Riassuntino della mail inviata all’incappucciato Giorgetti dal coordinamento cittadino Celti Comaschi…
La situazione dell’amministrazione cittadina ha raggiunto livelli non più tollerabili, gli obbiettivi fondamentali come Ticosa e paratie sono falliti, il Pgt è in ritardo.
Il popolo delle libertà è dilaniato da faide interne e i suoi rappresentanti non perdono occasione per attaccare pesantemente la Lega per sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalla loro incapacità di governare
Segnaliamo che la cittadinanza è manifestamente incazzata con il sindaco e con chi lo sostiene. La gente vuole che la Lega assuma posizioni leghiste e la base militante chiede di mandare via il sindaco.
Tanto dovevamo per vostra conoscenza e in previsione della seduta del consiglio comunale dell’8 novembre in cui sarà discussa la seduta al sindaco
C’è aria di scazzo dunque, un Menaggino minaccioso spira da Nord facendo ondeggiare le arroganti certezze del Primo fra tutti come un Cognac nel suo bicchiere. E’ già bella che inchiodata alla porta del sottoscala la “giustifica”, la goffa letterina del Senatore degli Stadi che parla alla città (della serie chissenefrega) atta a ricordarci che “il ragazzo si impegna ma non raggiunge gli obiettivi ma che c’è in fondo qualche speranza”
e l’8 di Novembre rischia di liberare Como da un incubo, dalla certezza di 18 mesi di ulteriore stallo. Mancano “i tre-tre dell’Ave Maria” si va a 21 e le jeux sont fait, rien va plus. Pastore avrà la sua opportunità mediatica tanto sperata, rischia di essere sbattuto in prima sull’Araldo. Ovviamente scommetto un bottiglione di Frascati che il promosso all’ottava votazione a Presidente del CC sarà pure lui candidato. Tra un po’ in casa Pdl ci saranno più candidati sindaco che iscritti. Una buona occasione per sperimentare le primarie, non si sa mai. Una seconda buona notizia è che se tutto fila liscio Luca resterà avvinghiato braccia, denti e gambe alla cadrega (ed allo stipendio) in Regione. Un commercialista in meno. Quello dei commercialisti che vanno a fare il sindaco è una sfiga. Per questa città una maledizione. Nella speranza che Giulia si metta i tappi di cera nelle orecchie e non ascolti le sirene piddine e resti a fare la commercialista forse potremo ambire ad avere un candidato piddino presentabile, ovvero portatore di quel bagaglio di competenza utile a poter affrontare con spirito di realtà gli innumerevoli problemi. L’Urbanistica non è solo la betoniera degli amici, è (se rivoluzionata con senso critico e non con il portafogli in mano) la chiave di Volta (quello col monumento al buio, per intenderci) per far scorrere il cambiamento. Quindi una inversione a 180° dalle balle e dalle vigliaccate che hanno messo in scacco la Città Lumière. Non pretendo miracoli ben sapendo che l’eredità pidiellin-ciellina altro non sarà che il risultato di “un certo modus operandi” che in dote al centrodestra e nelle mire dei Celti adoratori del dio Po consegna debiti, mutui, finanziamenti e un impressionante stillicidio, una devastante emorragia di consulenze maleodoranti che hanno sottratto soldi pubblici, soldi nostri, infilandoli in private tasche. Questa merda deve finire. I sacrifici si è disposti a farli se vi è un senso nelle cose ed una pianificazione chiara “cantierizzabile” (argh) in tempi certi. Non basta però un sindaco portatore sano, la rivoluzione passa in giunta e consiglio e se non vengono presentate figure nuove questo teatrino dell’assurdo è destinato a riaffiorare. Se per davvero si ritiene che Como valga una scommessa, ritenendola potenzialmente una Città Lumière, dateci uomini (e donne) nuovi. Date aria alla stanza. Mettiamoci alla pari ed i sacrifici facciamoli e chiediamoli. Ecco, questo potrebbe essere un segno tangibile di buona volontà, “dare per avere”. I Pinocchi ed i cantastorie lasciamoli hanno un loro ambito di esistenza naturale nel centrodestra, lasciamogli l’esclusiva. Per dirla alla Saviano sarebbe gradito “salire in politica” e per dirla alla Vendola c’è bisogno di sinistra, anticorpo per difendersi dai tumori verdi, azzurrini senza nubi e neri che tutt’attorno si stanno propagando con troppa facilità invogliando a pensare che sia meglio mollare, che quasi-quasi valga la pena andarsene, che si fa ancora in tempo a salvare il salvabile. Vanno ripagati con la stessa moneta, gli va contrapposta l’efficenza, che colloco nel fare le scale gradino per gradino e non nel promettere salti di pianerottolo. Un lavoro da officina meccanica che se vede partecipi un gruppo affiatato capace di soffocare i protagonismi personali può riuscirci. Via gli orticelli e si faccia un tavolo adesso dove la frantumata opposizione ci metta sopra un’opportunità. Si vada ed estrarre anche fuori dal proprio guscio rinforzi anche se ai piedi di una bandieri diversa. Perchè in fondo la bandiera che deve svolazzare dal pennone è quella dei cittadini che danno mandato, e se si vuol essere votati ci dev’essere almeno un valido motivo. Due meglio, ricambio e compattezza.