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February 8, 2012, 5:37 am

Toponomastica e cadaveri eccellenti: don luigi guanella

febbraio 22, 2011 in Como, Comune, Kiesa, Life in Como, Politica, città by nsuprinz

Coletti, non è che magari ti occupi ed intercedi affinchè la piazzetta retrostante ul Domm possa topo-nomasticamente essere attribuita al Luigi, che tanto bene ha fatto ai poveretti, al posto dell’Alessandro, feroce e razzista tuo predecessore, nonchè protettore di Sborra Boy, remember, condannato a 8 anni per pedofilia? Pretaccio per pretaccio, che almeno sia presentabile. Guarda il Luigi com’è composto, se lo meriterebbe. Ciao.

Consiglio Comunale a Como: in discussione la riapertura del S.Anna a fini umanitari

febbraio 17, 2011 in Como, Comune, città by nsuprinz

La città di Como ha la possibilità di rendersi partecipe attivamente verso le popolazioni in fuga che stanno scappando da realtà difficili, anzi immonde dato che siamo nel 2011 ed ancora oggi assistiamo a dittature schifose. Bene, non c’è solo Lampedusa, e nemmeno c’è solo il Sud a doversi sobbarcare l’emergenza, suppengo che in giro per lo stivale ci siano strutture pronte per essere utilizzate magari in quanto semplicemente in disuso. Da noi, l’Ospedale S.Anna si presta, anzi in quanto diventato terra di nessuno già qualcuno “ha scavalcato” trovandoci rifugio. Ora, il problema del sud è grave quanto quello del nord e sappiamo che i problemi sono sempre difficili da risolvere perchè bisogna prendersi delle responsabilità, ma in virtù del fatto che esistono, sono tangibili, le condizioni per alzare la cornetta ed avvisare la Prefettura che si può esser pronti e disponibili già da subito, è solo una questione di spirito. L’indifferenza e la cattiveria sono bipartisan nella vita, anzi quasi tripartisan. Possiamo fare la nostra parte, ospitare centinaia di profughi attrezzando anche in maniera minimale l’ospedale, i servizi ci sono già è solo questione di attrezzare un po’ di più le cucine, ma per quello immagino che sia di facile soluzione. La mia proposta va a tutti i consiglieri comunali, un silenzio sul tema sarebbe umiliante. Che non sia un secondo Abruzzo, che non si giri la testa per non guardare. Oggi tocca loro, ma non è scritto da nessuna parte che domani non possa toccare a noi. La proposta l’ho lanciata, adesso vediamo che razza di persone siamo.

Padre natura

ottobre 20, 2010 in Como by nsuprinz

Il figlio di uno “è meglio di un altro”Non si sa se l’altro sia meglio del padre, si sa (B docet) però che chi annaspa dentro e fuori di sè ci mette un attimo a tirar dentro la pargolanza. Nell’annaspare non ci sono differenze, è esercizio che era contenuto nel famoso kit di FI tramandato ai predellini. Kit dato a cani e porci, e preso felicemente dagli interessati (una moltitudine), gente che crede o gli fa comodo credere nell’azzurro ottimistico del cielo. Gente tra lo yes man ed il nulla interiore, robottini che non si fan certo scrupoli se capita loro d’esser “pizzicati” più o meno in flagranza o saltan sull’altare dell’incompetenza manifesta. In assenza di argomenti van benissimo i figli, promossi a geni o nella migliore delle ipotesi a testa d’ipoteca. Insomma, ciò facendo si stabilisce un qualcosa. Chi lo fa, chi segue questo metodo, andrebbe ben inquadrato, quantomeno per la salvaguardia dell’onorabilità della fauna. Gli animali quando sbagliano o si feriscono o muoiono ma li accomuna la istintiva protezione della figliolanza. Meraviglie di madre natura. Padre natura, a differenza, prende i figli e li lancia oltre l’ostacolo, guadagnandosi una sorta di posizione protetta in difesa. Quando ciò avviene non deve passare fatalmente nel dimenticatoio, essere rimosso o ridotto, ma andrebbe amplificato, reso visibile, scolpito nella pietra. Per il genere umano è senz’altro un interessante avvicinamento alla fauna (che non ragiona più del necessario), c’è sì il comportamento istintivo alla sopravvivenza, ma la propria. C’è sempre più spesso questo atteggiamento, la domanda è se va ritenuto degno di far parte di una collettività, anche in misura del rispetto delle differenti vedute. La libertà di opinione è sacra, quindi in teoria pure “il lancio” della pargolanza a mò di scudo in assenza d’argomenti andrebbe salvaguardata. Ho bisogno di un catino….

