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September 3, 2010, 6:23 pm

Cultura alla spina:Dell’Utri, i falsi diari ed una media “in birreria al 35″

settembre 3, 2010 in Como, Life in Como, Politica, Varie & Avariate, città by nsuprinz

Dell’Utri il 6 settembre terrà la sua demokratika conferenza sui preziosissimissimi diari in similpelle in via Rovelli. Non è noto il luogo esatto. Quindi, a occhio, l’unico posto che mi viene in mente che si confà a tanta eccellenza è seduto dietro ad un fresco boccale di birra. Si può dissentire educatamente, con garbo. Gradite le pantofole (non dovrebbero fare male :-D )

Ucci, ucci sento odor di cristianucci…ah, no, è il Corano flambè

settembre 3, 2010 in Kiesa by nsuprinz

Interessante articolo postato sul sito UAAR che ci regala una perla. l’11 Settembre, in quei della Florida, alcuni cristianucci (quelli che amano i propri simili, quelli che siam tutti uguali :-D ) farà del Corano un bel flambè perchè l’Islam è il diavolo. Forse non è odio ma solo alta cucina.

L’iniziativa andrà organizzata con saggezza con una situazione ambientale non ostile

settembre 2, 2010 in Como, Life in Como, Politica, città by nsuprinz

Si farà, si farà. Si farà al chiuso, ci sarà lo skiramentos dell’esercito a garantire “il diritto”. Teatro ASociale o Villa COlmo non si sa, si sa che è gradito l’abito scuro. Nero, possibilmente. Con una bella sfoltitina all’ingresso, sarà una platea tutta dal palato televisivo, i tecnici audio sono già all’opera sugli effetti, dall’”OOOOOH” all’applauso (scosciante). Con una delicata pressione preventiva sarà garantito un ambiente gradevole. Siete tutti invitati, chi ad entrare e chi a sgombrare. E’ una questione di capienza, of course.

L’iniziativa andrà organizzata con saggezza con una situazione ambientale non ostile

:-D :-D :-D pm10??

Il danno e la beffa

settembre 2, 2010 in Politica by nsuprinz

Non parliamo di un omicida, neppure di un pedofilo, non di un ladro e nemmeno di un truffatore o di un usuraio. Tutti reati “pesanti” ed odiosi, ma reati che se provati e giudicati ti filano in galera a scontare la pena. Non voglio entrare al momento nel tema giustizia in via generale, ma solo focalizzare un punto preciso. Nonostante che qualcuno nicchi, guardi di sbieco quasi disapprovando il tipo di reato, “concorso esterno in associazione mafiosa”, come se fosse lo stesso vago, una sorta di quasi reato che “sì, insomma però non è che è proprio proprio stato lui direttamente a fare, l’ha fatto da fuori, ha concorso, da fuori e mica da dentro, quasi per sbaglio, ecchilosà?”. Un reato con un dubbio della madonna dentro. Vorrei capire. Vorrei sapere se è maggiormente rilevante il fatto che caratterizza questo reato, oppure l’ambito del reato stesso. Si parla, quindi, di mafia. Mafia che concettualmente ci dovrebbe far girare le scatole. Abbiamo la (s)fortuna di averla conosciuta, ne conosciamo mezzi, mire, struttura, infiltrazioni in linea generale. Ora, posto che di principio un aderente a “quel tipo” di realtà è, per me, un grandissimo fetente oltre che un vero e proprio tumore e, nella fattispecie, sapendo che X da furbo qual’è ha fatto una precisa scelta, ovvero entrare in politica solo per non filare dentro, ammettendolo candidamente (almeno non è ipocrita), ciò mi porta ad una considerazione. Lui è diverso da me. E’ sicuramente diverso. A me le differenze piacciono, questa meno. L’amico Fritz è dimostrato che è da condannare secondo la legge, infatti è condannato e una, e due volte. La Cassazione altro non fa che verificare che siano state rispettate le leggi, ma non entra nel merito delle prove “Non giudica sul fatto, ma sul diritto, è giudice di legittimità”, ergo se uno è giudicato colpevole, colpevole è. E’ un filino fastidioso il fatto che un condannato, furbizia applicata, non sconti un beato nulla come pena, avendocela. Sicchè non vedendolo filare dentro nonostante ve ne sia valido motivo, ed avendolo in giro a spasso divertito e felice, col sorrisino stampato che ti dice “tiè”, e sapendo che non è carino prenderlo a legnate (ecco, lì rischi una condanna e fili dentro all’istante), e sottolineato e ricordato che il “suo” di reato, figlio di una scelta consapevole, è da gran filibustiere e gravissimo sia spiritualmente che materialmente, mi domando se i “suoi” diritti sono tali e quali ai miei. Pure quelli sono differenti, oppure spiegatemi perchè sono identici (opzione C entrare tutti in politica?). Orbene, vado all’art. 21.
Articolo che non se la passa tanto bene, fossi in lui e se mi vedessi tirare la giacchetta da un condannato per mafia (concorso esterno) mi girerebbero le balle, va bene tutto ma dai…pure “quello lì?”. Decenza l’è morta. Appunto. Qui la questione tra libertà mia, e sua, va al pari passo coi diritti. I suoi sono più belli dei miei, senz’altro più efficaci ed utili. Ritengo quindi di essere “un danneggiato”. Ergo potrei volere un risarcimento. Posto che in galera non ci vai perchè sei un bel furbetto, ricordato che il reato fa terribilmente schifo, ti levo almeno la parola, dato che appunto non ti posso legnare. Tu, l’art. 21 lo puoi solo leggere, ma non lo puoi applicare. Così stando le cose. Non ti permetto la beffa oltre al danno. Oppure, sconta la tua pena e riprenditi l’articolo.

