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February 8, 2012, 6:11 am

Ripensare l'informazione..

luglio 7, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney


L’America ha la sua "nuova eroina": è Mika Brzezinski, la giornalista anti-Hilton…. quando da noi? In diretta TV ha fatto «un gesto che è risuonato nel mondo intero», come hanno ammesso ieri i suoi superiori: ha preso il foglio con cui doveva aprire il notiziario e lo ha stracciato. «Qui si parla della ereditiera Paris Hilton. La scelta non è mia. Io odio questa storia, non penso che debba essere la prima della giornata». Ed ha letto un’altra notizia, sulla guerra in Iraq. In circostanze normali,il fatto le sarebbe costata il posto ma visto che nel giro di poche ore la Nbc e la Msnbc hanno scoperto che il suo licenziamento avrebbe scatenato l’ira popolare, si e’ salvata..
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Docu-fiction

giugno 19, 2007 in Como by rita-pani

Così Mentana ha vinto la sua battaglia, e trasmetterà la docu-fiction sulla strage di Erba, nonostante le proteste – leggo ancora – “degli assassini” e dei familiari delle vittime.

La docu-fiction è una delle molte genialate italiche, ossia un prefisso che tende a vestire d’autorevolezza un prodotto scadente di pessimo gusto; una boiata. Mentana però, lo dice in modo diverso. Per lui la docu-fiction è un prodotto a basso costo che serve a raccontare le storie italiane.
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Canale 862

giugno 9, 2007 in Como by leonardo-bianchi

Il fatto più eclatante del giorno non è, come i più potrebbero pensare, la visita di Bush a Roma, ne tantomeno le puerili manifestazioni “contro” (non importa chi o cosa) che si organizzano per questi eventi, bensì la nascita della Tv della Libertà.

No, non è Mediaset che ha comprato un’altra rete, o qualcosa di simile.

Per i fortunati possessori di Sky, è d’obbligo l’appuntamento con il canale 862, sede satellitare dei famigerati Circoli della Libertà guidati dall’arguzia e dal genio politico di Michela Brambilla.
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Dopo AnnoZero

giugno 1, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Mentre al Santoro boom su preti pedofili (21% Auditel) ha risposto Vespa con il segreto di Fatima (26%) interessante leggere le reazioni  successive alla trasmissione del documentario della BBC particolare quella dell’sservatorio sui minori… e comunque.. non ho capito se Santoro tratta dei preti.. e si e dovuto succhiare Fisichella perche’ da Vespa non c’era un bel rappresentante dello Uaar?

1 – OSS. MINORI, SANTORO HA VIOLATO CODICE ‘TV E MINORI’…
(Adnkronos) – "L’antitetico Santoro propone una trasmissione che tratta uno degli aspetti piu’ cruenti dell’infanzia violata e, contemporaneamente, si dichiara ‘accapponato’ al pensiero che esistano strumenti di tutela dei minori dalle nefandezze televisive. Cambi mestiere". E’ quanto afferma Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori e componente della commissione ministeriale per il varo del Codice Tv e Minori, commentando la puntata di ieri di ”Annozero”, incentrata sul documentario della Bbc sui preti pedofili.
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La chiesa e il sesso

maggio 16, 2007 in Como by zio-mario

In questo ultimo periodo si parla molto di famiglia, D.I.C.O., di coppie omosessuali ,specialmente da parte della chiesa, che ovviamente e’ contraria, specialmente alla "famiglia omosessuale".

Pero’ la chiesa tace su alcuni episodi scomodi che la riguardano da vicino: Preti e pedofilia, un argomento che fa tremare le gonne in vaticano, a tal punto che si annunciano scomuniche a chi e’ pronto a testimoniare.

In Italia ovviamente c’e’ silenzio assoluto, ma in Inghilterra qualcosa si e’ gia’ mosso. Il primo Novembre 2006, e’ stato trasmesso un documento, che in Italia e’ stato ignorato da tv e giornali.
Ecco il video trasmesso dalla BBC con i sottotitoli in italiano per sopperire a questa lacuna italiana

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La morte di Vanessa Russo e i ripensamenti del "Corriere della Sera"

maggio 5, 2007 in Como by carlo-gambescia

Come ha “coperto” il Corriere della Sera il caso di Vanessa Russo, la giovane uccisa per futili motivi da una coetanea rumena? In modo, a dir poco, irresponsabile. L’aggettivo è forte, ma giustificato dal fatto che si tratta di un grande organo di stampa, diffuso in tutta Italia e molto letto anche all’estero. Ma prima i fatti.