Alto gradimento

ottobre 11, 2010 in Comune, Politica, città by nsuprinz

Alto gradimento dunque, gli innocentisti o meglio i “non è mica colpa nostra” sono compatti e non è in discussione la leaderCip. Si potesse, anzi forse di dovrebbe, vai col terzo mandato. Osare, questo è l’elemento apprezzato dove in molti si riconoscono, quindi il solo fatto d’averci provato basta ed avanza a fare da scudo. l’80% dice sì all’uomo col buco. Poco conta se fra un mese nevicherà e non ci saranno fondi e ci sarà il solito delirio, se insomma Como avrà la sua bella Baghdad da vivere e tollerare. Peccato che tocchi un po’ a tutti sopportarne il peso, reso ancor più fastidioso dalla consapevolezza che vi sia una nutrita schiera, ma minoritaria nel complesso, di sostenitori che remano contro al concetto di vivibilità collettiva sostenibile. Scherziamo? Mica vorremo mettere in dubbio la legittimità della politica para-aziendale che del rischio d’impresa vede bene la sola ridistribuzione degli utili in una ben precisa area di riferimento con la distribuzione dei costi e dei danni agli altri. Però, che scienza. E piace e fa terribilmente comodo. Alto gradimento quindi, premio al coraggio che è riuscito a svegliare una città sonnacchiosa, un po’ ripiegata su sè stessa, poco incline alle sfide, appiattita su quell’antico sapore ci limbo urbano, dove nulla brilla, tutto è ridotto al minimo. Quel minimo che ieri dipingeva una città con la sua minima amministrazione ordinaria delle cose funzionante, sì certo brontolona ma che una fioriera in più la rabbonivi, ogni tanto una pittata alle strisce pedonali su quegli infiniti nastri di asfalto monotoni, senza una buca, senza una crepa. Con quelle quattro lampadine pubbliche accese strazianti nella loro solitudine a far luce sul quartierino tutto sommato accettabile, ordinatamente noioso. L’ordinarietà urbana una sfida da dover combattere per stare al passo ed alla velocità dei tempi che devono sfrecciare. Chissà poi dove e perchè? Come se la velocità bastasse a garantire qualità, s’è dato per scontato che così fosse in quanto in gestione a moderni yes man che col kit in mano e la gerarchia a scaletta a chiocciola di tutto e di più si potesse sognare. I radicali della trasformazione. Non si ragiona per metri, ma per isolati. Ora gli isolati son per davvero “isolati”, inascoltati nelle loro legittime richieste di pausa di riflessione perchè sì, spostate quel che vi pare ma create le infrastrutture perfavore. Rispedite al mittente, ovviamente, troppo stupide. Per il semplice principio dello stupido timbrino “fatto” apposto sulla locandina, a ricordarci che l’importante era cantierizzare e terminare lo scopo, il raggiungerlo per fruirlo casomai sarà un problema di chi verrà dopo, un po’ per uno non fa male a nessuno. Effetti collaterali della moderna intelligenza. Comincio ad aver nostalgia del polveroso amministratore, quello che ad incontrarlo per strada magari t’infilavi le mani in tasca a toccarti per tener lontana la sfiga, con la faccia appassita, curvato un po’ troppo con la schiena verso il suolo forse per evidenti motivi di studio dello stesso, sostanzialmente inespressivo, umanamente distaccato, socialmente labile, con qualche tic e con il fare mortalmente noioso che solo chi sa far di conto riesce a conviverci. Perso inesorabilmente nella ricerca continua dell’ottimizzazione delle risorse, della loro possibile messa a reddito poco brillante ma certa in grado sempre e comunque di sfornare un bilancio entusiasmante come un bollito, ma inattaccabile. Uno che ad andargli bene ha in tre strette di mano annuali la sua intima soddisfazione, giusto perchè non può sottrarsi essendo eventi istituzionali, ma ne farebbe pure volentieri a meno. Non rientra nelle sue funzioni prioritarie l’apparire, gli tocca lavorare ma se ne capacita, se quello è lo scotto….