Opinioni: Antonella mascali su Il Fatto Quotidiano

settembre 1, 2010 in Como by nsuprinz

Da Il Fatto Quotidiano
di Antonella Mascali

Dissento da Dell’Utri e Battista
La contestazione a Marcello Dell’Utri è una buona notizia. Finalmente.

Ed è una buona notizia per la nostra democrazia più che compromessa.

La protesta a Como contro un senatore della Repubblica eletto, pardon, nominato, nonostante la condanna (nel giugno scorso anche in appello) per concorso esterno in associazione mafiosa, ci dà un segnale di speranza: gli italiani non sono tutti narcotizzati, assuefatti da una classe politica maggioritaria promotrice o alleata delle varie cricche e/o P3 di turno.

Un altro elemento significativo di quella manifestazione, molto partecipata, è che ha avuto successo grazie al passaparola su Facebook dove si è costituito il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. E’ la riprova che i social network nella maggior parte dei casi sono uno dei pochi strumenti che possono essere utilizzati per mobilitarsi dalla cosiddetta società civile sempre tenuta a distanza di sicurezza dai partiti, al di la di alcuni proclami. Pierluigi Battista dalla prima pagina del Corriere della Sera invece di scandalizzarsi perché l’ideologo di Forzaitalia continua a ripetere che il boss Vittorio Mangano (morto qualche anno fa) è un “eroe”, bolla la manifestazione pacifica di ieri come un atto di “intimidazione anche se animato dalle migliori intenzioni”. Di intimidatorio non c’era nulla. C’erano solo giuste intenzioni. Fischiare un membro del Parlamento condannato in primo e secondo grado per aver contribuito al mantenimento e al rafforzamento dell’organizzazione Cosa nostra. Cioè per essere un complice dei mafiosi. Quindi di assassini, trafficanti di droga, estorsori. Tanto per rinfrescare la memoria all’editorialista di via Solferino. Che, forse male informato, accusa i dimostranti di aver “impedito” a Dell’Utri di parlare. Non è vero. E’ l’esponente del Pdl che non ha retto alla protesta e ha deciso di abbandonare il palco, di fuggire. E alcuni ragazzi solo perché con le loro magliette hanno composto la parola “mafioso” sono stati identificati da militari della Gdf in servizio nella piazza dove si svolgeva la manifestazione. Quale sarebbe il reato? Lesa maestà al Senatore? Turbamento del suo stato d’animo? Ecco, se c’è stata un’azione di intimidazione è stata quella di identificare sette giovani che hanno protestato in maniera civile.

