Una shakerata, un’asciugata e via. Straordinaria fine delle primarie, l’esclusiva piddina s’incunea tra le chiappe dell’Alessio e del Sergio, via Alf-ano, diventando l’irrinunciabile tram dei desideri (loro) da prendersi al volo per evitare di doversi giustificare all’elettorato per essere non solo parte integrante, ma anche convinta e comodamente piazzata, di quello schieramento politico che tra una mignotta ed una cadrega amicale si eleva, essendo tappi, tendendosi al nuovo con tanto di spugna pronta a cancellare la memoria di due-dicasi-due mandati che ci hanno confermato che essere candidati è una mission del tutto personale, con allargamento intimo amicale parentale per non dover morir di noia. Mettono a serio rischio la Memoria, che fine farà il fascista duro e puro? Potrà ancora ubbidire agli ordini del gerarca superiore in grado? Dovrà sottomettersi alla libertà d’opinione? Rischierà di dissentire? Finirà inghiottito e confuso nel mare calmo della democrazia? Tempo fa c’era gente con le palle, stare a destra era una convinzione, c’era a fil di reato l’orgoglio dell’appartenenza. Noto che oggi la pancia s’ingrassa, il ventre è ben molle, si annusa l’aria per cercar di capirne la direzione per issare il Genoa e prendere il largo dalla coerenza e dalla realtà. E’ che sulla coerenza posso pure capirlo, il paraculo paraculo è e paraculo muore, ma sulla realtà sorrido. In primis una shakerata basterà forse a loro ma non so se basta al loro elettorato, poi è francamente ridicolo veder certa gente in certe condizioni di tentata fuga in avanti in barca a vela. In vela la destra non esiste, mica per altro.
Scazzi e lazzi nella pidiellazzi, torna il tormentone Butti vs Bruni, Bruni vs Butti. Non hanno veramente un tubo fa fare, essì che in dieci anni dopo tutte le promesse e avendo non solo fatto un tubo, ma anzi peggiorato Como in modo impressionante, mò il livello dell’asticella di queste due personcine ha ri-preso il badile cominciando a scavare. Ma leggiamo dall’Araldo l’interessante e lucida intervista a Senatorini, che C&P per comodità ed attacco qui e pure sul frigo con la calamita.
COMO Nessun effetto Milano, perché a Como «le cose peggio di così non possono andare». E ancora stoccate a Bruni e alla Lega («da sola non va da nessuna parte»). Non le manda certo a dire, dopo la sconfitta del Pdl, il coordinatore provinciale comasco, il senatore Alessio Butti.
Partiamo da Milano. Si rischia l’effetto domino anche a Como?
Ma nemmeno per sogno! A Milano hanno sbagliato tutto in termini di comunicazione. Tra qualche anno, grazie al lavoro impostato da Albertini e Moratti, sarà una delle città europee più belle e moderne. Il paradosso è che le grandi opere saranno inaugurate da Pisapia. Una sciagura. A Como, il prossimo anno, le cose andranno diversamente. Anche perché peggio non possono andare sia rispetto allo tsunami milanese che allo stato dell’arte amministrativo comasco.
Si parte da un secondo mandato Bruni definito da più parti come «disastroso». Quanto inciderà questo sul Pdl e sul voto?
Purtroppo inciderà tantissimo, dovremo essere tutti bravissimi per recuperare la fiducia dei comaschi, per rimediare ai danni con l’aiuto di tutti. Occorrerà una coalizione rinnovata, aperta alla società civile, un candidato o una candidata a sindaco capace di ascoltare, con qualità manageriali, ma soprattutto politiche e umane in grado di riallacciare il rapporto tra amministrazione e città. Le liste dovranno essere all’altezza della situazione.
Il risultato di Milano dimostra che a Como bisognerà scegliere innanzitutto un candidato forte?
Non so cosa intenda lei per “forte”. Di certo non sarà imposto da logiche sconosciute, ma condiviso. Dovrà contare sull’aiuto di una squadra competente e dovrà elaborare un programma, con tutti quelli che si renderanno disponibili al confronto, che non sia la copia di quello di 5 anni fa che era la copia di quello di 10 anni fa, che era la copia di quello di 15 anni fa. La città ha bisogno di altro, di idee nuove, di stimoli, di smontare le “rendite personali”, di decidere una volta per tutte e con l’aiuto di chi opera sul territorio la sua vocazione futura, di beneficiare di una seria programmazione degli interventi in tutti i settori.
