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February 9, 2012, 3:07 pm

Como, quando morire al Valduce o al Fatebenefratelli può essere un problema

agosto 13, 2010 in Cintura Urbana, Como, Life in Como, Varie & Avariate, città by nsuprinz

Non solo è un problema viverci a Como, pure a morire. Frediano Manzi di sosracketusura ci fa sapere di un intreccio societario inquietante nel mondo del caro estinto…dove al Valduce delle suorette che non ne sapevano niente e del Fatebenefratelli di Erba che mica si erano accorti, una tal società Kronos la fa da leone nel business ed andando a rovistare nelle visure camerali vien fuori che…

ma leggiamo dal sito di Frediano

La gestione delle camere mortuarie continua, ad oggi, ad essere nelle mani di alcune imprese di onoranze funebri, in passato coinvolte con 41 arresti, nell’operazione di polizia coordinata dalla Procura della Repubblica di Milano, denominata “Caronte”, che decimò un’organizzazione criminale che con un cartello di 19 imprese aveva il monopolio dei funerali della città di Milano.
Oggi ritroviamo le stesse ditte coinvolte a gestire direttamente le camere mortuarie degli ospedali di como ed erba. la kronos è riconducibile, dalle visure camerali odierne in nostro possesso, a D’Antoni Riccardo, Angelini Alessandro, Gruppo Varesina, Varesina Sofam, Sofam Ap Srl, in una miriade di quote societarie di compartecipazione che si intrecciano tra loro.

Pensavamo che questo scandalo fosse cessato, dopo l’ondata di arresti dell’ottobre del 2008 che fece emergere la pratica diffusissima della compravendita dei morti all’interno delle strutture sanitarie degli ospedali Pio Albergo Trivulzio, San Paolo, San Carlo, Sacco, Policlinico, San Giuseppe, Niguarda, Clinica Santa Rita, dove due cartelli di imprese si spartivano il ricchissimo mercato delle pompe funebri milanesi.
L’impresa San Siro ed il Gruppo Varesina SOFAM con una guerra fra di loro tra attentati dinamitardi e pesanti intimidazioni si erano imposte sul ricco mercato milanese, con la complicità di 22 infermieri sparsi nei vari ospedali che dietro cospicue somme di denaro segnalavano alle imprese di pompe funebri, i nominativi delle persone decedute. Il 24 gennaio 2003 viene costituita “Kronos scarl”, di cui risultano amministratori D’Antoni Riccardo e Angelini Alessandro.
D’Antoni Riccardo detiene ed ha detenuto quote o cariche sociali nel Gruppo Varesina SOFAM srl, Duomo srl (società cancellata dal registro imprese il 29\12\2009 e che nonostante ciò continua a fare decine di funerali in Milano utilizzando impropramente il nome e di fatto non facendo nessuna dichiarazione dei redditi), Giovinetti e Consoli srl, SOFAM AP srl, nella Magugliani Spa e nel nuovo consorzio di servizi funebri “La Fenice”.
Il consorzio servizi funebri La Fenice costituito il 24\07\2007, è tutt’ora attivo e raggruppa 23 società di pompe funebri, molte delle quali indagate ed i loro amministratori arrestati. Il valore di queste quote societarie è di alcuni milioni di euro ed allora ci chiediamo da dove questo enorme flusso di denaro arrivi.

Il 16 marzo 2010 la società Kronos cooperativa viene cancellata dal registro delle imprese, ed il suo consigliere Angelini Alessandro è attualmente proprietario al 70% di una società gemella denominata Kronos srl costituita il 25 marzo 2005 ed avente sede legale al medesimo indirizzo.
Questo ingegnoso artefizio, permette da anni, di ottenere appalti dall’ospedale Valduce di Como e dal Fatebenefratelli di Erba, nonostante, i gravi fatti di cronaca che vedevano coinvolto il D’Antoni e le società a lui collegate.