Ma per Battista i manifestanti hanno dimostrato di essere intolleranti. Scrive ancora sul Corriere della Sera: “Il bavaglio è un brutto simbolo… Nessuno può arrogarsi la facoltà di stabilire chi può parlare e chi no. Nessuno può calpestare il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere in una manifestazione pubblica le proprie opinioni. Non dovrebbe essere difficile. Basta rispettare le regole della democrazia. Senza distinguo pretestuosi. Senza eccezioni. Eccezioni, tra l’altro, unilateralmente decise da chi è più bravo a urlare in piazza”.

Fermo restando che nessuno ha impedito a Dell’Utri di parlare, e che i distinguo verso un condannato per mafia sono doverosi, forse a Battista sfugge uno dei principi della democrazia: la libertà del dissenso. Che in Italia esiste grazie ai partigiani antifascisti. Battista dovrebbe inoltre ricordarsi che in tanti Paesi-regime ci sono migliaia di detenuti perché “contestatori”. Come in Cina, in Iran, a Cuba, in Birmania. Nella Libia dell’osannato Gheddafi da Berlusconi e compagni di governo. La nostra Costituzione, che secondo Battista i manifestanti anti Dell’Utri hanno calpestato, prevede all’articolo 21 la libertà di pensiero. E anche il dissenso è un forma di espressione, purché (è ovvio) sia in forma pacifica. Com’è accaduto ieri dove ci sono stati cittadini che hanno esercitato il diritto sacrosanto di indignarsi di fronte a un politico colluso con la mafia. Perché se fossimo in un Paese normale quando Dell’Utri seguito a ruota da Silvio Berlusconi, durante la campagna elettorale del 2008, ha inneggiato a Mangano, sarebbe dovuta scattare la protesta su tutti i giornali. Di tutti gli orientamenti. Delle televisioni. Degli intellettuali. Dei cittadini. Non si può essere dalla parte di Falcone e Borsellino e poi criticare chi protesta contro un senatore riconosciuto amico dei mafiosi dal Tribunale e dalla corte d’Appello di Palermo. Non è in gioco il diritto di Dell’Utri di difendersi o di affermare il suo pensiero. E’ in gioco la credibilità dello Stato che non può avere in Parlamento inquisiti e condannati per reati gravi. Anche se non c’è stata una condanna definitiva. Dovrebbero essere i partiti a fare liste pulite. Sosteneva Paolo Borsellino: “Si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no !..I consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”. Dell’Utri è certamente uno dei politici (non l’unico) “tal dei tali”.

Se Gaddi cerca il pareggio…

agosto 31, 2010 in Como, Comune, Life in Como, Politica, Varie & Avariate, città by nsuprinz


L’assessore Sergio Gaddi, raggiunto dalla notizia in vacanza, ha immediatamente rilasciato una dichiarazione «tale lo sdegno per questo evento di cui chiedo scusa a Dell’Utri, cui va tutta la mia solidarietà, a nome di Como». Una promessa: «Parlerà, organizzerò io l’incontro a qualsiasi costo».

Caro Gaddi, giusto per chiarezza lei è libero di fare tutte le scuse che vuole personalmente.
In nome della Città di Como, un cazzo.

Lo organizzi a casa sua, con i suoi soldi. Se, e la invito a fare due chiacchere qui sul blog (tanto non ci viene) osa usare una piazza, un vicolo, una stanza, un’aiuola PUBBLICA, usando soldi PUBBLICI, calcisticamente parlando si beccherà “due pappine”. Cioè un bel 2a0. Sarà un piacere fare il bis. Tenga presente che. con l’aggravante del reiterare la presa per il culo, aggiornata con l’arroganza che le è propria, metta a bilancio (dovrebbe essere materia nota) che magari qualcuno non apprezzerà ed avrà il sacrosanto diritto di farglielo notare.