La Primavera di Como

ottobre 7, 2010 in Como, Life in Como by nsuprinz

Buone notizie, Como ce l’ha fatta a prendere il treno dell’opportunità, quello che passa solo una volta nella vita e ti mette di fronte ad una scelta, e non hai mica tanto tempo per star lì a fare la calzetta, devi decidere. A volte il treno ti cambia la vita, col senno del poi quell’attimo che ti aveva messo di fronte ad un si o un no col timer in mano si rivela essere portatore di un inaspettato e più grande risultato. Angelo Vassallo verrà ricordato stasera, è una scelta giusta.

A Como uno Speaker’s Corner?

settembre 20, 2010 in Como, Life in Como, Politica, città by nsuprinz

Mah, m’è venuto in mente ’sta roba qua dello Speaker’s Corner in quanto secondo me la comunicazione in questa città lascia molto a desiderare. Direi che la si potrebbe migliorare, in fin dei conti se non c’è dialogo in una città, non c’è città. La comunicazione intesa come velina da palazzo, da giornaletto del Senatur o da giornaletto tiramolla del potente di turno, come pure il sondaggino possiamo ritenerli ottimali o sono una pericolosa imposizione? Vien da sè che ci vuole un po’ di coraggio e mi piacerebbe sapere se è possibile avere una apertura in tal senso, come, dove, con quali modalità. Io qualche idea in proposito ce l’avrei, tipo lasciare l’uso del parlamentino (che ricordo essere una roba pubblica, ergo nostra) in tempi e modi da concordare, fornire di bacheche ogni santo e/o laico quartiere della città aggratis, insomma piccoli gesti per chi li fa, probabilmente di grande utilità. Altre idee se ci sono ben vengano. Dato che nessuno l’ha mai proposto, ve lo propongo io. E’ chiedere troppo?

Università, la proposta di Bernardini

settembre 17, 2010 in Life in Como, Varie & Avariate, città by nsuprinz

Questa di seguito la proposta di Bernardini pubblicata sull’Araldo. A mio parere una buona proposta anche se quando si parla di sponsor…la città è poco incline se non ha un tornaconto, ma staremo a vedere. Ad ogni buon modo è corretto snellire il pachiderma e farlo prima assestare sulla realtà che lo ospita, di fatto si può poi comunque modellare e rimodellare all’infinito. Prima una solida base, poi la scala per salire gradino per gradino. Così facendo anche se più lentamente si possono raggiungere alte quote. A me piace. Ma leggiamo:

Mi permetto di intervenire sul Suo giornale, con cui ho il piacere di collaborare da tempo, perché la situazione dell’Università in cui lavoro ormai da quattro anni, l’Insubria, desta numerose preoccupazioni. Purtroppo la stampa non è stata sempre benevola, sia a livello locale, sia a livello nazionale, con una università che ha in realtà numerosi nuclei di eccellenza, inclusa senz’altro la Facoltà di Giurisprudenza, dove ho l’onore di lavorare, recentemente posta in sesta posizione nella classifica CENSIS delle facoltà di legge in Italia. Tuttavia, vi sono chiaramente problemi di diverso tipo che periodicamente sorgono, sono rilevati ed amplificati dai media, e gettano nello sconcerto studenti, docenti, e molti cittadini di Como, Varese, e dintorni. Non credo tuttavia siano irrisolvibili. A tutto c’è rimedio fuorché alla morte, e prima che l’Insubria muoia, sarebbe necessario affrontarli. Per farlo occorre partire da lontano. Purtroppo, i modelli di università a rete o sistema territoriale sono assai infelici, e lo erano già nel 1998, quando l’Insubria, come il Piemonte orientale, su tali modelli è stata creata. Si prenda il maggiore, quello della California. Il famoso buco di bilancio, in cui secondo Schwarzenegger poteva passare anche il “suo Hummer”, dello Stato della California (il cui PIL è superiore a quello italiano e pari a quello francese), è stato in gran parte creato dal disastro, annunciato già nel 1998, di ben due sistemi pubblici di università “a rete”, lo University of California System, le università di élite, e lo California State University System, una sorta di serie B, con molte più sedi dislocate in luoghi spesso poco noti, e interni (Chico, ad esempio). Ora, i problemi del sistema californiano, sono anche, in piccolo, quelli dell’Insubria: non vi è affatto pari dignità tra i campus, Berkeley e UCLA fanno la parte del leone, nel primo sistema, e lo stesso accade perfino nel secondo, il meno “nobile”. Questo non ostante la pari dignità sia assicurata dagli statuti stessi. Ora, naturalmente i grossi centri, come Berkeley, imputano ai piccoli, come Davis, o Merced (uno spreco immenso di denaro pubblico, quest’ultimo) di non produrre abbastanza ricerca, e per questo di non meritare abbastanza fondi; ma è il classico serpente che si morde la coda: più fondi si hanno, più si fa ricerca! Che Varese abbia da sempre fatto la parte del leone, è innegabile, perché ovviamente dove hanno sede gli uffici amministrativi, e il rettorato, si trova in effetti il baricentro del potere. La soluzione che propongo, a titolo del tutto personale, è quella di dare piena indipendenza ai due atenei. Creare a Como un’università indipendente.I motivi per cui si rende necessaria sono molteplici. Innanzi tutto, non occorre aver studiato marketing in Bocconi per capire che si tratta di un nome vincente. Quattro parole chiave. “Università”, una delle poche istituzioni pubbliche che evochi gioia e bellezza: la gioventù, la ricerca, il futuro. Altro sono i tribunali, le questure, i mattatoi, le carceri, gli ospedali e i cimiteri. Pochi si sognerebbero di cambiare il nome all’Università di Pavia, o Bologna, o Padova. Poi “Como”. Uno dei luoghi più belli e noti al mondo. Poi “Volta”: uno scienziato tra i più grandi di tutti il tempi, e il nome-icona di Como (senza nulla togliere a Paolo Giovio, o a papa Odescalchi). Il “volt” è unità di misura elettrica internazionale dal 1880 circa. E “Alessandro”? Quale nome più evocativo in Lombardia, da Manzoni, il Lombardo per eccellenza, ad uno dei fratelli Verri, il più simpatico e scapestrato? Insomma, se Como avesse la sua università, con il suo nome, anche le autorità, i notabili, i ricchi e tutta la cittadinanza vedrebbero con maggior simpatia l’università, essa diventerebbe parte del tessuto cittadino, cosa che oggi in effetti non è, e acquisterebbe presto risonanza internazionale. Nessuno poi si sognerebbe di parlare di università “letame”, meno che mai uomini pubblici comaschi, che offendendo l’ateneo, offenderebbero la propria città. Visto che (più o meno) siamo ancora in una democrazia, invito “La Provincia” a lanciare un sondaggio tra i cittadini di Como. Come vorreste chiamare la vostra università? Ai fondatori dell’Insubria andrebbe comunque il merito storico di aver portato a Como e Varese l’università, una delle più belle istituzioni di tutti i tempi, e di averla portata avanti in tempi durissimi per oltre dieci anni. Cosa non da poco, senz’altro. Certamente Como e Varese divise avrebbero pochi studenti per ora, ma crescendo entrambe in piena libertà, senz’altro attirerebbero un maggior numero di studenti negli anni futuri, magari si riuscirebbe ad aprire la sospirata facoltà di lettere, e sponsor locali sarebbero maggiormente invogliati ad investire in sapere, il miglior investimento di tutti

Dante dall’Inferno

settembre 16, 2010 in Politica, Varie & Avariate by nsuprinz

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiero in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”.
Che dite? roba da far venire i brividi…