Il giorno successivo all’omicidio (sabato 28 aprile) il Corriere esce con un box in prima pagina (taglio alto), con la notizia e la foto della vittima: una giovane dolcissima, dagli occhi molto grandi e teneri. Nel titolo si parla di “Caccia alle due donne”. In cronaca (di Roma), nel sommario, si sottolinea che la ragazza “aveva reagito a un’aggressione in metrò”.

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Guyana libera tutti

maggio 4, 2007 in Como by leonardo-bianchi

Dunque. Ieri (3 maggio) è uscito il rapporto 2007 di Freedom House, ONG statunitense che curiosamente porta il nome di “Casa della Libertà” (non provvisoria, parrebbe). L’Italia, come al solito, galleggia in posizioni non esattamente lusinghiere: 61esima in graduatoria, insieme a Capo Verde e Guyana, dietro al Ghana, alle Mauritius e a Kiribati. C’è una sopresa però. Il Belpaese, infatti, non è più relegato allo status di “partly free”. Ora è “free”, libero. Libero? Già. Perchè Berlusconi ha perso le elezioni. Nel rapporto si legge, inoltre, che, mentre il settore privato rimane saldamente nelle mani di Mediaset, e quindi del Cavaliere, la RAI ora «non è più sotto il suo controllo». Probabilmente quelli di Freedom House non seguono assiduamente quello che succede, o che è successo, nella RAI del centrosinistra (si fa per dire).

Circa un mese e mezzo fa, Claudio Cappon, dg del servizio pubblico (o meglio, partitico) proponeva al cda le sue nomine: Minoli direttore di Rai 2, Freccero a RaiSat e Barbera a RaiCinema. Il problema non erano tanto le nomine in sè. E’ che il cda RAI è ancora a maggioranza di centrodestra. Il quale, ovviamente, non vuole privarsi dell’ingegno televisivo di personaggi quali Fabrizio Del Noce e Antonio Marano, rispettivamente direttori di Rai 1 e Rai 2. In questo modo si è venuta a creare una situazione paradossale, dal momento che l’azienda è bloccata dai veti incrociati delle bande partitiche; a nessuno è venuto in mente che, essendo teoricamente i cittadini i veri proprietari della RAI, forse a questi ultimi quelle nomine sarebbero anche andate bene. Ma, come si dice, in dubio pro reo: quindi avanti tutta con Del Noce e Marano. E chissenefrega di quello che vuole chi paga il canone. La politica è una cosa alta, complessa, ed il cittadino non può capire. Si faccia da parte e lasci fare ai professionisti.

Sul versante epurazioni, è pur vero che due elementi su tre del diktat bulgaro sono rientrati in carreggiata. Santoro, però, non è stato reintegrato per spirito di liberalità dal centrosinistra (che, come si è visto, non ha il potere, nè la voglia, di farlo), ma da un giudice del lavoro, dopo una mezza dozzina di sentenze vinte ed un risarcimento milionario per la continua e pervicace inosservanza, da parte del cda, di queste. Anche Biagi, del resto, è tornato da due settimane con il suo “Rotocalco Televisivo”. Ma lo ha fatto dalla porta di servizio. Quando venne sbattuto fuori dalla RAI, Biagi conduceva “Il Fatto” ogni sera nella fascia oraria più vista, pergiunta sulla rete ammiraglia. Ora invece tiene il suo programma alle 23.15 su Rai 3: il che, ci si permetta, non è esattamente la stessa cosa. Per conferme, chiedere allo share, che si aggira su percentuali piuttosto basse. Nessuna traccia, invece, di tutti gli altri epurati: Luttazzi, Fini, Beha, Freccero, etc. rimangono rassicuratamente fuori dal piccolo schermo. Perfortuna che, per loro, sopperisce Vespa: è importante avere certezze e punti fermi nella vita.