A questo punto chiediamo ai Direttori Sanitari delle due strutture ospedaliere per quale motivo, viene permesso alla Kronos di continuare la gestione delle camere mortuarie.
Sarebbe interessante verificare quanti funerali sono stati effettuati nei due ospedali in questi anni dalle agenzie di pompe funebri a cui la Kronos fa capo.

L’Associazione Sos Racket e Usura, alla luce di questa nuova sconcertante scoperta, chiede alla Procura della Repubblica di Como di aprire un’inchiesta al fine di accertare la regolarità dell’affidamento dell’appalto e ci mettiamo a disposizione dell’Autorità Giudiziaria per consegnare tutto il materiale in nostro possesso.

Rinnoviamo, inoltre, l’appello fatto nei giorni scorsi a tutti quei cittadini che sono stati impropriamente contattati nelle ore successive al decesso del proprio caro, da personale esterno alle strutture ospedaliere, di denunciare prontamente all’Autorità Giudiziaria quali imprese di onoranze funebri li abbiano contattati.

- Fine prima puntata -
La seconda verrà interamente dedicata agli ambigui rapporti della società di onoranze funebri Galazzi di San Donato Milanese, con alte sfere dirigegenziali della struttura ospedaliera della cittadina.
La Galazzi è stata filmata da noi nell’inchiesta documentata con il video pubblicato sul nostro sito.

La pietra raggiata Aka Amianto

luglio 1, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Conosciamo meglio il condimento dei pasticcini della festa dell’abbattimento della Ticosa.. perche´certe cose non sono da sottovalutare.

da Wikipedia:L’Amianto e’ stato utilizzato fino agli anni 1980 per produrre cemento-amianto, materiale utilizzato per lastre, tubi, cisterne, pannelli antincendio, ma anche per guarnizioni, dischi dei freni, coibentazioni termiche e acustiche in navi, treni etc.

La sua resistenza al calore e la sua struttura fibrosa lo rendono adatto come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco, ma la sua nocività per la salute ha portato a vietarne l’uso in Italia con la legge 257/1992. Le polveri di amianto, respirate, provocano l’asbestosi alla quale possono associarsi tumori delle pleure, ovvero il mesotelioma della pleura, e dei bronchi, inguaribili e mortali.

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Era li la festa…?

giugno 30, 2007 in Como by Sir Percy Blackeney

Aveva proprio ragione chi ha definito la demolizione della Ticosa uno degli eventi di maggiore impatto degli ultimi vent’anni.. specie ambientale.. direi.
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by cloro

L'occidente testa le sue nuove armi letali (Di J.M.Vernochet)

maggio 18, 2007 in Como by cloro

Tutti sanno che le guerre sono l’occasione per svuotare di armi gli arsenali e permettere inoltre di avere credito pubblico per il rinnovamento, la ricerca e lo sviluppo. I conflitti in corso servono anche come laboratorio sperimentale per testare l’efficacia o la mortalità dei nuovi ritrovati, o come vetrine per il mercato della morte.

 

 La prima guerra del Golfo del febbraio 1991 si è servita di questa vetrina, dopo il lancio degli Scud in territorio israeliano, per la promozione dei missili Patriot, che sono stati dispiegati sia dallo stato ebraico, che dalle monarchie petrolifere del Golfo e anche dalla Polonia euroatlantica. Si sa anche che in occasione dell’assedio della città di Falloujah (per vendicare la morte di quattro soldati di ventura, pagati dall’azienda Black Water, avvenuta il 31 marzo 2004), furono utilizzate bombe al fosforo bianco, col pretesto di illuminare la scena e i bersagli.

Il fosforo è in effetti di sicura valenza: utilizzato alla fine della Seconda guerra mondiale su Amburgo, Dresda, città e villaggi normanni, era stato detronizzato in Vietnam dal napalm prima del suo ritorno in auge per la purificazione delle città ribelli. Oggi, secondo le testimonianze, diffuse in seguito dalla Tv Al Jazirah, dell’anziano comandante della Guardia repubblicana (GR, l’élite delle forze baatiste), Taha al-Rawi (ricercato dalle forze americane, ha un taglia di un milione di dollari), il fosforo sarebbe già stato impiegato nell’attacco (nel corso del quale morirono 2.000 uomini della GR) delle infrastrutture aeroportuali di Bagdad, verso il 9 aprile 2003, data dell’assalto finale contro la capitale irachena.Fatto ancora più grave, secondo Al-Rawi, è che sarebbero state utilizzate anche delle armi neutroniche.

