Your site
February 9, 2012, 2:34 pm

Il PD protegge i teppisti, parola di Sallusti

settembre 7, 2010 in Como, Life in Como, Politica, città by nsuprinz

[...]“Il PD dà copertura politica ai teppisti ed imbrattatori di muri che vogliono soffocare con la minaccia la libertà d’espressione del senatore dell’utri….

A Dell’Utri piacerebbe un sacco, d’altra parte purtroppo….

settembre 4, 2010 in Life in Como, Politica by nsuprinz

Gradirebbe sua eccellenza, ma d’altra parte non si può (non ancora quanto meno). Vi dice nulla? vi ricorda niente? sembrerebbe, anzi è, un principio interessante, capace di regolare una pena prevista per lo stesso, ma che si propone o auspica per chi lo contesta. Introdotto l’anti-contrappasso…. chissà Dante? :-D

Cultura alla spina:Dell’Utri, i falsi diari ed una media “in birreria al 35″

settembre 3, 2010 in Como, Life in Como, Politica, Varie & Avariate, città by nsuprinz

img alt=”" src=”http://farm4.static.flickr.com/3635/3295386717_94d7019c13.jpg?v=0″ class=”alignnone” width=”500″ height=”333″ /> Dell’Utri il 6 settembre terrà la sua demokratika conferenza sui preziosissimissimi diari in similpelle in via Rovelli. Non è noto il luogo esatto. Quindi, a occhio, l’unico posto che mi viene in mente che si confà a tanta eccellenza è seduto dietro ad un fresco boccale di birra. Si può dissentire educatamente, con garbo. Gradite le pantofole (non dovrebbero fare male :-D )
< al 35 il 21 non è un problema, in luppolo veritas

L’iniziativa andrà organizzata con saggezza con una situazione ambientale non ostile

settembre 2, 2010 in Como, Life in Como, Politica, città by nsuprinz

Si farà, si farà. Si farà al chiuso, ci sarà lo skiramentos dell’esercito a garantire “il diritto”. Teatro ASociale o Villa COlmo non si sa, si sa che è gradito l’abito scuro. Nero, possibilmente. Con una bella sfoltitina all’ingresso, sarà una platea tutta dal palato televisivo, i tecnici audio sono già all’opera sugli effetti, dall’”OOOOOH” all’applauso (scosciante). Con una delicata pressione preventiva sarà garantito un ambiente gradevole. Siete tutti invitati, chi ad entrare e chi a sgombrare. E’ una questione di capienza, of course.

L’iniziativa andrà organizzata con saggezza con una situazione ambientale non ostile

:-D :-D :-D pm10??

Opinioni: Antonella mascali su Il Fatto Quotidiano

settembre 1, 2010 in Como by nsuprinz

Da Il Fatto Quotidiano
di Antonella Mascali

Dissento da Dell’Utri e Battista
La contestazione a Marcello Dell’Utri è una buona notizia. Finalmente.

Ed è una buona notizia per la nostra democrazia più che compromessa.

La protesta a Como contro un senatore della Repubblica eletto, pardon, nominato, nonostante la condanna (nel giugno scorso anche in appello) per concorso esterno in associazione mafiosa, ci dà un segnale di speranza: gli italiani non sono tutti narcotizzati, assuefatti da una classe politica maggioritaria promotrice o alleata delle varie cricche e/o P3 di turno.

Un altro elemento significativo di quella manifestazione, molto partecipata, è che ha avuto successo grazie al passaparola su Facebook dove si è costituito il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. E’ la riprova che i social network nella maggior parte dei casi sono uno dei pochi strumenti che possono essere utilizzati per mobilitarsi dalla cosiddetta società civile sempre tenuta a distanza di sicurezza dai partiti, al di la di alcuni proclami. Pierluigi Battista dalla prima pagina del Corriere della Sera invece di scandalizzarsi perché l’ideologo di Forzaitalia continua a ripetere che il boss Vittorio Mangano (morto qualche anno fa) è un “eroe”, bolla la manifestazione pacifica di ieri come un atto di “intimidazione anche se animato dalle migliori intenzioni”. Di intimidatorio non c’era nulla. C’erano solo giuste intenzioni. Fischiare un membro del Parlamento condannato in primo e secondo grado per aver contribuito al mantenimento e al rafforzamento dell’organizzazione Cosa nostra. Cioè per essere un complice dei mafiosi. Quindi di assassini, trafficanti di droga, estorsori. Tanto per rinfrescare la memoria all’editorialista di via Solferino. Che, forse male informato, accusa i dimostranti di aver “impedito” a Dell’Utri di parlare. Non è vero. E’ l’esponente del Pdl che non ha retto alla protesta e ha deciso di abbandonare il palco, di fuggire. E alcuni ragazzi solo perché con le loro magliette hanno composto la parola “mafioso” sono stati identificati da militari della Gdf in servizio nella piazza dove si svolgeva la manifestazione. Quale sarebbe il reato? Lesa maestà al Senatore? Turbamento del suo stato d’animo? Ecco, se c’è stata un’azione di intimidazione è stata quella di identificare sette giovani che hanno protestato in maniera civile.