Immagino abbia compreso. La città non è sua, non è vostra, è di tutti.

Un consiglio: ripassi il terzo principio della fisica.

Magatti e le 3 I della Gelmini

agosto 17, 2010 in Como, Life in Como, Politica, Varie & Avariate by nsuprinz

Intingolato, infilzato ed ingurgitato, corre un bel rischio il giovane Magatti. Le fauci dello squalo bianco sono nulla in confronto a quelle della Gelmini, braccio armato del governo più stupido, ladro ed iniquo degli ultimi 150 anni, fai 200. Insomma, un esempio di dove questo paese è sprofondato. Una guerra tra insegnanti imposta e sofferta che con una “sola” celestiale ci viene a raccontare che anche così si combatte il precariato. Che poi uno abba 30 anni di lavoro sul groppone, magari pure apprezzato, magari abbia addirittura voglia di fare ancora spinto da un entusiamo vabbeh, rientra nelle perdite collaterali. Questo “fuoco amico” figlio di una riforma un attimino lurida, grande gesta di una grande ministra unta ed alla comanda dell’untore, è cieco esattamente come chi l’ha pensato. Fare cassa è la linea dominante e la scuola pubblica paga un dazio altissimo. Ecco, è disarmante constatare quanto l’entusiasmo che uno può avere in ciò che fa vada a farsi friggere per una mera sorta di chiamata alla partecipazione al pagamento collettivo inteso come miglior sistema possibile per andare a tappare la falla in un paese dedito al saccheggio, alle truffe ed alle molteplici ruberie. Anzichè andare alla fonte ed appendere a testa in giù ch commette il reato, si minaccia di fare lo stesso a chi tutto sommato l’unico reato che ha commesso è quello di aver lavorato amando il proprio mestiere. Per fortuna i governi non sono eterni e possiamo sperare un’inversione di tendenza. E’ chiaro che il centrodestra ha trovato nel sistema delle camere a gas sul lavoro il suo gratificante modus operand, incarognito dal ricatto morale sulla lotta al precariato. Un paese di merda è figlio di un governo di stronzi. Per un paese migliore vanno segate le gambe a certe figure, dico gambe e non ideali perchè non ne hanno, salvo i quattrini. Ricordatevelo quando sarà il momento di votare, ammesso e non concesso che ci andrete perchè se resta e il porcellum e questa mandria di candidati indecenti una gita sul lago è sempre una buona occasione. Nella peggiore delle ipotesi, tornando a Magatti, si doti di guanti d paraffina e si candidi pure lui a sindaco, mica detto che ci dimostri che predicare e razzolare coerentemente non sia impossibile.

Le grandi sfide che cambieranno il mondo: Butti Vs rete

luglio 31, 2010 in Como, Politica by nsuprinz

Esilarante proposta di legge del nostro amato senatore che, accortosi che la rete è libera, gli stà sulle palle. Quindi dato che il nostro amato ed attento e premuroso senatore alla luce che la libertà di circolazione dell’informazione via internet è gratuita e quindi non fa soldi, si dev’essere posto questo grande quesito: sono senatore, tengo i giornali, pure le tv, e ’sta rete maleducata mi sottrae dei quattrini che potrei avere impedendogli di gironzolare aggratis in giro per lo mondo tutto, perchè proprio ammè? Caro senatore, che ci vuole fare, secondo me deve comperarsi una scala. Serve per arrivare a capire che contro l’informazione libera nessun mastino, sebbene agguerrito ed incazzoso potrà mai porre un picchetto. L’Islanda è alle porte, la Svezia stà bene e solo un perimetrabile intelletto può cercare di fermare il mare con una mano. Si vede che ha del tempo libero, il bello di fare il senatore in questo paese dei balocchi. Si impegni, che tanto la storia si fa alla fine. Cordiali saluti.