Queste armi dette a irraggiamento rinforzato, senza effetti termici né di spostamento d’aria, inventate nel 1958 da Samuel Cohen al Livermore National Laborator, poi testate in Nevada dal 1962, si ritiene che attualmente siano state smantellate. "I corpi erano carbonizzati fino alle ossa, ma le infrastrutture erano rimaste intatte". Si sa infatti che le radiazioni emesse dalle armi neutroniche possono distruggere gli occupanti di mezzi blindati senza danneggiare la macchina né i suoi strumenti. Il segreto sull’uso di tali armi (cosa che sembra verosimile, la posta in gioco per le forze statunitensi era enorme: un aeroporto operativo subito, indispensabile per il sostegno logistico all’offensiva terrestre) è stato ben conservato e lo sarà ancora per molto.

Nel frattempo le notizie relative all’utilizzo di armi segrete o vietate si sono moltiplicate e accompagnano i recenti conflitti nel Medio Oriente. Come “on ne prête qu’aux riches” [si presta solo ai ricchi], e la logica aiuta, non si può a priori escludere l’ipotesi che il mondo occidentale, povero di combattenti ma detentore di tecnologia realmente avanzata, ricorra a nuovi armamenti, altamente letali. La questione si è evidenziata in Libano e a Gaza dove numerosi referti medici riportavano ferite senza una causa identificabile, fatti preoccupanti che alimentano abbondantemente speculazioni e ipotesi.

Non è sorprendente che la stessa questione sia stata posta in occasione delle offensive dell’estate scorsa contro il Libano e contro la Striscia di Gaza (la prima ha largamente oscurato la seconda). Già i proiettili sparati dai blindati israeliani pongono dei problemi. Sono gli stessi anche per le forze della NATO in ragione del principio dell’interoperabilità. L’uranio impoverito che li compone, in virtù della sua alta densità e malgrado sia radioattivamente debole, costituisce nel tempo un serio pericolo per l’ambiente e la salute umana tramite la sua diffusione sotto forma di micro particelle.

Queste inalazioni di un metallo ultrapesante continuano, anche dopo la fine dei combattimenti, ad inquinare a lungo, in particolare la catena alimentare. Il Sud dell’Iraq, zona dove ebbero luogo i maggiori combattimenti nel febbraio 1991, ha così conosciuto una moltiplicazione epidemica (senza nessun’altra plausibile spiegazione) di casi di cancro a partire dal 1995. E’ solamente dopo l’utilizzo intensivo di proiettili all’uranio impoverito impiegato contro la Federazione Jugoslava nel 1999, che il Consiglio d’Europa si è finalmente deciso a chiedere, ma invano, la loro interdizione…… Inoltre, nel corso dei 34 giorni di bombardamenti e di operazioni terrestri in Libano tra il 12 luglio e il 14 agosto 2006, alcuni medici libanesi hanno evidenziato, tra i numerosi feriti e i 1.300 morti, casi inquietanti di ferite inspiegabili secondi gli abituali criteri della traumatologia: visi e corpi anneriti, bruciacchiati, necrosi delle carni e amputazioni. Non sarebbe più dunque solamente l’uranio impoverito da denunciare.