(…)
Cosa imputa a Bruni?
Quello che gli imputa tutta la città, meno interviste autolesioniste e più fatti concreti. Se poi evitasse inopportune chiamate di correo o investiture dal vago sapore medievale per la successione a se stesso darebbe spolvero a quello stile che un tempo era un suo tratto distintivo incontestabile. Un’ultima cosa, leggo che tutti mi trovano tranne lui. Qualcuno gli spieghi che sta sbagliando numero da 2 mesi. Se fosse il mio risponderei anche a lui.
Che attore, che classe, che intelletto cristallino. Minchiuzza, la comunicazione….e già già, lì si annida un grande problems caro Senatorini, voi che ce l’avete scippata e ve la siete messa in salotto, voi che la deviate, la rincoglionite, la spartite, la invadete e la censurate là dove c’è gente non allineata, e la usate per lobotomizzare chi vi interessa conquistare vi avrebbe tirato un tiro mancino. Che tesi nobile ed intelligente. Chapeau. Sulle qualità future del candidato siete all’aria fritta, ma cambiate modo d’esprimervi che siamo alla noia, un po’ di modernità, un po’ di fantasia, un briciolo di realismo. Vi dò un aiutino, provate con “vieni avanti Gioppino” e ” adesso vi diamo il colpo alla nuca”, più credibile.
Siamo affranti. Come si fa a non esserlo, poveri pidiellini che gli è venuta a mancare la città più importante e rappresentativa. Il Senatore già afferma in pompa pompetta che la situazione è grave (e pure seria aggiungerei) e necessita immediatamente una riunione a livello nazionale. Beh, almeno uno che s’accorge d’averlo preso in un posto innominabile c’è, ma mica fa il Bondi della situazione, non scherziamo, tiene la posizione, al massimo cazziatoni a destra e a manca, ma la posizione una volta raggiunta non si discute. Altro che candidato da altri a fare il sindaco, qui ci vuole uno che dall’alto della sua cadrega deve cercare di inventare qualcosa per attenuare la batosta. Pare, dicono le urne, pare che il sistema amicale iperspinto, quello buffamente gerarchico che li lega, quello delle spavalde protezioni a personaggi dediti all’illecito abbia smesso di passare inosservato. Peggio, ci si permette di osservarlo e ci si spinge addirittura ad apostrofarlo per quello che è. Il problema loro è che sono al centro del mirino, e non piace, soprattutto se soliti stare col dito sul grilletto a cecchinare i diritti altrui per pararsi le loro flaccidi bianchicce terga a forma di seggiola. I truzzi leghisti hanno già l’uovo kinder con dentro il giocattolino subito sfoderato: ah noi mica cìentriamo neh? è il B che le ha prese, noi siam qui per caso e per caso restiamo, non fosse altro che abbiamo uno dei nostri ricatti fumanti in atto col trasporto di qualche ministero nel garage di Gallarate o nella soffitta di Gemonio e che quindi loro le han prese ma noi no e se reggiamo un governo baldracca lo si fa per il mandato del popolo sovrano eccetera eccetera. Fatto stà che Milano al ghè pù, donna Mestizia ha fatto i bagagli, lo zio Roberto di fior incamiciato al 4° illegale mandato tace ed il mondo dei quaqquaraqqua va in riunione. Viva le riunioni. Chissà di che si parla quando la si è presa in un ben preciso anfratto corporale? Voi ne avete idea?