La legge Gasparri, amorevolmente difesa innanzi la Commissione Europea dallo stesso Governo che vorrebbe abrogarla, per il momento rimane ancora saldamente nell’ordinamento legislativo. Il ddl Gentiloni che dovrebbe sostituirla, peraltro, non cambia molto le carte in tavola, e men che meno lo fa la paventata riforma della RAI. Insomma, nihil novo sub solem. E ci mancherebbe altro. Ad ogni modo, Freedom House non può prendere in considerazione (il rapporto, infatti, si riferisce all’anno 2006) gli ultimi sviluppi. Ed è un peccato, perchè questi sono molto interessanti. Nello stilare il prossimo rapporto, la ONG statunitense potrebbe, en passant, dare un’occhiatina alla legge sulle intercettazioni, che passerà tra qualche mese. Si accorgerebbe che non basta un Berlusconi in meno (in realtà, comunque vadano le cose, lui rimane sempre in quel settore) per alzare il livello da “semi libero” a “libero”. Nel caso contrario, una cura di una settimana a base di Porta a Porta, Matrix e Ballarò, condita ovviamente da letture degne di tal nome, potrà sicuramente convincere il più ostinato degli osservatori.

Leonardo Bianchi 

by ulisse

La (dis)informazione omosessuale.

aprile 13, 2007 in Como by ulisse

C’è chi parla di lobby gay, solitamente lo fa chi in TV ci sta sempre, chi dice che la chiesa ha il diritto di esprimere le proprie idee come fanno gli altri. Chi pensa che ormai gli omosessuali influenzino tutti i media.
Sarà poi vero che ormai ’sti gay infestano tutto?
Vi riporto uno stralcio di un articolo apparso su GayNews, un sito di informazione dell’on.Grillini. Certo esso è di parte ma la ricerca effettuata può essere fatta da chiunque perchè nell’articolo si spiega come hano fatto ad arrivare alle loro conclusioni.

Eccovi lo stralcio:

Orfani di Tiberio Timperi (mezzobusto dal sex appeal indiscutibile, che rendeva appetibile, almeno esteticamente, il Tg4) quale telegiornale dovrebbe scegliere la comunità gay italiana? In termini meramente quantitativi, quello de La7 che tra il gennaio 2006 e il marzo 2007 ha offerto 30 servizi sull’omosessualità, marcato a vista dal Tg1 con 27 contributi, su un totale di 133 videonotizie che nel periodo considerato parlano esplicitamente dell’universo gay sulle Tv nazionali. È pessimo invece il Tg4, ultimo classificato, con appena 8 servizi: è attraente soltanto per il carattere evidentemente omoerotico della relazione Fede-Berlusconi in onda, lacrime comprese, quotidianamente. Male anche la presunta voce "progressista" del Tg3, che non va oltre i 12 servizi, di cui 4 solo per ribadire il pensiero anti-pacs di Sua Santità. Nemmeno Studio Aperto (tanto gossip, una strizzata d’occhio al torbido, animalismo di bassa lega e veline scollacciate) è così parco, con i suoi 16 servizi. E non brillano neppure Tg2 e Tg5, con rispettivamente 18 e 22 servizi.
[...]
Perchè è così scarso lo spazio nei Tg per gli omosessuali? Ci aiuta a trovare una risposta l’ottimo Queer tv, omosessualità e trasgressione nella televisione italiana, dei giovanissimi Andrea Jelardi e Giordano Bassetti per Fabio Croce editore. Il testo, fresco di stampa, ripercorre i primi cinquant’anni di televisione italiana, offrendo una miniera di indizi, chicche e storie dimenticate sulla lentissimo e difficoltoso cammino dell’omosessualità sugli schermi televisivi italiani. Si parte dai primi anni cinquanta, “in una Rai austera e morigerata”, con le Norme di autodisciplina per le trasmissioni televisive di un dirigente che estromette l’omosessuale Filogamo dalla conduzione di San Remo, per passare ad un’altra estromissione illustre, quella di Paolo Poli, e a mal sopportate trasgressioni americane con Don Lurio.
[...]
Oggi qualche passo in avanti, anche molto lungo, almeno nell’ambito dell’intrattenimento è compiuto se pensiamo (solo per addurre qualche esempio dal testo vera e propria miniera di informazioni), a Fabio Canino e il suo Cronache marziane, a Markette, ai serial americani come Will e Grace o a Il padre delle spose di Banfi. Sulla televisione italiana, però, sembra permanere l’ombra cupa di una diversità mal sopportata, se non insopportabile. Così i telegiornali di oggi, a differenza della tv europea e mondiale, sono solo figli di quella televisione che solo l’altro ieri, nel 1994, dopo un’apparizione a San Remo faceva scomparire dagli schermi il cantante Federico Salvatore, reo di aver musicato, con lo splendido Sulla porta ì, un coming out dal sacro palco dell’Ariston.