Nei siti di alcuni bombardamenti in Libano (Kiam o d’At Tiri per esempio) sono stati rilevati elevati livelli di radioattività. Nei campioni prelevati, sono stati confermati da diversi laboratori europei forti concentrazioni d’isotopi radioattivi. Questo suggerirebbe la sperimentazioni di nuove armi basate sull’effetto piroforico, cioè un’emanazione termica esplosiva che accompagna l’improvvisa ossidazione dell’uranio nell’impatto del proiettile. In questo caso, l’uranio arricchito (il combustibile delle centrali nucleari) avrebbe sostituito l’uranio impoverito delle bombe anti-bunker. Pare che l’offensiva di luglio in Libano e le operazioni militari in Iraq, come afferma Taha al Rawi, siano realmente servite da laboratorio per la sperimentazione sul campo della potenza delle nuove armi. Quelle che domani, all’occorrenza, serviranno, sulla scena delle operazioni, nel corso di nuovi scontri regionali. Il mercato della morte si arricchisce Il quotidiano italiano Il Manifesto del 12 ottobre scorso evocava l’eventualità di test con armi ad alta letalità, utilizzabili in maniera mirata al fine di limitare i danni collaterali, cioè le perdite della popolazione civile.

 Di concezione americana, queste munizioni sarebbero state sviluppate dall’azienda Boeing che si è aggiudicata nel 2003 un appalto relativo allo sviluppo di "Small Diameter Bombs". Queste bombe sperimentali di piccola taglia (non superano i 90 chili) vengono testate dal maggio 2006. Questa gamma di micro-munizioni comprenderebbe la "Dense Insert Metal Explosive" (DIME), l’ultimo ritrovato in materia di concentrato di morte. Una carica interna in lega di tungsteno libererebbe una nuvola di metallo incandescente letale a corto raggio. In un certo qual modo l’arma antipersonale ideale per colpire in maniera chirurgica! Test realizzati dai laboratori militari del Maryland avrebbero messo in evidenza, secondo il New Scientist di febbraio 2005, un tasso di mortalità del 100% nel mese successivo all’esposizione al metallo polverizzato, decessi dovuti ad una rara forma di cancro, il rabdomiosarcoma. A debole distanza, nelle ore che seguono l’esplosione, si constata qualche volta una rapida necrosi delle parti colpite, in particolare degli arti. L’utilizzo di tali armi, se fosse effettivo, avrebbe come risultato il moltiplicarsi degli invalidi permanenti e l’obiettivo di spezzare la resistenza psicologica della popolazione. Di fronte a questo nuovo tipo di ferite, Il Manifesto riporta che "i medici si trovano impotenti rispetto al deterioramento dei tessuti feriti e nella maggior parte dei casi non possono far altro ch
e amputare".

JEAN MICHEL VERNOCHET
Mondialisation

da http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=3363

Necrofilia politica

gennaio 11, 2007 in Como by cadavrexquis

Dopo il prode Ferrando, che da una costola di Rifondazione comunista aveva partorito il "Partito comunista dei lavoratori", ecco che settimana scorsa è nato, da un’altra costola, il "Partito di alternativa comunista" di tale Francesco Ricci. Ormai ho perso il conto: quanti sono i "partiti comunisti" in Italia? Sei, sette, otto? A me tutti questi – da Bertinotti in giù, fino ai suoi epigoni in sedicesima – fanno l’effetto di sciacalli che si accaniscono su una carogna ormai putrefatta. C’è ancora qualche brandello di carne da rosicchiare da quell’atroce e feroce fallimento storico che è stato il comunismo? Che cosa gli ci vuole ancora prima che aprano gli occhi? Più li guardo, li sento parlare e leggo le loro dichiarazioni – Ricci annuncia "un convegno internazionale per ricordare la Rivoluzione d’ottobre" -, più mi rendo conto che il comunismo è stato – ed è – davvero una religione: nessuna smentita storica lo può scalfire. E mi verrebbe da ridere, se solo non ci fosse da piangere.

In un’altra pagina del Corriere della Sera, da cui ho appreso la notizia della nascita del nuovo zombie comunista, leggo un’intervista con Ramon Mantovani, duro e puro di Rifondazione comunista. All’Italia propone come modello il Venezuela di Chavez, con le sue nazionalizzazioni e con la "cubanizzazione" progressiva che sta mettendo in atto laggiù.