Ma per Battista i manifestanti hanno dimostrato di essere intolleranti. Scrive ancora sul Corriere della Sera: “Il bavaglio è un brutto simbolo… Nessuno può arrogarsi la facoltà di stabilire chi può parlare e chi no. Nessuno può calpestare il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere in una manifestazione pubblica le proprie opinioni. Non dovrebbe essere difficile. Basta rispettare le regole della democrazia. Senza distinguo pretestuosi. Senza eccezioni. Eccezioni, tra l’altro, unilateralmente decise da chi è più bravo a urlare in piazza”.

Fermo restando che nessuno ha impedito a Dell’Utri di parlare, e che i distinguo verso un condannato per mafia sono doverosi, forse a Battista sfugge uno dei principi della democrazia: la libertà del dissenso. Che in Italia esiste grazie ai partigiani antifascisti. Battista dovrebbe inoltre ricordarsi che in tanti Paesi-regime ci sono migliaia di detenuti perché “contestatori”. Come in Cina, in Iran, a Cuba, in Birmania. Nella Libia dell’osannato Gheddafi da Berlusconi e compagni di governo. La nostra Costituzione, che secondo Battista i manifestanti anti Dell’Utri hanno calpestato, prevede all’articolo 21 la libertà di pensiero. E anche il dissenso è un forma di espressione, purché (è ovvio) sia in forma pacifica. Com’è accaduto ieri dove ci sono stati cittadini che hanno esercitato il diritto sacrosanto di indignarsi di fronte a un politico colluso con la mafia. Perché se fossimo in un Paese normale quando Dell’Utri seguito a ruota da Silvio Berlusconi, durante la campagna elettorale del 2008, ha inneggiato a Mangano, sarebbe dovuta scattare la protesta su tutti i giornali. Di tutti gli orientamenti. Delle televisioni. Degli intellettuali. Dei cittadini. Non si può essere dalla parte di Falcone e Borsellino e poi criticare chi protesta contro un senatore riconosciuto amico dei mafiosi dal Tribunale e dalla corte d’Appello di Palermo. Non è in gioco il diritto di Dell’Utri di difendersi o di affermare il suo pensiero. E’ in gioco la credibilità dello Stato che non può avere in Parlamento inquisiti e condannati per reati gravi. Anche se non c’è stata una condanna definitiva. Dovrebbero essere i partiti a fare liste pulite. Sosteneva Paolo Borsellino: “Si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no !..I consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”. Dell’Utri è certamente uno dei politici (non l’unico) “tal dei tali”.

Diario di Nonno Papero

settembre 1, 2010 in Life in Como, Politica, Varie & Avariate, città by nsuprinz

Se Gaddi cerca il pareggio…

agosto 31, 2010 in Como, Comune, Life in Como, Politica, Varie & Avariate, città by nsuprinz


L’assessore Sergio Gaddi, raggiunto dalla notizia in vacanza, ha immediatamente rilasciato una dichiarazione «tale lo sdegno per questo evento di cui chiedo scusa a Dell’Utri, cui va tutta la mia solidarietà, a nome di Como». Una promessa: «Parlerà, organizzerò io l’incontro a qualsiasi costo».

Caro Gaddi, giusto per chiarezza lei è libero di fare tutte le scuse che vuole personalmente.
In nome della Città di Como, un cazzo.

Lo organizzi a casa sua, con i suoi soldi. Se, e la invito a fare due chiacchere qui sul blog (tanto non ci viene) osa usare una piazza, un vicolo, una stanza, un’aiuola PUBBLICA, usando soldi PUBBLICI, calcisticamente parlando si beccherà “due pappine”. Cioè un bel 2a0. Sarà un piacere fare il bis. Tenga presente che. con l’aggravante del reiterare la presa per il culo, aggiornata con l’arroganza che le è propria, metta a bilancio (dovrebbe essere materia nota) che magari qualcuno non apprezzerà ed avrà il sacrosanto diritto di farglielo notare.