Il danno e la beffa

settembre 2, 2010 in Politica by nsuprinz

Non parliamo di un omicida, neppure di un pedofilo, non di un ladro e nemmeno di un truffatore o di un usuraio. Tutti reati “pesanti” ed odiosi, ma reati che se provati e giudicati ti filano in galera a scontare la pena. Non voglio entrare al momento nel tema giustizia in via generale, ma solo focalizzare un punto preciso. Nonostante che qualcuno nicchi, guardi di sbieco quasi disapprovando il tipo di reato, “concorso esterno in associazione mafiosa”, come se fosse lo stesso vago, una sorta di quasi reato che “sì, insomma però non è che è proprio proprio stato lui direttamente a fare, l’ha fatto da fuori, ha concorso, da fuori e mica da dentro, quasi per sbaglio, ecchilosà?”. Un reato con un dubbio della madonna dentro. Vorrei capire. Vorrei sapere se è maggiormente rilevante il fatto che caratterizza questo reato, oppure l’ambito del reato stesso. Si parla, quindi, di mafia. Mafia che concettualmente ci dovrebbe far girare le scatole. Abbiamo la (s)fortuna di averla conosciuta, ne conosciamo mezzi, mire, struttura, infiltrazioni in linea generale. Ora, posto che di principio un aderente a “quel tipo” di realtà è, per me, un grandissimo fetente oltre che un vero e proprio tumore e, nella fattispecie, sapendo che X da furbo qual’è ha fatto una precisa scelta, ovvero entrare in politica solo per non filare dentro, ammettendolo candidamente (almeno non è ipocrita), ciò mi porta ad una considerazione. Lui è diverso da me. E’ sicuramente diverso. A me le differenze piacciono, questa meno. L’amico Fritz è dimostrato che è da condannare secondo la legge, infatti è condannato e una, e due volte. La Cassazione altro non fa che verificare che siano state rispettate le leggi, ma non entra nel merito delle prove “Non giudica sul fatto, ma sul diritto, è giudice di legittimità”, ergo se uno è giudicato colpevole, colpevole è. E’ un filino fastidioso il fatto che un condannato, furbizia applicata, non sconti un beato nulla come pena, avendocela. Sicchè non vedendolo filare dentro nonostante ve ne sia valido motivo, ed avendolo in giro a spasso divertito e felice, col sorrisino stampato che ti dice “tiè”, e sapendo che non è carino prenderlo a legnate (ecco, lì rischi una condanna e fili dentro all’istante), e sottolineato e ricordato che il “suo” di reato, figlio di una scelta consapevole, è da gran filibustiere e gravissimo sia spiritualmente che materialmente, mi domando se i “suoi” diritti sono tali e quali ai miei. Pure quelli sono differenti, oppure spiegatemi perchè sono identici (opzione C entrare tutti in politica?). Orbene, vado all’art. 21.
Articolo che non se la passa tanto bene, fossi in lui e se mi vedessi tirare la giacchetta da un condannato per mafia (concorso esterno) mi girerebbero le balle, va bene tutto ma dai…pure “quello lì?”. Decenza l’è morta. Appunto. Qui la questione tra libertà mia, e sua, va al pari passo coi diritti. I suoi sono più belli dei miei, senz’altro più efficaci ed utili. Ritengo quindi di essere “un danneggiato”. Ergo potrei volere un risarcimento. Posto che in galera non ci vai perchè sei un bel furbetto, ricordato che il reato fa terribilmente schifo, ti levo almeno la parola, dato che appunto non ti posso legnare. Tu, l’art. 21 lo puoi solo leggere, ma non lo puoi applicare. Così stando le cose. Non ti permetto la beffa oltre al danno. Oppure, sconta la tua pena e riprenditi l’articolo.

Opinioni: Antonella mascali su Il Fatto Quotidiano

settembre 1, 2010 in Como by nsuprinz

Da Il Fatto Quotidiano
di Antonella Mascali

Dissento da Dell’Utri e Battista
La contestazione a Marcello Dell’Utri è una buona notizia. Finalmente.

Ed è una buona notizia per la nostra democrazia più che compromessa.

La protesta a Como contro un senatore della Repubblica eletto, pardon, nominato, nonostante la condanna (nel giugno scorso anche in appello) per concorso esterno in associazione mafiosa, ci dà un segnale di speranza: gli italiani non sono tutti narcotizzati, assuefatti da una classe politica maggioritaria promotrice o alleata delle varie cricche e/o P3 di turno.