Gesù versione Playboy, un omaggio a Saramago

luglio 9, 2010 in Kiesa by nsuprinz

Playboy omaggia Josè Saramago

questo capita giusto in Portogallo, in Italia probabilmente avrebbe avuto qualche problema di comunicazione. O no?

Un tema di attualità: le leggi fascistissime del 1925-’26

giugno 12, 2010 in Politica, Varie & Avariate by nsuprinz


Ad uso degli studenti che si preparano per l’esame di stato delle scuole superiori (…oddio…superiori ancora per poco) un piccolo excursus attualissimo sulla trasformazione operata da Mussolini dopo il 1922: dall’Italia liberale (che possedeva una specie di “costituzione” che era lo Statuto Albertino, che pur non avendo caratteri prettamente impostati sul concetto di democrazia sanciva pur sempre uno stato di diritto, anche se prevedeva per i Savoia la possibilità di interventi “speciali”) all’Italia dittatoriale.Tale stato di diritto vacillò quando nel ‘22 venne istituito il Gran consiglio del Fascismo: nato per “facilitare i rapporti tra Partito e Parlamento” sostitui’ presto il parlamento stesso.
Le tappe della ditatura, dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, passarono attraverso il periodo dello squadrismo, dal 22 al 24, (con l’istituzionalizzazione del “corpo di milizia nazionale” nel ‘23) culminando nell’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti.

C’è da dire che

1) la Marcia su Roma fu un colpo di stato a metà, difatti Vittorio Emanuele, rifiutando la proposta di Facta di dichiarare lo stato d’assedio, “legalizzo’” l’occupazione di Mussolini e, senza elezioni, lo dichiarò “presidente del consiglio” dopo la Marcia su Roma. Lo statuto albertino prevedeva da parte della corona il potere di fare quest’operazione. L’avallo di Vittorio, di fatto, inquadrò la Marcia su Roma in un alveo di “legalità” perchè la stortura stava nelle prerogative reali previste dallo statuto.

2)Il periodo dello “squadrismo” fu caratterizzato da pestaggi di capi sindacali e di responsabili politici di sinistra, spesso associati a sequestri. Queste operazioni punitive erano perpetrate dai fascisti tirapiedi organizzati ,appunto, nella milizia e in parlamento molte forze politiche denunciavano di continuo, senza risultato, questi atti di violenza. Sulla stampa, già allora manipolata, la questione dei sequestri e dei pestaggi di gruppo del periodo squadrista fu denominata “questione morale”. La corona non si pronuncio’ mai sfavorevolmente verso queste pratiche.

Accanto a queste misure volte ad imporre il fascismo con la forza, dal punto di vista economico il ministro fascista (liberista) De Stefani fece varare i seguenti provvedimenti (dal 1922):

* Compressione salariale
* Libertà d’azione e aumento dei margini di profitto all’industria privata
* Alleggerimento delle tasse alle imprese
* Abolito il monopolio delle assicurazioni sulla vita
* Privatizzazione del servizio telefonico
* Contenimento della spesa pubblica con licenziamenti nel pubblico impiego (20.000)

Il tributo fascista alle classi degli industriali era ormai pagato. Si trattava di silenziare le critiche, che sempre piu’ fitte, emergevano dalle forze di opposizione.

Nel 1924 vi sono le elezioni, precedute dalla legge Acerbo, una legge che previde che al partito anche di stretta maggioranza, andassero i 2/3 dei seggi del parlamento. Il restante 1/3 veniva diviso in modo proporzionale tra tutte le forze politiche in lizza. Come si vede questa legge è molto simile all’attuale “legge Calderoli” (maggioritario + proporzionale) in vigore oggi. La forza di maggioranza prende i voti 2 volte, sia dal calcolo “maggioritario” dei 2/3 che da quello proporzionale. Il PNF ha tutte le carte in regola per vincere, anche perchè diversi liberali si presentarono coi fascisti e le forze di sinistra (tanto per cambiare) si distinserò per disunità. Inoltre i seggi elettorali pullulavano di miliziani che “guardavano male” gli elettori su cui aleggiava il sospetto di non essere fascisti.