Immagino abbia compreso. La città non è sua, non è vostra, è di tutti.

Un consiglio: ripassi il terzo principio della fisica.

Como, Parolario, Dell’Utri, gli ammiccamenti e la lesa maestà

agosto 31, 2010 in Como, Comune, Life in Como, Politica, Varie & Avariate by nsuprinz

I contestatori sono “gentaglia”, andrebbero buttati fuori, ci si stupisce che una certa platea se ne resta in silenzio quando invece dovrebbe proteggere l’articolo 21, prendere le difese dell’illustre ospite :-D e che sì, se si fosse stati in una stanza chiusa sarebbe stato meglio, magari con un pubblico selezionato…così almeno avremmo evitato, li si poteva allontanare, sciò, fuori dai coglioni i contestatori che qui si fa cultura, la nostra che vi propiniamo e che dovete recepire e sposare. Libertà d’espressione unilaterale, diritti “d’alta sartoria” :-D . Come dire, un filino tranchant ma senz’altro più garbato alla vista ed all’udito, formalmente apprezzabile. E già, giustamente Parolario corre in soccorso un po’ tra il goffo e lo spaventato e tra il comprensivo-adorante ed il riverente a prescindere, cercando una qualche soluzione ad un momento che si pone tra l’ovvio ed il diritto. Ma inatteso, sentito come corpo estraneo nell’impeccabile ribalta. Il non poter mettere i piedi in faccia come è abitudine consolidata spiazza, scandalizza e disarma creando un angosciato stizzito quesito: ma come si permettono? E’ certo il volto di una certa sinistra, afferma gajardo qualche intellettuale. Altri intellettuali fanno notare che la libertà d’aspressione, la Costituzione, l’art.21, hanno, avrebbero, dovrebbero avere l’autostrada del silenzio riverente davanti a sè e che se non è così, abbeh, allora, ci alziamo e ce ne andiamo, ma in che razza di paese viviamo (vivaddio). Ciò che conta è che c’è una scaletta, dev’essere attuata, quindi c’è la scaletta, c’è l’invitato, c’è il tema,l’argomento storico-letterario-documentale, c’è il moderatore garante, le domande vanno fatte così e non cosà, c’è la silente platea che elegante ed interessata fa la platea e fa anche la cultura in sinergia, con educata alzata di mano, col palco e con gli animali da palco, delle lucide nere pantere che eleganti e possenti si muovono suscitando emozioni. Il palco è una supeficie orizzontale di giustezza, essa è stata fatta apposta per non fare “i di più” perchè si tratta di un contenuto necessario. Gli attori sul palco sono la normalità e la rappresentano mentre la applicano, aspettando in ritorno il doveroso compiacimento. Una situazione di equilibrio e pace intellettuale. Un volare alto sui contenuti. Si cerca e si vuole l’assemblaggio tramite maliziosa intesa, una sorta di orgasmo condiviso esasperato, coinvolgente, complice. Palco, platea, complicità. Per la messa al mondo della creatura, la complicità intellettuale, la condivisione, la fusione, un pensiero totalizzante, unico, la dipendenza allo stesso e l’esigenza del suo essere protetto affinchè si possa propagare. Un fondersi in unico pensiero, accettato in quanto studiato per essere recepito e condiviso. Relativi, non condivisi e quindi inutili e rigettati con fastidio gli atteggiamenti autonomi. Essi prevedono un esame di coscienza, fuori luogo con il concetto della cultura che tanta organizzazione ha confezionato. Questo analizzare il perimetro e non l’area in esso contenuto è sintomo di non allineamento. E’ sviante, anzi tendenzioso. Irregolare, fuoriesce autonomamente in modo scomposto. E si alimenta da solo, muovendosi senza linea guida. Sgradevole, cafone, alieno. Eppure potente, libero e potente. Inaspettato, libero e potente. Come un fiore che sboccia, non lo puoi fermare. E infatti non lo fermano. Non ce la fa neppure l’ipocrisia, non può. L’ipocrisia soccombe all’entusiasmo dell’esame di coscienza, all’analisi fredda e disinteressata, alla mera logica delle cose. Uno tsunami di semplicità e coerenza. Che travolge. Si incunea, fa leva, apre squarci e si intrufola, si gonfia e separa, affronta e fa breccia. Scopre e mette in fuga senza colpire. Potente.