Un altro elemento significativo di quella manifestazione, molto partecipata, è che ha avuto successo grazie al passaparola su Facebook dove si è costituito il gruppo “No a Dell’Utri a ParoLario”. E’ la riprova che i social network nella maggior parte dei casi sono uno dei pochi strumenti che possono essere utilizzati per mobilitarsi dalla cosiddetta società civile sempre tenuta a distanza di sicurezza dai partiti, al di la di alcuni proclami. Pierluigi Battista dalla prima pagina del Corriere della Sera invece di scandalizzarsi perché l’ideologo di Forzaitalia continua a ripetere che il boss Vittorio Mangano (morto qualche anno fa) è un “eroe”, bolla la manifestazione pacifica di ieri come un atto di “intimidazione anche se animato dalle migliori intenzioni”. Di intimidatorio non c’era nulla. C’erano solo giuste intenzioni. Fischiare un membro del Parlamento condannato in primo e secondo grado per aver contribuito al mantenimento e al rafforzamento dell’organizzazione Cosa nostra. Cioè per essere un complice dei mafiosi. Quindi di assassini, trafficanti di droga, estorsori. Tanto per rinfrescare la memoria all’editorialista di via Solferino. Che, forse male informato, accusa i dimostranti di aver “impedito” a Dell’Utri di parlare. Non è vero. E’ l’esponente del Pdl che non ha retto alla protesta e ha deciso di abbandonare il palco, di fuggire. E alcuni ragazzi solo perché con le loro magliette hanno composto la parola “mafioso” sono stati identificati da militari della Gdf in servizio nella piazza dove si svolgeva la manifestazione. Quale sarebbe il reato? Lesa maestà al Senatore? Turbamento del suo stato d’animo? Ecco, se c’è stata un’azione di intimidazione è stata quella di identificare sette giovani che hanno protestato in maniera civile.

Ma per Battista i manifestanti hanno dimostrato di essere intolleranti. Scrive ancora sul Corriere della Sera: “Il bavaglio è un brutto simbolo… Nessuno può arrogarsi la facoltà di stabilire chi può parlare e chi no. Nessuno può calpestare il diritto costituzionalmente tutelato di esprimere in una manifestazione pubblica le proprie opinioni. Non dovrebbe essere difficile. Basta rispettare le regole della democrazia. Senza distinguo pretestuosi. Senza eccezioni. Eccezioni, tra l’altro, unilateralmente decise da chi è più bravo a urlare in piazza”.

Fermo restando che nessuno ha impedito a Dell’Utri di parlare, e che i distinguo verso un condannato per mafia sono doverosi, forse a Battista sfugge uno dei principi della democrazia: la libertà del dissenso. Che in Italia esiste grazie ai partigiani antifascisti. Battista dovrebbe inoltre ricordarsi che in tanti Paesi-regime ci sono migliaia di detenuti perché “contestatori”. Come in Cina, in Iran, a Cuba, in Birmania. Nella Libia dell’osannato Gheddafi da Berlusconi e compagni di governo. La nostra Costituzione, che secondo Battista i manifestanti anti Dell’Utri hanno calpestato, prevede all’articolo 21 la libertà di pensiero. E anche il dissenso è un forma di espressione, purché (è ovvio) sia in forma pacifica. Com’è accaduto ieri dove ci sono stati cittadini che hanno esercitato il diritto sacrosanto di indignarsi di fronte a un politico colluso con la mafia. Perché se fossimo in un Paese normale quando Dell’Utri seguito a ruota da Silvio Berlusconi, durante la campagna elettorale del 2008, ha inneggiato a Mangano, sarebbe dovuta scattare la protesta su tutti i giornali. Di tutti gli orientamenti. Delle televisioni. Degli intellettuali. Dei cittadini. Non si può essere dalla parte di Falcone e Borsellino e poi criticare chi protesta contro un senatore riconosciuto amico dei mafiosi dal Tribunale e dalla corte d’Appello di Palermo. Non è in gioco il diritto di Dell’Utri di difendersi o di affermare il suo pensiero. E’ in gioco la credibilità dello Stato che non può avere in Parlamento inquisiti e condannati per reati gravi. Anche se non c’è stata una condanna definitiva. Dovrebbero essere i partiti a fare liste pulite. Sosteneva Paolo Borsellino: “Si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l’ha condannato, ergo quell’uomo è onesto… e no !..I consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica”. Dell’Utri è certamente uno dei politici (non l’unico) “tal dei tali”.