Betulla è Libero…

marzo 30, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Nonostante Bettulla, spia al soldo degli americani , avente come copertura essere giornalista di un giornale di destra sia stato prima sospeso dall´ordine dei giornalisti lombardo e poi radiato da quello nazionale, perché in relazione al caso Abu Omar, è venuto meno alla deontologia professional

Oggi, come se niente fosse, Renato Farina comincerà la sua collaborazione con libero, non più in veste di giornalista (ci mancherebbe), bensì di "libero pensatore" e Spia in pensione… un po come se un Direttore di Banca, sorpreso a sviare denaro dei correntisti, riprendesse a lavorare presso la banca stessa in qualità di consulente.. Se questa è informazione…

Disinformatija, mon amour

marzo 23, 2007 in Como by leonardo-bianchi

Proponiamo un agevole pamphlet che ci è stato passato da una manina tanto anonima quanto misteriosa. Il titolo è “Piano di depistaggio e disinformazione democratica” – in sole quattro mosse, pergiunta.

Step uno. Anzitutto, è fondamentale creare il terreno su cui muoversi in futuro. La prima cosa da fare è procurarsi un’emittente televisiva con almeno una rete (anche se è meglio averne subito tre, a scanso di equivoci). Poco importa se la legislazione in materia non permette di trasmettere su scala nazionale; grazie alle conoscenze che contano, magari addirittura tramite il Presidente del Consiglio, si fanno uno o due decreti per bloccare i giudici che si ostinano ad applicare la legge.

Se le cose proprio dovessero andare per il peggio, ecco pronta la soluzione finale: si acquista direttamente la legge. Costa parecchio (23 miliardi), ma è fattibile. Fattibilissimo. Cristallizzato l’assetto radiotelevisivo e polarizzata l’audience, inizia l’operazione di lavaggio di cervello vera e propria. Dunque stelline a volontà, tette e culi a bizzeffe, programmi spazzatura a go go, serial televisivi di serie zeta, cartoni di tutte le risme, telegiornali pilotati e talk show in cui la parole “cultura”, “sapere” e “intelligenza” sono severamente vietate. Messa in moto la grande macchina dello star system, la metà dell’opera è già compiuta. Resta da finire l’altra metà, che per comodità viene delegata a soggetti creati ad hoc, meglio se ex-parrucchieri, pornografi, gossippari e così via.

Step due. Resa operativa la compagnia di giro, bisogna farla lavorare a pieno. I tabloid inglesi forniscono il metodo lavorativo: non c’è bisogno di spendere fatica per inventarsi qualcosa. Di materia prima ce n’è in abbondanza. Carta bianca, dunque, ai paparazzi per incorniciare nell’obiettivo flirt, amori, vizietti e viziacci di veline, di sub-celebrità, di comparse, di modelle e belloni, di calciatori, di rampolli.

Insomma, chi più ne ha, più ne metta. Il grande capo, intanto, entra in politica per non finire in bancarotta e per non essere sbattuto al fresco. Con queste luminose premesse, si può dare l’avvio alla criminalizzazione costante e progressiva dei giudici; il circolo virtuoso è alimentato anche dalla fazione politica opposta, anch’essa poco avvezza ad essere controllata da un potere indipendente: in tal modo, anche questa non sente il dovere di rendere conto a chi chiede delucidazioni.