Oggi, dice Mantovani, "nazionalizzare come ha fatto Chavez è controcorrente. E’ alternativo rispetto alle principali teorie economiche del momento". No, più che controcorrente e alternativa, questa ricetta si è rivelata fallimentare tutte le volte in cui la si è applicata. E’ la solita vecchia fissa comunista di accentrare tutto nelle mani nello stato e, di conseguenza, creare una casta di burocrati, pletorica e parassitaria, che immiserisce la popolazione. E io non capisco perché uno stato onnipotente e onnipresente dovrebbe essere considerato più "buono" e più affidabile o offrire più garanzie degli equilibri che si formano, di volta in volta, nei mercati. Fatto sta che, se dipendesse da me, io a questa gente non darei da amministrare nemmeno il condominio dove abito.

Cadavrexquis

La fine meritata di un tiranno

dicembre 31, 2006 in Como by cadavrexquis

Dire che con l’impiccagione di Saddam Hussein si è regalato un martire al terrorismo – e presupporre quindi che questo avrà nuova linfa per diffondersi – significa innanzitutto fare un’illazione non dimostrata e non dimostrabile. Potrebbe anche darsi – e anche questa è un’illazione che ha pari valore – che se invece lo si fosse tenuto in vita i suoi sostenitori avrebbero interpretato questo fatto come un segno di debolezza da parte del nuovo governo iracheno, traendo da qui nuova linfa e ispirazione per una futura rinascita della dittatura baathista.

Non è affatto detto, infatti, che, stupiti dalle nobili motivazioni di chi in Occidente ha criticato l’esecuzione, avrebbero modificato completamente la loro forma mentis interpretando come superiore saggezza quello che per loro, forse, è solo arrendevolezza. Una sospensione della pena, magari, poteva anche essere riletta da loro come una vittoria. Non sarebbe stato altrettanto pericoloso?

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Saddam: prime immagini dopo l'esecuzione

dicembre 30, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney

Una TV privata irachena (realtà utopica prima della caduta del Rais,per altro) ha trasmesso questo video,con le immagini del cadavere di Saddam Hussein, quasi solo che la visione fisica della salma confermi che "Giustizia è Fatta" sono immagini crude, ma rappresentano una pagina di storia.

Esecuzione di Saddam video

dicembre 30, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney

Scomparso Gerald Ford

dicembre 27, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney

L’ex presidente  USA si è spento all’età di 93 anni. Era succeduto a Nixon nel 1976 dopo lo scandalo Watergate..  È stato l’unico presidente a non essere eletto.. sua la frase celebre "Sono una Ford, non una Lincoln" …

Ciao Grande Clay

dicembre 15, 2006 in Como by Sir Percy Blackeney

Clay Regazzoni, l’indimenticato pilota di F1, è morto in un incidente d’auto sull’autostrada A1 allo svincolo con la A15 Parma La Spezia. La sua monovolume, una Chrysler Voyager con targa svizzera con l’insegna ‘Clay Regazzoni Swatch’ e con lo stemma della manifestazione Coppa Città d’oro di Bergamo, si è scontrata frontalmente con un camion finendoci praticamente sotto.

Sui documenti trovati dalla polizia stradale, il vero nome, Gianclaudio Giuseppe Regazzoni. A bordo una carrozzina per disabili. Il personale intervenuto sul luogo dell’incidente lo ha riconosciuto anche a vista.

Clay Regazzoni era nato a Lugano, Svizzera, il 5 settembre del 1939 e – come spiegava lui stesso “su 60 anni di vita, gli ultimi 40, più o meno, li ho trascorsi a bordo di vetture di ogni tipo, su circuiti e strade di tutto il mondo. La gente si ricorda soprattutto della Formula 1, in particolare degli anni passati alla Ferrari, ma quegli anni, forse i più entusiasmanti, sono solo una parte della mia lunga carriera”.