Succede che tra i vari optional della vita venga introdotta pure quello della libera opinione e sua libera esternazione e manifestazione, rea di portare a spasso senza guinzaglio analisi e deduzioni ed in grado di generare delle prese di posizione autonome. Pare che nei regimi non vada bene. Sappiamo che nei migliori regimi l’informazione è uno strumento fondamentale, a maneggiarla con cura è in grado di togliere, se vi sono, quei focolai di dolore da insofferenza all’ubbidienza. Non si nasce ubbidienti e servi, lo si diventa ed è un telepass per far carriera politica e sistemarsi. Forse è colpa della genetica che detiene il gene del paraculismo che una volta sviluppatosi consegna gli yes-man e nei casi più patologici gli yes-man adoratori dei libretti d’istruzione, ovvero coloro che ad esempio acquistano un televisore non tanto in quanto in grado di fornire diletto ed informazione, ma per il puro gusto di maneggiare la sintonizzazione leggendo ed eseguendo alla lettera quanto riportato, appunto, nel libretto. Lo yes-man adoratore del libretto ha nello stesso la sua bibbia, ed in quanto paraculo e servo la propina tutt’attorno spiegandoti quali canali e quali frequenze sono quelle giuste. E’ escluso a priori la ricerca di altre sintonizzazioni non riportate nel libretto, seppur esistenti. La mentalità di tali soggetti rientra nel tipo “punto-punto”, ovvero può oscillare all’interno tra due punti posizionati da terzi. Una vita da segmento, un futuro da mediano. Che è poi quello che vediamo capitare nell’informazione che ci vede al pari delle dittature più violente e dei paesi più arretrati. E’ cosa nota che i lavori sporchi in questo regime lo facciano i colonnelli, sicchè vi sia sempre una esternalizzazione della responsabilità in grado di garantire la totale estraneità al fatto o al limite semplice “partecipazione esterna”, situazione che suona all’orecchio dei più come partecipazione quasi occasionale, certamente non premeditata. Il caso Rai è emblematico e ridicolo al tempo stesso, ma grazie alla mentalità punto-puntoè un tassello fondamentale per la tenuta del regime e della posizione al caldo ed al protetto del deretano del colonnello preposto all’omicidio della libera circolazione delle opinioni. E’ necessario l’uso dell’olio di ricino e, per l’insorgere di nuove sofferenze, il sale di lisina che fan sì che non vi siano udibili lamentele. Nel silenzio così prodotto sarà possibile affermare il corretto uso di soldi pubblici all’interno di un servizio pubblico rapito ed in ostaggio da un privato. Ciò infonderà una sensazione di giustezza, e dove c’è giustezza ci si può sedere sulla poltrona a guardare la tivvù facendo zapping tra milioni di posti di lavoro disponibili per tutti, pil crescenti, entusiasmi giovanili, diritti garantiti, futuri da leccarsi i baffi. E se te lo dice uno coi baffi…
Esilarante proposta di legge del nostro amato senatore che, accortosi che la rete è libera, gli stà sulle palle. Quindi dato che il nostro amato ed attento e premuroso senatore alla luce che la libertà di circolazione dell’informazione via internet è gratuita e quindi non fa soldi, si dev’essere posto questo grande quesito: sono senatore, tengo i giornali, pure le tv, e ’sta rete maleducata mi sottrae dei quattrini che potrei avere impedendogli di gironzolare aggratis in giro per lo mondo tutto, perchè proprio ammè? Caro senatore, che ci vuole fare, secondo me deve comperarsi una scala. Serve per arrivare a capire che contro l’informazione libera nessun mastino, sebbene agguerrito ed incazzoso potrà mai porre un picchetto. L’Islanda è alle porte, la Svezia stà bene e solo un perimetrabile intelletto può cercare di fermare il mare con una mano. Si vede che ha del tempo libero, il bello di fare il senatore in questo paese dei balocchi. Si impegni, che tanto la storia si fa alla fine. Cordiali saluti.
C’è un odore strano in quei di Campione. Si sente nell’aria, è odore di festa. Bravo Alessio, meno male. Possiamo andare avanti a farci gli affari nostri in piena libertà che, detto da uno stinco di santo come Robertino ci tranquillizza un po’ a tutti. Pazienza se ci sono delle leggi, tanto ci sono gli emendamenti e si trova sempre qualcuno disponibile a metterci la faccia. In fondo immagino che le pressioni siano state così tante e così forti da far sì che la gallina dalle uova d’oro venisse protetta. Però non capisco perchè si festeggi l’evento a Casal di Principe. Mistero.