Le elezioni si svolgono nell’aprile del ‘24 e vedono il PNF vincitore. Nel maggio ‘24 Giacomo Matteotti in parlamento critica duramente il fascismo. A giugno, sempre Matteotti mette in dubbio la validità della consultazione elettorale.
Il 10 giugno Matteotti è rapito e trovato cadavere 2 mesi dopo. Gli squadristi agiscono in un clima di pressochè totale impunità.
L’opposizione a ’sto punto s’è fatta troppo debole e la proposta del PCI di uno sciopero generale viene respinta. Le proteste che si sviluppano nel paese vengono represse dalla violenza squadrista e le sinistre non riescono a riorganizzare la resistenza che da molte parti si levava contro il fascismo . Contro le violenze diffuse verso i padri di famiglia non fascisti, il parlamento organizza la protesta dell’Aventino (sempre nel 24) e i fascisti ne approfittano per varare provvedimenti che passano senza la presenza dell’opposizione. Vittorio Emanuele sta a guardare compiaciuto.

Nel gennaio del ‘25 la violenza squadrista, denominata “questione morale” si chiude con la piena assunzione di responsabilità da parte di Benito, che si accolla (giustamente) anche la morte di Matteotti. Avvengono una serie di attentati falliti a Mussolini, che presi a pretesto, fanno accellerare l’iter per l’approvazione delle “leggi fascistissime” emanate tra il ‘25 e il ‘26 che sanciscono definitivamente la cementificazione del regime autoritario in Italia.
Vediamole (da QUI) :

# l’opposizione è messa al bando, sono sciolti i partiti, è instaurata la dittatura poliziesca. Di fatto si attua una riforma costituzionale, che adegua l’ordinamento giuridico alle aspirazioni autoritarie del fascismo ed alle esigenze autocratiche di Mussolini.
# Legge 24.12.1925 n.2263 sulle attribuzioni e prerogative del capo del Governo. Il Presidente del Consiglio non è più primus inter pares ma diventa superiore gerarchico rispetto agli altri ministri, nominati e revocati dal Re su sua proposta e responsabili verso il Re e il Primo Ministro. Il numero e le attribuzioni dei Ministeri sono stabiliti con R.D. su proposta del Presidente del Consiglio; solo il Re può revocare il Primo Ministro e sono abolite le mozioni di sfiducia; subordina il potere legislativo a quello esecutivo attribuendo al Primo Ministro la determinazione dell’odg delle Camere.
# Legge 31.1.1926 n.100 sulla facoltà del Governo di emanare norme giuridiche. La legge era finalizzata a normalizzare la prassi dei decreti-legge adottati dai Ministeri precedenti in deroga dello Statuto, ma finiva per attribuire vastissime facoltà legislative all’esecutivo. Infatti estendeva al massimo la facoltà di emanare, per semplice decreto reale, le norme giuridiche necessarie per disciplinare l’organizzazione e il funzionamento dell’Amministrazione statale, del personale ecc.

Come si vede nella storia istituzionale dell’Italia dal ‘25, si assistè ad un’abolizione della “divisione dei poteri”, stabilendo una gerarchia: dall’esecutivo dipendevano gerarchicamente il legilslativo e il giudiziario, mentre il re era l’unica parte in grado di sfiduciare l’esecutivo. Il presidente del consiglio aveva in pratica pieni poteri e poteva essere inibito soltanto dal re, che a sua volta veniva riconosciuto come “capo della gerarchia” in una sorta di rinnovato assolutismo. Lo statuto albertino prevedeva che cio’ si potesse fare, perchè anche se prima del ‘22 certe prerogative reali non erano state messe in atto, esse erano da sempre potenzialmente attuabili. In pratica, lo statuto albertino era una “costituzione liberale” che conteneva le potenzialità per ricostituire l’assolutismo.

