Como, Parolario, Dell’Utri, gli ammiccamenti e la lesa maestà

agosto 31, 2010 in Como, Comune, Life in Como, Politica, Varie & Avariate by nsuprinz

I contestatori sono “gentaglia”, andrebbero buttati fuori, ci si stupisce che una certa platea se ne resta in silenzio quando invece dovrebbe proteggere l’articolo 21, prendere le difese dell’illustre ospite :-D e che sì, se si fosse stati in una stanza chiusa sarebbe stato meglio, magari con un pubblico selezionato…così almeno avremmo evitato, li si poteva allontanare, sciò, fuori dai coglioni i contestatori che qui si fa cultura, la nostra che vi propiniamo e che dovete recepire e sposare. Libertà d’espressione unilaterale, diritti “d’alta sartoria” :-D . Come dire, un filino tranchant ma senz’altro più garbato alla vista ed all’udito, formalmente apprezzabile. E già, giustamente Parolario corre in soccorso un po’ tra il goffo e lo spaventato e tra il comprensivo-adorante ed il riverente a prescindere, cercando una qualche soluzione ad un momento che si pone tra l’ovvio ed il diritto. Ma inatteso, sentito come corpo estraneo nell’impeccabile ribalta. Il non poter mettere i piedi in faccia come è abitudine consolidata spiazza, scandalizza e disarma creando un angosciato stizzito quesito: ma come si permettono? E’ certo il volto di una certa sinistra, afferma gajardo qualche intellettuale. Altri intellettuali fanno notare che la libertà d’aspressione, la Costituzione, l’art.21, hanno, avrebbero, dovrebbero avere l’autostrada del silenzio riverente davanti a sè e che se non è così, abbeh, allora, ci alziamo e ce ne andiamo, ma in che razza di paese viviamo (vivaddio). Ciò che conta è che c’è una scaletta, dev’essere attuata, quindi c’è la scaletta, c’è l’invitato, c’è il tema,l’argomento storico-letterario-documentale, c’è il moderatore garante, le domande vanno fatte così e non cosà, c’è la silente platea che elegante ed interessata fa la platea e fa anche la cultura in sinergia, con educata alzata di mano, col palco e con gli animali da palco, delle lucide nere pantere che eleganti e possenti si muovono suscitando emozioni. Il palco è una supeficie orizzontale di giustezza, essa è stata fatta apposta per non fare “i di più” perchè si tratta di un contenuto necessario. Gli attori sul palco sono la normalità e la rappresentano mentre la applicano, aspettando in ritorno il doveroso compiacimento. Una situazione di equilibrio e pace intellettuale. Un volare alto sui contenuti. Si cerca e si vuole l’assemblaggio tramite maliziosa intesa, una sorta di orgasmo condiviso esasperato, coinvolgente, complice. Palco, platea, complicità. Per la messa al mondo della creatura, la complicità intellettuale, la condivisione, la fusione, un pensiero totalizzante, unico, la dipendenza allo stesso e l’esigenza del suo essere protetto affinchè si possa propagare. Un fondersi in unico pensiero, accettato in quanto studiato per essere recepito e condiviso. Relativi, non condivisi e quindi inutili e rigettati con fastidio gli atteggiamenti autonomi. Essi prevedono un esame di coscienza, fuori luogo con il concetto della cultura che tanta organizzazione ha confezionato. Questo analizzare il perimetro e non l’area in esso contenuto è sintomo di non allineamento. E’ sviante, anzi tendenzioso. Irregolare, fuoriesce autonomamente in modo scomposto. E si alimenta da solo, muovendosi senza linea guida. Sgradevole, cafone, alieno. Eppure potente, libero e potente. Inaspettato, libero e potente. Come un fiore che sboccia, non lo puoi fermare. E infatti non lo fermano. Non ce la fa neppure l’ipocrisia, non può. L’ipocrisia soccombe all’entusiasmo dell’esame di coscienza, all’analisi fredda e disinteressata, alla mera logica delle cose. Uno tsunami di semplicità e coerenza. Che travolge. Si incunea, fa leva, apre squarci e si intrufola, si gonfia e separa, affronta e fa breccia. Scopre e mette in fuga senza colpire. Potente.