Questa di seguito la proposta di Bernardini pubblicata sull’Araldo. A mio parere una buona proposta anche se quando si parla di sponsor…la città è poco incline se non ha un tornaconto, ma staremo a vedere. Ad ogni buon modo è corretto snellire il pachiderma e farlo prima assestare sulla realtà che lo ospita, di fatto si può poi comunque modellare e rimodellare all’infinito. Prima una solida base, poi la scala per salire gradino per gradino. Così facendo anche se più lentamente si possono raggiungere alte quote. A me piace. Ma leggiamo:
Mi permetto di intervenire sul Suo giornale, con cui ho il piacere di collaborare da tempo, perché la situazione dell’Università in cui lavoro ormai da quattro anni, l’Insubria, desta numerose preoccupazioni. Purtroppo la stampa non è stata sempre benevola, sia a livello locale, sia a livello nazionale, con una università che ha in realtà numerosi nuclei di eccellenza, inclusa senz’altro la Facoltà di Giurisprudenza, dove ho l’onore di lavorare, recentemente posta in sesta posizione nella classifica CENSIS delle facoltà di legge in Italia. Tuttavia, vi sono chiaramente problemi di diverso tipo che periodicamente sorgono, sono rilevati ed amplificati dai media, e gettano nello sconcerto studenti, docenti, e molti cittadini di Como, Varese, e dintorni. Non credo tuttavia siano irrisolvibili. A tutto c’è rimedio fuorché alla morte, e prima che l’Insubria muoia, sarebbe necessario affrontarli. Per farlo occorre partire da lontano. Purtroppo, i modelli di università a rete o sistema territoriale sono assai infelici, e lo erano già nel 1998, quando l’Insubria, come il Piemonte orientale, su tali modelli è stata creata. Si prenda il maggiore, quello della California. Il famoso buco di bilancio, in cui secondo Schwarzenegger poteva passare anche il “suo Hummer”, dello Stato della California (il cui PIL è superiore a quello italiano e pari a quello francese), è stato in gran parte creato dal disastro, annunciato già nel 1998, di ben due sistemi pubblici di università “a rete”, lo University of California System, le università di élite, e lo California State University System, una sorta di serie B, con molte più sedi dislocate in luoghi spesso poco noti, e interni (Chico, ad esempio). Ora, i problemi del sistema californiano, sono anche, in piccolo, quelli dell’Insubria: non vi è affatto pari dignità tra i campus, Berkeley e UCLA fanno la parte del leone, nel primo sistema, e lo stesso accade perfino nel secondo, il meno “nobile”. Questo non ostante la pari dignità sia assicurata dagli statuti stessi. Ora, naturalmente i grossi centri, come Berkeley, imputano ai piccoli, come Davis, o Merced (uno spreco immenso di denaro pubblico, quest’ultimo) di non produrre abbastanza ricerca, e per questo di non meritare abbastanza fondi; ma è il classico serpente che si morde la coda: più fondi si hanno, più si fa ricerca! Che Varese abbia da sempre fatto la parte del leone, è innegabile, perché ovviamente dove hanno sede gli uffici amministrativi, e il rettorato, si trova in effetti il baricentro del potere. La soluzione che propongo, a titolo del tutto personale, è quella di dare piena indipendenza ai due atenei. Creare a Como un’università indipendente.I motivi per cui si rende necessaria sono molteplici. Innanzi tutto, non occorre aver studiato marketing in Bocconi per capire che si tratta di un nome vincente. Quattro parole chiave. “Università”, una delle poche istituzioni pubbliche che evochi gioia e bellezza: la gioventù, la ricerca, il futuro. Altro sono i tribunali, le questure, i mattatoi, le carceri, gli ospedali e i cimiteri. Pochi si sognerebbero di cambiare il nome all’Università di Pavia, o Bologna, o Padova. Poi “Como”. Uno dei luoghi più belli e noti al mondo. Poi “Volta”: uno scienziato tra i più grandi di tutti il tempi, e il nome-icona di Como (senza nulla togliere a Paolo Giovio, o a papa Odescalchi). Il “volt” è unità di misura elettrica internazionale dal 1880 circa. E “Alessandro”? Quale nome più evocativo in Lombardia, da Manzoni, il Lombardo per eccellenza, ad uno dei fratelli Verri, il più simpatico e scapestrato? Insomma, se Como avesse la sua università, con il suo nome, anche le autorità, i notabili, i ricchi e tutta la cittadinanza vedrebbero con maggior simpatia l’università, essa diventerebbe parte del tessuto cittadino, cosa che oggi in effetti non è, e acquisterebbe presto risonanza internazionale. Nessuno poi si sognerebbe di parlare di università “letame”, meno che mai uomini pubblici comaschi, che offendendo l’ateneo, offenderebbero la propria città. Visto che (più o meno) siamo ancora in una democrazia, invito “La Provincia” a lanciare un sondaggio tra i cittadini di Como. Come vorreste chiamare la vostra università? Ai fondatori dell’Insubria andrebbe comunque il merito storico di aver portato a Como e Varese l’università, una delle più belle istituzioni di tutti i tempi, e di averla portata avanti in tempi durissimi per oltre dieci anni. Cosa non da poco, senz’altro. Certamente Como e Varese divise avrebbero pochi studenti per ora, ma crescendo entrambe in piena libertà, senz’altro attirerebbero un maggior numero di studenti negli anni futuri, magari si riuscirebbe ad aprire la sospirata facoltà di lettere, e sponsor locali sarebbero maggiormente invogliati ad investire in sapere, il miglior investimento di tutti