I parlamentari aventiniani vennero dichiarati decaduti e l’offensiva fascista si fece virulenta a carico prima del dissenso anche borghese e poi delle classi lavoratrici:

* Legge sindacale n.563 dell’aprile 1926: ammette solo i sindacati “legalmente riconosciuti” che erano quelli fascisti. Vieta lo sciopero e la serrata. Prevede la Magistratura del lavoro per i conflitti.
* Poi nel novembre 1926 sono sciolti i partiti antifascisti ed i sindacati socialisti e cattolici; fu reintrodotta la pena di morte per i colpevoli di “reati contro la sicurezza dello Stato”: questi reati saranno giudicati da un Tribunale Speciale composto non da giudici ordinari, ma da ufficiali delle FF.AA. e della Milizia.
* Legge per la fascistizzazione della Camera (Legge 17.5.1928 n.1019). E’ la nuova legge elettorale che sostituiva la legge Acerbo del 1923. Si affidava la proposta della candidatura, per 1000 nomi, ai sindacati, al partito e alle altre associazioni espresse dal partito o alle organizzazioni collaterali. Poi il Gran Consiglio, senza alcun vincolo, ne sceglieva 400: questi sarebbero stati sottoposti al plebiscito (si o no).
* Il Gran Consiglio (Legge 2693 del 9.12.1928) da organo di partito diventa organo di Stato: costituzionalizzazione del Gran Consiglio, dipendente direttamente dal Capo del Governo che ne sceglieva i componenti, ad eccezione di taluni membri di diritto.

Ormai le uniche organizzazioni sindacali e politiche operative erano quelle fasciste. La magistratura che giudicava sulle controversie del lavoro era “scelta” dai capi fascisti e all’apparato militare, nonchè alla corte marziale era affidata la “gestione del dissenso”, cioè il “trattamento” anche con la pena di morte, dei “reati contro lo stato”. La soppressione della libertà di parola e di stampa, poi, rende i giornali completamente asserviti alla propaganda mussoliniana.

Il passo successivo fu poi la “fascistizzazione” del popolo a partire dalla piu’ tenera età:
# l’iscrizione al PNF diviene una pratica di massa, necessaria per ottenere un posto nell’amministrazione statale.
# Il partito si dota di organizzazioni collaterali per la fascistizzazione: l’Opera nazionale dopolavoro (1925) che si occupa del tempo libero dei lavoratori organizzando per loro gite, gare sportive ecc.; nasce il Coni (1927) per incoraggiare e controllare le attività sportive.
# Nascono le organizzazioni giovanili del partito: fasci giovanili; Guf (giovani universitari fascisti); Onb (1926, opera nazionale Balilla) per i giovani dai 12 ai 18 anni; Figli della Lupa per i giovani al di sotto dei 12 anni.

A quel punto tutta la dissidenza antifascista, compreso il cattolico DOn Sturzo, era emigrata all’estero. La Chiesa Cattolica si dichiarò contrariata perchè le organizzazioni giovanili fasciste toglievano alle parrocchie il monopolio della “formazione delle coscienze” giovanili.
La questione fu risanata nel 1929, quando col “concordato” Mussolini accettò di lasciare ai cattolici una certa autonomia nella gestione dei loro gruppi, fermo restando l’incondizionata fedeltà al regime fascista. Fedeltà che i cattolici osservarono sempre (previa riforma della riforma scolastica che nel ‘23 aveva carattere laico e che dal ‘29 in poi adotto l’obbligo della “religione” come insegnamento nelle scuole di stato di ogni ordine e grado, in ossequio ai baciapile).

La monarchia sabauda restò aderente al regime fino al 25 luglio 1943, quando Vittorio farà arrestare Mussolini, dopo aver premuto sul Gran consiglio affinchè fosse sfiduciato prima da lui.
Il resto è tragedia.

Renzo De Felice- Mussolini Fascista- I, la conquista del potere- 1921 – 1925, Torino, Einaudi, 1966

by Cloro