Ed infatti la sua carriera inizia dopo aver frequentato le scuole e lavorato nella carrozzeria del padre, nel 1963 quando inizia a correre con una Austin Sprite e poi con una Morris Cooper. Nel 1965 fa esperienza in F3 con una scuderia di Lugano, per poi firmare un contratto con la Tecno l’anno successivo (disputando anche qualche gara in F2). Nel 1967 partecipa alla Temporada Argentina e coglie il suo primo successo in F3 a Jarama. Pilota ufficiale della Tecno nel 1968, vince a Vallelunga, partecipa con continuita’ e discreti risultati alle gare di F2 e alla fine di quell’anno firma un contratto per correre in F2 con la Ferrari, ma gli scarsi risultati lo fanno tornare alla Tecno. Nel 1970 Clay si rifa’ vincendo il campionato europeo di F2.

Regazzoni e’ lanciato in Formula 1 all’eta’ di 31 anni nel corso della stagione 1970 da Enzo Ferrari che lo ha apprezzato nelle formule minori. Clay e’ al volante di una rossa dal GP d’Olanda, dove debutta e stupisce tutti con il 6° posto in griglia e il 4° in gara, risultato ripetuto nel seguente GP di Gran Bretagna. La sua prima vittoria arriva gia’ nello storico GP d’Italia, sua quinta gara in F1. Il ticinese sa interpretare meglio di tutti il gioco delle scie sull’impegnativo tracciato di Monza e va a vincere la gara, davanti a campioni del calibro di Stewart e Hulme. Il bilancio del campionato 1970, assegnato postumo a Jochen Rindt (morto proprio a Monza nel corso delle prove del sabato), e’ di una vittoria, 3 podi, una pole e il terzo posto nel mondiale, a soli 7 punti dal suo compagno di squadra Jackie Ickx, secondo in classifica, avendo disputato solo 8 gare sulle 13 in calendario. Chissa’ cosa avrebbe potuto fare con una partecipazione completa al campionato.

La stagione 1971 vede risultati invece sensibilmente diversi. La nuova 312 B2 non e’ all’altezza delle aspettative né degli avversari, e i risultati non sono quelli sperati. Clay sale sul terzo gradino del podio solo 3 volte, ma nella classifica finale e’ comunque davanti al compagno di squadra (e futuro campione del mondo 1978) Mario Andretti.

Regazzoni vince inoltre con i prototipi la 9 ore di Kyalami. La stagione 1972 ricalca le medesime deludenti orme dell’anno precedente, e soltanto un 2° e un 3° posto danno qualche soddisfazione a Clay (anche se i prototipi gli regalano un’altra vittoria alla 9 ore di Kyalami e il successo nella 1000 km di Monza). Al termine dell’anno la Ferrari non gli rinnova il contratto, lo svizzero passa alla BRM, squadra giunta alla frutta ma con cui ottiene ugualmente una pole in Argentina, ma e’ destinato a tornare alla rossa dal 1974.

