai suoi successori, per concludersi con la dissoluzione dell&#8217;impero sovietico dopo le riforme di Gorbacev. Qui c&#8217;&egrave; l&#8217;ovvio campionario di carestie, di milioni di morti in seguito alle collettivizzazioni agrarie forzate, di purghe con processi sommari o nessun processo del tutto, ai gulag, alle cliniche psichiatriche che, nell&#8217;era Andropov, rinchiudono i dissidenti &#8211; tutto questo &egrave; &quot;ovvio&quot;, ma solo per chi non considera questi fatti dei banali incidenti di percorso sulla strada lastricata di buone intenzioni. Ma la parte pi&ugrave; interessante &egrave; quella che riguarda l&#8217; &quot;accoglienza in Occidente&quot;, a cui &egrave; dedicata tutta una sezione. Richard Pipes cerca di spiegare da un lato la fascinazione che il comunismo &#8211; dopo essere stato imposto in Unione Sovietica e malgrado la ferocia che ha mostrato &#8211; ha continuato a esercitare sugli intellettuali occidentali e dall&#8217;altro la duplicit&agrave; con cui l&#8217;Unione Sovietica operava per mantenere intatta, all&#8217;estero, questa attrattiva: &quot;Il comunismo si guadagn&ograve; un seguito all&#8217;estero anche promuovendo una politica che in patria proibiva e puniva severamente, una politica che prevedeva il diritto dei lavoratori a organizzarsi e il rispetto dell&#8217;esigenza di uguaglianza delle minoranze&quot;. Chi, in Occidente, non era all&#8217;oscuro degli aspetti odiosi del governo sovietico, li razionalizzava in vari modi e pochi furono quelli che, inizialmente affascinati, alla fine preferirono non chiudere gli occhi, come Bertrand Russell o André Gide. Richard Pipes mette poi in rilievo la sinistra affinit&agrave; che si stabil&igrave; tra il nazismo e il comunismo: oltre ai patti segreti tra la Germania nazista e l&#8217;Unione Sovietica, i due regimi &quot;avevano un nemico comune, cio&egrave; la democrazia liberale con il suo rispetto per i diritti civili, la propriet&agrave; e la pace&quot;. </p>
<p>Se il primo paese comunista &egrave; stato l&#8217;Unione Sovietica &#8211; che dopo la seconda guerra mondiale ha imposto, sotto il proprio stretto controllo, lo stesso modello ai paesi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est -, il suo monopolio non sarebbe durato a lungo e le dottrine comuniste sarebbero state applicate anche ad altri paesi del terzo mondo, a partire dalla Cina, che sarebbe ben presto diventata la principale antagonista nell&#8217;affermazione di un diverso tipo di comunismo, non per questo, per&ograve; meno efferato. Il modello marxista, pensato per le societ&agrave; industrializzate &#8211; che nel frattempo si evolvono in maniera completamente diversa da quanto lo stesso modello riteneva &quot;necessario&quot; storicamente -, viene applicato in societ&agrave; contadine o sottosviluppate, mantenendo per&ograve; alcune caratteristiche comuni: il governo monopartitico organizzato militarmente, l&#8217;esercizio del potere senza restrizioni esterne, l&#8217;abolizione della propriet&agrave; privata dei mezzi di produzione, il disprezzo dei diritti umani. In Cina, Mao Tze Tung ribalta il rapporto tra struttura e sovrastruttura &#8211; secondo il marxismo &egrave; la prima che crea la seconda, per cui modificando la prima si modifica anche la seconda &#8211; e interviene direttamente sulla sovrastruttura, attraverso la famigerata &quot;Rivoluzione culturale&quot;. Sorprendentemente, scrive Pipes, &quot;in Occidente non pochi intellettuali radicali simpatizzarono con la barbarie di Mao e cercarono la saggezza nei suoi scritti insulsi&quot;. Ma il limite estremo &egrave; stato raggiunto dalle carneficine commesse dai khmer rossi in Cambogia, guidati dal loro leader Pol Pot, che non &quot;perde tempo&quot; nella &quot;rieducazione&quot;, ma provvede direttamente a eliminare tutti i membri della popolazione giudicati ostili al nuovo ordine: nei tre anni in cui hanno avuto il potere, sono riusciti a eliminare un buon 20 per cento della popolazione cambogiana. Commenta Pipes: &quot;le Nazioni Unite non hanno approvato alcuna delibera che le condannasse. Il mondo si &egrave; adattato facilmente a esse, presumibilmente perché furono commesse in nome di quella che fu proclamata una nobile causa&quot;. Il capitolo dedicato al &quot;terzo mondo&quot; si conclude con le esperienze di Cuba, della Corea del Nord e delle varie dittature africane, finanziate dall&#8217;Unione Sovietica, in cui persino il comunismo &egrave; pi&ugrave; che altro un pretesto per l&#8217;esercizio di un nudo potere personalistico da parte dei singoli tiranni.</p>
<p>Il capitolo conclusivo &#8211; intitolato &quot;Uno sguardo all&#8217;indietro&quot; &#8211; serve a riannodare i fili ancora sciolti nei capitoli introduttivi. E per un breve estratto da queste conclusioni rimando a un post successivo.</p>
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