Il termine che si deve usare a getto continuo, anche (e soprattutto) a sproposito, è “il primato della politica”, che assurge a grande pentolone dove buttare tutte le più grosse cazzate che possono venire in mente a qualcuno. Per una migliore cottura, scaldare per 15 anni a fuoco lento. Aggiungere sale, mi raccomando. E se qualcuno fa la voce grossa? Niente paura: è un “demonizzatore” e/o un “giustizialista”, che gode nel vedere rovinata la vita altrui. Gli house organ si occupano di lui nel giro di qualche giorno. Ed il giuoco è fatto.

Step tre. Il piatto è pronto per essere servito a tavola. Foto su foto, gossip su gossip, affari degli altri su affari degli altri, sputtanamento su sputtanamento. Tanto vale, arrivati a questo punto, farci su un bel gruzzolo. E’ oppurtuno mettere in piedi un simpatico giretto di estorsione, con qualche spruzzatina di sfruttamento della prostituzione. Non si sa mai: melius abundare quam deficiere, si diceva una volta. L’ambaradan, purtroppo, non può andare avanti all’infinito.

Tutte le cose, belle o brutte che siano, hanno un inizio ed una fine. Quando un giudice arriva a scoprire i tramacci, è bene buttarla subito in caciara. Certo, un pò di gogna mediatica è inevitabile. L’importante è arrivarci preparati. Profilo basso, nessuna dichiarazione, esposizione minima: al massimo si può dire che quel magistrato è comunista, o fascista, e che non gli siete simpatico perchè gli avete ciulato la moglie. Cose così, per intenderci.

La stampa pubblica i verbali degli interrogatori, le colonne dei giornali sono piene di intercettazioni; la televisione ne parla per due o al massimo tre giorni. Nessuno dice niente: tutti indignati, tutti sconvolti. Si invocano riforme e punizioni esemplari. Nel vostro ambiente sembra addirittura esserci un principio di regolamento di conti. I vecchi dissapori tornano a galla, le amicizie storiche si rinsaldano ulteriormente, tutti si accusano vicendevolmente. Ma non c’è nulla di cui preoccuparsi: appena spunta fuori il nome di un politico, voi avete la certezza matematica di essere fuori dal baillame. Perchè il bello incomincia proprio adesso.

Step quattro. Il grande capo ci aveva già provato a limitare queste dannate intercettazioni, già un paio di anni fa. Purtroppo, per ragioni temporali, non è riuscito nell’impresa. Poco male. I successori la pensano esattamente allo stesso modo. Appena viene fuori che anche un politico (perchè non ne servono venti, ne basta uno) c’è andato di mezzo alle vostre deliziose pratiche estorsive, siete a posto. La classe politica, infatti, si adopera subito per sparare sulla croce rossa.

Il ministro di Grazia e Redenzione fa scaldare i muscoli degli appositi ispettori, che vengono aviotrasportati nella procura che ha svelato le carte in tavola. E’ abbastanza? Certo che no. Anche il Garante della privacy dei politici batte i pugni sul tavolo. Come vi permettete di pubblicare certe cose senza il mio permesso? “Lei non sa chi sono io”, verrebbe da dire. In quattro e quattr’otto il Garante emette una circolare in cui assume in un sol colpo la funzione legislativa, giudiziaria ed esecutiva, ed intima lo stop alle pubblicazioni: il diritto dei cittadini ad essere informati è acqua. A temperatura ambiente, per giunta.

Il grande capo, intanto, si supera: denuncia «l’imbarbarimento» della situazione che lui stesso ha in gran parte contribuito a creare. Eh si, perchè il politico beccato a conversare amabilmente con un trans viene gettato in pasto al pubblico tramite i suoi giornali e cinegiornali. Voi ormai siete tranquilli: dalla gloria della prime pagine siete passati alle più defilate e confortevoli pagine di cronaca (quindi a pag. 22 o giù di lì). I cittadini non sanno più di cosa si sta parlando. E la speranza vi arride.

Il ministro di Clemenza e Grazia, infatti, ritira fuori dal cassetto il foglietto dove si era annotato due o tre rimediucci per impedire ai giudici di usare le intercettazioni e ai giornalisti di informare i lettori. Ma voi lo andavate ripetendo da tempo, ormai: «Se passa questa legge, non mi possono fare un cazzo. Se non passa, praticamente sono fottuto: cioè, quello che dici tu al telefono vale!» Sono soddisfazioni, no?

Leonardo Bianchi