La stagione 1974 inizia bene per Clay, con vari podi. Il campionato e’ equilibrato, e i punti equamente divisi tra la coppia Ferrari Regazzoni-Lauda e Fittipaldi sulla McLaren. Nel Gran Premio di Monaco, pero’, il “Rega” getta definitivamente al vento la possibilita’ di porre una seria ipoteca sulla conquista del Mondiale. Pressato da vicino dal compagno Lauda quando era in testa, incappa in un banale testacoda, che lo relega al quarto posto. Una giornata disastrosa per Clay, che per l’unica volta nella sua carriera esagera con l’istintivita’ e compromette la scalata a quel titolo che aveva sempre inseguito. La vittoria in Germania sembra rilanciare le speranze di vittoria finale per lo svizzero ma, dopo il successo tedesco, la lotta tra i due piloti della Scuderia non viene disciplinata al meglio dai box: nonostante Clay fosse in testa non gli venne assegnato un vero e proprio ruolo di prima guida, che senza dubbio meritava anche per il suo lungo passato in rosso. La mancanza di affidabilita’ nelle ultime gare esclude definitivamente Regazzoni dalla battaglia per il titolo, e Fittipaldi ne approfitta per laurearsi campione all’ultima gara. L’anno successivo Lauda e’ irresistibile, e Regazzoni si deve accontentare di fare la seconda guida, anche se la sua vittoria a Monza contribuisce sensibilmente alla conquista del titolo costruttori. Nel 1976 la Ferrari ha ancora la monoposto migliore del lotto: lo confermano i due successi in apertura di campionato in Brasile e Sud Africa, mentre Clay si impone a Long Beach. Niki Lauda mette pero’ in discussione la vittoria dello svizzero nel GP degli USA Ovest: secondo lui il nuovo responsabile della gestione sportiva Audetto avrebbe favorito lo svizzero indicando a Lauda di non attaccarlo. I rapporti di Regazzoni con la Ferrari iniziano a peggiorare, finché il gravissimo incidente al Nurburgring in cui Lauda rischia la vita crea uno sconvolgimento notevole a Maranello: in particolare Ferrari non perdona a Clay di aver disertato il GP d’Austria per un suo incidente durante una partita a tennis. La Ferrari conquista ugualmente il titolo costruttori, ma nel 1977 si conclude il capitolo Ferrari per Regazzoni, che viene sostituito da Reutemann, gia’ ingaggiato l’anno precedente per sostituire l’infortunato Lauda. Le annate successive sono anonime: il 1977 alla Ensign, il ’78 alla Shadow, con povero bottino di 9 punti e soli piazzamenti nelle due stagioni. Nel 1979 Regazzoni e’ ingaggiato da Frank Williams, che puo’ contare su ingenti finanziamenti dall’Arabia. Regazzoni dovrebbe fare il secondo di Alan Jones, ma lo svizzero che rompe invece le uova nel paniere portando il 14 luglio a Silverstone la prima vittoria della storia, salutato anche dalla Ferrari, ad una Williams dall’entusiasmo moderato per l’insuccesso personale del suo alfiere Jones.

Dopo l’ulteriore podio sul terzo gradino a Monza, Clay, destinato ad essere sostituito in Williams ancora una volta da Reutemann, e’ ad un passo dal contratto con la competitiva Brabham per il 1980, ma gli accordi saltano all’ultimo momento e Regazzoni deve accontentarsi della Ensign. È proprio con la Ensign che Regazzoni corre l’ultima gara della sua carriera: il 30 marzo a Long Beach, nonostante l’inferiorita’ del mezzo, e’ al quinto posto e in piena lotta quando, al 50° giro, Clay cerca in staccata i freni, ma non li trova; si appoggia cosi’ al muretto per tentare di frenare la vettura, ma contro il muro e’ posteggiata la Brabham di Zuniño. Lo scontro e’ inevitabile e Clay, gravemente infortunato alla spina dorsale, rimane paraplegico e non recuperera’ mai l’uso degli arti inferiori.

Video Incidente di Long Beach:

Regazzoni ha disputato 250 corse dal 1963 al 1980 (concludendone 177), conquistando 25 primi posti assoluti, 25 secondi posti e 21 terzi posti. In Formula 1 ha corso 132 Gran Premi (sei volte primo, tredici volte secondo, dieci volte terzo), con 5 pole position, 15 giri più veloc
i, 212 punti mondiali e 361 giri in testa, pari a 1.856 chilometri.

In seguito a un grave incidente in F1, sul circuito di Long Beach, nel 1980, Clay è rimasto bloccato su una sedia a rotelle, ma ha continuato a correre in auto in competizioni come la Parigi-Dakar e ha anche fondato una scuola di guida veloce per disabili e il Club “Clay Regazzoni Onlus” – Aiutiamo La Paraplegia.

Di lui Enzo Ferrari scrisse: “E’ uno dei piloti più rispettati e temuti dagli avversari perché il suo temperamento in gara era fra i più audaci”. Per questo piaceva tanto al Commendatore. Ma Clay riusciva puntalmente a farlo uscire di senno per colpa del suo stile di vita mondano: era perennemente circondato da belle donne e dedito alla vita notturna.

Video con telecamera a Bordo della Ensign-Ford  guidata da Clay Regazzoni a Kylami:

 

Link: sito di Clay Regazzoni